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Le nuove finestre intelligenti che si oscurano al sole e generano contemporaneamente elettricità

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Fonte: visionari.org

Una nuovo materiale con cristalli di perovskite potrebbe rappresentare il futuro delle smart windows.

Il settore dell’energia solare ha subito una rivoluzione negli ultimi anni,grazie ad una famiglia di materiali cristallini di prima generazione chiamati perovskiti.

Ora, i perovskiti stanno trasformando le finestre, mantenendole trasparenti nelle giornate fredde, ma rendendole scure durante il caldo sole estivo. Due gruppi di ricerca riferiscono di aver creato finestre a colorazione di perovskite che non solo cambiano la propria colorazione in base alla temperatura, ma raccolgono anche energia come le celle solari. La nuova tecnologia potrebbe un giorno aiutare a raffreddare gli edifici, ombreggiando la luce solare e generando energia elettrica per l’edificio stesso.

Le “smart windows” che passano da trasparenti a opache sono in circolazione da decenni. Ad esempio, l’aereo Boeing 787 Dreamliner utilizza le cosiddette finestre elettrocromatiche, che richiedono una fonte di energia esterna per oscurarsi.

Tuttavia, tali finestre non hanno avuto un impatto di ampia portata sul mercato dell’edilizia, a causa dei loro costi elevati, delle incoerenze nella loro capacità di bloccare la luce esterna e, per alcuni, della loro necessità di energia elettrica esterna.

Ma le perovskiti offrono un possibile percorso a finestre intelligenti e finestre solari allo stesso tempo. Le perovskiti sono materiali composti da un mix di elementi con una particolare struttura cristallina, le celle solari da essi realizzate sono quasi altrettanto efficienti a convertire la luce solare in elettricità quanto i più moderni pannelli solari al silicio: le migliori convertono oltre il 22% dell’energia solare in elettricità, rispetto al 25% per il silicio.

Cambiando le componenti elementari dei perovskiti, i ricercatori possono anche controllare la loro trasparenza. Inoltre, i materiali di partenza dei perovskite sono molto più economici delle celle solari esistenti.

Il primo progresso nella combinazione di tutte queste caratteristiche è avvenuto nel novembre 2017, quando i ricercatori hanno riferito di aver creato una finestra solare in perovskite al piombo che è passata da trasparente a opaca quando la temperatura ha raggiunto i 60°C. A temperature più fredde, la perovskite al centro della cella solare forma un complesso con un composto organico chiamato metilammina.

Quando riscaldata, la metilammina vaporizza e si stacca dal perovskite, provocando l’ oscuramento di quest’ultima e assorbendo la luce solare. Quando il calore si dissolve, al calare del sole o durante l’inverno, il vapore di metilammina ritorna nel perovskite, rendendolo nuovamente trasparente. La perovskite riscaldata trasforma fino all’11,3% della sua energia in elettricità.

Tuttavia, le finestre hanno i loro svantaggi. Il più grande è che l’efficienza delle celle solari diminuisce dopo solo pochi cicli di oscuramento, probabilmente perché la metilammina non riesce a restituire completamente il perovskite alla sua disposizione cristallina iniziale. Così, per quasi un anno, gli inventori della finestra — guidati dal chimico Nathan Neale e dall’ingegnere meccanico Lance Wheeler del National Renewable Energy Laboratory in Golden, Colorado — hanno lavorato per trovare una ricetta diversa perovskite che potesse passare senza la reazione chimica della metilammina.

Le finestre solari si scuriscono e raccolgono energia sotto il sole estivo e diventano trasparenti quando la temperatura scende. (Credit: Jia Lin)

Peidong Yang, un chimico dell’Università della California, Berkeley, li ha battuti sul tempo. Yang riferisce in Nature Materials che il suo team ha creato una finestra solare in perovskite a base di cesio che diventa opaca e produce elettricità quando riscaldata, ma senza metilammina. Ciò consente alle finestre di oscurarsi ripetutamente senza che le prestazioni diminuiscano.

“ È un’idea interessante che si possa combinare contemporaneamente la capacità delle celle solari e le smart windows“,

afferma Michael McGehee, scienziato dei materiali della Stanford University di Palo Alto, California, che studia sia le celle solari perovskite che le finestre intelligenti.

Le finestre solari più recenti hanno ancora i loro lati negativi. Per gli avviatori, non passano da trasparenti ad opache se non riscaldate a più di 100°C. Inoltre, la loro efficienza è solo del 7% circa, ben al di sotto delle celle solari convenzionali. McGehee nota che, oltre alla loro stabilità e problemi di efficienza, tutte le finestre perovskite hanno una tinta rossastra quando opacizzano. “Questo è cruciale,” dice McGehee, perché la maggior parte dei costruttori si rifiuta di usare finestre colorate.

Tuttavia, Yang dice che lui e i suoi colleghi hanno già presentato una variazione che passa da 50°C a 60°C; sono solo in attesa di poterne migliorare l’efficienza di conversione solare. Continua la caccia a nuovi materiali in perovskite che soddisfino tutte le esigenze di finestre del futuro.


Tradotto in Italiano. Articolo originale: Science


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24 ottobre – giornata internazionale della Mortadella

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LA FABBRICA TRASPARENTE A FICO Eataly World

All’interno di FICO, Fabbrica Italiana Contadina, il grande parco agroalimentare aperto a Bologna, il Consorzio Mortadella Bologna ha uno spazio di oltre 300 mq, nel quale ha costruito una vera fabbrica trasparente di Mortadella dotata di grandi vetrate che consente ai visitatori di seguire dall’esterno l’intero processo di produzione della Mortadella Bologna IGP, per capire come si produce una mortadella di alta qualità, cosa c’è dentro, sfatare falsi miti e capire come riconoscere una vera Mortadella Bologna IGP.

 Era il 24 ottobre 1661 quando il Cardinal Farnese emanò il primo e storico “Bando e previsione sopra la fabbrica delle mortadelle e salami” ovvero un documento assimilabile all’attuale Disciplinare di Produzione della Mortadella Bologna IGP.

Dopo 357 anni vogliamo celebrare la Mortadella Bologna IGP con il #MortadellaDay: una giornata dedicata alla regina dei salumi con un programma ricco di eventi e celebrazioni nella città di Bologna.

Location: Sagrato Basilica di San Petronio, Piazza Maggiore, Bologna

 

PROGRAMMA MORTADELLA DAY 24 ottobre 2018

Ore 11.00
Inaugurazione Statua celebrativa della Mortadella Bologna IGP.
Il Presidente del Consorzio Mortadella Bologna, Corradino Marconi, consegnerà alla Curia di Bologna una Statua celebrativa della Mortadella Bologna IGP – realizzata dal Maestro scultore bolognese Nicola Zamboni –con la partecipazione del Prof. Vittorio Sgarbi. 

Ore 12.00
Gara della Coltellina.
In collaborazione con la Mutua Salsamentari, si svolgerà l’antica gara del “taglio a mano”. Vincerà chi riuscirà ad ottenere la fetta più sottile (ed integra) possibile. A disposizione avranno una Mortadella Bologna IGP gigante (200 chili). 

Ore 12.30
Donazione della Mortadella da 200 kg ad un Ente di Beneficenza della Città di Bologna.

Location: FICO (Fabbrica Italiana Contadina)

Ore 15.00 – Area Arena di FICO
Il Prof. Vittorio Sgarbi presenterà il quadro realizzato in live-performance dello Street Artist Mr.Wany e, a seguire, lo batterà in un’asta di beneficenza.
Il ricavato verrà donato ad un Ente di Beneficenza della Città di Bologna.

Ore 16.30 – Area Arena di FICO
Aperitivo
L’evento terminerà con un aperitivo a base di Mortadella Bologna a cura di Alex Fantini con il cocktail “Mortadella Sour”.

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Ottobre 1987, il più grande crollo della borsa americana- ma nessuno lo ricorda

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Fonte: ilcorrierenazionale.it

Quel giorno di trentuno anni fa è oggi ricordato come “il più grande crollo dell’indice americano”… ma nulla più. È molto significativo che “il più grande crollo dell’indice americano”, quello che fece impallidire, doppiandoli, i proverbiali crolli degli anni ’20 e ’30, non susciti almeno tra gli studiosi un po’ di curiosità.

Ma cosa accadde?

Il tempo ha cancellato molte delle cronache dell’epoca ma è certo che vi era stato un lungo periodo di lievitazione delle quotazioni azionarie di tutto il mondo sospinte dal favorevole andamento dell’economia liberata in Usa e in Uk dai retaggi keynesiani per mano della Thatcher e poi di Reagan. Già all’epoca la stragrande maggioranza dei commentatori era ipnotizzata dalle tesi neo monetariste elaborate da M. Friedman e nessuno si azzardava ad ipotizzare una sua rivisitazione anche implicita. Così l’idea di studiare quelle che poi sarebbero state chiamate bolle non passava nella mente di nessuno se non di pochissimi. Nei giorni immediatamente precedenti quel lunedì si erano avuto sinistri rumori che furono derubricati come normali nel ben più promettente trend (cioè andamento di lungo periodo) che rimaneva, nelle menti degli operatori, positivo. Ottimismo che aveva le sue radici in una fede quasi cieca nelle mirabolanti proprietà delle tesi neomonetariste; cosa che è vera ancora oggi.

Già dalla mattina di quel lunedì i mercati asiatici avevano lanciato l’allarme con crolli di varie decine di punti; ma all’epoca erano ancora ritenuti poco significativi e quindi si andò dritto come nulla fosse. Poi, improvvisamente, anche le borse occidentali si fecero prendere dal panico. Si dirà che i computer erano stati programmati male e, in automatico, vendevano se i corsi scendevano più di quello che era previsto come accettabile. Cioè detto in parole più chiare che erano stati impostati per essere coinvolti dal panico anche loro. Si disse subito dopo che si era posto rimedio anche a questo errore tecnico. Come? Non lo si è saputo. Si può immaginare che i grandi investitori si siano accordati per sospendere tutti assieme le vendite anche in casi estremi… riducendo così la concorrenza tra di loro! un cartello? Una lobby? Una loggia?

Non si sa; ma si può dire che questo significa che: a) i mercati più importanti del mondo sono in mano ai computer; b) una manciata di persone decidono per tutti; c) i valori borsistici non sono reali ma pilotati; d) non sapremo mai quali sono i valori veri ancora oggi. Quindi il mercato non è più lo specchio “vero” dei valori e quindi anche il diritto di tutti gli stati è in mano a queste poche persone. Ecco perché il fenomeno delle “bolle” non solo non è stato superato ma è divenuto parte integrante della quotidianità; fenomeno cui si è risposto e si risponde non certo risanando il funzionamento del mercato, ma facendo appello alle “autorità” monetarie cioè chiedendo e accettando moneta “nuova” al posto di quella vecchia che fugge via dal mercato azionario…………

Pure era evidente che l’euforia, (“esuberanza irrazionale” la chiamerà garbatamente un grande governatore della Fed nel 1996) nel rincarare le azioni si riferiva di fatto solo alla porzione “calda” dei pacchetti azionari (cioè quella effettivamente scambiata) e quindi sui listini si evidenziava (come ancora accade) il valore affettivamente pagato per una quantità esigua dei titoli in circolazione; mentre, contemporaneamente, la si attribuiva all’intera massa dei titoli esistenti! Così appena la grande massa dei portatori di titoli si sarebbe accorta che il prezzo era eccessivo avrebbe inondato le borse di offerta procurando il crollo. Circostanza ampiamente accentuata dall’uso illimitato delle nuove tecnologie informatiche. Così è andata, così si è ripetuto in maniera sempre più ampia nel corso degli anni e, ancora oggi, nessun commentatore si occupa di una realtà così evidente. Forse perché non riesce ad immaginare un altro mondo e un’altra maniera di accordare un valore ad un titolo.

Certo è che siamo ancora oggi prigionieri di questo enorme limite della teoria economica.

Canio Trione

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Perché all’Italia conviene l’economia circolare – Lo dice il Rapporto AGI/ Censis

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ALLA MAKER FAIRE ROME 2018 IL 5° RAPPORTO AGI-CENSIS “PERCHÉ ALL’ITALIA CONVIENE L’ECONOMIA CIRCOLARE”

In diretta streaming venerdì 12/10 dalle 10:30  

CODICE EMBED DIRETTA

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L’ITALIA HA CARTE IMPORTANTI DA GIOCARE IN RELAZIONE AL NUOVO PARADIGMA DELL’ECONOMIA CIRCOLARE: OTTO MOTIVI STRUTTURALI CHE PONGONO IL NOSTRO PAESE IN PRIMA FILA

Roma, 11 ottobre 2018 –  Il nuovo paradigma della circolarità è ancora poco dibattuto nel nostro Paese ma è un tema su cui l’Italia può giocare carte importanti: perché siamo un paese di trasformazione privo di risorse naturali con il più basso consumo di materiali grezzi in Europa, tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate, al primo posto per circolazione di materiali recuperati all’interno dei processi produttivi e l’industria del riciclo si stima produca circa l’1% del Pil italiano. Sono i numeri, come quelli elencati di seguito, a dire che il nostro Paese è un punto di riferimento per l’Europa quando si parla di “economia circolare”:

  • Abbiamo il più basso consumo domestico di materiali grezzi: 8,5 tonnellate pro-capite contro le 13,5 della media UE;
  • Tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate: 3,34 euro di Pil per ogni kg di risorse, contro un valore medio europeo di 2,2 €/kg;
  • Al 1° posto per “circolazione” di materiali recuperati all’interno dei processi produttivi (18,5% di riutilizzo contro il 10,7% della Germania);
  • Sulla totalità dei rifiuti prodotti (129 milioni di tonnellate) solo il 21% viene avviato a smaltimento (contro il 49% della media europea). Sulla totalità dei rifiuti trattati, l’Italia ne avvia al riciclo il 76,9% (36,2% la media UE);
  • Nel 1999 il 68% dei rifiuti urbani veniva mandato direttamente a smaltimento. Oggi questa percentuale è scesa all’8% circa;
  • La sola industria del riciclo si stima produca 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto (circa l’1% dell’intero PIL italiano);
  • Nel 2017 il 48% degli italiani ha acquistato o venduto beni usati, con una crescita dell’11% rispetto al 2016. Un mercato che vale 21 miliardi di euro (1,2% del Pil). Il 42% degli acquisti è avvenuto online;
  • Gli iscritti al car sharing sono raddoppiati in due anni: da 630 mila nel 2015 a 1 mln 310 mila nel 2017.

 

IL SENTIMENT CULTURALE DEGLI ITALIANI

Oltre a ricoprire un ruolo di primo piano nel flusso delle conversazioni sul futuro del mondo, il tema dell’economia circolare sta provando, non senza qualche difficoltà, a ritagliarsi uno spazio nell’immaginario quotidiano degli italiani. E’ di ottimo auspicio il notevole interesse che riveste presso gli imprenditori, la parte più attiva e dinamica del Paese. La rilevazione infatti ha consentito di raccogliere gli orientamenti e il “sentiment” sul tema da parte di 1073 soggetti che occupano posizioni e svolgono ruoli significativi nel panorama socio-economico del Paese: imprenditori, liberi professionisti, docenti universitari, dirigenti d’impresa e funzionari pubblici. Qui alcuni dati che rispecchiano lo stato dell’arte:

  • Il 40% degli intervistati sa bene di cosa si tratta;
  • Il 70 % ritiene che non riguardi solo recupero, riciclaggio e riuso, ma la produzione di tutti i beni;
  • Il principale vantaggio per il 77,8 % sarà la salvaguardia dell’ambiente, mentre pochissimi ritengono che possa avere un impatto su PIL e occupazione;
  • Il 73 % di quelli che la conoscono dice che si imporrà solo se la politica creerà le condizioni abilitanti (i giovani chiedono vantaggi economici evidenti, mentre dopo i 65 anni si privilegiano azioni che incidano sulla sensibilità collettiva). Una percentuale analoga dice che il principale ostacolo sarà l’incapacità della politica di favorire il cambiamento;
  • Per il 60 % spetta all’Unione Europea guidare questo cambiamento;
  • La sharing economy (40%) e la decarbonizzazione (36%) sono i processi innovativi maggiormente correlati

Questo è quanto emerge dal 5° rapporto Agi-Censis “Perché all’Italia conviene l’economia circolare, realizzato nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi, e che sarà presentato venerdi 12 ottobre alle ore 10:30, nel corso dell’Opening Event Ground Breakers Pioneers of the future della Maker Faire Rome 2018, il più importante spettacolo al mondo sull’innovazione.

La ricerca contiene anche un’intervista esclusiva realizzata da Agi a Ellen MacArthur, fondatrice dell’omonima Fondazione nata nel 2009 con un preciso obiettivo: accelerare la transizione da un’economia lineare verso un modello circolare. Secondo Ellen MacArthur, infatti, “l’economia circolare rappresenta un’opportunità, significa costruire un’economia resiliente, di recupero e rigenerazione. Significa superare il modello lineare, che per quanto lo si possa rendere efficiente alla fine ti fa cadere nel precipizio”.   

Nel febbraio 2017, a Lisbona, il Capo dello Stato Sergio Mattarella aveva guardato avanti invitandoci a riflettere su un nuovo modello economico. L’economia circolare. Se ne parla ormai da qualche lustro, ma è solo di recente che l’innovazione tecnologica lo ha reso non solo auspicabile ed etico, ma conveniente e quindi possibile. Del resto anche papa Francesco, nell’enciclica Laudato Sì, invoca l’adozione di un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti” – afferma Riccardo Luna, Direttore Agi – “Era insomma inevitabile che Agi e Censis si misurassero con questo argomento così importante eppure ancora sostanzialmente

fuori dal dibattito politico e sconosciuto al grande pubblico, come dimostrano i risultati dell’indagine”.

E’ possibile scaricare qui l’intero report.

 

SINTESI DELLA RICERCA

 

L’analisi complessiva dei dati raccolti suggerisce alcune riflessioni di carattere interpretativo sul nuovo paradigma della circolarità che possono così essere riassunte:

 

SI TRATTA DI UN TEMA ANCORA POCO DIBATTUTO

Se il 60,2% di un panel di italiani con cultura elevata e ruoli professionali avanzati ha una conoscenza poco approfondita dei cardini del paradigma e delle potenzialità che racchiude, è evidente che c’è un notevole lavoro da fare in termini di conoscenza e consapevolezza.

 

È DI OTTIMO AUSPICIO IL NOTEVOLE INTERESSE CHE IL TEMA RIVESTE PRESSO LA PARTE PIÙ ATTIVA E DINAMICA DEL PAESE, OSSIA PRESSO GLI IMPRENDITORI

Questo significa che si tratta di un paradigma fecondo, in grado di garantire partecipazione, senso della sfida, progettualità futura. In questa chiave appare molto più promettente rispetto al concetto di sostenibilità ambientale in tutte le diverse declinazioni con cui è stato presentato negli ultimi trent’anni.

 

È UN TEMA SU CUI L’ITALIA PUÒ GIOCARE CARTE IMPORTANTI

Questo per due ordini di motivi: innanzitutto perché siamo un paese di trasformazione privo di risorse naturali. E saper trasformare al minimo livello di consumo di beni naturali oggi può diventare una gran virtù. Inoltre, associare il connotato di “circular goods” ai prodotti del Made in Italy può contribuire a rafforzare il carattere distintivo delle nostre produzioni.

 

CERCASI TRAINO PER L’ECONOMIA CIRCOLARE

L’argomentazione del punto precedente deve però sottostare ad una condizione precisa: si fa economia circolare solamente attraverso un coinvolgimento massivo di tutti gli attori sociali in gioco. E su questo punto l’Italia deve crescere molto, soprattutto nell’azione di indirizzo dei decisori centrali e nei comportamenti dei cittadini-consumatori (come peraltro ben rimarcato dai partecipanti all’indagine).

L’ECONOMIA CIRCOLARE TRA MEZZOGIORNO E PONTE MORANDI

Colpisce che i dati di indagine registrino livelli di conoscenza e di interesse per i residenti nelle regioni del Sud pari e in alcuni casi superiori alla media nazionale. L’economia circolare è un’opportunità di rilancio delle regioni meridionali? Certamente lo è per le filiere agricole e per quelle turistiche. Ma anche in materia di gestione circolare dei rifiuti le potenzialità sono notevoli, proprio a partire dai tanti allarmi innescati da gestioni non solo “lineari” ma addirittura “criminali”. E a questo riguardo come non pensare ad una materia di nuovo protagonismo per lo stanco regionalismo meridionale? Come non pensare che proprio dal vulnus del passato (si pensi alla Campania) possa venire l’adozione di nuovi modelli?

Infine, il pensiero non può non andare a quel 76,6% di intervistati che vede nel crollo del ponte Morandi di Genova un caso esemplare di scarsa attenzione di un Paese nei confronti del proprio patrimonio materiale. Le infrastrutture sono beni pubblici certo non naturali, ma alla stessa stregua da proteggere perché utili e preziose. L’economia circolare ci indica la strada per imparare a prendercene cura e a traguardarle verso le future generazioni.

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