(AGI) – Verona, 21 feb. – In Italia, fra stufe, camini e cucine sono attivi quasi 10 milioni di impianti domestici di riscaldamento a legna. A fornire i numeri e’ stata oggi Laura Bau’ dell’Aiel, l’associazione italiana energie agroforestali, che, nell’ambito di Progetto Fuoco ha organizzato diversi convegni per fare il punto sull’energia dal legno. Sul fronte consumi, oltre a quelli di pellet, nel 2013 ci sono stati i 19,3 milioni di tonnellate di legna da ardere e i 4,7 di cippato. E la previsione 2014 sull’utilizzo di riscaldamenti con biomassa legnosa parla del raggiungimento di 9 milioni di tonnellate equivalenti petrolio: quasi il doppio di quanto fissato dagli obiettivi europei sulla riduzione degli inquinanti.

Il legno, ha sottolineato nel pomeriggio il presidente di Aiel, Marino Berton, aiuta particolarmente per quanto riguarda la diminuzione delle emissioni di Co2, “circostanza fondamentale, soprattutto in vista dei nuovi obiettivi in discussione a livello europeo che succederanno a quelli del 20-20-20”. Uno dei punti sollevato negli incontri e’ stato anche quello dell’utilizzo di risorse locali, considerato che l’Italia da sola e’ responsabile del consumo del 40% del pellet usato in Europa: 3,3 milioni sui 7 milioni di tonnellate totali, ma a tale consumo non corrisponde altrettanta produzione nazionale e per questo l’Italia importa pellet da 40 Paesi partner, con in testa Austria, Germania e Croazia. Spiega Beppe Croce di Legambiente: “La sostenibilita’ del legno e’ innanzitutto legata all’origine della materia prima e che ci permette di fare, se fatta bene, anche una manutenzione dei boschi, aiutando l’assetto idrogeologico del nostro Paese”. Fra le esperienze presentate da Aiel c’e’ stata anche quella di Fregona, piccolo comune del trevigiano al margine della foresta del Cansiglio, che possiede circa 100 ettari di bosco.

“Di fronte alle note ristrettezze finanziarie dei Comuni – ha raccontato il sindaco – abbiamo agito su uno dei nostri costi principali, l’energia e, nello specifico, su quella necessaria per scaldare scuole e palestre. Abbiamo creato a tempo di record un impianto a biomasse e ora, nei bandi di riordino boschivo, viene stabilito che le aziende che se ne occupano devono dare a noi parte di cio’ che ottengono, abbassando le nostre spese da 60-70 mila euro a 6-7 mila, senza considerare i vantaggi a livello di inquinamento”. “Dove riusciamo ad avere grandi impianti controlliamo meglio le emissioni e possiamo avere e prevedere sistemi di abbattimento”, ha spiegato Andrea Piazzalunga, esperto di emissioni dell’Universita’ Bicocca. “Aumentando i rendimenti, diminuiamo il consumo di legna ma abbattiamo anche l’inquinamento”, ha aggiunto. Proprio sul fronte delle emissioni, altro punto importante sarebbe quello di rinnovare gli impianti presenti nelle case. “Due terzi dei nostri impianti a legna sono obsoleti e andrebbero sostituiti con quelli di ultima generazione, propdotti dall’industria italiana e addirittura precursori delle piu’ restrittive norme tedesche che entreranno in vigore in Germania nel 2015”, ha spiegato ancora Berton.