Seguici su

Consumatori

La metà delle auto degli italiani hanno 10 anni

Osservatorio SuperMoney: in Italia non si cambia l’automobile. L’età media del parco auto arriva a quasi nove anni, ma mantenere lo stesso veicolo fa davvero risparmiare?
L’Italia è un Paese che invecchia e lo stesso vale per il suo parco auto: l’età media delle nostre automobili arriva quasi a 9 anni, ma il 47% delle auto supera addirittura i 10 anni di vita. È un esempio calzante di come la crisi in realtà faccia spendere di più: un veicolo vecchio ha costi più alti di gestione e manutenzione, consuma più carburante e molto spesso risente dei blocchi del traffico. E l’assicurazione?

Pubblicato

il

Milano, 6 giugno 2014 – Quanto vive in media un’automobile in Italia? Secondo l’ultimo studio dell’Osservatorio SuperMoney, portale di comparazione online delle assicurazioni auto, il parco veicoli italiano è longevo: l’età media delle vetture arriva a 8 anni e 10 mesi.
L’Osservatorio ha analizzato le richieste di confronto delle polizze auto pervenute al portale da gennaio a marzo 2014. La maggior parte delle automobili possedute dagli italiani (29,5%) ha tra i 6 e i 10 anni di età. Seguono quelle tra i 10 e i 14 anni (25,3%) e le auto tra i 2 e i 6 anni (21,7%). I veicoli più “anziani”, tra i 14 e i 20 anni di età, rappresentano il 15,3% del parco macchine nazionale, mentre le auto fino a due anni arrivano appena all’8,3%.

Se andiamo a guardare i dati regionali, la Sicilia vince la palma per la regione con i veicoli più vecchi: qui l’età media delle auto è quasi dieci anni. La regione che ha il maggior numero di auto anziane, però, è la Basilicata: ben il 18,37% del parco macchine ha infatti tra i 14 e i 20 anni. La regione in cui l’età media delle auto è invece più bassa è la Valle d’Aosta, dove i veicoli hanno mediamente 7,9 anni e in assoluto ci sono più auto giovani: il 15,87% dei veicoli, infatti, non supera i due anni di vita.
Quali sono i modelli di auto più diffusi? Tra i veicoli più vecchi, ossia quelli immatricolati nel 1994, circolano soprattutto Fiat Uno e Volkswagen Passat, mentre le auto più diffuse fra quelle immatricolate nel 1995 sono Peugeot 106, Renault Clio e Ford Fiesta. Seguono, negli anni successivi, i modelli Fiat Punto, Bravo e Cinquecento, la Volvo Serie 40 (prima serie), Renault Megane e Ford Ka.
Tra le auto più giovani, invece, le più diffuse sono Smart ForTwo, Fiat Punto Evo, Alfa Romeo Mito (immatricolazione nel 2012), Alfa Romeo Giulietta, Opel Astra, Renault Clio (immatricolazione nel 2013), e tra le giovanissime immatricolate quest’anno Nissan Qashqai, Citroen C3 e Dacia Duster.
“Il mercato automobilistico è in profonda crisi e questa non è certo una novità”, afferma Andrea Manfredi, Amministratore Delegato di SuperMoney. “Bisogna sottolineare però che, in questo come in molti altri casi, la crisi non ci aiuta affatto a risparmiare. Circolare con un’auto vecchia, infatti, significa spendere di più per il carburante, per visite più frequenti dal meccanico e per l’assicurazione auto”.
L’Osservatorio si è chiesto infatti quanto spenda un’automobilista con un veicolo più datato rispetto ad uno che possiede un’automobile nuova? I risultati mostrano che chi ha un’auto nuova risparmia sul costo dell’assicurazione, ma il risparmio maggiore si realizza a Napoli.

Un libero professionista napoletano, in classe di merito 1, che voglia assicurare una Fiat Punto immatricolata e acquistata nel 1995 spenderebbe con Direct Line 879,89 euro l’anno, mentre per assicurare la stessa auto, ma acquistata e immatricolata nel 2014, spenderebbe con Quixa 764,38 euro. Un risparmio annuo di circa 115 euro, a cui va aggiunto un minor consumo di carburante e la possibilità di circolare anche durante eventuali blocchi del traffico.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Giocattoli, occhio al marchio

Pubblicato

il

E’ Natale e volete bene ai vostri figli vero?Prima di comprare un giocatolo guarda questo.
ADICONSUM NAZIONALE e @Centro Europeo Consumatori Italia lanciano la Campagna “Sotto l’albero di Natale”4 video pillole sui regali più gettonati a Natale: giocattoli, abbigliamento, telefonini, alimentari in un botta e risposta tra consumatori ed esperti dell’Associazione per un Natale all’insegna dell’esercizio dei propri diritti.

Continua a leggere

Consumatori

Natale 2018: quanto ci costa?

Pubblicato

il


Spesa media per regali fino a 541 euro

Adiconsum e Centro Europeo Consumatori Italia lanciano la Campagna

“Sotto l’albero di Natale”

4 video pillole sui regali più gettonati a Natale:

giocattoli, abbigliamento, telefonini, alimentari

in un botta e risposta tra consumatori ed esperti dell’Associazione

per un Natale all’insegna dell’esercizio dei propri diritti

12 dicembre 2018 – Secondo la previsione ottimistica del Deloitte Xmas Survey 2018 la spesa media per i regali di Natale in Europa si attesterà intorno ai 456 euro e ai 541 euro nel nostro Paese con un +3% in più, mentre quelle più pessimistiche di Confesercenti e dell’Osservatorio Compass, parlano rispettivamente di una spesa media di 345 euro e di 285 euro, in calo rispetto allo scorso anno.

Al di là delle cifre, è indubbio che il Natale rappresenta il periodo dell’anno dove si acquistano più regali in assoluto.

Fare i regali non è certo un’operazione semplice, soprattutto se si vuole che il regalo sia apprezzato dalle persone che lo ricevono; inoltre, tanti possono essere gli imprevisti legati all’acquisto di un regalo: dalla necessità di effettuare un cambio a quello di acquistare prodotti funzionanti e sicuri.

Analizzando i regali che vanno per la maggiore nel periodo natalizio, Adiconsum e Centro Europeo Consumatori Italia hanno individuato 4 tipologie di regali:

  • i giocattoli
  • l’abbigliamento
  • i telefonini
  • i prodotti alimentari

e hanno lanciato la Campagna “Sotto l’albero di Natale” realizzando 4 video-pillole in cui mettono a confronto, in modo leggero e divertente, i dubbi dei consumatori e le risposte degli esperti, ricordando quali sono i loro diritti, anche in tema di acquisti natalizi.

Questi i titoli delle 4 video-pillole

  1. Se un giocattolo vuoi regalare, il marchio “CE” devi cercare!
  2. Prodotto difettoso? Il cambio è doveroso!
  3. Se il telefonino dei tuoi sogni vuoi acquistare, i consigli di Adiconsum devi ascoltare
  4. Se un buon panettone a Natale vuoi mangiare, l’etichetta devi guardare

Le video-pillole saranno pubblicate sul canale YouTube di Adiconsum e su quello del Centro Europeo Consumatori Italia e sui social.

Per ricevere assistenza sulle problematiche relative a:

Continua a leggere

Consumatori

Social: opportunità o minaccia? La sconvolgente verità. Ecco cosa fanno con noi.

Pubblicato

il

I social ci conoscono meglio di come ci conosciamo noi stessi. Fate attenzione e scelte consapevoli.

di Luigi Gabriele “Adiconsum” e Andrea Mazziotti “Visionari”

Partiamo da un’assunto inconfutabile: non esiste azienda che vende i suoi servizi gratis.

Non reggerebbe commercialmente e non starebbe in piedi, insomma non avrebbe un Business model e quindi come potrebbe erogare servizi?


Allora vi chiederete: perché i social network sono gratis?

Su tutti i social, noi non siamo gli utenti, ma siamo il prodotto.

Vi spieghiamo perché e come funzionano i loro modelli di business.

  1. noi utilizziamo i servizi che i social ci forniscono (Es. FB, Twitter, Linkedin, Instagram, etc. etc.), e loro in cambio prelevano i nostri dati(ma tutto questo non è gratis).

2. Attraverso i dati che inseriamo, i social possono profilarci e vendere informazioni alle aziende commerciali che sono i veri utenti dei social network;

3. Le aziende pagano per avere informazioni su di noi, per targhettizzarci  e vederci prodotti o servizi.

QUESTO è il business model di tutti i social network. Ma quali sono i dati che vengono esaminati?

Ogni volta che entriamo e utilizziamo un social-network, ma anche qualsiasi altra azione compiamo, lui la registra.  A registrare in realtà è un’intelligenza artificiale che ascolta, vede e poi elabora, analizza i dati per profilarci sempre con maggiore accuratezza. Ogni vota che utilizzeremo un social, lui ci conoscerà sempre sempre meglio.

Like, commenti, post o la semplice scrollatura sulla home, vengono registrati ed analizzati.

Vengono analizzate le nostre foto e viene misurato quanto tempo stiamo su di un post.

Persino i metadata come l’ora, il luogo, il tipo di telefono e tutte le altre informazioni sensibili vengono accuratamente analizzate e immagazzinate.

Dall’analisi dell’algoritmo alla base di un social in particolare, si evince che lui sa:

chi sono gli utenti violenti, i depressi, i leader, gli influencer etc… etc…

Che gusti abbiamo in cucina, che orientamento politico, religioso e sessuale.

Sa se siamo sposati, single o perversi; dove viviamo, che strada facciamo per andare a lavoro o a trovare gli amici più frequenti.

Attraverso queste informazioni che noi gli forniamo gratis, le aziende di commercio o servizi, che ripetiamo sono gli utenti veri di FB o degli altri social, possono targettizzare minuziosamente le nostre esigenze e le nostre attitudini di consumo, per proporci beni e servizi che sembrano proprio fatti apposta per noi.


Quindi prima eravamo abituati a decidere se ignorare o meno la pubblicità davanti la TV, oggi non siamo noi a guardare la pubblicità, ma lei che si adatta a noi, ed il paradosso è che ogni volta che la ignoriamo, lei perfeziona il modo di raggiungerci.


Ma perché noi passiamo tempo a inserire dati sulla piattaforma e perché abbiamo questa compulsività nello stare sui social network?


Ecco il motivo.

Perché loro si sono accorti che la nostra attenzione è attirata molto più dalle notizie di natura negativa che positiva e sanno quali sono le cose che ci interessano veramente. Ed è per questo che sulla nostra home di Fb appaiono sempre cose per noi accattivanti?

Un titolo negativo, ha la possibilità di attrarre del 60% in più l’attenzione rispetto ad un titolo positivo.

Ma soprattutto sono le cose che ci interessano, che ci vengono mostrate. Non abbiamo più il libero arbitrio ma siamo eterodiretti.

Ad esempio se abbiamo un odio razziale, sulla nostra home appariranno questo genere di discussioni o articoli.

Quindi il pensiero o l’orientamento che abbiamo, giusto o sbagliato che sia, in questo modo viene rinforzato perché per loro è fondamentale che noi restiamo sulla piattaforma.

E’ quello che è successo in Italia con la creazione di fenomeni sociali, quali le fake news, l’andamento di alcune elezioni o la crescita esponenziale di alcuni partiti, il fenomeno della banale considerazione che ormai leggendo notizie o informandoci sui social pensiamo di essere più consapevoli, edotti o addirittura esperti.

Questo è quello che genera delle tribù di pensiero che non accettano contaminazioni o confronto. Cosa che è stata misurata scientificamente in Giappone, analizzando i Tweet.

I social network quindi stanno generando delle community chiuse e impermeabili al confronto.

A voi la scelta, se continuare ad alimentare tutto questo o perlomeno esserne consapevoli.

Continua a leggere