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L’Autorità per l’energia e quei contratti truffa da pagare: come si nega un sacrosanto diritto dei consumatori (di Francesco Luongo)

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Sono anni che migliaia di consumatori vengono truffati e raggirati sui contratti di fornitura di elettricità e gas
del cosiddetto mercato libero.
Sin dal 2008 associazioni dei consumatori e singoli utenti denunciano pratiche commerciali scorrette finalizzate all’accaparramento di nuovi clienti da parte di non poche società di vendita.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta più volte
sanzionando tali pratiche commerciali scorrette.
Basta una firma falsa per ritrovarsi un contratto mai voluto, e vedersi perseguitare da solleciti di
pagamento ed essere persino minacciati del distacco di luce e gas.
Nei primi sei mesi del 2011 lo Sportello del Consumatore di Acquirente Unico registrava 3.500 casi di clienti energetici ai quali era stato cambiato a loro insaputa il contratto di luce e gas.
Al danno per gli utenti si aggiunge spesso anche la beffa di pagare bollette ben più alte della media. Secondo i dati ufficiali dell’Autorità per l’Energia nel 2011 o le tariffe del mercato libero elettrico sono state più alte del 12,8% mentre quelle del gas del il 2% rispetto al mercato tutelato.
Ben scarsi risultati ha prodotto l’enforcement dell’Antitrust, visto che alcune società di vendita hanno preferito andare in giudizio anche a fronte di contratti chiaramente contraffatti piuttostò che rinunciare all’incasso delle fatture.
Eclatante il caso di alcuni consumatori che, dopo aver avuto ragione su Enel Energia davanti al Giudice di Pace, si sono visti trascinare in appello e solo in questa sede avere definitivamente la certezza di non dover pagare.
E’ stata la Magistratura in varie Sentenze emesse nel 2013 (n. 1488-1489,1403, 1490 est. Dott.
Montenapoleone e Dott. Galasso del Tribunale Civile di Benevento) a stabilire che alcuna somma deve essere richiesta agli utenti in base al contratto disconosciuto, né lo stesso può ritenersi valido per accordo orale o per facta conlcudentia, essendo in atto le contestazioni degli utenti.
Inoltre in questi casi non può ravvisarsi una ipotesi di indebito arricchimento visto l’Art. 57 del Codice
del consumo che vieta la richiesta di pagamento per forniture non richieste e non sussistendo le condizioni di cui all’art. 2041 del Codice Civile ben potendo rivalersi l’azienda su chi ha operato in suo nome e conto.
Un orientamento giurisprudenziale confermato a Giugno di quest0anno in altre Sentenze (Tribunale Civile di
Benevento n. 1429/14 est. Dott.ssa Giuliano e n. 1559/14 est. Dott.ssa Genovese) con i consumatori ancora

Guido Bortoni Presidente dell’Autorità per Energia Elettrica il gas ed il Sistema idrico costretti in giudizio per vedersi riconoscere il diritto a non pagare in caso di truffe. Purtroppo il fenomeno dei contratti non richiesti è ancora un problema aperto in Italia anche perché l’Autorità per l’Energia con la Delibera n.153/2012/R/COM ha cercato di arginare il problema, ma ha deciso di obbligare comunque gli utenti truffati al pagamento dell’elettricità e del gas al netto della quota di commercializzazione che incasserebbe il venditore.
Una misura fortemente avversata dalle associazioni dei consumatori
che più volte hano richiesto la sua modifica.
In questo contesto è intervenuta la nuova Direttiva 2011/83/UE che ha profondamente innovato le norme di tutela dei consumatori in materia di contratti a distanza e fuori dai locali commerciali.
L’obiettivo è rafforzare le garanzie dei cittadini europei in un settore di particolare importanza per lo sviluppo economico dell’Unione, armonizzando le leggi dei vari Paesi per concretizzare quanto prima il mercato unico europeo con i suoi oltre 500 milioni di consumatori.
In particolare l’Art. 27 (Fornitura non richiesta) prevede che : Il consumatore è esonerato dall’obbligo di fornire qualsiasi prestazione corrispettiva in caso di fornitura non richiesta di beni, acqua, gas, elettricità, teleriscaldamento o contenuto digitale o di prestazione non richiesta di servizi … l’assenza di una risposta da parte del consumatore in seguito a tale fornitura non richiesta non costituisce consenso.
I diritti riconosciuti dalla Direttiva hanno carattere imperativo come chiarito all’Art. 25 secondo cui: Se il
diritto applicabile al contratto è quello di uno Stato membro, i consumatori non possono rinunciare ai
diritti conferiti loro dalle misure nazionali di recepimento della presente direttiva. Eventuali clausole contrattuali che escludano o limitino, direttamente o indirettamente, i diritti derivanti dalla presente direttiva, non vincolano il consumatore.
Come auspicato dalle Associazioni dei Consumatori il Governo Italiano ha correttamente recepito la
disposizione UE con il Decreto Legislativo 21 febbraio 2014, n. 21, di Attuazione della direttiva 2011/83/UE
sui diritti dei consumatori, continua a leggere….

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Consumatori

Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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