Seguici su

Consumatori

Intaliani non interessati al mercato Libero energia. Lo dice persino un comparatore

Pubblicato

il

Gli italiani sembrano aver perso interesse verso le offerte per l’energia elettrica, malgrado si avvicini la possibile eliminazione del Mercato Tutelato e nonostante le evidenti opportunità di risparmio con il mercato libero. Tra il 2015 e il 2016, i confronti di tariffe luce nella ricerca di una proposta vantaggiosa è sceso del 7,24%, con forti differenze regionali. Anche le tariffe biorarie hanno meno fascino in alcune regioni, con un -6% nei confronti di offerte a livello nazionale tra il 2015 e il 2016. Nelle regioni del Sud si sfrutta meglio la ripartizione dei consumi di sera e nel fine settimana.

Quanto sono interessati gli italiani a confrontare le tariffe energia elettrica per risparmiare? Sempre di meno, a giudicare dall’ultimo osservatorio sull’energia di SosTariffe.it, che ha analizzato tutti i preventivi effettuati sul portale durante il 2015 e il 2016 sul comparatore di tariffe luce del portale, individuando le differenze a livello regionale nella ricerca di proposte commerciali più vantaggiose.

Il confronto delle tariffe energetiche consente agli utenti di valutare diverse proposte commerciali e di scegliere l’offerta più conveniente secondo il proprio profilo di consumo. Passare al mercato libero dell’energia elettrica scegliendo il proprio fornitore luce è possibile in Italia sin dal 2007, da quando è stato completamente liberalizzato il mercato energetico del nostro Paese. Ciononostante, sebbene le opportunità di risparmio del mercato libero – rispetto alla tariffa a Maggior Tutela – siano evidenti, sono ancora molti gli utenti che preferiscono rimanere con il vecchio fornitore, accettando i prezzi decisi dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), che vengono aggiornati ogni tre mesi.

Il passaggio al mercato libero è, per ora, opzionale. Tuttavia, è prevista per il 2018 (successivamente rinviato al 2019) la completa abolizione del regime tutelato, che porterà come conseguenza la necessità per tutte le famiglie italiane di dover scegliere la propria tariffa luce tra le diverse proposte sul mercato.

In questo nuovo osservatorio, SosTariffe.it ha cercato di stimare l’interesse degli italiani per il confronto delle offerte per l’energia più vantaggiose rispetto al contratto attivo. A tale scopo sono stati analizzati i confronti effettuati dagli utenti sul comparatore per tariffe energia elettrica (https://www.sostariffe.it/energia-elettrica/) durante il 2015 e il 2016, individuando eventuali differenze mensili e organizzando i dati per regione.

I dati dello studio di SosTariffe.it sui confronti delle offerte energia elettrica sono riassunti in tabella.

In quale periodo dell’anno si cercano offerte per l’energia elettrica?

Come si può vedere dai dati elaborati da SosTariffe.it, la maggior parte delle ricerche di tariffe luce si concentra nei primi mesi dell’anno, sintomo che per gli italiani questo è il periodo più adeguato per individuare un’offerta migliore per l’energia elettrica. Tra gennaio e maggio 2016, infatti, si sono concentrate oltre il 56% di tutte le richieste.

D’altronde, la tendenza a cercare un nuovo fornitore luce durante l’inizio dell’anno è in evidente crescita: nel 2016 le comparazioni per ricercare l’offerta migliore ad aprile sono aumentate di oltre il 56% rispetto all’anno precedente e del 48,9% a maggio.

Questo maggior interesse degli italiani per trovare una tariffa luce vantaggiosa durante i primi mesi dell’anno coincide con un periodo in cui, sia nel 2015 che nel 2016, l’Autorità per l’energia elettrica (AEEGSI) ha deciso di ridurre il prezzo di riferimento dell’elettricità.

Negli aggiornamenti trimestrali di gennaio e aprile dei due anni in studio, in effetti, l’Autorità ha deliberato diminuzioni del prezzo dell’energia, specificamente tra l’1,1% e il 5%. È probabile che, approfittando dei costi in discesa, gli utenti italiani siano stati invogliati a valutare diverse proposte e a capire con quale si potesse risparmiare di più.

Una situazione piuttosto opposta si è verificata invece nel 2015, dove il mese in cui sono stati effettuati la maggior parte dei confronti è stato ottobre. In questo caso, è molto probabile che il maggior interesse da parte degli italiani a cambiare fornitore in quel momento abbia risposto all’aumento sul prezzo dell’elettricità deciso dall’AEEGSI, che nell’aggiornamento di ottobre 2015 è stato pari al +3,4%. Quasi sicuramente questo rincaro, che ricordiamo colpisce soltanto gli utenti in maggior tutela, ha spinto agli italiani a cercare un’offerta più economica sul mercato libero.

In ogni caso, nonostante l’avvicinarsi del probabile obbligo di passare al mercato libero (previsto nel 2019) negli ultimi due anni gli italiani sembrano meno interessati a confrontare offerte energetiche: le ricerche generali per il confronto tariffe luce sono diminuite del 7% in tutta Italia tra il 2015 e il 2016. Questo mancato interesse, come vedremo, rischierebbe di far perdere alle famiglie le numerose opportunità di risparmio presenti sul mercato libero dell’energia.

Tariffe biorarie, in certe regioni poco ricercate

L’introduzione del regime tariffario a fasce orarie da parte dell’Autorità per l’energia nel 2010 ha riscosso un importante successo. Grazie a queste tipologie di offerte biorarie o multiorarie, ricordiamo, è possibile pagare un prezzo più basso per i consumi elettrici effettuati durante la sera dei giorni feriali e durante tutto il giorno nei weekend e in occasione delle festività nazionali. Questa differenziazione dei prezzi rende possibile risparmiare sulla bolletta della luce, spostando la maggior parte dei consumi verso gli orari agevolati.

Tuttavia, col passare degli anni la differenza di prezzi previsti per l’orario di picco e quello agevolato si è ridotta, di conseguenza è diminuito anche il vantaggio ottenibile grazie a questo sistema. Inoltre, in uno studio precedente condotto da SosTariffe.it sulla convenienza delle offerte biorarie, è stato dimostrato che con le tariffe di questo tipo è possibile ridurre le bollette, ma anche che per ottenere un vero risparmio è necessario spostare almeno il 70% dei consumi energetici verso le fasce orarie agevolate.

Quasi con sicurezza, ai nuclei familiari con più componenti o laddove ci sia sempre qualcuno a casa, diventa molto difficile raggiungere quel livello di spostamento dei consumi.

Lo studio di SosTariffe.it ha quindi voluto indagare quanto siano ancora appetibili per gli italiani le tariffe biorarie dell’energia elettrica e se ci siano differenze a livello regionale.

I risultati dimostrano che, a livello nazionale, l’interesse degli italiani per le offerte biorarie dell’energia è in discesa, con un -6% delle ricerche di questo tipo di tariffe tra il 2015 e il 2016.

Tuttavia, ci sono differenze a livello regionale. In Piemonte, ad esempio, gli utenti che hanno ricercato tariffe biorarie nel 2016 sono aumentati del 5,8%, e del 3,24% in Lombardia. Queste sono, in effetti, le regioni più interessate alle offerte multiorarie, insieme al Lazio, al Veneto e alla Toscana, seppur in questi territori la ricerca di queste tariffe sia mediamente scesa tra il 2015 e il 2016. Cresce, invece, l’interesse per le offerte biorarie in Puglia e Friuli-Venezia-Giulia.

Poco interessati, infine, gli utenti di Basilicata, Campania, Sicilia, Liguria e Trentino Alto Adige.

Ripartizione dei consumi: gli italiani la mettono in pratica nel modo giusto?

Per ottenere un risparmio con le offerte biorarie dunque bisogna effettuare una corretta ripartizione dei consumi elettrici: quanto riescono gli italiani a spostare i consumi verso le fasce orarie agevolate?

Risponde a questa domanda sempre SosTariffe.it, che ha analizzato la ripartizione media dei consumi in fascia F1 e F2, dichiarata dagli utenti che si sono interessati alle offerte biorarie nel 2016, organizzando successivamente i dati per regione.

Così, si è visto che gli utenti del Molise sono quelli che possono risparmiare di più con le offerte biorarie della luce, poiché riescono a spostare in media il 72% dei consumi elettrici verso la sera, il weekend o i festivi.

Le tariffe biorarie vanno bene anche per i consumatori della Puglia e della Calabria, che concentrano un 66% e 65%, rispettivamente, dei consumi elettrici nelle ore più convenienti. Poca convenienza invece per i residenti in Umbria, che mediamente riescono a spostare soltanto un 39% dei consumi verso le fasce F1 e F2: a questi utenti convengono sicuramente di più le offerte monorarie della luce.

A chi convengono le tariffe biorarie

Le offerte biorarie prevedono opportunità di risparmio reali e sono ideali per certi profili di consumatori, ovvero:

  • Per chi vive da solo e passa la maggior parte della giornata in ufficio o università rientrando solo la sera;
  • Per le coppie o le famiglie che hanno pochi figli, i quali passano gran parte del tempo a scuola;
  • Per chiunque si abitua a svolgere le faccende domestiche che richiedono l’utilizzo di più elettrodomestici (ad esempio, usando l’aspirapolvere, il ferro da stiro o la lavatrice) durante la sera o il weekend;
  • Per gli utenti con bassi consumi energetici e che possiedono un numero limitato di elettrodomestici.

Con una buona ripartizione dei consumi sarà possibile risparmiare fino al 12% in bolletta, che per una famiglia tipo (tre componenti, consumi 2.900 kWh/anno) può significare evitare lo sborso di 65 Euro all’anno.

Conviene interessarsi al mercato libero dell’energia

Sulla completa abolizione del mercato tutelato nel 2019 non si hanno ancora tutte le certezze, ma è molto probabile che a partire dall’anno prossimo le famiglie debbano necessariamente scegliere il proprio fornitore luce tra le diverse proposte sul mercato libero.

Quest’obbligo rappresenta anche un vantaggio, tenendo conto che attualmente passare al mercato libero consente di risparmiare fino al 15,5% in bolletta, che per una famiglia numerosa (5 componente, consumi 6.300 kWh anno) può tradursi in una spesa annua ridotta di 191 Euro.

Cambiare il proprio fornitore energetico è una procedura completamente gratuita, a prescindere dall’offerta scelta. Inoltre, non servono modifiche al contatore né agli impianti e la continuità del servizio durante il periodo di transizione tra un gestore e l’altro è garantita dall’Autorità per l’energia.

È possibile, infine, esercitare il diritto di recesso dal contratto firmato entro 14 giorni dalla stipula, senza dover dare nessuna spiegazione né corrispondere alcuna penale o spesa.

I dati sono stati estrapolati da SosTariffe.it grazie allo strumento di comparazione delle tariffe energia elettrica che consente di confrontare le proposte commerciali delle principali compagnie attive in Italia: http://www.sostariffe.it/energia-elettrica/.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Voli cancellati, la compagnia deve rimborsare tutto

Pubblicato

il

Fonte: ECC-NET

In caso di cancellazione di un volo, il rimborso dovuto dalla compagnia aerea al passeggero comprende anche le commissioni riscosse dall’intermediario, purché la compagnia fosse a conoscenza della corresponsione delle stesse al momento dell’acquisto.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Ue, intervenuta ancora una volta a definire e incrementare le tutele dei passeggeri aerei previste dal Regolamento UE 261/04 in occasione di un rinvio pregiudiziale effettuato dal tribunale di Amburgo. Il giudice tedesco era stato investito di una controversia insorta a seguito della cancellazione di un volo Amburgo-Faro della Vueling Airlines, per il quale il sig. Dirk Harms aveva acquistato sei biglietti attraverso l’intermediazione di un noto sito comparatore di tariffe (Opodo.de). A seguito del disservizio, il sig. Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso del totale pagato ad Opodo, pari a 1108,88 euro, ma la Vueling ha accettato di corrispondere la somma di 1031,88 euro, rifiutando fermamente di rimborsare 77 euro, pari alle commissioni ricevute dall’intermediario. Il tribunale di Amburgo, adito dal sig. Harms, ha interpellato, mediante rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia per ottenere un’interpretazione dell’art. 8 del Regolamento che attribuisce al passeggero, in caso di cancellazione, il diritto al rimborso del <<prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato>>. Il tribunale, nello specifico, ha chiesto “se la nozione di rimborso (…) debba essere interpretata nel senso che debba ivi intendersi la somma versata dal passeggero per il biglietto aereo in questione o se occorra invece fare riferimento alla somma effettivamente percepita dal vettore aereo avversario qualora, nel processo di prenotazione, sia intervenuta una società di intermediazione che, senza peraltro dichiararlo, lucri la differenza tra l’importo corrisposto dal passeggero e quello percepito dal vettore aereo”.

La Corte ha dichiarato che la commissione riscossa da un intermediario presso un passeggero, al momento dell’acquisto di un biglietto, deve, in linea di principio, essere considerata come una componente del prezzo da rimborsare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, ma che tale inclusione deve essere soggetta a taluni limiti, tenuto conto degli interessi dei vettori aerei che essa mette in discussione. È necessario cioè verificare se la compagnia aerea fosse a conoscenza della corresponsione della somma all’intermediario al momento dell’acquisto e, solo in caso positivo, considerare la commissione ai fini della corresponsione del rimborso.

Tale interpretazione è in linea con gli obiettivi del Regolamento 261 il quale, come ribadito dai giudici di Lussemburgo, mira a garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri, ma anche ad assicurare un equilibrio tra gli interessi di tali passeggeri e quelli dei vettori aerei.

 

Continua a leggere

Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

Pubblicato

il

La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

Continua a leggere

Consumatori

Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

Pubblicato

il

Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

Continua a leggere