Sono anni che migliaia di consumatori vengono truffati e raggirati sui contratti di fornitura di elettricità e gas
del cosiddetto mercato libero.
Sin dal 2008 associazioni dei consumatori e singoli utenti denunciano pratiche commerciali scorrette finalizzate all’accaparramento di nuovi clienti da parte di non poche società di vendita.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta più volte
sanzionando tali pratiche commerciali scorrette.
Basta una firma falsa per ritrovarsi un contratto mai voluto, e vedersi perseguitare da solleciti di
pagamento ed essere persino minacciati del distacco di luce e gas.
Nei primi sei mesi del 2011 lo Sportello del Consumatore di Acquirente Unico registrava 3.500 casi di clienti energetici ai quali era stato cambiato a loro insaputa il contratto di luce e gas.
Al danno per gli utenti si aggiunge spesso anche la beffa di pagare bollette ben più alte della media. Secondo i dati ufficiali dell’Autorità per l’Energia nel 2011 o le tariffe del mercato libero elettrico sono state più alte del 12,8% mentre quelle del gas del il 2% rispetto al mercato tutelato.
Ben scarsi risultati ha prodotto l’enforcement dell’Antitrust, visto che alcune società di vendita hanno preferito andare in giudizio anche a fronte di contratti chiaramente contraffatti piuttostò che rinunciare all’incasso delle fatture.
Eclatante il caso di alcuni consumatori che, dopo aver avuto ragione su Enel Energia davanti al Giudice di Pace, si sono visti trascinare in appello e solo in questa sede avere definitivamente la certezza di non dover pagare.
E’ stata la Magistratura in varie Sentenze emesse nel 2013 (n. 1488-1489,1403, 1490 est. Dott.
Montenapoleone e Dott. Galasso del Tribunale Civile di Benevento) a stabilire che alcuna somma deve essere richiesta agli utenti in base al contratto disconosciuto, né lo stesso può ritenersi valido per accordo orale o per facta conlcudentia, essendo in atto le contestazioni degli utenti.
Inoltre in questi casi non può ravvisarsi una ipotesi di indebito arricchimento visto l’Art. 57 del Codice
del consumo che vieta la richiesta di pagamento per forniture non richieste e non sussistendo le condizioni di cui all’art. 2041 del Codice Civile ben potendo rivalersi l’azienda su chi ha operato in suo nome e conto.
Un orientamento giurisprudenziale confermato a Giugno di quest0anno in altre Sentenze (Tribunale Civile di
Benevento n. 1429/14 est. Dott.ssa Giuliano e n. 1559/14 est. Dott.ssa Genovese) con i consumatori ancora

Guido Bortoni Presidente dell’Autorità per Energia Elettrica il gas ed il Sistema idrico costretti in giudizio per vedersi riconoscere il diritto a non pagare in caso di truffe. Purtroppo il fenomeno dei contratti non richiesti è ancora un problema aperto in Italia anche perché l’Autorità per l’Energia con la Delibera n.153/2012/R/COM ha cercato di arginare il problema, ma ha deciso di obbligare comunque gli utenti truffati al pagamento dell’elettricità e del gas al netto della quota di commercializzazione che incasserebbe il venditore.
Una misura fortemente avversata dalle associazioni dei consumatori
che più volte hano richiesto la sua modifica.
In questo contesto è intervenuta la nuova Direttiva 2011/83/UE che ha profondamente innovato le norme di tutela dei consumatori in materia di contratti a distanza e fuori dai locali commerciali.
L’obiettivo è rafforzare le garanzie dei cittadini europei in un settore di particolare importanza per lo sviluppo economico dell’Unione, armonizzando le leggi dei vari Paesi per concretizzare quanto prima il mercato unico europeo con i suoi oltre 500 milioni di consumatori.
In particolare l’Art. 27 (Fornitura non richiesta) prevede che : Il consumatore è esonerato dall’obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta di beni, acqua, gas, elettricità, teleriscaldamento o contenuto digitale o di prestazione non richiesta di servizi … l’assenza di una risposta da parte del consumatore in seguito a tale fornitura non richiesta non costituisce consenso.
I diritti riconosciuti dalla Direttiva hanno carattere imperativo come chiarito all’Art. 25 secondo cui: Se il
diritto applicabile al contratto è quello di uno Stato membro, i consumatori non possono rinunciare ai
diritti conferiti loro dalle misure nazionali di recepimento della presente direttiva. Eventuali clausole contrattuali che escludano o limitino, direttamente o indirettamente, i diritti derivanti dalla presente direttiva, non vincolano il consumatore.
Come auspicato dalle Associazioni dei Consumatori il Governo Italiano ha correttamente recepito la
disposizione UE con il Decreto Legislativo 21 febbraio 2014, n. 21, di Attuazione della direttiva 2011/83/UE
sui diritti dei consumatori, continua a leggere….