I dati qui presentati incorporano la revisione dei conti nazionali relativa al biennio 2011-2012, effettuata per tenere conto delle informazioni ricevute dall’Istat dopo la stima pubblicata a marzo 2013. I paragrafi finali del comunicato sono dedicati a illustrare l’entità delle revisioni apportate. In questa sede si presentano i principali risultati, mentre i dati annuali disaggregati e le serie trimestrali coerenti con le nuove stime sono disponibili nel data warehouse I.Stat all’indirizzo http://dati.istat.it.

Nel 2012 la variazione del Pil in volume è pari a -2,5%, con una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima preliminare di marzo. Gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dell’8,3% e i consumi finali nazionali del 3,8%. Le esportazioni di beni e servizi sono cresciute del 2% e le importazioni hanno registrato una flessione del 7,4%. Il valore aggiunto, a prezzi costanti, presenta cali in tutti i settori: -5,8% le costruzioni, -4,4% l’agricoltura, silvicoltura e pesca, -3,1% l’industria in senso stretto e -1,7% i servizi. Per l’insieme delle società non finanziarie, la quota di profitto è pari al 39,2% e il tasso di investimento al 20,3%.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è sceso in termini correnti del 2%. Il relativo potere d’acquisto è diminuito del 4,7%. La propensione al risparmio delle famiglie è scesa all’8,4% dall’8,8% del 2011. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è pari nel 2012 a -3% (-3,8% nel 2011), con un valore invariato rispetto alla stima pubblicata a marzo. Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è pari al 2,5% del Pil.

Per Codacons i dati resi noti oggi dall’Istat, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è sceso in termini correnti del 2%, mentre il potere d’acquisto è diminuito del 4,7%, toccando così il calo peggiore dal 1990, inizio delle serie.  Per il Codacons il dato del potere d’acquisto delle famiglie è drammatico.  Tradotto in cifre è come se una famiglia di 3 persone avesse avuto una perdita equivalente a 1642 euro (1351 una famiglia di 2 componenti, 1809 una di 4), una stangata tanto invisibile quanto disastrosa.  Le famiglie, insomma, si stanno dissanguando molto di più di quanto il Governo Letta abbia finora immesso con l’Imu, pari in media ad appena 225 euro, un importo che ora è stato praticamente tutto annullato consentendo l’aumento dell’Iva che, lo ricordiamo, incide, a regime, per 209 euro in una famiglia di 3 persone. Un bilancio “positivo” per le famiglie pari, dunque, ad appena 16 euro! Una vergogna!  Ecco perché è prioritario che nella legge di stabilità si intervenga finalmente e seriamente sulle famiglie, per ridare capacità di spesa al ceto medio ormai diventato povero. Anche perché fino a che le famiglie non comperano, i commercianti non vendono, gli industriali non producono, i disoccupati non trovano lavoro.