Fonte:staffettaquotidiana.it
A fare debiti sono capaci tutti
Stupisce poco la convergenza sempre più ampia sull’ipotesi del bond per il cosiddetto “spalmaincentivi”. Voluta da tempo dai produttori da rinnovabili, garantirebbe loro l’invarianza dei flussi di cassa, rendendo indolore quello che nasceva come un taglio retroattivo. Piace anche alle banche per almeno due motivi: oltre a scongiurare del tutto i rischi di default dei debitori sarebbe un’ulteriore opportunità di business. Come si è visto, poi, piace a Confindustria, pure qui grazie a una convergenza di almeno due anime. Da un lato il mondo dei costruttori di impianti rinnovabili Anie, che ha in corso la sua Opa sulla rappresentanza delle Fer. Dall’altro la grande industria energivora, che, se le risorse per tagliare la bolletta alle PMI verranno da un prestito, potrà vedersi risparmiata almeno una parte dei sacrifici (oneri di sistema, interrompibilità etc).
Non sorprende, si diceva. E per un motivo molto semplice: se così sarà a pagare il conto non sarà nessuno di questi soggetti ma, ancora una volta, il “parco buoi” dei consumatori. Il cui fardello complessivo di oneri, lungi dal diminuire, crescerà (pur diluito nel tempo) per rimborsare capitale e interessi del prestito. Con la conseguenza che quella che nasceva “spending review” darà l’effetto opposto. Inoltre, inutile nasconderselo, il bond offre l’opportunità di risolvere anche altre partite: già che ci si indebita, infatti, perché non aumentarlo di qualche centinaio di milioni per coprire anche il capacity payment? E qui la convergenza potrebbe allargarsi ancora, stavolta al mondo termoelettrico.
Trascuriamo per un attimo le perplessità del ministero dell’Economia, che più di una volta ha stoppato il bond nella convinzione che ricadrebbe sul debito pubblico. Ci si chiede solo: non è più così? E se invece è così ma passa lo stesso “a forza di lobby”, non c’è il rischio che domani sia lo stesso Tesoro, come avvenuto in Spagna, a staccare la spina, e allora altro che riduzione secca dell’8% prevista dal decreto? Ancora, gli incentivi troppo alti sono stati – lo si dimentica praticamente sempre – un grave errore di Mise, Minambiente e Parlamento, cui sono “scappati di mano” per la pressione degli investitori. Chi ci garantisce che il bond non sarà un errore simile o peggiore, pesando sul sistema per i decenni a venire?
Lasciamo da parte anche certi curiosi effetti collaterali, ad esempio che in caso di bond il Gse emettitore uscirebbe dal perimetro delle aziende pubbliche soggette al tetto di stipendio per i vertici.
Quello che qui preme notare è che a fare debiti a spese dei cittadini sono capaci tutti. Ma se così sarà per decenza non lo si chiami spending review né taglio della bolletta.

Fonte:Staffettaquotidiana.it