Ieri, sette persone sono state arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. Tra questi anche Manlio Cerroni (ai domiciliari), il ben noto proprietario della discarica di Malagrotta e l’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e alla truffa.

“Finalmente si rompe il muro di complicità che per 50 anni ha garantito la gestione dei rifiuti ad una sola persona, siamo molto soddisfatti” commenta Ivano Giacomelli, Segretario del Codici – Ci costituiamo parte civile nel processo e chiediamo di rendere pubblici gli eventuali rapporti con esponenti della politica. L’illegalità nel settore ha causato fin troppi danni ai cittadini, è arrivato il momento di far luce sulla questione e di far emergere tutte le irregolarità che hanno caratterizzato la gestione dei rifiuti in questi anni”.

L’arresto odierno può far ben sperare nella chiusura di un circolo vizioso che vede un sistema di gestione dei rifiuti che nel suo complesso è pieno di falle e che ha creato non pochi problemi a tutto il Lazio.
L’organizzazione dei rifiuti è infatti pessima e priva di un’organizzazione funzionale, basti pensare a come sta procedendo nella Capitale la raccolta differenziata. Si pensi che oggi gli impianti di selezione di plastica, vetro e alluminio dell’ Ama sono fermi e l’ azienda è costretta ad affidare a terzi la selezione del materiale, con un fortissimo aggravio dei costi.
La complessità della situazione perdura ormai da tempo, se consideriamo che anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha asserito che lo sviluppo della raccolta differenziata nel Lazio è insoddisfacente: nel 2012 la percentuale di rifiuti urbani interessati dal recupero di materia è stata nel Lazio soltanto del 22,1%, cifra molto inferiore al dato medio nazionale pari a circa il 40%, nonché ad una soglia minima che si sarebbe dovuta raggiungere entro il 31 dicembre 2012, prevista dall’articolo 205 del Decreto Legislativo n. 152/06 e s.m.i., del 65%.

Tutto ciò a fronte di una tariffa a carico dei cittadini del Comune di Roma per la gestione dei rifiuti è tra le più alte di Italia.

Ad aggravare una situazione già di per sé problematica si è inserita, ormai da moltissimi anni, l’attività di Manlio Cerroni, che con la sua discarica di Malagrotta ha destato le ire di tutti quei cittadini che ancora stanno chiedendo giustizia per le morti dei residenti dovute all’inquinamento ambientale.

Quella del Lazio è una gestione dei rifiuti altamente carente che non ha tenuto conto della salute dei cittadini e che, si scoprirà alla conclusione delle indagini, forse ha basato il suo operato anche su accordi e procedure non del tutto legali.

“Se ci sono stati comportamenti illegali o legami con esponenti della politica tali fatti devono essere resi pubblici, perché i cittadini hanno il diritto di essere informati sugli sviluppi di una vicenda che li riguarda in prima persona – continua Ivano Giacomelli – con la nostra richiesta di costituzione di parte civile ci poniamo proprio in difesa di tutta la cittadinanza che viene lesa dalle irregolarità del sistema di gestione dei rifiuti”.

Il sistema Cerroni ha di fatto costituito un monopolio che ha impedito lo sviluppo e anche solo l’ipotetica presenza di soluzioni alternative e funzionali nella gestione del sistema dei rifiuti. In tutto ciò, l’elemento ancor più grave è che questo sembra sia avvenuto con la complicità della classe politica, che così facendo ha tradito il suo importate compito di vigilanza e indirizzo delle vicende di competenza pubblica