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Interruzioni di elettricità, in calo, ma in Sicilia ancora esistono quelle per furti

Elettricità: minimo storico per numero e durata interruzioni, in 13 anni ridotti del 65% i minuti persi.
In calo il divario Nord-Sud dove pesa ancora il fenomeno furti

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in calo il divario Nord-Sud dove pesa ancora il fenomeno furti
Milano, 10 dicembre 2014 – Nel 2013 si è raggiunto il minimo storico per la durata e il numero delle interruzioni di responsabilità dei distributori di energia elettrica, scesi rispettivamente a 39 minuti e a 3 all’anno a livello nazionale, con una riduzione dei minuti persi del 65% rispetto al 2000, anno di introduzione della regolazione incentivante. Sono i risultati del meccanismo di premi e penalità dell’Autorità per il miglioramento del servizio di distribuzione, approvati con la delibera 547/2014/R/eel.
I dati sulla durata (Fig. A e B) e sul numero di interruzioni (Fig. C) si riferiscono alle interruzioni di diretta responsabilità dei distributori, escludendo quelle con preavviso, quelle causate da eventi meteorologici eccezionali e in genere da forza maggiore; il numero di interruzioni riguarda quelle lunghe, di durata superiore a tre minuti, e quelle brevi, di durata compresa tra un secondo e tre minuti.
La regolazione dell’Autorità in caso di interruzioni particolarmente lunghe prevede un indennizzo automatico di 30 euro se non vengono rispettati i tempi massimi di ripristino1, aumentato di 15 euro ogni ulteriore 4 ore di interruzione, fino a un massimo di 300 euro.
Nel dettaglio, nel 2013 la durata media delle interruzioni per utente di responsabilità dei distributori è stata di 39 minuti a livello nazionale, al Nord Italia è stata di 28 minuti, di 37 minuti al Centro e di 55 minuti al Sud; il numero di interruzioni senza preavviso lunghe e brevi è stato di 3,13 per utente a livello nazionale, con un miglioramento del 32% rispetto al 2008 (quando è stata introdotta la specifica regolazione), con 2,13 interruzioni al Nord Italia, 2,74 al Centro e 4,79 al Sud.
Si riduce la forbice nel divario Nord-Sud: se infatti la differenza in minuti persi tra le 2 aree del Paese nel 2012 era di 37 minuti (27 minuti persi al Nord contro i 64 al Sud), nel 2013 la differenza si è ridotta a 27 minuti (28 minuti persi al Nord contro i 55 al Sud).
Dall’analisi regionale della durata delle interruzioni (Fig. D) emerge poi come al Sud nel 2013 pesi ancora il fenomeno dei furti di rame nelle reti (cavi e trasformatori) che portano ad interruzioni: in media nell’area Sud hanno provocato 95 minuti di ulteriori interruzioni per utente, con punte di 259 minuti in Sicilia e di 129 in Puglia.
Il procedimento di riconoscimento dei premi e penalità è avvenuto anche a seguito delle verifiche ispettive effettuate in collaborazione con la Guardia di Finanza, finalizzate al controllo della veridicità dei dati sulla continuità trasmessi dalle 30 imprese distributrici interessate alla regolazione. In totale, a fronte di 23,2 milioni di euro di penalità, sono stati erogati premi per circa 77 milioni di euro.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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