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La blockchain é la fine dei marketplace. Di Davide Casaleggio

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Fonte:Linkedin

 

In questi giorni sono stato al Blockchain Summit a Londra per discutere e capire lo stato degli sviluppi mondiali della tecnologia che come Internet venti anni fa sta per rivoluzionare il modo in cui si interagisce e il modo in cui opereranno le aziende.

E’ una tecnologia che mi ricorda quando ho creato la mia prima email senza l’utilizzo di un browser nel 1995 con il sistema Telnet, uno schermo nero con comandi scritti con caratteri verdi, pochi sapevano cosa fosse l’email e ancora meno ne apprezzavano l’utilità. Oggi i browser e i sistemi di email delle blockchain stanno ancora per nascere.

In tutti i casi in cui oggi non facciamo un’azione perché ‘non ci fidiamo’ della controparte e il costo di un ente di garanzia é troppo elevato sarà possibile ricorrere a una blockchain per avere un garanzia pubblica e distribuita.

Il concetto di ‘pubblico’ ritorna ad essere ‘delle persone’ e non necessariamente sempre ‘dello Stato’.

Esponenti dell’ONU hanno parlato di un possibile progetto di criptovaluta universale emessa dalle Nazioni Unite. Imprenditori hanno descritto molti casi in cui le raccolte fondi o la condivisione della proprietà di oggetti fisici e digitali sono oggi gestite con la vendita di token sulla blockchain. La cosiddetta tokenomics. Esponenti governativi hanno parlato della possibilità di utilizzare la capacità computazionale non utilizzata delle server farm pubbliche per creare criptovaluta. Sono stati discussi esempi di controlli esterni su processi esistenti come quello sulle vendite giudiziarie in Ucraina soggette a possibili manipolazioni e ora verificate con un sistema su blockchain che ne certifica ogni passaggio. Sono state presentate gestioni di filiera che permettono una migliore comunicazione tra imprese e sistemi per tracciare l’intera vita di un prodotto per evitarne la contraffazione.

Tutto parte dalla possibilità di identificare in modo univoco le persone, gli oggetti e gli eventi. Per questo é essenziale avere un sistema di identificazione personale sovrano, dove le persone possano possedere la propria identità digitale. E a catena una serie di oggetti e sensori collegati a Internet.

Il paradigma di fornire i propri dati a società terze per migliorare la profilazione della pubblicità che riceviamo può essere ribaltato. Come individui possiamo usare i nostri dati per identificare i prodotti che fanno al caso nostro.

La blockchain permette di decentralizzare veramente i processi e non avere bisogno di enti centrali di gestione e organizzazione. Non a caso uno dei primi settori che ne risentirà é quello delle piattaforme, dei marketplace. L’era dei marketplace come li conosciamo é al tramonto. Non sarà più necessario il marketplace in tutti i settori della sharing economy. Le persone potranno accedere direttamente e avere le transazioni garantite dalla blockchain stessa. Un primo esempio sono le assicurazioni per il tempo atmosferico o per i ritardi di voli entrambi già completamente automatizzabili senza la necessità di avere una società che incassi e redistribuisca i premi. Questi sistemi oggi funzionano usando gli smartcontract, contratti che si eseguono in automatico senza l’intervento umano.

Oggi si pensa alla blockchain quasi esclusivamente per le criptovalute. E visto che il tempo medio di possesso di un token é di 17 secondi é ovvio si stia parlando di speculazione pura. Non a caso ogni giorno si transano criptovalute per 12 miliardi di dollari in controvalore.

Anche nel 2000 l’attenzione era sul valore di borsa delle newco valutate spesso per il numero di persone che ne parlavano, dopo la bolla ci si è concentrati sul valore economico del business portato dalla Rete e oggi le prime aziende per capitalizzazione di borsa sono proprio quelle sopravvissute alla bolla del 2000 perchè concentrate sul business.

L’entusiasmo per le criptovalute sarà presto superato da quello per la potenzialità della blockchain di impatto sul mondo reale.

Non é necessario aspettare di vedere i nuovi browser e applicazioni delle blockchain per apprezzare l’impatto dirompente che avranno. É necessario iniziare a inventarli e costruirle.

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Dove si buttano i rifiuti elettronici?

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Un cellulare che non funziona più, il ferro da stiro che vogliamo sostituire, un vecchio videoregistratore o il tostapane dimenticato in cantina: quanti rifiuti elettronici hai in casa e non sai come disfartene? Da oggi potrai consultare la guida “Dove li butto? realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori con la collaborazione di Ecodom, leader italiano nella gestione dei RAEESCARICA LA GUIDA

La quantità di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che ogni cittadino italiano “produce” (cioè butta via) ogni anno è impressionante: quasi 13 kg a testa, che in totale fanno circa 800.000 tonnellate all’anno! Il problema è che non tutti sanno cosa sono i RAEE, né conoscono le procedure da seguire per smaltirli correttamente.

Eppure esiste una specifica normativa che regola lo smaltimento di questi rifiuti: non solo i rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono obbligati a effettuare il ritiro gratuito dei RAEE quando il consumatore acquista un’apparecchiatura equivalente (il cosiddetto ritiro “Uno contro Uno”), ma esiste anche un altro decreto che stabilisce che i rivenditori con un negozio grande più di 400 mq debbano effettuare il ritiro gratuito dei RAEE di piccolissime dimensioni (cioè con la dimensione massima inferiore a 25 cm) anche quando il consumatore non compra nulla (ritiro “Uno contro Zero”).

Insomma, i rifiuti elettronici, se gestiti correttamente, possono essere una risorsa preziosa per tutelare l’ambiente in cui viviamo e dunque la nostra salute, non sprechiamo questa grande opportunità!

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Pacchetti turistici: se il viaggio salta per malattia, il tour operator è obbligato al rimborso totale

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Rinunciare alle vacanze a causa di imprevisti è un’eventualità in cui tutti i viaggiatori possono incorrere; ciò di cui non tutti sono consapevoli tuttavia, è che se l’imprevisto è costituito da una causa di forza maggiore, quale ad esempio una sopravvenuta malattia, si può essere legittimati ad ottenere un rimborso totale di quanto corrisposto. A stabilirlo è la Corte di Cassazione nella recentissima sentenza n. 18047/2018, la cui pronuncia è scaturita dal ricorso proposto da un tour operator contro la decisione emessa dal Tribunale di Bologna a favore di due viaggiatori che, dopo aver acquistato un pacchetto turistico “all inclusive” ed essere stati costretti a rinunciarvi a causa della grave ed improvvisa patologia che aveva colpito uno dei due, hanno richiesto un totale rimborso del prezzo pagato.

Alle disposizioni espressamente a tutela del consumatore/viaggiatore, fra le quali si annoverano il Codice del Turismo, recentemente modificato dal Decreto legislativo n.62/2018 cha ha dato attuazione della nuova direttiva sui pacchetti turisti e servizi turistici collegati, si aggiunge proprio la citata sentenza, che trae origine dall’applicazione di una norma del codice civile, l’art. 1463, relativo ai contratti a prestazioni corrispettive e all’impossibilità della loro esecuzione, il quale dispone che “ … la parte liberata per la sopravvenuta  impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta… “.

I giudici della Cassazione hanno chiarito l’importanza della causa in concreto del contratto, che, configurandosi quale scopo pratico del contratto stesso, è costituita dagli interessi che le parti intendono realizzare. Il contratto tra tour operator e consumatore/viaggiatore presenta come causa la fruizione di un viaggio con finalità turistica; se la causa del contratto diviene inattuabile per una causa di forza maggiore, non prevedibile e non ascrivibile alla condotta dei contraenti, l’art. 1463 risulta applicabile (e la risoluzione del contratto può essere chiesta da entrambi i contraenti), svolgendo una funzione di protezione per la parte impossibilitata a fruire della prestazione pattuita.

La Corte ha infine sancito l’irrilevanza della mancata stipulazione di una polizza assicurativa al momento della conclusione del contratto, configurandosi l’acquisto della polizza come una mera facoltà sia per il cliente che per l’operatore e non incidendo affatto sulla valutazione dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione.

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Contraffazione, la lotta parte dalle scuole con ADICONSUM

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17, 18 e 22 ottobre al via nelle scuole i laboratori creativi del progetto europeo “PEERS SAY NO”
rivolto ai giovani per scoprire l’importanza della proprietà intellettuale,i danni della contraffazione e il valore della legalità
15 ottobre 2018 – Al via i laboratori creativi dei Peer educators che Adiconsum ha ingaggiato per la campagna sulla Proprietà Intellettuale del progetto ”Peers Say NO”, realizzato in collaborazione con  l’Istituto comprensivo Via Micheli di RomaConsumedia eSkuola.net, con il finanziamento dell’EUIPO, Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà intellettuale.

Il 17,18 e 22 ottobre si terranno gli incontri con i ragazzi di 10 classi tra scuola primaria e secondaria di primo grado, per spiegare il valore della proprietà intellettuale e i tanti, buoni motivi per promuoverla e proteggerla.

Saranno presentati due video educativi e proposti giochi didattici su pirateria e contraffazione, italian sounding e copyright, anche con un occhio ai social media e ai consumi specifici dei ragazzi in ambito musicale, sportivo, cinematografico, dei giochi e di intrattenimento in generale.

Subito dopo, partiranno le 10 squadre di peer educators nella realizzazione dei loro lavori creativi per diffondere il  messaggio ad altri ragazzi ed altre scuole: realizzeranno interviste, performance di vario tipo, video e lavori grafici, slogan, canzoni ed altro: saranno tutti pubblicati e presentati il 12 dicembre all’evento finale che si terrà a Roma.

Tutte le informazioni sul progetto nel sito www.ioscelgoautentico.net

 
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