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Il Servizio Idrico Integrato: festeggiamo 20 anni dalla legge Galli. Siamo fermi ma i gestori crescono

di Luigi Gabriele (Affari Istituzionali e Regolatori Associazione consumatori Codici)

La preoccupazione dei consumatori è che i fallimenti servano a giustificare le criticità

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Se ne è parlato oggi al Programma “La Radio nel parla” su radio Rai Uno alle 11

Eccessiva frammentazione delle gestioni, obiettivi di risanamento delle reti clamorosamente mancati, situazione infrastrutturale carente soprattutto per quanto attiene la parte fognatura e depurazione delle acque reflue, regole e tariffe differenti da zona a zona talvolta anche in maniera clamorosa.
Questo è il quadro complessivo a 20 anni dall’emanazione di quella che doveva essere la Legge di riordino e rilancio del settore, la oramai famosa Legge 36/94 detta “Legge Galli”.

Un buco nell’acqua che viene esposto e commentato nello stesso modo dalla notte dei tempi del sevizio idrico integrato italiano e che sembra sempre di più una giustificazione dell’intero sistema sui risultati assolutamente negativi per non dire catastrofici ottenuti. Non è difatti possibile, in un Paese che ambisce posti di primo piano nell’élite economica ed industriale mondiale, che si possa ancora osservare, dopo tutti questi anni e questi sprechi questa clamorosa assenza di risultati senza quasi battere ciglio, come se fosse fatalisticamente normale che ciò sia così. Legislatore, regolatori, Autorità, Gestori dovevano senza se e senza ma trovare il connubio di giuste regole per poter se non già arrivare per lo meno tendere a risultati tecnico-gestionali avanzati, in linea con le ambizioni internazionali del Paese. Hanno avuto vent’anni di tempo, non è stato fatto nessun passo avanti per la tutela degli interessi di tutti, si perché l’acqua nonostante i referendum, è di tutti.

Il fabbisogno d’investimenti mai garantito in tariffa, le stesse tariffe ben inferiori al desiderata dei Gestori, l’altissimo livello di morosità e di evasione nella corresponsione del prezzo del servizio si sono, di fatto, cristallizzati intorno al Sistema dei gestori che ne sta, da ultimo, traendo quasi una auto-giustificazione per i conseguenti catastrofici risultati tecnici ed infrastrutturali.
E questo è un dato di fatto difficilmente controvertibile: la presenza dopo vent’anni degli stessi Gestori (spesso se non sempre Società ex-municipalizzate quindi troppo influenzati da fatti di politica locale e nazionale) che lamentano un’eccessiva frammentazione del Servizio ma che comunque gestiscono le migliori posizioni ingrandendo esponenzialmente gli abitanti ed i bacini servizi (AMGA oggi IREN, A2A, HERA, ACEA, Gori ecc.) stride con la protesta contro un sistema inefficiente: un sistema che, invece, gli ha permesso di ingrandirsi (e di molto) e che invece, se il grido di protesta fosse sincero avrebbe registrato fenomeni diametralmente opposti e coerenti come la fuga dei Gestori, la contrazione dei bacini di utenza, le Società ex-municipalizzate che si sarebbero concentrare solo sui territori di origine per limitare i danni (vedi caso ACEA con le gestioni nel Lazio campagna e Toscana).

Viceversa, a conferma delle migliori leggi sull’adattamento, in questo ventennio i Gestori si sono stabilizzati, cristallizzandosi anche come classe dirigente intorno al Sistema, cristallizzato anch’esso, assumendone pian piano la forma inefficiente e inerte.
Di tutto ciò chi ha fatto veramente le spese sono stati i cittadini consumatori, spesso ignari di scelte, incapaci di agire (perlomeno nella prima parte del ventennio) costretti a subire regole e comportamenti spesso vessatori. Sono innumerevoli i casi di mala gestione che non risparmiano nemmeno grandi città come Roma, o province non sempre del solito mezzogiorno, come quelle del Nord Est, oppure casi eclatanti come quelle di Frosinone, Latina, ecc.
E questo da parte di tutta la filiera: Legislatore, Autorità d’Ambito, Gestori. Ne sono casi importati, ad esempio, la mancata applicazione, di fatto, dei risultati referendari, l’intervento a 3 anni di distanza dell’AEEGSI per la restituzione delle quote di depurazione, la querelle Arsenico nel Lazio, le multe dell’Unione Europea per la mancanza di depurazione in alcune grandi città italiane, le tariffe in parte d’Italia ancora legata a regole CIPE ante 1994, la mancata applicazione di tutte le regole nazionali di concertazione con i consumatori, ecc.
Con questi risultati per fare un parallelo sportivo, qualsiasi Presidente, Allenatore e Giocatori dopo una, massimo due stagioni, sarebbero licenziati e mandati a casa. Qui invece accade il contrario, anzi si pretende.
Tariffe remunerative, fiducia delle banche, ripresa degli investimenti: questo si ma probabilmente serve prima un’altra Squadra completa, dalle tribune agli spogliatoi.

L’unico raggio di luce attualmente in questo tetro scenario è quello dell’avvento in campo dell’Autorità dell’Energia Elettrica Gas e del servizio idrico con funzioni programmatorie e regolatorie anche nel Servizio Idrico Integrato.
Cosa non facile e che è stata anche per parecchio tempo fortemente contrastata da Ministeri ed Uffici che null’altro avevano come obiettivo se non quello di mantenere l’assurda cristallizzazione già esposta. Soprattutto occorre un meccanismo che tenga lontana la partitocrazia dal sistema del SII. Soprattutto quella locale, che dovrà e legittimamente potrà, fare la sua parte ma con un ruolo del tutto di programmazione trasparente ma non di Governance.

Tutti noi auspichiamo che l’AEEGSI e il suo collegio, abbia la forza di fissare regole tali che possano finalmente giocoforza costringere i Gestori a rompere la cristallizzata inefficienza ed immobilismo che li hanno caratterizzati in questo ventennio, applicare finalmente quelle regole tra l’altro già esistenti a livello nazionale per un corretto e responsabile rapporto con i consumatori per ottenere tutti insieme quei risultati che possano fare dell’Italia il Paese che tutti vogliamo.
Il gap finanziario che serve per dare la svolta alla carenza infrastrutturale del Paese i cittadini ed i consumatori lo possono coprire: ma con la compartecipazione e la consapevolezza che meritano nel fissare insieme al Sistema gli obiettivi.
Saremo tutti li pronti a fare la nostra parte per un coerente e sostenibile sviluppo del Sistema affinché si possa preservare il prezioso bene acqua per noi e per le generazioni future. I consumatori vogliono acqua ad un prezzo equo e sostenibile ma non tollerano sprechi, disagi e disservizi.

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Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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