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Intaliani non interessati al mercato Libero energia. Lo dice persino un comparatore

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Gli italiani sembrano aver perso interesse verso le offerte per l’energia elettrica, malgrado si avvicini la possibile eliminazione del Mercato Tutelato e nonostante le evidenti opportunità di risparmio con il mercato libero. Tra il 2015 e il 2016, i confronti di tariffe luce nella ricerca di una proposta vantaggiosa è sceso del 7,24%, con forti differenze regionali. Anche le tariffe biorarie hanno meno fascino in alcune regioni, con un -6% nei confronti di offerte a livello nazionale tra il 2015 e il 2016. Nelle regioni del Sud si sfrutta meglio la ripartizione dei consumi di sera e nel fine settimana.

Quanto sono interessati gli italiani a confrontare le tariffe energia elettrica per risparmiare? Sempre di meno, a giudicare dall’ultimo osservatorio sull’energia di SosTariffe.it, che ha analizzato tutti i preventivi effettuati sul portale durante il 2015 e il 2016 sul comparatore di tariffe luce del portale, individuando le differenze a livello regionale nella ricerca di proposte commerciali più vantaggiose.

Il confronto delle tariffe energetiche consente agli utenti di valutare diverse proposte commerciali e di scegliere l’offerta più conveniente secondo il proprio profilo di consumo. Passare al mercato libero dell’energia elettrica scegliendo il proprio fornitore luce è possibile in Italia sin dal 2007, da quando è stato completamente liberalizzato il mercato energetico del nostro Paese. Ciononostante, sebbene le opportunità di risparmio del mercato libero – rispetto alla tariffa a Maggior Tutela – siano evidenti, sono ancora molti gli utenti che preferiscono rimanere con il vecchio fornitore, accettando i prezzi decisi dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), che vengono aggiornati ogni tre mesi.

Il passaggio al mercato libero è, per ora, opzionale. Tuttavia, è prevista per il 2018 (successivamente rinviato al 2019) la completa abolizione del regime tutelato, che porterà come conseguenza la necessità per tutte le famiglie italiane di dover scegliere la propria tariffa luce tra le diverse proposte sul mercato.

In questo nuovo osservatorio, SosTariffe.it ha cercato di stimare l’interesse degli italiani per il confronto delle offerte per l’energia più vantaggiose rispetto al contratto attivo. A tale scopo sono stati analizzati i confronti effettuati dagli utenti sul comparatore per tariffe energia elettrica (https://www.sostariffe.it/energia-elettrica/) durante il 2015 e il 2016, individuando eventuali differenze mensili e organizzando i dati per regione.

I dati dello studio di SosTariffe.it sui confronti delle offerte energia elettrica sono riassunti in tabella.

In quale periodo dell’anno si cercano offerte per l’energia elettrica?

Come si può vedere dai dati elaborati da SosTariffe.it, la maggior parte delle ricerche di tariffe luce si concentra nei primi mesi dell’anno, sintomo che per gli italiani questo è il periodo più adeguato per individuare un’offerta migliore per l’energia elettrica. Tra gennaio e maggio 2016, infatti, si sono concentrate oltre il 56% di tutte le richieste.

D’altronde, la tendenza a cercare un nuovo fornitore luce durante l’inizio dell’anno è in evidente crescita: nel 2016 le comparazioni per ricercare l’offerta migliore ad aprile sono aumentate di oltre il 56% rispetto all’anno precedente e del 48,9% a maggio.

Questo maggior interesse degli italiani per trovare una tariffa luce vantaggiosa durante i primi mesi dell’anno coincide con un periodo in cui, sia nel 2015 che nel 2016, l’Autorità per l’energia elettrica (AEEGSI) ha deciso di ridurre il prezzo di riferimento dell’elettricità.

Negli aggiornamenti trimestrali di gennaio e aprile dei due anni in studio, in effetti, l’Autorità ha deliberato diminuzioni del prezzo dell’energia, specificamente tra l’1,1% e il 5%. È probabile che, approfittando dei costi in discesa, gli utenti italiani siano stati invogliati a valutare diverse proposte e a capire con quale si potesse risparmiare di più.

Una situazione piuttosto opposta si è verificata invece nel 2015, dove il mese in cui sono stati effettuati la maggior parte dei confronti è stato ottobre. In questo caso, è molto probabile che il maggior interesse da parte degli italiani a cambiare fornitore in quel momento abbia risposto all’aumento sul prezzo dell’elettricità deciso dall’AEEGSI, che nell’aggiornamento di ottobre 2015 è stato pari al +3,4%. Quasi sicuramente questo rincaro, che ricordiamo colpisce soltanto gli utenti in maggior tutela, ha spinto agli italiani a cercare un’offerta più economica sul mercato libero.

In ogni caso, nonostante l’avvicinarsi del probabile obbligo di passare al mercato libero (previsto nel 2019) negli ultimi due anni gli italiani sembrano meno interessati a confrontare offerte energetiche: le ricerche generali per il confronto tariffe luce sono diminuite del 7% in tutta Italia tra il 2015 e il 2016. Questo mancato interesse, come vedremo, rischierebbe di far perdere alle famiglie le numerose opportunità di risparmio presenti sul mercato libero dell’energia.

Tariffe biorarie, in certe regioni poco ricercate

L’introduzione del regime tariffario a fasce orarie da parte dell’Autorità per l’energia nel 2010 ha riscosso un importante successo. Grazie a queste tipologie di offerte biorarie o multiorarie, ricordiamo, è possibile pagare un prezzo più basso per i consumi elettrici effettuati durante la sera dei giorni feriali e durante tutto il giorno nei weekend e in occasione delle festività nazionali. Questa differenziazione dei prezzi rende possibile risparmiare sulla bolletta della luce, spostando la maggior parte dei consumi verso gli orari agevolati.

Tuttavia, col passare degli anni la differenza di prezzi previsti per l’orario di picco e quello agevolato si è ridotta, di conseguenza è diminuito anche il vantaggio ottenibile grazie a questo sistema. Inoltre, in uno studio precedente condotto da SosTariffe.it sulla convenienza delle offerte biorarie, è stato dimostrato che con le tariffe di questo tipo è possibile ridurre le bollette, ma anche che per ottenere un vero risparmio è necessario spostare almeno il 70% dei consumi energetici verso le fasce orarie agevolate.

Quasi con sicurezza, ai nuclei familiari con più componenti o laddove ci sia sempre qualcuno a casa, diventa molto difficile raggiungere quel livello di spostamento dei consumi.

Lo studio di SosTariffe.it ha quindi voluto indagare quanto siano ancora appetibili per gli italiani le tariffe biorarie dell’energia elettrica e se ci siano differenze a livello regionale.

I risultati dimostrano che, a livello nazionale, l’interesse degli italiani per le offerte biorarie dell’energia è in discesa, con un -6% delle ricerche di questo tipo di tariffe tra il 2015 e il 2016.

Tuttavia, ci sono differenze a livello regionale. In Piemonte, ad esempio, gli utenti che hanno ricercato tariffe biorarie nel 2016 sono aumentati del 5,8%, e del 3,24% in Lombardia. Queste sono, in effetti, le regioni più interessate alle offerte multiorarie, insieme al Lazio, al Veneto e alla Toscana, seppur in questi territori la ricerca di queste tariffe sia mediamente scesa tra il 2015 e il 2016. Cresce, invece, l’interesse per le offerte biorarie in Puglia e Friuli-Venezia-Giulia.

Poco interessati, infine, gli utenti di Basilicata, Campania, Sicilia, Liguria e Trentino Alto Adige.

Ripartizione dei consumi: gli italiani la mettono in pratica nel modo giusto?

Per ottenere un risparmio con le offerte biorarie dunque bisogna effettuare una corretta ripartizione dei consumi elettrici: quanto riescono gli italiani a spostare i consumi verso le fasce orarie agevolate?

Risponde a questa domanda sempre SosTariffe.it, che ha analizzato la ripartizione media dei consumi in fascia F1 e F2, dichiarata dagli utenti che si sono interessati alle offerte biorarie nel 2016, organizzando successivamente i dati per regione.

Così, si è visto che gli utenti del Molise sono quelli che possono risparmiare di più con le offerte biorarie della luce, poiché riescono a spostare in media il 72% dei consumi elettrici verso la sera, il weekend o i festivi.

Le tariffe biorarie vanno bene anche per i consumatori della Puglia e della Calabria, che concentrano un 66% e 65%, rispettivamente, dei consumi elettrici nelle ore più convenienti. Poca convenienza invece per i residenti in Umbria, che mediamente riescono a spostare soltanto un 39% dei consumi verso le fasce F1 e F2: a questi utenti convengono sicuramente di più le offerte monorarie della luce.

A chi convengono le tariffe biorarie

Le offerte biorarie prevedono opportunità di risparmio reali e sono ideali per certi profili di consumatori, ovvero:

  • Per chi vive da solo e passa la maggior parte della giornata in ufficio o università rientrando solo la sera;
  • Per le coppie o le famiglie che hanno pochi figli, i quali passano gran parte del tempo a scuola;
  • Per chiunque si abitua a svolgere le faccende domestiche che richiedono l’utilizzo di più elettrodomestici (ad esempio, usando l’aspirapolvere, il ferro da stiro o la lavatrice) durante la sera o il weekend;
  • Per gli utenti con bassi consumi energetici e che possiedono un numero limitato di elettrodomestici.

Con una buona ripartizione dei consumi sarà possibile risparmiare fino al 12% in bolletta, che per una famiglia tipo (tre componenti, consumi 2.900 kWh/anno) può significare evitare lo sborso di 65 Euro all’anno.

Conviene interessarsi al mercato libero dell’energia

Sulla completa abolizione del mercato tutelato nel 2019 non si hanno ancora tutte le certezze, ma è molto probabile che a partire dall’anno prossimo le famiglie debbano necessariamente scegliere il proprio fornitore luce tra le diverse proposte sul mercato libero.

Quest’obbligo rappresenta anche un vantaggio, tenendo conto che attualmente passare al mercato libero consente di risparmiare fino al 15,5% in bolletta, che per una famiglia numerosa (5 componente, consumi 6.300 kWh anno) può tradursi in una spesa annua ridotta di 191 Euro.

Cambiare il proprio fornitore energetico è una procedura completamente gratuita, a prescindere dall’offerta scelta. Inoltre, non servono modifiche al contatore né agli impianti e la continuità del servizio durante il periodo di transizione tra un gestore e l’altro è garantita dall’Autorità per l’energia.

È possibile, infine, esercitare il diritto di recesso dal contratto firmato entro 14 giorni dalla stipula, senza dover dare nessuna spiegazione né corrispondere alcuna penale o spesa.

I dati sono stati estrapolati da SosTariffe.it grazie allo strumento di comparazione delle tariffe energia elettrica che consente di confrontare le proposte commerciali delle principali compagnie attive in Italia: http://www.sostariffe.it/energia-elettrica/.

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Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte – da Il Fatto Quotidiano

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Fonte: Il Fatto Quotidiano del 16 luglio 2018, in edicola

di Patrizia De Rubertis

Verso la liberalizzazione . I milioni di euro di multa inflitti a Eni per la scorretta fatturazione dei consumi

Il provvedimento dell’Antitrust trae origine dalle segnalazioni dei consumatori che hanno lamentato maxi conguagli sulle bollette del 2007 Luce e gas, via al portale statale ma senza comparare le offerte.

La piattaforma dell’Authority riporta i prezzi del mercato libero e non quelli del tutelato » 

Ventidue milioni di consumatori dell’energia e 18 milioni del gas entro il primo luglio 2019 dovranno obbligatoriamente passare al mercato libero, così come ha deciso il ddl Concorrenza. Ma, salvo un ulteriore slittamento deciso dal governo nei prossimi mesi, questo passaggio iniziato nel 2009 potrebbe essere “subito” dalle famiglie che ignorano l’avvento della rivoluzione che mette fine al mercato libero. Con la concreta possibilità, tuttavia, di non scegliere il nuovo gestore che soddisfi le proprie esigenze e il serio pericolo di pagare una bolletta più cara. Tanto che, secondo un sondaggio effettuato dall’associazione Codici, un terzo delle famiglie non sa quanto spende davvero in elettricità e gas, mentre 1’80% ignora addirittura il tipo mercato in cui si trova. COSÌ, se la liberalizzazione del mercato nasce da un’esigenza di maggior concorrenza tra gli operatorie di più ampi margini di guadagno che possano portare a maggiori investimenti sul settore, le offerte “libere” già presenti sul mercato non sempre si sono rivelate convenienti. Senza giri diparole, quello che difatto ha sempre bloccato il passaggio (nel 2016 ultimo dato disponibile nel mercato libero c’era solo il 34,4% dei clienti domestici dell’elettricità e poco meno del 38% del gas) è la paura della mancanz a di trasparenza. Fino ad oggi, infatti, chi ha abbandonato consapevolmente il mercato libero (ma è alta lapercentuale dei clienti ai quali sono stati “estorti” contratti stipulati tramite reti di agenti che operano porta a porta o attraverso il teleselling), dopo la scadenza del primo anno quello su cui solitamente viene applicata una forte scontistica si è ritrovato a pagare più di prima. Mentre solo i più smanettoni che hanno sottoscritto i contratti via web sono riusciti a risparmiare fino al13%, secondole elaborazionidiRef Ricerche. Facciamo chiarezza. Alle decine di operatori di call center e agli emissari porta a porta che in queste settimane stanno telefonando o scampanellando a casa per comunicare che entro il mese in corso bisogna passare al mercato libero, va subito risposto che c’è ancora un anno di tempo per prendere una decisione così importante che vede sul piatto migliaia di euro all’anno che si sborsano per le bollette della luce e del gas. La scomparsa del mercato a maggior tutela significa, infatti, scegliere personalmente il proprio fornitore (come si fa con la telefonia), dal momento che non ci sarà più un garante, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che ogni tre mesi stabilisce il prezzo di luce e gas. Un importo, frutto dell’acquisto collettivo di energia senza ricarichi, salvo i rialzi che si registrano solitamente per la corsa del petrolio. E che per ilterzo trimestre equivalgono a un +6,5% per l’elettricità e il +8,2% per il gas, che per una famiglia tipo equivalgono a un aumento di spesa da 24 euro all’anno.

COME FARE, quindi, a decidere a quale gestore affidarsi, la forma contrattuale da sottoscrivere (monoraria, bioraria, multioraria) e la condizione di prezzo (fissa, variabile)? E perché proprio queste tre domande? Sono i quesiti che pone il “Portale offerte”, il sito operativo da inizio mese e realizzato dall’Acquirente Unico sulla base delle indicazioni fornite dall’Arera. Iniziativalodevole che dovrebbe aiutare le famiglie a individuare l’offerta più vantaggiosa rispetto al proprio profilo di consumo visualizzando le cosiddette offerte “placet”, vale a dire le proposte commerciali per i clienti domestici che contengono un prezzo determinato dal venditore, ma a condizioni contrattuali e struttura di prezzo definiti dall’Authority. Noi abbiamo fatto la prova sul campo. Quasi impossibile trovare il sito che non solo non è indicizzato sui motori di ricerca, ma non è neanche promosso sul sito dell’Arera, dove tra i banner in bella evidenza, campeggia ancora il “Trova offerte”, il vecchio comparatore. Poi, una volta che si inseriscono i dati, l’offerta del fornitore che esce è alquanto improbabile: un gruppo sconosciuto che riconduce a un sito assi lontano dal concetto di trasparenza tariffaria. “Questo portale ingenera solo confusione in un settore già di per sé molto complicato”, commenta Luigi Gabriele di Codici. Che spiega: “Peccato che si siano dimenticati di comparare queste offerte con il prezzo del servizio ditutela, ossia proprio con il parametro di riferimento piu importante; inoltre mancano le offerte green, qualsiasi informazione sui bonus destinate alle fasce più deboli”. E dal nostro . Dal canto suo l’Acquirente unico si discolpa spiegando che il sito è in fase di rodaggio e che la comparazione tra le offerte avverrà per gradi: a dicembre verranno pubblicate tutte le offerte esistenti sul mercato. Ma il peccato originale della mancata comparazione con il prezzo della tutela resterà.

L’aumento della spesa per luce (+6,5%) e gas (+8,2%) della famiglia tipo nel mercato tutelato per il terzo trimestre 34,4% La quota dei clienti domestici che nel 2016 sono passati al mercato libero dell’elettricità Sul fronte del gas, la percentuale è poco meno del 38% 21% La quota totale sul mercato libero che detiene Enel. Edison è al 6,1%, Eni al 5,5% e agli altri operatori va il 24,9% Alt 1.6 r 72). tr. . r. . 41 ».. . 1¦Igh tie ” Contratto Placet È la nuova proposta ibrida che i rivenditori devono fornire per agevolare gli utenti

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Consumatori

Bollette LUCE E GAS – Bomba ad orologeria per il governo giallo-verde

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di Luigi Gabriele – (ringrazio per gli spunti tecnici Giuseppe Dell’Acqua Brunone- Markettaro dell’energia)

Dalla relazione annuale ARERA relativa all’anno 2017 sul settore Elettrico,  relazione che l’Autorità avrebbe dovuto presentare alle Camere come prevede la legge e che invece, per la prima volta nella storia, non è stato fatto, emerge una situazione a tinte fosche e potenzialmente una bomba per il Governo in carica, in vista della piena liberalizzazione del luglio 2019.

Un’Autorità di regolazione che decide di non adempiere a questo obbligo normativo, pubblicando unicamente sul proprio sito una relazione dalla quale appare chiaro che 3 soli operatori coprono il 45% del mercato mentre il 75% è suddiviso tra 16, ci lascia con l’amaro in bocca e con più di qualche dubbio.

Cosa emerge? Sul libero mercato, i primi 20 operatori hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 hanno solo il 22% e più semplicemente che, si può essere un fornitore di energia anche con lo 0,01% del mercato e questo, se da una parte ci preoccupa, dall’altra ci rincuora per il fatto che in qualsiasi momento qualcuno con una tecnologia o una modalità dirompente potrebbe cambiare le carte in tavola.

Nel 2017 sono nati 22 nuovi fornitori e quasi sempre sono piccoli reseller molto aggressivi dal punto di vista commerciale, o molto fantasiosi, e questo non è una dramma, purché operino in maniera “pulita”.

Ben tre milioni ed 800 mila consumatori hanno cambiato fornitore almeno 1 volta, inoltre il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. Sembra che siano orientati prevalentemente verso i principali operatori ma, tra sanzioni dell’Antitrust sempre più rilevanti sul profilo della reputazione e consumatori cavillosi che effettuano ricerche on line estremamente profilate, di fatto, tutto questo sta cambiando notevolmente il mercato, grazie anche al nostro ruolo che ci vede e ci vedrà sempre più presenti sui principali media nazionali nel parlare di utenze in vista della fine della tutela.

Lo attestano le domande più svariate che ci vengono rivolte e la forte esigenza nel comprendere cosa sta accadendo. Qualcosa quindi sta cambiando e prevediamo che molto cambierà nell’atteggiamento dei consumatori, ma soprattutto prevediamo che il luogo principale del cambiamento sarà la rete.

Non è un caso che il SUD abbia il più basso tasso di switching verso il libero mercato, questo dimostra ancora una volta che il cambiamento è un fattore comportamentale che, a mio avviso, seguirà la scia del mercato TLC prima, e delle assicurazioni, dei viaggi, dell’e-commerce poi.

Saranno i dispositivi e la tecnologia a cambiare tutto. Siamo già nell’era Blockchain, dell’IA, del quantum computing e dei big data, tutto quindi si fa molto più emozionante ed avvincente.

Ricapitolando: ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) ma al 1° luglio 2019 dovranno necessariamente aver scelto. Bella sfida! Non ho mai visto nei miei 10 anni di esperienza nel consumerismo un cambiamento così radicale, se vogliamo disruptive.

 

Prevedo di tutto, ma soprattutto che gli elementi principali da tenere in considerazione saranno: reputazione e fidelizzazione.

Sul profilo commerciale appare interessante che solo il 14,6% abbia scelto un contratto dual fuel.

L’italiano comunque nel 63% dei casi preferisce la proposta monoraria (nonostante da sempre abituato alle fasce), l’84% preferisce il prezzo fisso come per il settore bancario nei mutui e solo il 5% gradisce una clausola di durata minima, questo significa che non ci piace essere sposati troppo a lungo a meno che non si tratti di una coppia felice.

Chi ha scelto opzioni aggiuntive, per il 45% è sensibile all’energia verde, un altro 45% ama la raccolta punti, il 5% prodotti per risparmio o efficienza energetica.  Insomma, basta con le lampadine e le lavatrici, il consumatore vuole energia pulita e sentirsi coccolato con dei regalini di tanto in tanto.

In tutto questo, il 3,8% degli utenti ha sottoscritto un contratto online, ma l’80% dei fornitori non prevede offerte Web(sic.). Ecco la super classifica show!

Stupisce che, tra tutti questi dati le quattro cose messe in campo per sostenere il passaggio verso la liberalizzazione, ovvero: tutela simile, portale offerte, offerta Placet e albo operatori, siano tutti e quattro un fallimento regolatorio ed operativo.

Quindi non stupirà se pronostichiamo che il Governo e il Parlamento avranno grossi grattacapi sia sotto l’assetto comunicativo che gestionale, quando si troveranno 30 milioni di italiani imbufaliti perché non hanno capito cosa fare e non troveranno nessun vantaggio!

Ricordiamo che nella nostra ultima indagine, su un campione di 2000 consumatori è emerso che gli italiani per l’80% non sanno cos’è il mercato libero e quello tutelato, ma soprattutto al 90% non conoscono il prezzo dell’energia e del gas.

Come gestire questa situazione, visto anche che ormai sulle nostre bollette il 60% di entrambe(luce e gas) serve a coprire oneri che nulla hanno a che vedere con la materia prima?

Cosa accadrà?

“Se le formiche si mettessero d’accordo potrebbero spostare un elefante”, quindi l’informazione degli utenti potrebbe spostare non solo le fette di mercato che prima abbiamo detto essere concentrate, ma anche l’orientamento e il giudizio politico sulle scelte energetiche.

In bocca al lupo a tutti

Di Luigi Gabriele

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Autostrade: rincari sui pedaggi delle A24 e A25 | Stangata del +12,89% dal 1° gennaio 2018

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CODICI si oppone all’aumento delle tariffe autostradali

L’Associazione CODICI contesta il continuo aumento dei pedaggi autostradali. In particolare, nella zona tra Roma e le aree interne del centro Italia, sulla A24 e A25, stiamo assistendo ad un ulteriore aumento che mette a duramente alla prova il diritto alla mobilità di tanti cittadini e pendolari che affrontano ogni giorno quelle tratte e devono far fronte a costi insostenibili, spesso non avendo alternative ferroviarie a disposizione.

Il Sottosegretario ai Trasporti Dell’Orco, nel recente incontro con i Sindaci di Lazio e Abruzzo, riconduce il problema al pronunciamento del Tar sulla concessione in atto con Società Strada dei Parchi spa, di proprietà dell’imprenditore Carlo Toto, concessionario sia della A24 che della A25 e assicura che farà accelerare l’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario, a cui è legata la convenzione.

Le richieste più urgenti attualmente sono: la ridefinizione dei criteri di concessione al fine di garantire una tariffa adeguata per un’area interna svantaggiata, una gestione pubblica dei tratti, che quindi dovrebbero tornare all’Anas, il declassamento della tratta A24 da ‘montana’ a ‘non montana’ nel tratto laziale, il congelamento al 12% degli aumenti, oltre ad una riduzione tariffaria almeno per i pendolari, attraverso abbonamenti calmierati, annunciati ma mai realizzati.

Secondo il dossier realizzato da CODICI, la situazione delle Autostrade in Italia è critica proprio a causa di questo sistema di concessioni, penalizzato dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari.

L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e  sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.

“Chiediamo al Ministero dei Trasporti una soluzione strutturale e programmatica che porti davvero a calmierare il prezzo delle tariffe autostradali –  afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi”.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, invitiamo i lettori a seguire il servizio video sul tema: https://www.spazioconsumatori. tv/media-gallery/1530- autostrade-in-italia-dossier- codici-pochi-investimenti.html

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