Il livello generale dei prezzi e’ calato grazie alla debolezza della domanda di beni e servizi in seguito alla recessione: -0,1% ad agosto. E la disoccupazione torna a salire (12,7% rispetto allo storico livello di maggio, 12,7%). Questi i dati glaciali dell’Istat sull’andamento della nostra economica nel settore consumi. In molti i preoccupati, in molti a gridare allarme, in tanti a prospettare delle sorte di miracoli perche’ la situazione si possa invertire. Sorta di miracoli, per l’appunto… Perche’ a situazioni del genere l’unica soluzione e’ una forte svolta di liberalizzazione dei mercati, e rilanciare offerte in base a domande che chiedono qualita’ alta e prezzi bassi, nonche’ onesta’ delle offerte. Invece tutto sembra molto lento e con scarse prospettive, nonostante le piu’ volte dichiarate intenzioni di diversi esponenti del Governo, capo Matteo Renzi in testa.
Cosa succede nei settori che piu’ “tirano” oggettivamente (cioe’ dove ci sono ancora dei grezzi e solidi monopoli di fatto) e soggettivamente? Succede che nulla cambia.
Facciamo un esempio: l’energia. Ufficialmente liberalizzata da alcuni anni, e’ uno dei maggiori settori emergenti dove il mercato finto libero e’ essenzialmente una fregatura per gli utenti: le migliori tariffe e le migliori garanzie sono quelle del mercato protetto. Mentre in quello che chiamano mercato libero e’ una fregatura in molti luoghi: contratti non richiesti, offerte che si dimostrano diverse da quelle prospettate, rapporti con l’utenza basati sul raggiro, il sotterfugio, la presupposta ignoranza della controparte, la piccola fregatura per la quale il metodo di rimedio costa piu’ del danno.
Una situazione non molto dissimile da quella del mercato delle telecomunicazioni, solo che quest’ultimo, siccome e’ chiamato mercato da piu’ tempo, presenta qualche garanzia in piu’ per l’utenza che non il mercato energetico.
Il mercato idrico, poi’, e’ una barzelletta. Con un referendum dove gli italiani hanno detto che di mercato non ne vogliono sentir parlare, le societa’ di gestione (quasi tutte a strettissimo controllo pubblico) fanno come vogliono: inganni sui rimborsi sanciti dalla Corte Costituzionale che diventano nuovi costi e quindi rientrati dalla finestra, violazione delle leggi (essenzialmente distacchi utente condominiali anche per un solo inadempiente).
E poi c’e’ la barzelletta della liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, dove la maggior parte dei Comuni, in dispregio delle leggi nazionali, fanno il contrario imponendo le loro tagliole ispirate da sindacati che, in materia, perorano controlli al pari della Chiesa Cattolica che vede le domeniche e le feste degli shopping come una minaccia alla pratica religiosa dei singoli (come se uno non fosse in grado di decidere da solo se andare con la famiglia in un centro commerciale o in chiesa).
Questi sono solo alcuni aspetti, legati al mondo delle utenze e consumi, di una liberta’ economica che non c’e’. E, sempre se si reputa che ricchezza e liberta’ debbano andare di pari passo, perche’ meravigliarsi della deflazione? Chi semina vento raccoglie tempesta o, meglio, semplice ipocrisie di inetti alla guida delle varie istituzioni politiche ed economiche del nostro Paese.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc