Nonostante la crisi il comparto agroalimentare è quello che regge e che produce reddito e Pil. Il tutto nonostante le strategie politiche a sostegno del settore siano ancora poco efficaci. La virata verso diversi e più sani stili di vita, oltre che la presa di coscienza del ruolo strategico che l’agricoltura riveste nell’economia e nella società lascia però ben sperare in una decisa e netta inversione di tendenza. Negli ultimi 10 anni sono state varate importanti norme come quella dell’etichettatura dei prodotti d’origine: un caposaldo lungo il percorso di tutela della qualità dei prodotti italiani e di salvaguardia dei consumi e degli acquisti dei cittadini. Identica la ratio dei provvedimenti “dedicati” come la legge salva olio di oliva extra vergine italiano e la misura che obbliga i produttori di bevande a base di frutta ad innalzarne la percentuale presente nelle lattine e nelle bottiglie.

Un passo in avanti, certo. Un segnale chiaro sulla direzione presa dall’Italia. Ma non basta: il cammino da compiere prima di arrivare alla meta è ancora lungo. Il principio che le eccellenze e l’etica nella produzione di prodotti di qualità consentono di avere un maggiore guadagni sia in termini economici che di immagine deve ancora diventare un valore assoluto cui si ispirano indistintamente produttori, trasformatori, consumatori e legislatori.
Anche quest’anno, come già accaduto nel 2012, gli illeciti agroalimentari sono rimbalzati molto spesso agli onori delle cronache. Prosciutto, mozzarella, olio, vino. Nessuna delle nostre preziose risorse è rimasta immune dalle insidie dell’italian sounding e dagli attacchi delle agromafie.

L’indagine conoscitiva portata a termine della commissione Agricoltura della Camera ha messo in luce un complesso sistema di illeciti ma pure, è questo è un dato confortante, un efficace modello di contrasto cui guarda l’intera comunità internazionale. Ovviamente non bisognerà mai abbassare la guardia e soprattutto occorrerà lavorare in maniera sinergica per proteggere il nostro prezioso made in Italy. Intelligence, prevenzione, repressione. E poi ricerca scientifica ed innovazione tecnologica. Ma anche semplificazione burocratica e politiche di sostegno. Il tutto senza dimenticare che la partita che porterà alla vittoria della nostra Agricoltura non si gioca soltanto in casa. C’è un altro campo, molto più vasto e molto più europeo, dove i falli commessi da chi non ha le stesse specificità del nostro Paese rischiano di compromettere il risultato finale.

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