E’ urgente una risposta del Governo, attraverso una redistribuzione dei redditi.

I dati diffusi oggi dall’Istat sulla povertà nel nostro Paese fotografano una situazione di forte criticità.

Nel 2016 sono 1 milione e 619mila le famiglie in condizione di povertà assoluta, situazione che coinvolge 4 milioni e 742 mila individui.

Un dato stabile rispetto al 2015, ma che segna importanti variazioni in relazione alla composizione delle famiglie: l’indice di povertà, nel 2016, per le famiglie con 3 o più figli minori passa dal 18,3% al 26,8%.

Aumenta anche la povertà tra minori, che ha già conosciuto una crescita notevole in questi anni, passando dal 10,9% al 12,5%.

I dati rivelano un incremento di disuguaglianze e disparità: se, ad esempio, il capo famiglia è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 12,6% rispetto a quella media registrata per le famiglie (pari al 6,3%). Scende, invece, all’1,5% se la persona di riferimento è un dirigente.

“Da tale scenario emerge chiaramente quanto sia necessario ed urgente, per il Paese, avviare una redistribuzione dei redditi in grado di colmare i forti divari esistenti.” – dichiarano Emilio Viafora e Antonio Tanza, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

Le misure di contrasto alla povertà devono essere accompagnate da politiche di welfare efficaci, oltre che da azioni mirate ad incrementare l’inclusione nel mondo del lavoro. La disoccupazione, infatti, rappresenta uno dei fattori decisivi nella determinazione della condizione di povertà, anche se, purtroppo, non è l’unico.

Desta forte preoccupazione la condizione che riguarda la povertà dei giovani. L’Istituto di Statistica riporta infatti che: “Persiste, a partire dal 2012, la relazione inversa tra incidenza di povertà assoluta e età della persona di riferimento (aumenta la prima al diminuire della seconda). Il valore minimo, pari a 3,9%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (10,4%).”

Non si tratta altro che della conferma di ciò che denunciamo da tempo: la mancanza di occasioni lavorative per i giovani, o le loro condizioni precarie, stanno comportando un impoverimento esponenziale di questa fascia.

È a loro ed a tutti i cittadini da anni in difficoltà che il Governo è chiamato a dare risposte concrete ed immediate, in termini di opportunità e prospettive di crescita.