C’è chi lo chiama ammazza-fotovoltaico, chi è certo dello zampino delle lobby petrolifere e chi, con onestà intellettuale, fatica ancora a comprenderne il senso: in una parola “spalma-incentivi”, il decreto intorno al quale da giorni si sta consumando una vera e propria querelle tra addetti ai lavori, parlamentari, imprenditori e associazioni del settore. SuperMoney, unico comparatore di tariffe in Italia accreditato da Agcom, ha voluto fare il punto della situazione sul decreto durante il suo settimanale appuntamento con gli Hangout dell’esperto, intervistando Ornella Malandrino dell’Università degli Studi di Salerno.
La preoccupazione è tanta, la confusione pure e infatti da un po’ di tempo a questa parte sembra esserci un teatrino mediatico di un certo interesse, tale da scomodare WWF, Agenzia internazionale dell’energia e Commissione Europea, per fare un paio di nomi. La parte del decreto più criticata? Quell’art. 24 che introduce il pagamento di parte degli oneri di sistema anche sull’energia aut-consumata. Ornella Malandrino, che insegna Gestione Sostenibile dell’Energia ed è responsabile della Gestione Qualità dell’Ateneo, si oppone così: “In un mercato liberalizzato ognuno può fare ciò che desidera: auto-produrre, comprare da un produttore straniero se ci sono le condizioni per farlo, comprare dal produttore più conveniente in ambito energetico nazionale. Bisognerebbe quindi realizzare quelle condizioni di liberalizzazione del mercato che consentono al cliente consumatore di scegliere”.
La questione sembrerebbe, però, riguardare solo a margine i consumatori finali. Il problema, infatti, è a monte, poiché questo decreto minaccia di porre un significativo stop all’intera Green Economy, che finora ha poco di cui lamentarsi. Non c’è spazio per i detrattori: le cinque edizioni del Conto Energia, su cui tanto ci sarebbe da discutere (anche in negativo), hanno comunque contribuito alla nascita di nuovi impianti che oggi producono il 9-10% dell’energia elettrica. “L’Italia – continua la Malandrino – non ha la maturità necessaria per poter affrontare da sola senza l’aiuto statale lo sviluppo sperato per le fonti rinnovabili”, o almeno quello sperato dall’Unione. Bisogna ricordare, poi, che a realizzare la maggior parte dei grandi impianti italiani sono stati investitori stranieri, oggi più che mai perplessi, come dimostra il “Caro Renzi, siamo preoccupati” dei trenta investitori del Foreign Investors Solar Committee.
Il decreto doveva essere una risposta al limbo in cui il Quinto Conto Energia aveva lasciato, da luglio 2013, il settore del fotovoltaico. Alla domanda ‘che si fa ora?’ la risposta è stata chiara: addio ricerca, addio sviluppo. “Io sono un’appassionata di fonti rinnovabili e faccio un confronto con altri Paesi, come la Germania, dove è stata invece raggiunta la maturità tecnologica e economica del settore delle rinnovabili – riflette la Malandrino. Questo un po’ mi fa rabbia perché in realtà l’Italia avrebbe tutti i fattori per fare lo stesso, raggiungendo la maturità per poter essere competitiva non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo e internazionale. Io sono molto preoccupata e ho detto ai miei studenti, quando gli incentivi sono finiti: e adesso come facciamo? Di cosa parliamo? Come facciamo ad analizzare il settore delle rinnovabili senza avere a disposizione quel sostegno pubblico che ci ha permesso di dire, di anno in anno, qual è stato l’aumento degli impianti. Come facciamo ad analizzare quali sono le fonti rinnovabili più presenti in Italia dal punto di vista della trasformazione? Oppure, quale fonte deve essere ancora valorizzata?”
“Questa è stata una riflessione che ho fatto con i miei studenti l’anno scorso e purtroppo mi trovo a non essere confortata dal decreto spalma-incentivi. Io spero che ovviamente il tutto possa essere rivisto e che ci possa essere accanto allo spalma-incentivi (complessissimo) un altro decreto, e quindi un sostegno per le fonti rinnovabili che hanno bisogno di raggiungere la maturità”. Il sostegno pubblico finora è stato l’elemento fondamentale per valorizzare le fonti energetiche rinnovabili e ci si aspettava un decreto capace di essere la chiave di volta per smarcare definitivamente il settore dai legacci statali. Lo Spalma-Incentivi sembra invece dichiarare guerra alla Green Economy. La stessa Green Economy che secondo Renzi sarebbe diventata la leva economica italiana