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La crisi colpisce tutto tranne la prostituzione. 3,5 miliardi di fatturato

La crisi economica che ha colpito il nostro paese negli ultimi anni non solo non ha scalfito il mercato della prostituzione, ma addirittura lo ha alimentato, determinando una forte crescita del giro d’affari del settore e un incremento del numero di soggetti coinvolti nel fenomeno. Il risultato emerge da una ricerca presentata oggi dal Codacons. Di seguito tutti i dati dello studio condotto dall’associazione dei consumatori:

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Il mercato nel 2007
Nel 2007 il fatturato della prostituzione in Italia era stimato in circa 2,86 miliardi di euro; il mercato vedeva quasi 70.000 prostitute attive sul territorio cui si rivolgevano 2,5 milioni di clienti.

Il mercato nel 2014
Oggi il mercato della prostituzione genera un giro d’affari stimato in 3,6 miliardi di euro annui, coinvolgendo in modo attivo circa 90.000 operatori del sesso per un numero di clienti che raggiunge i 3 milioni di cittadini.

Crescita del mercato
Nel periodo 2007-2014 il fatturato della prostituzione è cresciuto del 25,8% (+740 milioni di euro); il numero di soggetti dediti alla prostituzione è aumentato del 28,5% (+20.000); i clienti sono cresciuti del 20% (+500.000 cittadini).

Numeri sul fenomeno
Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva riduzione del numero di prostitute che operano in strada, la cui percentuale rappresenta tuttavia ancora la fetta più consistente, pari al 60% del totale. Da contraltare si registra una forte crescita nel numero di lucciole che decidono di lavorare in casa o altre strutture non all’aperto (40%). Della totalità delle prostitute operanti nel nostro paese, il 10% è minorenne, mentre il 55% è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’Europa dell’Est (Romania, Bulgaria, Ucraina) e dall’Africa (Nigeria in testa). Si registra inoltre una fortissima crescita di prostitute cinesi, che svolgono prevalentemente la propria attività al chiuso (case, centri massaggi, ecc.).

Identikit del cliente
La tipologia di cliente che ricorre alle prostitute è diversa a seconda che si tratti di prostituzione su strada o prostituzione via web. Nel primo caso il cliente ha un’età media compresa tra i 35 e i 50 anni, livello di istruzione basso o molto basso, sposato o con partner regolare, uno o più figli; nel secondo caso l’età media scende a 25/35 anni, single, senza figli, e con un livello di istruzione medio/alto.

Spesa dei clienti
Mediamente la spesa media dei clienti abituali è pari a 100 euro al mese. Va tuttavia sottolineato che i costi delle prestazioni sono assai diversificati a seconda del servizio reso: per una escort, ad esempio, si arriva a pagare anche 500 euro per poche ore di prestazione, poiché il servizio è più ampio e include anche il ruolo di accompagnatrice (feste, eventi, ristorante, ecc.). Costi che scendono a 30 euro in caso di prestazioni rapide consumate in strada (prostituzione in strada).

Prostituzione sul web
Negli ultimi 7 anni si è registrata una fortissima crescita della prostituzione via web. L’offerta si è spostata cioè sempre più dalle strade agli schermi dei pc, attraverso siti privati, pagine web, portali con annunci specializzati, ecc., dove escort e prostitute pubblicizzano i propri servizi raggiungendo un bacino di utenza sempre più esteso. All’interno di tale ambito si colloca un fenomeno letteralmente esploso a seguito della crisi economica: quello delle cam girl, ossia ragazze, generalmente di età inferiore ai 40 anni, che pur non praticando la prostituzione attraverso il contatto fisico con i clienti, mostrano il proprio corpo nudo attraverso una web cam, simulando atti sessuali, ricorrendo all’autoerotismo o altri giochi erotici, in cambio di un corrispettivo in denaro. La prostituzione via web coinvolge oggi circa 18.000 operatrici, ossia il 20% del totale, con una crescita del 100% nel periodo 2007-2014.

Analisi del fenomeno
La crisi economica ha influito sulla crescita della prostituzione in Italia? La risposta non può che essere affermativa, e ciò in virtù di due fattori, uno di ordine materiale, l’altro di tipo prettamente psicologico. Nel primo caso è indubbio che la crisi che ha colpito il nostro paese, con la sua scia di imprese chiuse, posti di lavoro persi, crescenti difficoltà nell’arrivare a fine mese e far fronte al pagamento di mutui, rate, debiti, bollette, ecc., abbia accresciuto il mercato della prostituzione, incrementando il numero di operatrici che, stabilmente o occasionalmente, hanno deciso di vendere il proprio corpo “per necessità”, ossia come ultimo espediente per reperire risorse e non cadere oltre la soglia di povertà. Il business del sesso, inoltre, rappresenta un investimento sicuro per la criminalità organizzata (sia italiana che straniera), che continua a piazzare ragazze (specie dell’est europeo) nelle città italiane, senza che le istituzioni abbiano la capacità di arginare il fenomeno. Vi è poi l’aspetto culturale e quello prettamente consumistico: oggi concedere il proprio corpo per soddisfare bisogni secondari non è più un tabù. Si pensi ai numerosi casi emersi di recente di minorenni che erano solite vendere il proprio corpo per reperire soldi finalizzati all’acquisto di scarpe, borse, abiti e accessori griffati. O alle tante studentesse che, ritenendo insufficienti i soldi provenienti dalle proprie famiglie, ricorrono a prestazioni via web-cam in cambio di denaro.
Ma accanto a tale aspetto “materiale” si colloca quello psicologico. Gli ultimi anni, caratterizzati da incertezza, poche speranze sul futuro, insoddisfazione, e un generale clima negativo che coinvolge non solo l’economia ma anche il benessere emotivo delle persone, hanno visto un numero crescente di utenti rivolgersi al mercato della prostituzione alla ricerca di un contatto fisico che fosse anche un momento di evasione, di soddisfazione personale e di fuga dai problemi legati alla quotidianità. Si è fatto cioè più ricorso al sesso al pagamento perché si stava peggio rispetto al passato.

Fonte: elaborazioni del Centro Studi Codacons su dati Istat, Eurispes, Caritas, Commissioni Affari sociali, Dipartimento per le pari opportunità. I dati si intendono come stime al 15.11.2014 e non hanno valore statistico.

MA UN BUSINESS IN CRESCITA NON EQUIVALE A MIGLIORI CONDIZIONI LAVORATIVE PER LE PROSTITUTE – Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus

Nonostante la prostituzione sia legale, il suo valore economico viene calcolato nel PIL con “il paniere criminale”, includendola di fatto fra le attività criminali.
Le politiche sulla prostituzione attuate in Italia sono prevalentemente di tipo repressivo. La vecchia legge Merlin è applicata per ostacolare ogni forma di relazione lavorativa, a ciò si aggiungono le ordinanze dei sindaci e la legge di pubblica sicurezza. L’insieme provoca non solo una criminalizzazione del lavoro sessuale anche violando la nostra Costituzione, ma anche l’emarginazione sociale delle lavoratrici/lavoratori, squalifica questo lavoro, priva di diritti e trasforma in “sommerso illegale” la ricchezza prodotta, negando così il nostro apporto al benessere generale e alla ricchezza del Paese. Il fenomeno diventa persino impossibile da quantificare correttamente perché sfugge ad ogni concreta possibilità di monitoraggio e di statistica. Questo stato di cose ha ricadute molto negative sulle condizioni di lavoro di chi offre questi servizi ma anche per chi ne usufruisce.
Siamo convinti che CODACONS debba giustamente impegnarsi per la tutela di questo settore di servizi, che non può essere abbandonato nell’illegalità e nell’illecito perché così facendo si negano i diritti dei lavoratori e dei loro utenti.
Partecipiamo a questa iniziativa ribadendo che chi esercita questo lavoro chiede di uscire da una vita di sotterfugi, discriminazioni, arresti, vergogna, ricatti, isolamento, rischio e violenza.
Chi lavora esige:
– protezione da parte della polizia e dei tribunali;
– accesso ad una adeguata sanità pubblica;
– diritto a farsi una famiglia e a pagare le tasse con giustizia e non con iniziative e calcoli improvvisati dall’Agenzia delle Entrate che ci tratta da evasori senza predisporre a priori una regola per questo tipo di lavoro.
Chiediamo di poter lavorare insieme, in locali sicuri e a condizioni dignitose, scambiarci informazioni sul lavoro, impiegare personale di servizio, selezionare tranquillamente i propri clienti e poter rifiutare, per esempio, quelli che cercano sesso non protetto. Normalizzare la possibilità di versare contributi per la pensione, un’assicurazione sanitaria, accedere a un mutuo per la casa. Non invece subire repressioni indiscriminate, abusi, ingiustizie e violenze. Tutto questo non può iniziare se non si hanno spazi di legalità, chiarezza, sicurezza e riconoscimento sociale.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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