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Consumatori

Il rapporto BES 2014, allarme Italia, un Paese in affanno (di Stefano Bruni)

L’allarme che lancia il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile 201 4, presentato dal Cnel e dall’Istat, è
chiaro e inequiv ocabile: la crisi economica ha determinato una grave contrazione dell’impiego di risorse
umane del Paese e un aumento delle disuguaglianze territoriali e generazionali. Nello specifico, il Rapporto
sottolinea che “la distanza che separa i tassi di occupazione e di mancata partecipazione italiani da quelli
europei (Ue-27 ), tradizionalmente già molto elev ata, si amplia ulteriormente negli ultimi due anni,
arriv ando nel 201 3 a 8,6 punti percentuali per il tasso di occupazione dei 20-64enni”.

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In questo contesto, il dramma italiano rimane la forte esclusione dei giovani dal mercato del lavoro. Il
tasso di occupazione nella fascia 20-24 anni è al di sotto del 30%, mentre l’indicatore relativo alla
mancata partecipazione al lavoro, nella fascia di età 1 5-24 anni, schizza al 54,9% nel 201 3, registrando
un +1 5% rispetto al 2008. Non v a di certo meglio alle donne, che fanno registrare un tasso di
occupazione intorno al 50%, quasi 1 5 punti percentuali in meno della rispettiva media Ue-27 . I dati
relativi all’ancor più deteriore situazione occupazionale del Mezzogiorno confermano l’esistenza di una
“frattura” dello stivale per risanare la quale bisogna interrogarsi se per curare malattie diverse
valgano ricette universali.
Se la quantità di lavoro scarseggia, la qualità non v a di certo meglio. A incidere in negativo sugli aspetti
qualitativi è anzitutto l’instabilità e l’incertezza: ben il 91 ,5% dei lavoratori teme che se dovesse perdere
il lav oro sarà difficile ritrovarne uno simile. Il sentimento di insicurezza del lavoro è più diffuso, oltre
che tra chi ha un contratto a termine, tra i più giovani e le donne (oltre il 40% ha paura di perdere il
lavoro), tra i lavoratori meno istruiti e quelli addetti a mansioni manuali poco qualificate. In sostanza,
v uol dire che i più giovani vivono nella paura di perdere il lavoro e gli anziani temono di non ritrovarlo.
Inoltre, cresce il numero di lavoratori con un titolo di studio superiore a quello richiesto dall’attività
svolta (il 22,1 % degli occupati nel 201 3), mentre resta pressoché invariata la quota di occupati con
bassa retribuzione o irregolari. Un dato apparentemente positivo è quello relativo alle differenze di
genere rispetto alla qualità del lavoro. Ma è solo una “illusione ottica”. Infatti, l’effetto positivo svanisce
quando ci si rende conto che la contrazione delle differenze dipende da un peggioramento dei dati
relativi alla condizione maschile e non da un miglioramento di quella femminile.

httpv://youtu.be/oQBMz06El-U

Questa situazione impatta inevitabilmente sulla salute e sul benessere della società. Basta esaminare
alcuni significativi dati contenuti nel dominio “salute” del Rapporto che sottolineano come il benessere
psicologico è particolarmente compromesso tra le persone in cerca di nuova occupazione e tra coloro che
sono in cerca di un primo lavoro.
Insomma, se le cose non cambiano, se il lavoro non torna al centro del dibattito politico ed economico in
modo adeguato, l’anno prossimo ci si troverà a discutere i dati di un Rapporto sul “malessere equo e
sostenibile”. Non scoraggiamoci però. Si sa che l’età del malessere è passeggera. E non è un caso che nella
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti del 4 luglio 1 7 7 6 si citi come diritto inalienabile la
“ricerca della felicità”.
httpv://youtu.be/Zo-trZz5B1c

Fonte: ilsussidiario.it

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Consumatori

Amazon: avviata istruttoria su possibile abuso di posizione dominante in marketplace e-commerce e servizi di logistica

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Nella riunione del 10 aprile 2019 l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di cinque società del gruppo Amazon, Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon Europe Core S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l., per accertare un presunto abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102 del TFUE.

In particolare, Amazon conferirebbe unicamente ai venditori terzi che aderiscono al servizio di logistica offerto da Amazon stessa (“Logistica di Amazon” o “Fulfillment by Amazon”) vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite su Amazon.com, rispetto ai venditori che non sono clienti di Logistica di Amazon. Tali condotte potrebbero non essere proprie di un confronto competitivo basato sui meriti, quanto piuttosto sulla possibilità di Amazon di discriminare sulla base dell’adesione o meno da parte dei venditori al servizio di logistica FBA (“self-preferencing”).

Attraverso tali condotte, Amazon sarebbe in grado di sfruttare indebitamente la propria posizione dominante nel mercato dei servizi d’intermediazione sulle piattaforme per il commercio elettronico al fine di restringere significativamente la concorrenza nel mercato dei servizi di gestione del magazzino e di spedizione degli ordini per operatori di e-commerce (mercato dei servizi di logistica), nonché potenzialmente nel mercato dei servizi d’intermediazione sui marketplace, a danno dei consumatori finali.

Nella giornata di oggi, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di alcune delle società interessate, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Il procedimento si concluderà entro il 15 aprile 2020.

Roma, 16 aprile 2019

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Consumatori

idealo fa causa a Google per danni causati dall’abuso di posizione dominante sul mercato

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15 Aprile 2019 –  idealo internet GmbH (“idealo”) ha presentato presso il tribunale di Berlino  richiesta di risarcimento danni dell’ammontare di circa mezzo miliardo di euro nei confronti di Google per abuso di posizione dominante sul mercato.

Contenuto della richiesta

La richiesta si basa sull’abuso di posizione dominante sul mercato da parte di Google come motore di ricerca che promuove il proprio servizio di comparazione di prezzi.

L’ammontare del risarcimento danni richiesto nella causa è stimato da idealo a circa mezzo miliardo di euro (inclusi interessi). idealo si riserva il diritto di aumentare questo importo nel corso del procedimento – dopo che Google avrà fornito le informazioni rilevanti. idealo si aspetta che il contenzioso giudiziario duri molti anni e passi attraverso diversi gradi di giudizio.

Per circa 10 anni, la Commissione Europea ha condotto indagini sull’illegalità della promozione di Google in merito ai propri prodotti e al servizio di comparazione di prezzi. Dal 2008, Google ha dato al suo servizio di comparazione prezzi un vantaggio illecito e anticoncorrenziale, collocandolo bene in vista in cima ai suoi risultati di ricerca e, contemporaneamente, retrocedendo le offerte concorrenti. A peggiorare le cose, il servizio di comparazione di prodotti e prezzi di Google, vista la qualità mediocre e la carenza di contenuto unico e originale, non avrebbe ancora avuto la possibilità giuridica di essere collocato tra i primi risultati nelle ricerche di Google basate sulla rilevanza. La direzione di Google ha riconosciuto fin da subito che il servizio di comparazione di prezzi offerto da Google “semplicemente non funziona”. Con la piena consapevolezza di queste circostanze, e senza l’analisi di queste debolezze, Google ha posizionato nei suoi risultati di ricerca il suo servizio al di sopra di quelli della sua concorrenza: “Abbiamo concordato quanto segue: * Il servizio OneBox [Product Universal] dovrebbe apparire in cima alla pagina ogni volta che il primo risultato appartiene ad un altro motore di comparazione per lo shopping…”.  Pertanto, Google ha impedito ai suoi concorrenti, come idealo e altri comparatori di prodotti e prezzi, di presentare equamente i loro servizi ai consumatori.

In questo modo, l’azienda sta violando le leggi antitrust nazionali ed europee. La Commissione europea ha quindi imposto a Google nel 2017 una multa record di 2,42 miliardi di euro e rilevato che i suoi concorrenti possono richiedere un risarcimento danni attraverso le corti nazionali.

Abuso di mercato continuativo

Secondo il punto di vista di idealo, l’abuso di Google è continuativo in quanto non sono stati fatti passi sufficienti per assicurare un trattamento equo dei servizi di comparazione di prodotti e prezzi. Google continua a posizionare i propri servizi in cima ai risultati di ricerca e fornisce a se stesso un vantaggio spropositato. Il ricorso alle vie legali da parte di idealo è quindi un passo logico e la necessaria conseguenza alle conclusioni della Commissione europea nell’ambito degli sforzi di idealo verso una competizione imparziale ed una trasparenza dei prezzi per i consumatori. idealo continua a seguire da vicino i procedimenti in corso della Commissione europea contro Google e, per via della sua società sussidiaria Visual Meta (Ladenzeile.de), partecipa anche come terzo interveniente contro l’appello di Google davanti al Tribunale dell’Unione Europea – insieme alla Repubblica Federale di Germania, il BEUC (Ufficio europeo delle Unioni dei consumatori), e molte altre società e associazioni di imprese colpite.

Philipp Peitsch, AD di idealo evidenzia che “La concorrenza leale su internet è possibile solo se ai monopolisti come Google non è concesso di discriminare altri operatori di mercato in loro favore. Con questo procedimento legale vogliamo mandare un segnale, ovvero che chiunque può difendersi dal comportamento scorretto di Google. La condotta di Google mette a repentaglio la varietà delle offerte dei servizi e dell’innovazione su internet e abusa della fiducia dei consumatori. Per noi, la richiesta di risarcimento danni è un passo intermedio necessario e logico come parte del nostro impegno per una concorrenza leale e una diversità nel mercato, così come per la trasparenza dei prezzi per i consumatori”.

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Consumatori

AGCOM: CRESCE NEL PRIMO BIMESTRE 2019 LA DISINFORMAZIONE ONLINE

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Nel primo bimestre 2019, cresce la disinformazione online prodotta in Italia (+10% nel giorno medio di gennaio, +4% nel giorno medio di febbraio). Si riscontra una sempre più marcata concentrazione della disinformazione sugli argomenti di cronaca e politica, che congiuntamente rappresentano il 56% del totale dei contenuti fake, 3 punti percentuali in più rispetto alla media del 2018. È quanto rileva il secondo numero dell’Osservatorio
sulla disinformazione online pubblicato oggi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

L’analisi del contenuto testuale di tutti gli articoli prodotti dai siti di disinformazione nei primi due mesi dell’anno evidenzia l’emergere di 5 principali tematiche oggetto di trattazione, quali cronaca nera e giudiziaria, politica e affari di governo, lavoro e stili di vita, questioni economiche, e condizioni meteorologiche.
Con particolare riguardo alle elezioni europee, l’esame di milioni di documenti generati da migliaia di fonti mostra un incremento dello spazio complessivamente dedicato al tema sia dall’informazione che dalla disinformazione. Tuttavia, i contenuti di disinformazione, rispetto a quelli informativi (soprattutto di Tv e radio), tendono a concentrarsi maggiormente sulle tematiche con un forte impatto emotivo piuttosto che sullo specifico argomento delle elezioni europee.
Tra i temi di rilevanza europea individuati da Eurobarometro, criminalità, immigrazione e disoccupazione continuano ad essere i più trattati in Italia dalle fonti di disinformazione.
La criminalità è la tematica più trattata sia dai siti che dalle pagine/account social di disinformazione, mentre l’immigrazione è quella su cui la disinformazione incide maggiormente.
Roma, 08 aprile 2019

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