Secondo il bollettino della Bce, in Italia i tassi bancari sui prestiti alle società non finanziarie dalla fine del 2011 rimangono su un livello superiore a quello registrato in Francia e Germania.

Per il Codacons è il colmo che le banche italiane siano contemporaneamente quelle che fanno pagare i prestiti più cari d’Europa e al tempo stesso siano le più restie a prestare, penalizzando imprese e famiglie con il credit crunch.
Per l’associazione di consumatori il Governo dovrebbe intervenire per impedire che le famiglie e le imprese italiane siano costrette a pagare tassi di interesse superiori agli altri paesi. Fino a che un’azienda italiana ha le spese obbligate più care di una tedesca o francese, dal mutuo al conto corrente, dalla luce al gas, dalle spese telefoniche alla benzina, dall’rc auto all’assicurazione sui furti, la battaglia sulla competitività sarà persa in partenza. Peraltro per risolvere questa anomalia italiana non sono necessari stanziamenti da parte del Governo. Basterebbe la volontà politica di aumentare la concorrenza in questi settori.

Anche la Bce, comunque, invece di limitarsi a dare consigli sulla rigidità del mercato del lavoro, che esulano dalle sue competenze in materia di politica monetaria, farebbe bene ad intervenire o a dare consigli sulle banche, rendendo più concorrenziale il sistema e più simili gli spread pagati da imprese e famiglie nell’area Euro.