DURACELL ha chiesto a ERP[1], sistema collettivo per la gestione dei RAEE e di rifiuti di pile, di capire come gli italiani si comportano nel momento di smaltire le pile esauste. Lo studio ha evidenziato che ogni anno sono introdotte in Italia 450.000.000 di pile ovvero 8 pile per italiano. Di queste, solo il 25% sono raccolte (e quindi riciclate) correttamente: 110 milioni di pezzi, 2 per abitante[2].

Le pile vengono buttate quando al loro interno hanno ancora disponibile il 41% della loro energia iniziale, più che sufficiente per dare loro una “seconda vita”. Come? Spostandole in un apparecchio che ha un tasso di assorbimento energetico minore come un telecomando, una sveglia o un giocattolo per bambini. Utile in questo il tester Powercheck™ integrato in tutte le pile DURACELL Ultra Power, che permette in modo semplice e veloce di verificare quanta energia è ancora disponibile.

DURACELL ha anche commissionato una ricerca[3]per capire se gli italiani sono informati su come “gestire” le pile: l’84% degli italiani dichiara di conservare le pile scariche e buttarle negli appositi contenitori per il loro riciclo. Una visione evidentemente distorta, se in realtà i dati di ERP e del CDCPNA dimostrano che possiamo fare decisamente di meglio!

Il resto degli intervistati dice di non eliminare correttamente le pile per i seguenti motivi:

Nei 2/3 dei casi perché i raccoglitori sono ubicati in zone a loro scomode
Per un terzo si tratta di una semplice dimenticanza
Quasi il 20% dichiara anche di non essere particolarmente sensibile al tema
In media, sono presenti in ogni abitazione italiana circa 6,5 dispositivi che funzionano a pile.

Di questi, il più comune è il telecomando per la TV (presente nel 92,5% delle case)
Seguono l’orologio a muro e la sveglia (84,5%)
Al terzo posto troviamo le fotocamere digitali e i mouse wireless (78%)
Gli strumenti indispensabili variano a seconda del sesso dell’intervistato:
Gli uomini non possono rinunciare al telecomando della TV o al Joypad per i videogiochi, ma anche alla fotocamera digitale
Le donne invece si sentono perse a pensare di dover fare a meno della bilancia per alimenti, il rasoio elettrico e l’antifurto dell’automobile
Quasi a chiunque è capitato di ritrovarsi in una situazione totalmente spiacevole perché gli si è scaricata una pila:

Rilassarsi sul divano e guardare la TV ma..La pila del telecomando non vuole collaborare!
Trovarsi in uno scenario da sogno per scattare la foto che tutti ti invidieranno ma.. La macchina fotografica si spegne proprio sul più bello..
Ritardare di ore a lavoro perché la pila della sveglia si è scaricata durante la notte..
Altri racconti citano bilance che si rifiutano di funzionare proprio nel momento in cui si decide di iniziare una dieta: presagio o scusa?
DURACELL ha anche chiesto agli italiani di indicare il loro livello energia: mediamente hanno risposto di essere al 56% del proprio potenziale. I più carichi sembrano essere gli uomini: prova del sesso “forte” o evidentemente la società richiede di più alle donne?

Ciò che attira di più l’attenzione è che gli italiani più “carichi” sono gli ultra 55enni: i giovani italiani sono davvero troppo choosy o la situazione economica italiana pesa troppo su questo target?

In che modo si ricaricano gli italiani? Gli uomini tendono a fare sport e a giocare ai videogiochi, le donne invece preferiscono dormire o leggere un libro, cucinare, fare shopping e stare con il loro compagno, che però non le ha menzionate come ingrediente per ricaricarsi….

E per quali ragioni gli italiani si “scaricano”? Gli uomini risentono maggiormente del traffico mentre le donne soffrono il peso delle responsabilità della famiglia. Ciò che accomuna tutti? Un ambiente lavorativo pesante.

Le situazioni di lavoro in cui tirare fuori il carattere, lo sport dopo una giornata faticosa e le serate fino a notte inoltrata con gli amici sono le situazioni in cui la maggior parte degli italiani è riuscita, contrariamente alle proprie aspettative, a tirare fuori un’energia che non pensava di avere, trovandosi a vivere una seconda vita, proprio come le pile.

Se potessero rinascere e avere una “seconda vita” invece, nel 29% dei casi gli italiani non vorrebbero essere nessun altro se non se stessi. Questa quota di soddisfatti è più elevata fra gli over 55, segno che l’accettazione è parte della maturità. Anche chi vorrebbe rinascere differente in realtà chiede sempre di essere se stesso, solo con qualche “modifica”: avere il sesso opposto o essere un po’ più ricco, più magro o più determinato.

Al contrario di noi, le pile possono davvero vivere una seconda vita, sia spostandole da un device all’altro, sia, quando esaurite, riciclandole. E’ possibile riciclare almeno il 60% di ogni pila. Per il restante 40% non esistono tecnologie adatte, oppure producono troppi scarti che inquinano l’ambiente.

Fra i materiali riciclabili ognuno contribuisce a produrre nuovi prodotti:

Manganese e Nichel: Pentole, Utensili da cucina, Tubi
Zinco: Argenteria e Oreficeria
Rame: cavi elettrici
Cobalto: Magneti
Cadmio: Saldature
Piombo: Nuove Pile
[1] ERP Italia è tra i principali Sistemi Collettivi che, a livello europeo, si fa carico della gestione a norma dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), degli RPA (Rifiuti da Pile e Accumulatori) e dei rifiuti da pannelli fotovoltaici sull’intero territorio nazionale.

[2] Dati 2013 del CDCNPA, Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori

[3] Condotta dall’Istituto di Ricerca Human Highway su un campione rappresentativo della popolazione italiana: 1.041 intervistati dai 25 anni in su.

Fonte: Orizzontenergia.it
Fonte: Duracell – European Recycling Platform