Il seminario di ieri dell’Autorità per l’energia con imprese e consumatori sulla riforma delle tariffe elettriche si può considerare il vero “fischio di inizio” di una partita complicata: quella del superamento dell’attuale struttura di imputazione di costi di rete e oneri di sistema che garantisce sconti ai bassi consumi e impegni di potenza e ai consumatori anagraficamente residenti, a scapito di tutti gli altri. Si tratta di un progetto che viene da lontano, rimasto nel cassetto già una volta nel 2007, al tempo della completa apertura del mercato finale, e che si ripropone oggi – stavolta forte di una delega normativa assegnata al regolatore dal Dlgs 104/14 – in un contesto di settore profondamente mutato: consumi non più al galoppo ma in calo o stagnanti, oneri di sistema non più di pochi punti percentuali ma divenuti una voce importante, comparti generazione e vendita in grave crisi, e anche un peggioramento del reddito e del potere di acquisto medi dei consumatori a causa della recessione.
Per questo trovare una “quadra” è impresa complessa. Da un lato c’è l’obiettiva opportunità di superare una distorsione che affonda le sue radici nello spirito della domeniche a piedi del ’73 – ed è assai meno giustificabile in una fase in cui se qualcosa oggi non manca è l’offerta di energia. Inoltre le applicazioni del vettore elettrico sono ora sempre più efficienti e diversificate, e le attuali regole ne mortificano la potenziale diffusione. Nel contempo resta la difficoltà di spiegare a cittadini già in sofferenza l’opportunità di una riforma che comporterà per la grande maggioranza dei consumatori italiani – i quasi 20 milioni che oggi beneficiano delle “distorsioni”, e che oggi coincidono in sostanza con il consumatore domestico tipo – aggravi tra pochi euro e 90 euro/anno, a seconda di quale degli scenari ipotizzati dall’Aeegsi si realizzerà (v. slide in allegato).
Gli scenari del regolatore, alternativi all’ipotesi 0 di un passaggio secco alla tariffa non progressiva D1, ipotizzano diverse forme di gradualità, attraverso una progressività ridotta o un’imputazione integrale dei costi di rete e, integrale o parziale (50%), degli oneri di sistema alla componente potenza. E per le categorie oggi penalizzate, dalle famiglie numerose (realtà per la verità in forte ridimensionamento in Italia), alle case di studenti, a chi sceglie soluzioni tecnologiche magari efficienti ma ad alta intensità elettrica (es pompe di calore) si annunciano risparmi importanti, anche oltre 400 euro/anno.
Decisivo sarà argomentare il cambiamento in modo convincente, fugando il dubbio, che (legittimamente) circola nel fronte dei consumatori, che l’intera operazione serva soprattutto a dare ossigeno al settore elettrico in crisi, rilanciando i consumi e dando un ruolo a impianti oggi “stranded” aumentando la potenza impegnata del settore domestico. Impresa ardua ma si può fare.
Articolo tratto su autorizzazione dell’articolista.