Giunto alla sesta edizione, “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.
Il prodotto arricchisce l’ampia e articolata produzione dell’Istat attraverso la proposta di 120 indicatori, raccolti in 19 settori, che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alle infrastrutture, alla finanza pubblica, all’ambiente, alle tecnologie e all’innovazione.
Gli indicatori si possono consultare, scaricare su un foglio elettronico, approfondire grazie ai link presenti in ogni pagina. È inoltre possibile navigare tra i dati in modo interattivo, attraverso innovativi strumenti di visualizzazione dinamica. In questo modo l’Istat si conferma all’avanguardia tra gli Istituti nazionali di statistica nell’uso delle nuove tecnologie per la diffusione e la comunicazione dell’informazione statistica.
Accanto alle tradizionali versioni, on line e cartacea, gli utenti hanno anche la possibilità di consultare gli indicatori in formati digitali, quali e-book e App per smartphone, quest’ultima disponibile subito nella versione Android.

Territorio
L’Italia è tra i paesi più densamente popolati dell’Unione, la sua densità media è di 197,1 abitanti per km2,quella dell’ Ue27 è di 114,2.

I territori litoranei coprono una superficie pari al 14,3 per cento del territorio, vi risiede il 28 per cento della popolazione. Al 31 dicembre 2012 i comuni litoranei sono 644, l’8 per cento del totale dei comuni italiani.

Le aree protette comprese nella “Rete Natura 2000” coprono il 19,2 per cento della superficie nazionale, più della media europea (17,9 per cento nel 2013). Il Mezzogiorno è la ripartizione con la maggior quota di territorio occupata da aree protette (21,5 per cento).

Ambiente

La spesa pro capite delle amministrazioni regionali per la tutela ambientale, nel 2011, è di 69 euro, in diminuzione rispetto al 2010. A livello territoriale, la spesa è largamente superiore alla media nazionale nel Mezzogiorno (circa 111 euro), mentre risulta molto inferiore nel Nord-ovest (33,8 euro per abitante).

Nel 2011 sono stati raccolti 528,1 kg di rifiuti urbani per abitante, 8,9 kg in meno rispetto allo scorso anno. A livello territoriale, le maggiori quantità di rifiuti urbani si raccolgono nelle regioni del Centro.

Con oltre 220 kg pro capite di rifiuti urbani smaltiti in discarica, l’Italia si colloca molto al di sopra della media europea. Nonostante il trend costantemente decrescente, viene smaltito nelle discariche ancora circa la metà (42,1 per cento) del totale dei rifiuti urbani raccolti.

Il 37,7 per cento dei rifiuti urbani viene avviato a raccolta differenziata, (+2,5 punti percentuali rispetto al 2010). Il Nord-est detiene il primato con il 55,3 per cento.

Nel 2011 l’Italia riduce del 2,3 per cento le emissioni di gas serra rispetto al 2010 (488,8 milioni di tonnellate di Co2 equivalente) e si avvicina all’obiettivo di massima emissione fissato dal protocollo di Kyoto. Le regioni con emissioni pro capite più ridotte sono tutte localizzate al Sud.

Nel 2013 il 36,7 per cento delle famiglie italiane segnala problemi relativi all’inquinamento dell’aria nella zona di residenza e il 18,7 per cento lamenta la presenza di odori sgradevoli. Sul territorio, il Nord-ovest si caratterizza per percentuali più elevate di famiglie che segnalano entrambi i problemi.

Nel 2012 il verde urbano copre in media il 2,8 per cento del territorio (oltre 570 milioni di m2) dei comuni capoluogo. Tale quota corrisponde a una disponibilità pari a 31,4 m2 per abitante, con un incremento della superficie complessiva, rispetto al 2011, di circa l’1 per cento. Il 15,3 per cento della superficie comunale è inclusa in aree naturali protette (valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente).

Popolazione

Prosegue la crescita della popolazione osservata a partire dagli anni Duemila, dovuta quasi esclusivamente ai movimenti migratori dall’estero. Al 31 dicembre 2012 i residenti sono 59 milioni 685 mila. A livello europeo, l’Italia si conferma il quarto paese per importanza demografica.

Al 1° gennaio 2012 ci sono 148,6 anziani ogni 100 giovani. In Europa solo la Germania presenta un indice di vecchiaia più accentuato (155,8). La Liguria si conferma la regione più anziana (236,2 per cento), mentre la Campania, con un indice per la prima volta superiore a 100, la regione più giovane.

Nel 2012 l’indice di dipendenza, che misura il carico demografico sulla popolazione in età attiva, raggiunge il 53,5 per cento; il valore più basso si registra nel Mezzogiorno (50,1 per cento), il massimo nel Nord-ovest (55,9 per cento). La regione con l’indice più alto è la Liguria (63,6 per cento), all’estremo opposto si colloca la Sardegna (47,9 per cento). Nel contesto europeo l’Italia si posiziona al quarto posto.

Con un valore negativo del tasso di crescita naturale, l’Italia si pone agli ultimi posti in ambito europeo, vicino a Grecia e Portogallo; viceversa, la crescita migratoria conferma l’Italia tra i paesi con maggiore forza attrattiva.

La vita media delle donne è di 84 anni e mezzo, quella degli uomini di poco più di 79 anni, tra le più lunghe dell’Unione europea.

Nel contesto europeo l’Italia si colloca tra i paesi a bassa fecondità, con 1,42 figli per donna secondo i dati del 2012. L’età media al parto continua a crescere, attestandosi a 31,4 anni.

Nel 2012 sono stati celebrati 3,5 matrimoni ogni mille abitanti. Nel Mezzogiorno ci si sposa di più che nel Centro-Nord (4,1 contro 3,2 per mille). Il Nord-est presenta la quota maggiore di unioni celebrate con rito civile (53,5 per cento).

Dopo Irlanda e Malta, l’Italia è il paese europeo con la più bassa incidenza di divorzi (0,9 ogni mille abitanti nel 2011). Tuttavia, lo scioglimento per via legale delle unioni è un fenomeno in tendenziale crescita nel nostro Paese: tra il 2000 e il 2011 le separazioni sono aumentate del 23,4 per cento e i divorzi del 43,2 per cento.

Stranieri

All’inizio del 2013 i cittadini stranieri iscritti nelle anagrafi dei comuni italiani sono quasi 4,4 milioni, pari al 7,4 per cento dei residenti (+8,3 per cento rispetto al 2012). Sul piano territoriale, la distribuzione degli stranieri residenti si conferma non uniforme, con la maggiore concentrazione nel Centro-Nord (quasi l’86 per cento degli stranieri).

Al 1° gennaio 2013 sono regolarmente presenti in Italia oltre 3 milioni 700 mila cittadini non comunitari, con un incremento di circa 127 mila unità rispetto al 2012. Fra il 2011 e il 2012, si registra un nuovo calo, pari al 27 per cento, del flusso di cittadini non comunitari in ingresso nel nostro Paese. La diminuzione dei nuovi arrivi ha interessato gli uomini (-33 per cento) più delle donne (-19,5 per cento), i permessi per lavoro (-43,1 per cento) più delle nuove concessioni per famiglia (-17 per cento).

Gli stranieri in età 15-64 anni residenti in Italia hanno un livello di istruzione simile a quello degli italiani. Il 49,8 per cento degli stranieri è in possesso al più della licenza media (a fronte del 44,1 per cento degli italiani), il 40,5 per cento ha un diploma di scuola superiore e il 9,7 per cento una laurea.

Le forze di lavoro straniere rappresentano il 10,6 per cento del totale, concentrate al Nord nel 60 per cento dei casi. Il tasso di inattività della popolazione straniera è inferiore di quasi otto punti percentuali a quello della popolazione italiana (29,4 contro 37,1 per cento).Il tasso di occupazione è infatti più elevato di quello degli italiani (64,7 a fronte del 60,6 per cento), come il tasso di disoccupazione (rispettivamente 14,1 e 10,3 per cento).

Istruzione

In Italia l’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil è pari al 4,2 per cento, valore ampiamente inferiore a quello dell’Ue27 (5,3 per cento) (2011).

Nel 2012 il 43,1 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato; è un valore molto distante dalla media Ue27 (25,8 per cento) e inferiore solo a quelli di Portogallo, Malta e Spagna. In Italia il 17,6 per cento dei 18-24enni ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore (12,8 per cento in media Ue), quota che sale al 21,1 per cento nel Mezzogiorno.

I dati più recenti sul livello delle competenze dei 15enni prossimi alla fine dell’istruzione obbligatoria (indagine Pisa dell’Ocse) evidenziano per i nostri studenti performance inferiori alla media Ocse e a quella dei paesi Ue che partecipano all’indagine, ma confermano i segnali di miglioramento già evidenziati tra il 2006 e il 2009.

La permanenza dei giovani all’interno del sistema di formazione, anche dopo il termine dell’istruzione obbligatoria, è pari all’81,3 per cento tra i 15-19enni e al 21,1 tra i 20-29enni. La media Ue21 nelle due classi considerate è più alta (rispettivamente 87,7 e 28,4 per cento), ponendo l’Italia agli ultimi posti nella graduatoria dei paesi europei.

Il 21,7 per cento dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente). Nonostante l’incremento che si osserva nel periodo 2004-2012 (+6 punti percentuali), la quota è ancora molto contenuta rispetto all’obiettivo del 40 per cento fissato da Europa 2020.

Sono oltre due milioni i giovani 15-29enni (il 23,9 per cento del totale) non inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa. Si tratta di un valore fra i più elevati in Europa. La differenza fra i generi mette in luce una incidenza dei Neet più elevata fra le ragazze, si amplia inoltre lo svantaggio del Mezzogiorno.

Solo il 6,6 per cento degli adulti è impegnato in attività formative, un valore che evidenzia il ritardo dell’Italia in materia di apprendimento permanente.

Sanità e salute

Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica è di circa 111 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil e a 1.867 euro annui per abitante, un livello molto inferiore rispetto ad altri importanti paesi europei.

Nel 2011 le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 20,6 per cento (oltre 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001). La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,8 per cento del Pil nazionale; ammonta mediamente a 949 euro per le famiglie del Mezzogiorno e a 1.222 euro per quelle del Centro-Nord.

Nel 2011 le regioni sono state interessate da circa 588 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti (8,4 per cento dei ricoveri ordinari per “acuti”) e da oltre 523 mila ricoveri di pazienti provenienti da una regione diversa da quella di residenza (7,6 per cento, riferito ai soli residenti in Italia). Gli indici di mobilità più alti, superiori al 20 per cento, si riscontrano nelle regioni più piccole (Basilicata, Valle d’Aosta e Molise) .

I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale.

Le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i paesi dell’Ue. In Italia, il tasso standardizzato di mortalità per questa causa è pari a 30,4 decessi ogni diecimila abitanti, quello relativo ai tumori è pari a 25,9, con valori maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3). I tumori sono la seconda causa di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 27 paesi Ue.

In Italia, il tasso di mortalità infantile nel 2010 è di 3,3 decessi per mille nati vivi. Negli ultimi dieci anni il valore di questo indicatore ha continuato a diminuire su quasi tutto il territorio italiano, raggiungendo valori tra i più bassi in Europa.

Nel 2012 i fumatori sono il 21,9 per cento della popolazione over 14, i consumatori di alcol a rischio il 14,1 per cento. Risulta invece obesa una persona di 18 anni e più su 10 (10,4 per cento).

Cultura e tempo libero

Nel 2011 le famiglie italiane hanno destinato alle spese per ricreazione e cultura in media il 7,3 per cento della spesa complessiva per consumi finali.

Sono 410 mila le unità di lavoro che partecipano al processo di produzione di beni e servizi a carattere culturale, ricreativo e sportivo, 54 mila in più rispetto al 2000 (+15,1 per cento). Tale incremento è molto superiore a quello registrato per il totale delle attività economiche, che hanno registrato rispetto al 2000 un incremento del 2,5 per cento.

Nel 2013 il 43 per cento degli italiani ha letto almeno un libro nel tempo libero. I lettori sono di più al Centro-Nord (49,5 contro il 30,7 per cento del Mezzogiorno) mentre in un’ottica di genere le donne leggono più degli uomini (rispettivamente 49,3 e 36,4 per cento).

Poco meno di un italiano su due (49,4 per cento) legge un quotidiano almeno una volta a settimana e, tra questi, il 36,2 per cento almeno cinque giorni su sette. Sono sempre più numerose le persone che utilizzano Internet per la lettura di giornali, news o riviste: dall’11,0 per cento del 2005 si passa al 33,2 per cento del 2013.

Al primo posto tra le attività culturali svolte fuori casa dagli italiani nel corso del 2013 c’è il cinema (47 per cento della popolazione di 6 anni e più). Seguono le visite a musei e mostre (25,9 per cento).

Sono 17 milioni e 715 mila le persone di 3 anni e più che praticano sport (circa una su tre): il 21,3 per cento vi si dedica in modo continuativo, l’8,7 saltuariamente. Pur non praticando sport, il 27,7 per cento svolge un’attività fisica, mentre i sedentari sono il 42 per cento. Il Trentino-Alto Adige è la regione con la quota più elevata di praticanti sportivi (47,8 per cento), la Campania quella con la quota più bassa (17,6 per cento).

Turismo

Nel 2012 in Italia si contano circa 34 mila alberghi, in lieve flessione rispetto al 2011. Gli esercizi extra-alberghieri sono più di 123 mila, in aumento del 3,1 per cento. Nord-est e Centro sono le ripartizioni con la maggiore capacità ricettiva.

Nel complesso degli esercizi ricettivi operanti sul territorio italiano si registrano quasi 104 milioni di arrivi e circa 380 milioni di presenze. Il periodo medio di permanenza nelle strutture ricettive è di 3,7 notti, in costante diminuzione dal 2000, quando era di 4,2 notti. Tutte le regioni del Nord-est si collocano al di sopra della media nazionale.

I viaggi con pernottamento effettuati dai residenti per motivi di vacanza e di lavoro, sia in Italia sia all’estero, sono 78 milioni e 703 mila, per un totale di 501 milioni e 59 mila notti. Le durate medie dei soggiorni in Italia sono pari a 6,5 notti per vacanza e a 2,1 notti per lavoro. Le regioni italiane più visitate dai residenti nel 2012 sono Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, che hanno ospitato il 45,8 per cento dei flussi turistici.

Criminalità e sicurezza

Nel 2012 risultano in calo gli omicidi volontari, sia consumati sia tentati. Al contrario, sono in ripresa quelli di matrice mafiosa. Nel confronto europeo riferito al 2010 il nostro Paese, con 1,0 omicidi volontari per 100 mila abitanti, si colloca al di sotto della media dell’Ue27 (1,2 omicidi).

Le rapine denunciate alle autorità sono oltre 42 mila (71,6 ogni 100 mila abitanti), in aumento rispetto al 2011. La crescita di questo reato ha interessato tutte le ripartizioni: in misura meno rilevante il Centro (+0,7 per cento), in modo importante il Nord-est, il Nord-ovest e il Mezzogiorno (+7,6, +6,6 e +5,5 per cento).

I furti denunciati nel corso del 2012 sono oltre un milione e mezzo, il 14,8 per cento in più del 2010. In particolare gli scippi e i furti negli appartamenti, in forte calo negli ultimi venti anni, stanno aumentando ancora più rapidamente, rispettivamente del 40,5 e del 40,3 negli ultimi due anni.

Nel 2011 l’azione penale è iniziata per 999,2 persone ogni 100 mila abitanti, mentre l’archiviazione ha interessato 1.046,6 persone. Le imputazioni sono state soprattutto per furto e lesioni volontarie personali.

Nel corso del 2011 sono state condannate 238.501 persone (+3,4 per cento rispetto al 2010). Il maggior numero di condanne si è avuto per furto e per violazione delle leggi in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope.

Gli omicidi di uomini risultano in forte diminuzione, il tasso su centomila maschi passa da 4,4 del 1992 a 1,3 del 2012; rimane invece costante il numero di omicidi di donne, intorno allo 0,5 per centomila femmine. Gli uomini sono uccisi per lo più ad opera di sconosciuti e di autori non identificati (78,8 per cento), mentre l’omicida delle donne è nel 46,3 per cento dei casi il partner o l’ex partner.

Nel 2013 la quota di famiglie italiane che percepisce un elevato rischio di criminalità nella zona in cui vive passa da 26,4 a 31 per cento. Si interrompe quindi il trend decrescente in atto dal 2008.

Alla fine del 2012 i detenuti nelle carceri italiane sono 65.701, l’1,8 per cento in meno rispetto al 2011. L’indice di affollamento registra 139,7 detenuti ogni 100 posti letto previsti, confermando l’inadeguatezza delle strutture carcerarie a ospitare un tale contingente di reclusi.

Strutture produttive

Nel 2011 sono attive in Italia più di 63,6 imprese ogni mille abitanti, un valore tra i più elevati d’Europa. La contrazione nel numero di imprese registrato negli ultimi anni, conseguenza della distruzione netta di attività economiche operata dalla crisi economica, si inverte nel 2011 in tutte le ripartizioni, con
l’eccezione del Nord-est.

La dimensione media delle imprese italiane è pari a 3,9 addetti, nel Mezzogiorno scende a 2,8.

Il turnover lordo delle imprese, che fornisce una misura del grado di dinamicità di un sistema economico, in Italia è pari al 14,3 per cento. I valori sono alquanto diversificati a livello regionale: una maggiore instabilità si riscontra nel Mezzogiorno, mentre il Nord-est si caratterizza per una minore nati-mortalità delle imprese.

Il tasso di imprenditorialità – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – supera di poco il 30 per cento; è il più elevato fra i paesi dell’Unione europea. La propensione all’imprenditorialità è maggiore nel Mezzogiorno (37,8 per cento) che nel Centro-Nord (28,4 per cento).

Nel 2011 il livello di competitività delle imprese italiane si attesta a 128,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo del lavoro, in aumento rispetto all’anno precedente. A livello territoriale, il Mezzogiorno continua a registrare valori inferiori alla media nazionale. In ambito europeo nel 2010 l’Italia si conferma ultima nella graduatoria, con 126,1 euro.

La struttura produttiva dell’economia italiana appare altamente diversificata a livello territoriale. Rispetto alla media nazionale, nel Mezzogiorno prevalgono le micro imprese, sia di servizi sia dell’industria, nel Nord-ovest è più diffusa la grande industria, nel Nord-est le micro e piccole imprese dell’industria e nel Centro le grandi imprese dei servizi.

Al 31 dicembre 2011 le istituzioni non profit attive in Italia sono oltre 301 mila; rappresentano il 6,4 per cento delle unità giuridico-economiche e il 3,4 per cento degli addetti. A livello territoriale la maggiore diffusione si segnala nel Nord-est.

Agricoltura

Le aziende agricole sono oltre 1,6 milioni, con una superficie totale di 17,1 milioni di ettari (2010). Dal 2000 si è registrata una riduzione del 32,4 per cento nel numero di aziende agricole (-775 mila unità), associata ad un notevole aumento della dimensione media (pari a 7,9 ettari, 2,4 ettari in più).

Nel 2011 il livello di competitività (il valore aggiunto per addetto ogni 100 euro di costo unitario del lavoro) è di circa 130 euro, in ripresa rispetto al 2010. La migliore performance è del Nord-ovest, grazie al maggior numero di aziende di grande dimensione, mentre tutte le altre ripartizioni hanno valori inferiori alla media nazionale.

Nel 2010 sono 43.367 le aziende agricole (il 2,7 per cento del totale) che adottano il metodo di produzione biologico; esse impegnano il 6,1 per cento della Superficie agricola utilizzata (Sau) nazionale. Fra le aziende zootecniche la produzione biologica è leggermente più diffusa, interessa il 3,9 per cento delle aziende nazionali.

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse dei consumatori europei per la qualità dei prodotti agroalimentari. In questo ambito l’Italia occupa una posizione di rilievo e registra il numero di certificazioni più elevato a livello comunitario. Al 31 dicembre 2012 le specialità agroalimentari italiane con marchi di qualità sono 248.

Nel 2012 in Italia è stato distribuito in agricoltura poco più di un quintale di fertilizzanti semplici per ciascun ettaro di superficie agricola utilizzata, con una intensità più elevata nelle regioni settentrionali. I consumi sono in lieve ripresa rispetto al 2011. I prodotti fitosanitari distribuiti nello stesso anno ammontano a 134,2 mila tonnellate, i principi attivi a 61,9 mila tonnellate. Le aziende agrituristiche sono più di 20 mila. Oltre un terzo è gestito da donne mentre circa un quinto è concentrato in Toscana.

Energia

In Italia il consumo pro capite di energia elettrica risulta inferiore alla media europea e a quello degli altri paesi di grandi dimensioni. Nel 2012 i consumi elettrici sono pari a 5.082,9 kWh per abitante. Rispetto al 2011, il consumo complessivo aumenta nel settore dell’agricoltura e in quello terziario, mentre si riduce nell’industria e nel settore domestico.

La produzione lorda di energia elettrica registra un valore pari a 50,3 GWh per diecimila abitanti, in lievissima flessione rispetto al 2011 (51,0). Nell’ultimo anno la produzione si riduce nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno, mentre risulta un lieve aumento nel Nord-est e nel Centro.

Continua ad aumentare la quota del consumo interno lordo di energia elettrica coperta da fonti rinnovabili, che raggiunge circa il 27 per cento (+3,1 punti percentuali rispetto al 2011). A livello di distribuzione territoriale delle fonti rinnovabili, l’apporto idrico prevale nelle regioni montuose, la fonte eolica nel Mezzogiorno. È invece sostanzialmente uniforme sul territorio nazionale lo sviluppo della produzione elettrica da biomasse, mentre la Toscana è la sola regione a produrre energia geotermica.

Infrastrutture e trasporti

Nel 2011 la rete autostradale italiana si estende per 6.670 km; rappresenta poco più del 9 per cento di quella europea. Con un valore di 1,8 km per diecimila autovetture l’Italia è tra i paesi dell’Unione europea a più bassa densità autostradale in rapporto alla domanda di circolazione.

Nel 2012 il trasporto di merci su strada ha sviluppato un traffico di oltre 124 miliardi di tonnellate-km (tkm), in forte calo (-13,2 per cento) rispetto al 2011. In rapporto alla popolazione, il volume di traffico italiano, pari a 20,8 milioni di tkm per diecimila abitanti, è inferiore a quello di tutti i principali partner dell’area dell’euro.

La rete ferroviaria italiana si sviluppa per 5,6 km ogni cento km² di superficie territoriale, con forti diseguaglianze regionali. Sardegna, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige sono le regioni più svantaggiate. La rete ad alta velocità, che costituisce il 5,5 per cento della rete complessiva, è attiva in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania.

Il tasso di motorizzazione è pari a 621 autovetture ogni mille abitanti, in lieve diminuzione rispetto al 2011. Su cento autovetture in circolazione nel nostro Paese nel 2012, 12 sono in classe Euro5, 34 in classe Euro4, 20 in classe Euro3, 17 in Euro2, cinque in classe Euro1 e le rimanenti 12 in classe Euro0. Nel confronto europeo l’Italia risulta di gran lunga uno dei paesi più motorizzati.

Continuano a diminuire i decessi per incidente stradale: nel 2012 sono scesi a 60,1 persone ogni milione di abitanti, il 5,4 per cento in meno rispetto al 2011. Dal 2001 i casi mortali si sono pressoché dimezzati.

Nel 2011 l’Italia si conferma il primo paese europeo per trasporto di passeggeri via mare (con oltre 81,9 milioni di passeggeri), al quinto posto per volume del traffico container (8,1 milioni di Teu).

Nel 2012 i primi paesi nell’Ue per traffico aereo di passeggeri sono Regno Unito, Germania, Spagna, Francia e Italia, tutti con oltre 100 milioni di passeggeri. Rispetto al 2011 l’Italia registra un segno negativo.

L’88 per cento degli occupati e il 70,6 per cento degli studenti utilizza un mezzo di trasporto per recarsi al luogo di lavoro o studio, privilegiando l’automobile. Nel Nord-est tale percentuale sale al 91,3 per cento per gli occupati e al 75,9 per cento per gli studenti. Nel Mezzogiorno si registra una più elevata propensione ad andare a piedi.

Scienza, tecnologia e innovazione

Nel nostro Paese la spesa per ricerca e sviluppo incide per l’1,25 per cento sul Pil (2011); tale valore è distante da quello dei paesi europei più avanzati, ma non lontano dall’obiettivo Europa 2020 fissato per l’Italia (1,53 per cento).

L’Italia ha presentato all’Epo (European patent office) oltre 3.600 richieste di brevetto. L’indice di intensità brevettuale, in costante crescita dal 2001, mostra una riduzione nel 2009, attestandosi a 72,4 brevetti per milione di abitanti, un valore ampiamente al di sotto della media europea.

Nel 2012 il 91,6 per cento delle imprese italiane con almeno 10 addetti si connette a Internet tramite la banda larga. È un valore superiore alla media Ue27 (90 per cento), anche se l’Italia risulta ancora distante dai paesi europei più virtuosi.

Gli addetti alla ricerca e sviluppo (in unità equivalenti a tempo pieno) sono 3,8 ogni mille abitanti (2011), al di sotto della media europea (5,1) e con forti disparità territoriali.

Nel 2011 il numero di laureati in discipline tecnico-scientifiche è pari a 12,9 ogni mille residenti tra i 20 e i 29 anni. Rispetto al 2000, il valore dell’indicatore è più che raddoppiato, sia per gli uomini sia per le donne.

Nel 2013 il 54,8 per cento della popolazione italiana di 6 anni e più utilizza Internet, tra questi il 33,5 per cento lo fa quotidianamente. La posizione nazionale è decisamente inferiore alla media Ue27 (70 per cento).

Poco meno di sei famiglie su 10 si connettono a Internet tramite la banda larga; a livello territoriale il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria (51,1 per cento), si trovano in posizione svantaggiata.

Macroeconomia

Nel 2012 il Pil pro capite italiano in termini reali, valutato ai prezzi di mercato è di 22.807 euro, ma le differenze territoriali sono rilevanti. Rispetto all’anno precedente si registra un calo del 2,8 per cento in termini reali. Misurato in Parità di potere d’acquisto, il Pil dell’Italia risulta inferiore a quello medio dell’Ue27.

Dopo una sostanziale stabilità nel 2011, la produttività del lavoro in Italia è diminuita dell’1,2 per cento nel 2012. Nel confronto europeo, risulta allineata con la media dei paesi Ue27, mentre nel 2002 era più elevata del 9,2 per cento.

Negli ultimi dieci anni si è ridotta la quota di mercato delle esportazioni italiane sul commercio mondiale, dal 4 per cento del 2003 al 2,7 del 2012, seguendo una tendenza comune a molte delle economie più avanzate. A livello territoriale, il contributo principale alle vendite italiane sui mercati esteri proviene dal Nord (oltre il 70 per cento); il Mezzogiorno detiene una quota molto limitata (11,9 per cento), ma in crescita nell’ultimo anno.

Mercato del lavoro

Nel 2012 risultano occupate sei persone su 10 in età 20-64 anni, con un forte squilibrio di genere a sfavore delle donne e un marcato divario territoriale tra il Centro-Nord e Mezzogiorno (20,5 punti percentuali).

Il tasso di occupazione nella fascia di età 55-64 anni è pari al 40,4 per cento, in aumento di circa 2,5 punti percentuali rispetto al 2011 ma inferiore alla media Ue27 (48,9 per cento).

Il 13,8 per cento dei dipendenti ha un contratto a termine, valore sostanzialmente analogo alla media europea. La quota di occupati a tempo parziale è pari al 17,1 per cento. Entrambe le tipologie contrattuali sono più diffuse tra le donne.

Il tasso di inattività è al 36,3 per cento. Pur segnando una riduzione significativa rispetto al 2011 si conferma tra i più elevati d’Europa. L’inattività femminile rimane molto ampia (46,5 per cento), nonostante la forte contrazione rispetto al passato.

Il tasso di disoccupazione raggiunge il 10,7 per cento, in confronto all’8,4 per cento di un anno prima, ed è in linea con quello medio Ue27 (10,5 per cento). L’incremento interessa entrambe le componenti di genere e tutto il territorio; in alcune regioni del Mezzogiorno arriva al 19,3 per cento (Campania e Calabria).

La disoccupazione di lunga durata (che perdura cioè da oltre 12 mesi) interessa il 52,5 per cento dei disoccupati e supera il 54 per cento per la componente femminile.

Nel 2011 la quota di unità di lavoro irregolari si attesta al 12 per cento, in lieve riduzione rispetto ai due anni precedenti. Il Mezzogiorno registra l’incidenza più elevata di lavoro non regolare, oltre il doppio rispetto a quella del Centro-Nord. A livello settoriale, è non regolare quasi un quarto dell’occupazione nell’agricoltura.

Condizioni economiche delle famiglie

Nel 2011 circa il 58 per cento delle famiglie residenti in Italia ha conseguito un reddito netto inferiore all’importo medio annuo (29.956 euro, circa 2.496 euro al mese). La più alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito è in Campania mentre in Sicilia si registra il reddito medio annuo più basso (oltre il 28 per cento in meno del valore medio italiano); sempre in quest’ultima regione, in base al reddito mediano, il 50 per cento delle famiglie si colloca al di sotto di 17.804 euro annui (circa 1.484 euro al mese).

Nel 2012 il 24,9 per cento delle famiglie residenti in Italia presenta almeno tre delle difficoltà considerate nel calcolo dell’indice sintetico di deprivazione, una quota in aumento rispetto all’anno precedente. Il panorama regionale mette in evidenza il forte svantaggio del Mezzogiorno, dove l’indicatore raggiunge il 41,0 per cento.

Nei primi mesi del 2013, quattro persone over14 su dieci si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte della propria situazione economica. Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta una forte variabilità regionale: passa dal 69,2 per cento di Bolzano al 25,3 per cento della Sicilia.

Protezione sociale

Nel 2012 in Italia la spesa per la protezione sociale supera il 30 per cento del Pil, il valore per abitante sfiora invece gli 8 mila euro l’anno. All’interno dei paesi Ue27, l’Italia presenta valori appena superiori alla media dell’Unione, sia in termini pro capite, sia di quota sul Pil.

Nel 2011, il 55,1 per cento dei comuni italiani ha attivato almeno un servizio tra asili nido, micronidi o altri servizi integrativi/innovativi per l’infanzia. Rispetto all’anno precedente si registra una lieve flessione (era 55,2 per cento) da attribuirsi alla diminuzione dei servizi integrativi e innovativi. La disparità fra le regioni nella diffusione di servizi per l’infanzia è particolarmente ampia, dal 13,2 per cento in Calabria al 100 per cento in Friuli-Venezia Giulia.

Per la prima volta dal 2004, nel 2011 scende, seppur in misura lieve (-0,5 punti percentuali rispetto al 2010), la percentuale dei bambini che utilizzano servizi pubblici per l’infanzia (13,5 per cento nel 2011). La distribuzione sul territorio nazionale è molto disomogenea, con ampi divari tra il Nord-est (19,2 per cento) e il Mezzogiorno (5,0 per cento). A livello regionale, si passa dal 2,5 per cento della Calabria al 26,5 per cento dell’Emilia-Romagna.

Finanza pubblica

Nel 2012 in Europa si registra un generalizzato miglioramento dei saldi e delle dinamiche dei conti pubblici, per effetto delle misure di contenimento della spesa pubblica adottate dai vari governi. L’Italia si colloca al primo posto, insieme alla Germania, tra i paesi dell’Uem per saldo primario (indebitamento netto esclusi gli interessi passivi), al sesto posto relativamente all’incidenza dell’indebitamento netto.

L’Italia si conferma tra i paesi dell’Ue con un elevato rapporto debito/Pil. Nel 2012 questo rapporto si attesta al 127 per cento, valore inferiore solamente a quello della Grecia. L’aumento rispetto al 2011 è di oltre 6 punti percentuali, più del doppio di quanto sperimentato in media dai paesi europei.

La pressione fiscale sale al 44,1 per cento, 3,6 punti percentuali in più rispetto a quella media Ue27. Il dato italiano è risultato complessivamente in linea con la media degli altri paesi europei fino al 2005, per poi distanziarsi segnando valori più elevati.

La Pubblica amministrazione italiana spende poco più di 13 mila euro per abitante, un valore leggermente superiore a quello medio dell’Ue27, ma ancora inferiore a quello delle principali economie dell’Unione. A livello territoriale, la spesa statale regionalizzata del Centro-Nord si conferma sistematicamente superiore a quella del Mezzogiorno.