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Il TAR Lazio ha deciso, “per il momento” sarà Equitalia a riscuotere le morosità di ACEA

Il Tar ha deciso: Equitalia può riscuotere le bollette ACEA.
Dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Codici
Ricorreremo in Consiglio di Stato e alla Corta Europea

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Sarà Equitalia a procedere alla riscossione delle bollette Acea non pagate dagli utenti, questo varrà per Roma, Frosinone,  Napoli e probabilmente in tutti gli atri AATO dove il gestore è ACEA.
É quanto stabilito dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’ Associazione Consumatori CODICI.

Gli ermellini del Tar Lazio non hanno voluto considerare come legittime le osservazioni che Codici ha dimostrato con le sanzioni Antitrust e con l’illustrazione del  metodo tariffario AEEGS che già prevede che le morosità vengano riconosciute ad Acea mediante una ripartizione su tutti i consumatori.
Nel caso particolare dell’Ato5 , la morosità è di circa il 20%, o almeno questo è quanto dichiarato dal gestore; così, gli ermellini del Tar Lazio hanno confermato che il gestore, attualmente, può ricorrere a Equitalia per procedere alla riscossione dei mancati pagamenti senza valutare le motivazioni che portano alla morosità (disservizi, mancato rispetto della Carta servizi, fatture gonfiate, anomale, ecc.).

La storia è iniziata nel 2015 quando Acea Ato 2, che gestisce l’acqua in provincia di Roma, affida, in via diretta, ad Equitalia il compito di recuperare dagli utenti i soldi delle bollette non pagate. Con le varie conseguenze che ne derivano: more, sanzioni, pignoramenti, sequestri.
L’Associazione Codici, però, interviene, ricorrendo al TAR ed Equitalia contestualmente decide  rinunciare all’incarico. La motivazione è legata alla decisione precedente della Corte di Cassazione che, con una sentenza, stabilisce che la bolletta dell’acqua resta tale pur se non pagata, non si trasforma in cartella esattoriale e dunque non può essere riscossa da Equitalia.
Lo stessa vicenda accade per Acea Ato 5. Ma il grupo ACEA, attraverso l’amminstratore delegato Alberto Irace e il direttore generale Bossola, chiede un decreto di autorizzazione a riscuotere i crediti mediante ruolo al Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Pier Carlo Padoan, in risposta, emette un decreto in cui si stabilisce che :«Una società a partecipazione pubblica deve vigilare sul mancato pagamento da parte degli utenti morosi in quanto ciò rischia di compromettere l’equilibrio economico-finanziario dell’azienda e, quindi, in ultima analisi, di pregiudicare la sostenibilità e la qualità delle risorse idriche gestite».

Dunque il ministro dell’economia, con un decreto appositamente presentato, trasforma la bolletta in cartella esattoriale, gettando milioni di cittadini romani e non nelle fauci di Equitalia e di conseguenza in quelle di Abbanoa, Publiacque , Gori e ACEA Ato 5 tutte, tranne la prima, appartenenti al gruppo ACEA.

L’ Associazione Codici impugna  quel decreto. La sentenza di ieri, 21 luglio 2016, però, non dà l’esito sperato.
Il Tar lo ritiene inammissibile per “difetto di interesse” e perché «l’autorizzazione è del tutto inidonea ad arrecare agli interessi collettivi tutelati dalla parte ricorrente alcuna lesione concreta ed attuale».
Tradotto dal linguaggio giuridico: le bollette devono essere pagate, perché si paga il servizio assicurato da Acea. La lesione prospettata nel ricorso -per i giudici- è meramente futura e potenziale, e cioè legata alla concreta attuazione dei meccanismi di riscossione coattiva: se sarà necessario, insomma, si interverrà dinanzi ad un caso concreto per definire la validità o meno dell’autorizzazione della riscossione.

“Acea non può considerare la partita chiusa, -dichiara Luigi Gabriele  Affari Istituzionali Codici- la sentenza non può essere ritenuta una vittoria definitiva: i giochi non sono  ancora chiusi, solo rinviati. Al di là dei fatti di diritto, chiediamo intanto un incontro urgente con il socio di maggioranza del Gruppo, ovvero il Comune di Roma nella persona della Sindaca Raggi. Questa diventa una scelta politica: vogliamo capire se il neo sindaco ha intenzione di difendere gli amministratori attuali di ACEA o i cittadini romani e non”.
 

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Il Fatto Quotidiano: sostegno alla natalità, chi lo ha visto ?

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OGGI SUL IL #FATTOQUOTIDIANO

Sul #fattoquotidiano del 17 giugno 2019 l’approfondimento di Patrizia De Rubertis sul FONDO NATALITA’ del Governo Giallo/Verde

#Gardaland con auto blu ? Tutto è da mulino bianco.

✔️Ecco il pezzo di oggi su il Fattoquotidiano della super Patrizia De Rubertis in cui esortiamo il #governo a darsi una sveglia⏰

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Mercato Unico delle Comunicazioni: entrano in vigore i massimali tariffari per le chiamate internazionali nell’UE

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Dal 15 maggio il costo massimo delle chiamate internazionali all’interno dell’UE sarà di 19 centesimi + Iva al minuto e di 6 centesimi + Iva il costo massimo per l’invio di un messaggio di testo.

Dopo l’abolizione delle tariffe di roaming, l’UE effettua un ulteriore passo nella creazione di un mercato unico digitale mediante la riforma delle norme in materia di telecomunicazioni a livello UE e fissa i massimali tariffari per le chiamate internazionali. Si pone, in tal modo, fine ai costi eccessivi delle chiamate transfrontaliere sostenuti dai consumatori sia nel proprio paese che all’estero e alle grandi differenze di prezzo esistenti tra gli Stati membri. Una chiamata all’interno dell’Unione europea da rete fissa o mobile costava circa il triplo rispetto a quella nazionale (ma poteva arrivare a costare anche dieci volte di più), e il doppio se si trattava di un sms.

Le nuove tariffe che interesseranno i soli consumatori finali e che, al momento, non troveranno applicazione in Norvegia, Islanda e Liechtenstein, rappresentano una concreta risposta alle crescenti esigenze di connettività degli europei e una efficace azione atta rafforzare la competitività dell’UE.

Si tratta di una delle prime norme in materia di telecomunicazioni a trovare applicazione dal Dicembre 2018, data di entrata in vigore del Regolamento BEREC, che istituisce l’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e l’Agenzia di sostegno al BEREC (Ufficio BEREC), e del Codice delle comunicazioni elettroniche europee volto a fornire un quadro normativo armonizzato per la disciplina delle reti di comunicazione elettronica e dei servizi di comunicazione elettronica.

Il nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche (Direttiva (UE) 2018/1972), che dovrà essere recepito dagli Stati Membri entro la fine del 2020, porterà benefici e maggiore protezione ai consumatori sia che usino i tradizionali mezzi di comunicazione (telefonate e sms) che le App VoIP come WhatsApp o Skype, ecc.). Le nuove norme assicureranno:

  • accesso a internet a banda larga come servizio universale in modo che tutti i consumatori, compresi quelli economicamente vulnerabili, abbiano la possibilità di accedere a internet con una qualità accettabile e a prezzi accessibili;
  • informazioni maggiori e più trasparenti anche per poter comparare le differenti offerte;
  • più diritti in caso di risoluzione del contratto e quando si sottoscrivono contratti a pacchetto(per esempio tariffa con sms e chiamate incluse);
  • risarcimenti in caso di ritardi ingiustificati quando si cambia operatore
  • maggiore sicurezza per i servizi di comunicazione digitale(comprese le app online).

Al fine di garantire un approccio normativo comune e contribuire alla coerente attuazione delle nuove disposizioni, il BEREC ha pubblicato lo scorso 11 marzo delle linee guida complementari cui dovranno fare riferimento le Autorità di regolazione nazionali e ha pubblicato un video per spiegare la portata delle nuove regole in materia di roaming e chiamate internazionali all’interno dell’UE.

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Energia: L’ARERA precisa: lo stop ai maxi conguagli vale anche per le componenti fisse.

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12 Giugno 2019

Federconsumatori: Vigileremo affinché le compagnie rispettino questa indicazione.

Esprimiamo grande apprezzamento per il pronunciamento dell’ARERA che specifica lo stop ai maxi conguagli introdotto con la Legge di Stabilità del 2018, provvedimento che vieta ai fornitori di acqua, luce e gas di pretendere conguagli per consumi avvenuti più di due anni prima, vale per tutte le componenti della bolletta, quelle variabili e quelle fisse.

In molti casi Enel Energia, come segnala Confartigianato, ha richiesto il pagamento delle quote legate alla potenza, sostenendo che la prescrizione si applichi solo alle quote relative ai consumi.

Un importante chiarimento, quello fornito dall’Autorità, che ristabilisce equità di fronte alle pretese illegittime delle compagnie, che troppo spesso sfruttano cavilli e mancate specifiche all’interno delle normative per riscuotere costi impropri. Sarà nostra cura vigilare affinché le compagnie si attengano a tale indicazione dell’ARERA.

Invitiamo tutti i cittadini che dovessero essere incorsi in tali richieste illegittime delle società fornitrici di energia a contattare i nostri sportelli per attivare le tutele del caso.

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