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L’Autorità dell’energia come lo sceriffo di Nottingham?

Proposta d’aumento sulla bolletta della luce di 100 euro l’anno a svantaggio di single, pensionati e chi ha adottato misure per le rinnovabili

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Secondo Codici è paradossale la proposta dell’Autorità per l’Energia l’Elettricità e il Sistema Idrico integrato di revisione delle tariffe sui consumi nelle abitazioni di residenza (D2) e di non residenza (D3).

Fino ad oggi, in virtù di una scelta politica dei decenni scorsi, per la prima tipologia si è sempre adottato un criterio di costo minore. Questo perché si presume che chi possiede una seconda casa, in cui si applica appunto la tariffa di non residenza, abbia un miglior tenore di vita e una maggiore disponibilità economica. A dimostrazione di questo fatto, parlano i numeri, rilasciati dalla stessa Autorità in un recente seminario. Oltre 20 milioni sono le gli utenti con tariffa D2, 5 solo quelli con la D3.

In conseguenza della delega (Dlgs 104/14), ricevuta dal Parlamento per rivedere le tariffe sull’energia in relazione alla crisi del mercato e dei consumi, l’Autorità per ora ha messo sul tavolo una serie di innovazioni una più incongruente dell’altra.

Per prima cosa, alle famiglie italiane, per le quali si applica la tariffa D2, la bolletta della luce aumenterà da 70 a 150 euro l’anno. Come a dire, piove sul bagnato, dopo l’annuncio degli ultimi aumenti annunciati a causa della crisi ucraina. In base alla previsione, il risparmio economico (fino a circa 400 euro) esisterà se si consumerà di più. Questa decisione è stata spiegata dall’Autorità come una misura necessaria per agevolare le famiglie numerose.

“Ci chiediamo tuttavia – afferma Luigi Gabriele, responsabile degli Affari istituzionali Codici – se la stessa Autorità legga gli ultimi rapporti Istat secondo i quali le famiglie con più di due figli in Italia sono solo un ricordo dei decenni passati mentre ormai sono in crescita le mononucleari, vale a dire single, pensionati, vedovi ecc. Inoltre dove è andata a finire la politica che mira al risparmio energetico o al consumo intelligente se si incentiva l’aumento a consumare di più?”.

Ricordiamo inoltre che già oggi il consumatore finanzia, in media con 100 euro l’anno, il fondo per le risorse rinnovabili, vale a dire i bonus per il cambiamento delle fonti d’energia, che a regime supererà i 250 miliardi di euro. Qui sta il secondo paradosso: si impiegano miliardi per incentivare le rinnovabili ma poi si incoraggia il consumo?

Anche se l’Autorità mette le mani avanti, specificando che non ci sono al momento posizioni precostituite, la nostra Associazione di tutela dei consumatori lancia l’allarme e chiede in primo luogo alla stessa Autorità di smetterla di prendersi in giro, evitando di proporre ipotesi parossistiche. Al Governo invochiamo una lotta contro i furbi per ridare credibilità al mercato, una seria revisione dei bonus energia aumentando la platea degli aventi diritto e la separazione fra proprietà della rete e vendita d’energia.

Inoltre chiediamo: se l’intento è quello di smantellare la tutela, che finora ha comunque garantito dalle frodi, per aprire a una piena liberalizzazione, che motivo c’è di mantenere l’Autorità?

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Consumatori

Voli cancellati, la compagnia deve rimborsare tutto

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Fonte: ECC-NET

In caso di cancellazione di un volo, il rimborso dovuto dalla compagnia aerea al passeggero comprende anche le commissioni riscosse dall’intermediario, purché la compagnia fosse a conoscenza della corresponsione delle stesse al momento dell’acquisto.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Ue, intervenuta ancora una volta a definire e incrementare le tutele dei passeggeri aerei previste dal Regolamento UE 261/04 in occasione di un rinvio pregiudiziale effettuato dal tribunale di Amburgo. Il giudice tedesco era stato investito di una controversia insorta a seguito della cancellazione di un volo Amburgo-Faro della Vueling Airlines, per il quale il sig. Dirk Harms aveva acquistato sei biglietti attraverso l’intermediazione di un noto sito comparatore di tariffe (Opodo.de). A seguito del disservizio, il sig. Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso del totale pagato ad Opodo, pari a 1108,88 euro, ma la Vueling ha accettato di corrispondere la somma di 1031,88 euro, rifiutando fermamente di rimborsare 77 euro, pari alle commissioni ricevute dall’intermediario. Il tribunale di Amburgo, adito dal sig. Harms, ha interpellato, mediante rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia per ottenere un’interpretazione dell’art. 8 del Regolamento che attribuisce al passeggero, in caso di cancellazione, il diritto al rimborso del <<prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato>>. Il tribunale, nello specifico, ha chiesto “se la nozione di rimborso (…) debba essere interpretata nel senso che debba ivi intendersi la somma versata dal passeggero per il biglietto aereo in questione o se occorra invece fare riferimento alla somma effettivamente percepita dal vettore aereo avversario qualora, nel processo di prenotazione, sia intervenuta una società di intermediazione che, senza peraltro dichiararlo, lucri la differenza tra l’importo corrisposto dal passeggero e quello percepito dal vettore aereo”.

La Corte ha dichiarato che la commissione riscossa da un intermediario presso un passeggero, al momento dell’acquisto di un biglietto, deve, in linea di principio, essere considerata come una componente del prezzo da rimborsare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, ma che tale inclusione deve essere soggetta a taluni limiti, tenuto conto degli interessi dei vettori aerei che essa mette in discussione. È necessario cioè verificare se la compagnia aerea fosse a conoscenza della corresponsione della somma all’intermediario al momento dell’acquisto e, solo in caso positivo, considerare la commissione ai fini della corresponsione del rimborso.

Tale interpretazione è in linea con gli obiettivi del Regolamento 261 il quale, come ribadito dai giudici di Lussemburgo, mira a garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri, ma anche ad assicurare un equilibrio tra gli interessi di tali passeggeri e quelli dei vettori aerei.

 

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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