Roma, 3 Agosto 2015. Dati inquietanti. Cosi’ la maggior parte dei media commentavano il rapporto della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), sull’economia del Mezzogiorno nel 2015. Sottosviluppo permanente, si leggeva. Sara’ vero? Vediamo.
L’Italia ha avuto un solo trimestre di Pil positivo (la Spagna ne ha avuto 8 consecutivi) ed e’ evidente che le aree ad economia piu’ debole ne soffrano di piu’, ma alcune rilievi ci paiono doverosi, ad iniziare da quelle di Federico Pirro, componente del consiglio di amministrazione proprio della Svimez.
Scrive Pirro: “Nei dati Svimez non ci sono i grandi investimenti realizzati, in corso e annunciati negli ultimi anni, della Fiat a Pomigliano d’Arco, Melfi e Atessa, dell’Ilva –si’, anche dell’Ilva – dell’Eni a Gela, dell’Alenia Aermacchi in Puglia e in Campania, i 44 contratti di programma sottoscritti dalla Regione Puglia con grandi imprese dal 2009 al 2015, di cui 16 con gruppi esteri; non ci sono i 36 contratti di sviluppo sottoscritti da Invitalia al 21 luglio 2014, l’80 per cento dei quali nelle regioni dell’obiettivo convergenza Campania, Calabria, Puglia e Sicilia; non ci sono gli investimenti petroliferi dell’Eni e della Total in Basilicata e non ci sono gli interventi del ministero dello Sviluppo economico per salvare e rilanciare decine di aziende le cui crisi sono state affrontate negli ultimi anni dalla task force del ministero dello Sviluppo Economico.”
Callipo, imprenditore calabro del tonno, dice: la colpa (della situazione economica) e’ dei Sindaci e dell’apparato burocratico-amministrativo.
Insomma, il Meridione non e’ messo bene ma occorre valutare con attenzione i dati. Per esempio, quanta economia in “nero” c’e’ nel Sud Italia?

Primo Mastrantoni, segretario Aduc