Il tesoro di Equitalia: Codici chiede chiarezza sul monte di crediti spazzatura

Nel frattempo insieme all’associazione consumatori della CISL, l’agenzia apre sportelli sul territorio. Perché le altre associazioni vengono tagliate fuori?

Una montagna di miliardi, oltre 600, da esigere come crediti fiscali da vari soggetti. In realtà, dentro il “fortino” Equitalia gran parte di questo tesoro sarebbe da ascrivere a contribuenti deceduti o falliti per cui la vera quota di credito recuperabile si limiterebbe a solo 70 miliardi di euro.
“Quello che resta è ben poca cosa, rispetto agli annunci replicati ciclicamente riguardo al famigerato tesoretto custodito nella pancia dell’Agenzia – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale Codici -. Gran parte dei crediti non esigibili (il 27%) si riferisce a contribuenti falliti o deceduti. Un’altra bella fetta (il 25%, ovvero, oltre 220 miliardi secondo le stime di Equitalia) corrisponde a “ruoli sbagliati”. Vale a dire – continua il Segretario di Codici – chi li ha iscritti come crediti esigibili (enti locali, Agenzia dell’entrate e Inps) ha commesso grossolani errori”.
“Su questo tema, il CNCU, il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, nel gennaio 2013 aveva chiesto a Equitalia di riferire in un tavolo”.
“La promessa dell’amministratore delegato, Benedetto Mineo, di garantire il “massimo dialogo” con le associazioni è rimasta lettera morta – afferma Giacomelli –. Oggi però apprendiamo che Equitalia è impegnata nell’apertura di sportelli sul territorio insieme a un’associazione espressione della CISL, ignorando completamente le altre realtà impegnate nella tutela dei diritti dei consumatori come Codici che da tempo cerca ottenere la verità”.
“Del resto, Equitalia non è nuova ad accordi con i sindacati. Fra gli altri – ricorda il Segretario di Codici – quello per i premi di produzione ai dipendenti che pressavano di più i contribuenti”.