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Incentivi fonti rinnovabili. A fare debiti sono capaci tutti (da Staffetta Quotidiana)

Lo avevo detto l’altro ieri in occasione del convegno promosso dai parlamentari del M5s (da cittadino elettore, mi stupisco del fatto che il movimento abbia prestato il fianco agli interessi delle lobby dei grandi produttori di fonti rinnovabili ovvero quelli oltre i 200.000kw), ed avevo sollevato le critiche di tutti gli interessati. Con lo spalma incentivi o con i bond a rimetterci sono sempre i consumatori che pagano per tutti ma prendono solo il 5% di quello che versano a grandi fondi internazionali, speculatori e banche. Oggi con un magnifico editoriale lo conferma, a sottolineare la sua indipendenza, staffettaquotidiana.it
@doctorspinone

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Fonte:staffettaquotidiana.it
A fare debiti sono capaci tutti
Stupisce poco la convergenza sempre più ampia sull’ipotesi del bond per il cosiddetto “spalmaincentivi”. Voluta da tempo dai produttori da rinnovabili, garantirebbe loro l’invarianza dei flussi di cassa, rendendo indolore quello che nasceva come un taglio retroattivo. Piace anche alle banche per almeno due motivi: oltre a scongiurare del tutto i rischi di default dei debitori sarebbe un’ulteriore opportunità di business. Come si è visto, poi, piace a Confindustria, pure qui grazie a una convergenza di almeno due anime. Da un lato il mondo dei costruttori di impianti rinnovabili Anie, che ha in corso la sua Opa sulla rappresentanza delle Fer. Dall’altro la grande industria energivora, che, se le risorse per tagliare la bolletta alle PMI verranno da un prestito, potrà vedersi risparmiata almeno una parte dei sacrifici (oneri di sistema, interrompibilità etc).
Non sorprende, si diceva. E per un motivo molto semplice: se così sarà a pagare il conto non sarà nessuno di questi soggetti ma, ancora una volta, il “parco buoi” dei consumatori. Il cui fardello complessivo di oneri, lungi dal diminuire, crescerà (pur diluito nel tempo) per rimborsare capitale e interessi del prestito. Con la conseguenza che quella che nasceva “spending review” darà l’effetto opposto. Inoltre, inutile nasconderselo, il bond offre l’opportunità di risolvere anche altre partite: già che ci si indebita, infatti, perché non aumentarlo di qualche centinaio di milioni per coprire anche il capacity payment? E qui la convergenza potrebbe allargarsi ancora, stavolta al mondo termoelettrico.
Trascuriamo per un attimo le perplessità del ministero dell’Economia, che più di una volta ha stoppato il bond nella convinzione che ricadrebbe sul debito pubblico. Ci si chiede solo: non è più così? E se invece è così ma passa lo stesso “a forza di lobby”, non c’è il rischio che domani sia lo stesso Tesoro, come avvenuto in Spagna, a staccare la spina, e allora altro che riduzione secca dell’8% prevista dal decreto? Ancora, gli incentivi troppo alti sono stati – lo si dimentica praticamente sempre – un grave errore di Mise, Minambiente e Parlamento, cui sono “scappati di mano” per la pressione degli investitori. Chi ci garantisce che il bond non sarà un errore simile o peggiore, pesando sul sistema per i decenni a venire?
Lasciamo da parte anche certi curiosi effetti collaterali, ad esempio che in caso di bond il Gse emettitore uscirebbe dal perimetro delle aziende pubbliche soggette al tetto di stipendio per i vertici.
Quello che qui preme notare è che a fare debiti a spese dei cittadini sono capaci tutti. Ma se così sarà per decenza non lo si chiami spending review né taglio della bolletta.

Fonte:Staffettaquotidiana.it

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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