Intervenuta alla conferenza nazionale sul servizio idrico, l’Associazione denuncia i costi altissimi a fronte dei continui disservizi subiti dai consumatori

Roma, 24 Novembre 2014 – A 20 anni dall’introduzione della legge Galli, è proprio il caso di dirlo, il sistema idrico in Italia fa acqua da tutte le parti. Durante l’ultima conferenza nazionale sul tema, indetta dall’Autorità dell’energia elettrica e servizio idrico integrato, a cui ha partecipato anche CODICI, è stato rilevato come il costo del cosiddetto “oro blu” superi quello del gas.

A parità di quantità, un metro cubo, l’acqua costa ben 2 euro mentre il gas solo 90 centesimi. Ciò nonostante la stessa legge Galli avesse come obiettivo quello di ridurre le spese di esercizio della rete idrica, ottimizzare la sua gestione e soprattutto alleggerire il peso della bolletta. Va detto inoltre che il prezzo del gas è per il 50% da ricondurre a varie accise.

La vera questione è che il servizio idrico è inefficiente in molti ambiti territoriali: assistiamo da anni alla cristallizzazione del management e al perpetrarsi della cattiva abitudine di legare la nomina dei vertici alla spartizione politica.

“Appare così molto strano – commenta Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali CODICI – come i gestori del servizio idrico continuino a lamentare una carenza di risorse nonostante i ricavi siano così elevati”.

Nell’ambito della conferenza di oggi, CODICI ha ribadito la sua contrarietà a questa situazione avanzando alcune proposte:

– la possibilità di creare un unico gestore di rete del servizio idrico, mutuando l’esempio di ciò che è stato fatto nel settore elettrico (vedi l’esempio Terna)

– la separazione, all’interno degli Ato, fra la gestione ordinaria e la misurazione del consumo tramite una lettura adeguata dei contatori.

Soprattutto in quest’ultimo caso, CODICI è stata costretta a denunciare le segnalazioni dei consumatori che hanno ricevuto fatture dagli importi gonfiati e conguagli stratosferici.

Sempre durante la conferenza, l’Associazione ha avuto l’occasione di presentare due richieste all’indirizzo dell’Autorità:

– aumentare le politiche in favore delle rinnovabili, compreso l’efficientamento della gestione delle acque reflue e piovane

– istituire un registro pubblico delle lobby

– porre un freno ai gestori che fanno ricorso alla riscossione delle partite pregresse mediante ruoli anche nel settore idrico così come avviene in ambito fiscale