Sul penultimo numero di Plus, inserto de Il Sole 24 Ore in edicola ogni sabato, ci sono spunti utili per capire come viene gestito un generico patrimonio appartenente ad una famiglia italiana. Premettiamo subito che si tratta di un bel patrimonio, complessivamente pari a 270 mila euro ed appartenente a due pensionati 80enni.

Questa la ripartizione del patrimonio:

  • 41% BTp Italia «acquistati – si legge su Plus24 – a prezzi di poco superiori al valore nominale, con varie scadenze»;
  • 24% BTp;
  • 9% CcT eu con scadenza 12/12/2015;
  • 7,5% obbligazioni step/up «della nostra banca con scadenza 2018 e con rendimento netto 1,85%;
  • 8,5 su conto deposito vincolato a un anno con scadenza 02/05/2015 e rendimento netto 0,92%
  • 6,6% «nel fondo Templeton global bond Aydis euro, valore quota 16,18 acquistato nel 2012»;
  • 3,7% «nel fondo Arca bond paesi emergenti – valore 16,98 acquistato a fine 2013»;
  • 3% su conto corrente.

Tirando le somme, questa coppia di anziani possiede solo 8mila euro su conto corrente mentre tutto il resto è stato investivo in modo diversificato, ma con evidente prevalenza di titoli di Stato italiani. Alla email inviata a Plus24 dalla coppia ha risposto Marco Liera di www.youinvest.org, il quale sostanzialmente ha avuto poco da eccepire nei confronti di tale ripartizione.

Sintetizzando quando riportato su Plus 24 si evince che fatta eccezione per gli stress testi della Bce che potrebbero favorire il sorgere di qualche grattacapo sui bond bancari, e la minima porzione di risorse patrimoniali destinata ai fondi obbligazionari dei paesi emergenti, i più rischiosi, la decisione di investire quasi tre quarti del patrimonio stesso «nell’emittente Repubblica Italiana» garantisce un’adeguata sicurezza. Certo si può fare di meglio ad esempio investendo anche in Bund tedeschi, ma in tal caso bisogna essere disposti ad accettare rendimenti più bassi rispetto a quelli italiani.