Mercoledì 18 gennaio presso la Banca d’Italia si è tenuto il convegno sul primo censimento nazionale delle iniziative promosse sul territorio sull’educazione finanziaria in Italia.

Sono stati presentati e discussi i risultati della rilevazione sui programmi di educazione finanziaria nel triennio 2012-14, frutto della collaborazione tra Banca d’Italia, Consob, IVASS, COVIP, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e Museo del Risparmio.

Ciò che è emerso dal censimento è che l’offerta formativa relativa all’educazione finanziaria risulta essere piuttosto frammentata, ma soprattutto coinvolge un numero esiguo di persone.

Delle 206 iniziative rilevate dal censimento infatti solo due terzi hanno coinvolto più di mille persone e solo una su dieci più di diecimila.

Tuttavia la maggiore criticità riguarda senza alcun dubbio la difficoltà a misurare gli effetti e gli impatti concreti di queste iniziative, a testimonianza della scarsa attenzione posta dalle autorità competenti rispetto a questa tematica.

CODICI intende sottolineare l’impellente necessità di investire nella cultura finanziaria, introducendola se necessario anche nei programmi scolastici, ma la priorità resta sicuramente quella di lavorare su un maggior coordinamento delle iniziative e soprattutto sul potenziamento dei canali e degli strumenti di rilevazione, in modo tale che possano restituire un quadro preciso e puntuale dei progressi svolti.

Vale la pena ricordare, inoltre, che tra le iniziative più importanti ci sono quelle promosse di concerto con le Associazioni dei consumatori iscritte al CNCU con Ania, Consob e Fondazione per la promozione della cultura finanziaria e al risparmio, mentre l’unico progetto promosso da Banca d’Italia e Miur risale ormai al 2008, sebbene compaia “magicamente” nel censimento delle iniziative 2012-2014.

In conclusione, CODICI ritiene che i due enti istituzionali coinvolti, ovvero Banca d’Italia e MIUR, dovrebbero ricoprire un ruolo primario nella promozione della cultura finanziaria.

Purtroppo questo non avviene allo stato attuale, anzi entrambi gli enti dimostrano di essere in forte ritardo sulla questione, per cui è assolutamente necessario intervenire e sollecitare una svolta a livello politico che possa favorire un inversione di rotta con l’obiettivo di uniformare il livello di alfabetizzazione finanziaria italiana a quello della media europea.