Seguici su

Consumatori

Imposta/canone Rai. Ecco la lettera per disdire

E’ notorio che la Rai fa una campagna di recupero della presunta evasione fiscale sul cosiddetto canone basandosi su presunzioni, e utilizzando metodi come minacce e arroganza per cercare di comunicare coi contribuenti.

Pubblicato

il

I risultati -come dicono loro- sono abbastanza magri poiche’ sempre loro considerano che il 100% dei contribuenti (i nuclei famigliari anagrafici) abbia un apparecchio tv, mentre coloro che pagano questa imposta sarebbero il 68,7% (16 milioni e mezzo di nuclei) generando introiti per 1,7 miliardi di euro. Dati che piu’ o meno, nel corso degli anni, rimangono stabili con solo -sempre come li chiamano loro- dei leggeri recuperi.
Col nuovo governo sono state fatte delle timide proposte per cercare di evitare queste alte percentuali di evasione (sempre come dicono loro): tutte cose per ora solo nelle teste e nelle dichiarazioni mediatiche di qualche sottosegretario del Governo.
Nel frattempo cosa accade?
1 – Se la stanno rifacendo coi micro e piccoli imprenditori nonche’ con le badanti: la norma in vigore stabilisce che l’imposta per il possesso di un apparecchio tv debba essere pagata rispetto ai nuclei anagrafici, anche se due nuclei fanno riferimento al medesimo apparecchio; ecco che ai soggetti con partita Iva che hanno la medesima ubicazione fisica per residenza del nucleo famigliare e per la partita Iva, intimano di pagare due imposte, cosi’ come intimano il doppio pagamento alla badante che ha la residenza anagrafica e l’abitazione presso le persone dove presta la propria opera. La norma e’ chiara, e la Rai ha ragione!! Il problema e’, per l’appunto, la norma!
2 – Per tutti gli altri, invece, continua, in modo piu’ arrogante che mai la campagna di intimazione e -sostanzialmente- disinformazione per costringerli a farli diventare contribuenti anche se non dovrebbero. A dimostrazione di questo, riportiamo il testo della lettera che arriva in questi giorni nelle case di cchi -come scrivono loro- “non risulta nell’elenco degli abbonati”. Un testo per il quale, se non fosse stato scritto dalla Rai ma da una qualunque azienda di recupero crediti, l’Antitrust li perseguirebbe per pratica commerciale aggressiva e scorretta…. Ecco il testo:

Egregio signore…
facciamo riferimento alle nostre precedenti comunicazioni per ricordarle che a tutt’oggi non e’ pervenuta alcuna risposta utile alla chiusura della sua pratica, ne’ risulta da lei stipulato un abbonamento alla televisione.
Le confermiamo pertanto che l’Amministrazione finanziaria dello Stato procedera’ agli accertamenti previsti dalla legge a carico dei detentori di apparecchi atti od adattabili alla ricezione dei programmi televisivi non abbonati (art.1 RDL 246/1938 e art. 27 L.223/11990).
Per evitare il pagamento delle sanzioni conseguenti l’accertamento (art. 9 DPR 26/10/1972 n.64 e art.19 comma 3 Dlg n.473 del 18/12/1997), e’ indispensabile che lei provveda a versare l’importo di euro 97,13 dovuto per il periodo marzo-dicembre 2014, utilizzando il bollettino ci conto corrente allegato (per informazioni sugli abbonamenti Tv, consultare televideo Rai dalla pagina 380 ed il sito internet www.abbonamenti.rai.it, dove c’e’ anche presente l’elenco delle tipologie di apparecchi atti od adattabili come riportato -a titolo esemplificativo- nella nota interpretativa del Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento delle Comunicazioni – prot.12991 del 22.2.2012).
Cordiali saluti
Rai Radio Televisione Italiana
Direzione Rai canone
firma illeggibile

Il nostro presidente del Consiglio dei ministri ripete spesso che uno dei suoi obiettivi e’ mettere fuori i partiti dalla Rai… tanto di cappello e di sostegno, ma non si dimentichi che il buon Governo e la buona Amministrazione, nonche’ norme a rigor di logica civica e umana, sono forieri di buoni contribuenti…. altrimenti e’ il caos al limite della legge della giungla, cioe’ quello in cui viviamo.

Qui il nostro canale web per l’abolizione del canone Rai

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Calcio 2018/19, sanzioni per 7 milioni di euro a SKY per pubblicità ingannevole e pratica aggressiva

Pubblicato

il

COMUNICATO STAMPA


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di SKY Italia, accertando due violazioni del Codice del Consumo e irrogando alla società sanzioni per complessivi 7 milioni di euro.

L’Autorità ha rilevato che SKY non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente.

Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell’offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell’errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l’intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l’attivazione dell’abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19.

L’Autorità ha inoltre accertato che SKY ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell’intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l’altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima.

Roma, 18 febbraio 2019

www.agcm.it

Continua a leggere

Consumatori

Accordo Eni e RenOils per incrementare la raccolta degli oli alimentari usati e di frittura

Pubblicato

il

L’accordo prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed
educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili

Roma, 14 febbraio 2019 – Eni e RenOils, Consorzio nazionale degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, costituito nel 2016 con lo scopo di assicurare la corretta gestione della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e il riutilizzo degli oli vegetali e dei grassi animali esausti, hanno sottoscritto oggi un accordo di collaborazione volto a favorire il recupero degli oli vegetali esausti.
Eni, che attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie anche alle aziende di rigenerazione aderenti a RenOils amplierà la possibilità di impiegare questi rifiuti per produrre biocarburante di alta qualità nella bioraffineria di Venezia, a Porto
Marghera, e a breve anche a Gela.
La lettera di intenti, sottoscritta oggi da Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, e dal Presidente di RenOils Ennio Fano, prevede anche la realizzazione di campagne di informazione ed educazione ambientale per raccontare i vantaggi dell’utilizzo di oli esausti
per la produzione di carburanti alternativi a quelli fossili e di progetti di sensibilizzazione delle associazioni di categoria, dei consumatori e ambientaliste.
L’obiettivo è incrementare la raccolta e il corretto conferimento: oggi gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno.
La maggior parte della produzione avviene quindi nelle case, e lo smaltimento avviene per lo più negli scarichi perché la maggior parte dei cittadini non sa che eliminare gli oli di frittura attraverso la rete fognaria può comportare gravi conseguenze ambientali. Oltre a intasare il sistema di scarico domestico e delle reti fognarie con incremento dei costi di manutenzione, lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando i costi di depurazione. Un litro di olio genera fino a 4 kg di fanghi di depurazione che dovranno poi essere gestiti come rifiuto, può giungere alle falde e rendere l’acqua non
potabile e crea inquinamento delle acque superficiali, cioè laghi, fiumi e mare con danni all’ecosistema, alla flora e alla fauna. Se disperso in acqua forma un “velo” che impedisce ai raggi solari di penetrare, causando ingenti danni all’ambiente.
RenOils ha l’obiettivo di contribuire in modo efficiente e partecipato alla gestione del sistema del riciclo degli oli esausti in Italia, incrementandone la raccolta. A oggi, sono 254 le associazioni e le imprese della filiera associate, a partire dai produttori di olio per uso alimentare, ai riciclatori e ai recuperatori del rifiuto. Il Consorzio agisce in mutualità per il conseguimento degli obiettivi ambientali che il Ministero dell’Ambiente (dal quale ha ottenuto il riconoscimento nel 2018) ha fissato per il settore. RenOils ha realizzato, in collaborazione l’Università di Roma Tor Vergata, il primo sistema di monitoraggio del comparto degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (R_O_S) che opera su base geografica ed è fruibili all’interno di una piattaforma web. Questo tracciamento è di fondamentale importanza ai fini dell’accordo con Eni per l’impiego degli oli vegetali esausti per la produzione di biocarburante.
L’accordo siglato oggi è un ennesimo tassello delle iniziative di Eni finalizzate a mettere in atto un circuito virtuoso di “economia circolare” per la raccolta di materie di scarto che vengono, una volta purificate e rigenerate, trasformate in biocarburanti di alta qualità presso strutture industriali nazionali, dando piena valorizzazione a una risorsa energetica nazionale.

Continua a leggere

Consumatori

Diamanti investiti tramite IDB: invia il Modulo entro l’8 marzo

Pubblicato

il

8 Febbraio 2019

Torniamo a parlare di diamanti da investimento, un tema che da molto tempo ha causato non pochi problemi ai risparmiatori, soprattutto se consideriamo che, negli ultimi anni, alcuni professionisti del settore, tra cui Intermarket Diamond Business (IDB), sono stati sanzionati dall’Antitrust per aver fornito informazioni poco trasparenti e ingannevoli sull’effettivo mercato di questo bene-investimento.

Pochi giorni fa, Intermarket Diamond Business è fallita e risparmiatori si sono giustamente preoccupati per i propri soldi.

Se hai investito in diamanti tramite IDB, puoi recuperare le tue pietre preziose: infatti, come ha spiegato il Curatore fallimentare, i diamanti dei consumatori non saranno registrati tra i beni sequestrati e quindi potranno essere recuperati ai sensi dell’art 87-bis Legge Fallimentare.

Cosa fare per recuperare le pietre?

È necessario contattare il Curatore fallimentare utilizzando l’apposita casella PEC di riferimento f41.2019milano@pecfallimenti.it e allegare la seguente documentazione:

  • Modulo di richiesta compilato
  • Copia del contratto di acquisto
  • Copia del codice identificativo della pietra
  • Copia del contratto di deposito.

Attenzione: I documenti dovranno essere in formato pdf e ognuno in uno specifico allegato.

Es. Allegato modulo.pdf / Allegato contratto.pdf / Allegato codice.pdf /Allegato contratto.pdf

Entro quando?

  • L’ultima data utile per l’invio del Modulo di richiesta è: Venerdì 8 marzo.

IMPORTANTE: Se non hai una casella PEC o hai bisogno di assistenza, rivolgiti alle sedi territoriali Adiconsum e fai valere i tuoi diritti.

#FacciamoCrescereTutele

Continua a leggere