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Istruttoria nei confronti di Enel, A2A e Acea per condotte anticoncorrenziali nel mercato della vendita di energia elettrica

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha disposto l’avvio, nei confronti di Enel, A2A e Acea (i principali operatori integrati nella distribuzione e vendita di energia elettrica in Italia) di altrettanti procedimenti istruttori volti a verificare la natura abusiva, in violazione dell’art. 102 TFUE, di possibili strategie finalizzate, anche nella prospettiva prevista dal DdL concorrenza di un definitivo superamento del servizio di maggior tutela a prezzi regolati, a spostare al mercato libero la propria base clienti servita in maggior tutela e costituita da famiglie e piccole e medie imprese.

Le strategie dei tre operatori coinvolti sembrerebbero tutte caratterizzarsi per il possibile sfruttamento commerciale delle informazioni relative all’anagrafica e ai dati di fatturazione dei clienti serviti in maggior tutela nonché di generali vanti reputazionali legati alla loro natura integrata nell’attività di distribuzione, allo scopo di alterare a danno dei venditori di energia elettrica non integrati le future dinamiche concorrenziali conseguenti alla completa liberalizzazione del mercato.

Tali condotte potrebbero qualificarsi come abusive in quanto si fonderebbero su vantaggi competitivi  non replicabili perché nella disponibilità dei soli operatori coinvolti che sono soggetti integrati per previsione di legge. Al concessionario per la distribuzione di energia elettrica, infatti, è riconosciuta anche l’esclusiva legale per la gestione del servizio di maggior tutela nel territorio interessato dalla concessione stessa che, per Enel, coincide con larga parte del territorio nazionale, per A2A con l’area di Milano e per Acea con l’area di Roma.

Per accertare queste circostanze, nella giornata odierna, i funzionari dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno svolto accertamenti ispettivi presso le diverse sedi di alcune società del Gruppo Enel, del Gruppo A2A e del Gruppo Acea.

Roma, 11 maggio 2017

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Bagagli Ryanair, Codacons ipotizza azione di classe

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Dure proteste del Codacons contro Ryanair che, a partire da oggi, ha introdotto nuove regole per i doppi bagagli a mano. Chi infatti vorrà portare con se (oltre a zaino o borsa) il proprio trolley e posizionarlo nelle cappelliere, come avveniva fino ad oggi, dovrà ora mettere mano al portafogli – denuncia l’associazione dei consumatori – In base alle nuove regole tariffarie varate dalla compagnia, solo chi ha acquistato l’imbarco prioritario (il cui costo parte da 5 euro) ha diritto a portare in cabina il trolley; tutti gli altri dovranno lasciarlo agli addetti per il caricamento in stiva.

Le nuove limitazioni, inoltre, non si applicano a chi ha acquistato un (più costoso) biglietto Plus, Flexi Plus e Family Plus.

Si tratta di un rincaro occulto delle tariffe che danneggia i consumatori, poiché introduce aggravi di spesa per un servizio che fino a ieri era compreso nel prezzo del biglietto – spiega il Codacons – Per tale motivo la nostra associazione sta valutando la fattibilità di una class action contro la compagnia aerea, per il cambiamento unilaterale delle condizioni di viaggio che comporta oneri aggiuntivi pa danno degli utenti.

Non può poi non notarsi la concomitanza di tali regole con la cancellazione delle commissioni per chi acquista biglietti con carta di credito, decisa dall’Unione Europea ed entrata in vigore solo lo scorso 13 gennaio. Il sospetto è che la compagnia abbia modificato le proprie regole tariffarie per recuperare extra-costi e commissioni vietate dall’Ue – conclude l’associazione.

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Partiti, senza finanziamento pubblico “stranamente” raccolgono solo spiccioli. Ecco i dati

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Fonte:Labparlamento

Prima campagna elettorale senza sostegno pubblico. Il Mef rende noti i dati sul 2×1000

di Stefano Bruni

Nel 2017 (redditi 2016), secondo i dati appena pubblicati dal Ministero dell’Economia, si conferma in pole position il Partito Democratico che arriva a sfiorare gli 8 milioni di euro (rispetto ai 6.401.481 del 2016). Cresce anche il bottino della Lega che arriva vicinissima ai 2 milioni di euro (contro il 1.411.007 del 2016). Perde invece terreno Sel, superata da Forza Italia che, stante l’impossibilità, ex lege, per il Cavaliere di sostenere il suo partito, ha dovuto rimboccarsi le maniche per recuperare risorse altrove (850.392 euro contro i 615.761 del 2016).

Tutto questo accade all’interno di una crescita generale delle risorse provenienti dal 2×1000. Mentre infatti i dati dell’anno scorso (riferiti alle dichiarazioni dell’anno 2015) davano un totale di circa 11 milioni di euro, oggi (dati relativi al 2016) si è arrivati a oltre 15 milioni di euro. Dunque il sistema si sta riorganizzando ed adattando ai cambiamenti. La strada e ancora lunga ed in salita, ma come spesso accade, una volta introdotte le nuove regole tutti tendono ad adeguarsi. Certo prima tutto era più semplice, ma si sa che le società più mature tendono ad essere più complesse.

Ma facciamo un passo indietro. La normativa prevede che “a decorrere dall’anno 2014, i partiti politici iscritti nel registro di cui all’articolo 4 (ad esclusione dei partiti che non hanno piu’ una rappresentanza in Parlamento) possono essere ammessi, a richiesta, al finanziamento privato in regime fiscale agevolato nonché alla ripartizione annuale delle risorse di cui all’articolo 12, qualora abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un candidato eletto sotto il proprio simbolo alle elezioni”.

Tradotto dal “burocratese”, questo stralcio del decreto – legge n. 149 del 2013 vuol dire che dal 2014 è abolito ogni finanziamento pubblico diretto ai partiti politici e che dallo stesso anno i medesimi partiti possono “recuperare” risorse economiche tramite erogazioni liberali in denaro di persone fisiche o giuridiche, nel limite massimo di 100.000 euro anno, oppure accedendo alle risorse economiche del cosiddetto 2 per mille dell’Irpef.

La procedura per avere accesso a queste “nuove forme” di sostegno economico è piuttosto complessa e richiede anzitutto di provvedere ad iscrivere il partito interessato ad ottenere le risorse al “Registro nazionale dei partiti politici riconosciuti ai sensi del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13” gestito da una Commissione di membri provenienti dalla Corte dei Conti, dal Consiglio di Stato e dalla Corte di Cassazione.

Nonostante la complessità, tutti (o quasi) hanno provveduto ad iscriversi, anche utilizzando qualche espediente all’”Italia maniera”. Già perché per comparire nel registro occorre avere una “rappresentanza in Parlamento”, cioè almeno un deputato o un senatore. E come si fa? Semplice, basta che un “qualunque” parlamentare, con uno slancio di altruismo, decida di abbandonare il partito con cui è stato eletto e di andare nel “gruppo misto”, dichiarando di rappresentare una “singola componente interna al gruppo” che guarda caso avrà lo stesso nome del movimento o partito che intende accedere alle risorse. In questo modo quel movimento o partito avrà un suo rappresentante e così si apriranno le porte dei finanziamenti previsti dal decreto 149 del 2013.

Questo spiega perché oltre ai classici partiti, nell’elenco degli iscritti al registro compaiano anche altre realtà sconosciute ai più.

Tra i non iscritti invece il Movimento Cinque Stelle che ha preferito altri sistemi di sostegno come ha detto l’altra sera da Bruno Vespa il “capo politico” Luigi di Maio precisando di aver avviato una campagna di fundraising con la quale ha raccolto già 300.000 euro.

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Liberi Professionisti, nasce l’alleanza e il manifesto

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Fonte LAB PARLAMENTO

Cup (Comitato unitario delle professioni) e Rtp (Rete delle professioni tecniche) si alleano: per le elezioni “Manifesto” per modernizzare il Paese. Intanto, un Dpr del ministro Orlando…  

di Stefano Bruni

Gli ordini professionali italiani si alleano e così, dopo aver ottenuto l’approvazione, con non poche difficoltà, della norma sull’equo compenso, gli aderenti al Cup (Comitato unitario delle professioni) e alla Rtp (Rete delle professioni tecniche) hanno deciso di dare vita ad una piattaforma comune denominata ‘Professionisti per l’Italia’.

L’obiettivo dell’Alleanza è, per il momento, di giungere alla elaborazione di un “Manifesto per la modernizzazione del Paese”, da sottoporre all’attenzione delle diverse forze politiche che si candidano a governare il Paese.

Già la scorsa settimana ci sono state le prime riunioni e i primi scambi di opinioni sui temi, sulle modalità di presentazione, sull’ organizzazione dell’evento finale, previsto per il 21 febbraio, in occasione dell’Assemblea programmatica.

Nel corso dell’assemblea infatti, verranno illustrati “i dati” e, come meglio precisato in una nota Cup e Rpt, verranno “presentate le misure e le proposte avanzate da ‘Professionisti per l’Italia’ in materia di investimenti pubblici, sussidiarietà, semplificazione fiscale, percorsi formativi, gestione del rischio e sicurezza, tutela dei diritti dei cittadini, integrazione e accoglienza sociale, ingresso e permanenza nel mercato del lavoro, ruolo della rappresentanza e sussidiarietà degli Ordini professionali“.

Prima del 21 febbraio il confronto sarà serrato e soprattutto lo sarà in occasione del prossimo incontro che si terrà, sempre a Roma, il 2 febbraio. Sarà questa infatti l’occasione in cui il “decalogo dei professionisti” (sono infatti dieci i macro temi individuati) verrà discusso in gruppi di lavoro tematici attraverso il metodo Open space Technology (Ost),inventato da Harrison Owen e in grado di consentire lo svolgimento di riunioni particolarmente ispirate e produttive.

Ed in effetti, a scorrere i dieci punti del documento dei “Professionisti per l’Italia” una certa “spinta produttiva” appare proprio necessaria dato che al momento sono prevalenti indicazioni di massima e domande senza risposte a cui non è ben chiaro chi dovrebbe rispondere.

Sicuramente, il 2 febbraio ci sarà modo di approfondire e di dettagliare le proposte per il 21 dello stesso mese. Nel frattempo si intensificheranno i contatti con altre organizzazioni che dovrebbero essere coinvolte come le Casse di previdenza dei vari ordini e Collegi, i sindacati, le associazioni giovanili della varie categorie di lavoratori autonomi.

Sullo sfondo di questa operazione di “aggregazione” sembra però incombere una nuvola che potrebbe creare qualche frizione o addirittura qualche spaccatura interna. Si tratta di uno schema di Dpr relativo alla riforma degli organi nazionali e provinciali degli Ordini che il Ministro Orlando sta facendo circolare da qualche settimana e sul quale pare vi siano divisioni e perplessità tra gli ordini stessi, ma anche tra alcuni parlamentari.

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