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In Italia l’energia è al 90% in mano ad Enel. Perchè pagare questo prezzo per essere sottosviluppati?

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Fonte: allegato A della delibera n° 366/13 di AEEG – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas – del 7 agosto 2013, che così recita:

L’assetto del mercato della vendita al dettaglio di energia elettrica risente della concentrazione del settore dell’attività di distribuzione, in cui la società Enel Distribuzione S.p.A. è storicamente l’operatore di maggiori dimensioni. La richiamata scelta legislativa relativa al servizio di maggior tutela ha, di fatto, comportato l’instaurarsi di una maggiore quota di mercato in capo alla società di vendita del gruppo Enel dedicata esclusivamente all’erogazione del servizio di maggior tutela, Enel servizio elettrico S.p.A., che è infatti l’operatore di maggiori dimensioni, con una quota di mercato complessiva, in termini di punti di prelievo, pari al 68,7% e, in termini di volumi, pari al 47,4%. Il secondo operatore, nonché primo del mercato libero, è Enel Energia S.p.A., con una quota di mercato nell’anno 2011 complessivamente pari al 16% in termini di volumi forniti e al 10% in termini di punti di prelievo, più elevata per i clienti non domestici che per i domestici. Seguono poi nove operatori con quote di mercato complessive comprese tra l’1% e il 4%, non sempre collegati a un’impresa distributrice di energia elettrica. Rispetto ai primi venti operatori del settore elettrico, tuttavia, una quota di punti di prelievo pari a circa il 90% del totale risulta riconducibile a soggetti appartenenti a un gruppo societario di cui fa parte anche un’impresa distributrice.

E’ evidente quindi che la c.d. liberalizzazione del settore si è limitata alla sola produzione di energia, e non alla sua distribuzione e vendita, che ha permesso a Enel, non solo di restare in posizione dominante, ma di rafforzarla ulteriormente, con l’introduzione dei contatori intelligenti che abbiamo visto non sono certificati, monitorati e accessibili da nessuno se non solo dall’Enel e dagli Haker.
Chi crede ancora che in italia esiste la liberalizzazione del mercato energetico o è Bersani o è fesso.
Alla luce di ciò le domande sono:

Perché pagare noi per avere un monopolista dominante?
Perché non affidare tutto ad un unico gestore di rete della distribuzione come l’AcquirenteUnico(magari insieme a TERNA)?
Perché non liberalizzare l’ultimo miglio, dalla cabina ai contatori per spostare la concorrenza sui servizi oltre che la vendita della sola componente energia?
Perché non vietare di usare lo nome stesso a chi opera sia nella distribuzione che nella vendita?
Perché non fare una strategia nazionale di lotta al petrolio, spostando gli attuali 60 MLD in spesa al petrolio in ricerca e sviluppo sulle fonti rinnovabili e sull’autosufficienza energetica?
Perché, alla luce della questione contatori autocertificati, pagare noi per i servizi di misura e rilevazione e non metterli a mercato, visto che i dati sono di chi li produce e quindi dei consumatori?
Perché?

@Doctorspinone

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Consumatori

Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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