Dati Istat

n A febbraio 2014 gli occupati sono 22 milioni 216 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-39 mila) e dell’1,6% su base annua (-365 mila).

n Il tasso di occupazione, pari al 55,2%, risulta stabile in termini congiunturali ma diminuisce di 0,8 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima.

n Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 307 mila, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente (+8 mila) e del 9,0% su base annua (+272 mila).

n Il tasso di disoccupazione è pari al 13,0%, sostanzialmente stabile in termini congiunturali ma in aumento di 1,1 punti percentuali nei dodici mesi.

n I disoccupati tra i 15-24enni sono 678 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,5 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 3,6 punti nel confronto tendenziale.

n Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni risulta sostanzialmente stabile sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattività pari al 36,4%, rimane stabile in termini congiunturali e aumenta di 0,1 punti su base annua.

 Comunicato stampa Codacons

Secondo i dati Istat resi noti oggi, il tasso di disoccupazione a febbraio è al 13%, il più alto dall’inizio delle serie storiche del 1977, ossia il più alto di sempre.

Le persone in cerca di lavoro sono 3 milioni e 307 mila, un numero sconcertante, maggiore della somma di tutti gli abitanti della Valle d’Aosta,  Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria messi insieme. I giovani disoccupati sono 678mila, più della Basilicata.

Per il Codacons questi dati dimostrano che per invertire in modo significativo il trend del tasso di disoccupazione, purtroppo, bisognerà attendere il 2016, salvo che il Governo intervenga con misure drastiche, ben diverse da quelle finora annunciate.

Per l’associazione di consumatori, infatti, non bastano né gli 80 euro in busta paga, per quanto utili, né, tanto meno, il Jobs Act.

Chissà perché tutti i Governi di questi ultimi anni si sono preoccupati solo della mobilità del fattore lavoro, cambiando ripetutamente le regole che disciplinano i contratti e non hanno mai fatto le riforme più importanti per aumentare i posti di lavoro, ossia quelle che possono ampliare la concorrenza,   eliminando gli oligopoli, favorendo la mobilità del consumatore, che ancora oggi resta incastrato da contratti capestro, che paga ancora le penali per abbandonare la compagnia telefonica che Bersani aveva eliminato, che paga bollette della luce e del gas più care se passa al mercato libero ecc. ecc..