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Legal4Business in Sorgenia “Il cliente e l’impresa digitale: rischi e opportunità del trattamento dei dati personali”

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Le tecnologie digitali stanno rivoluzionando ogni aspetto della nostra vita. Oggi non si tratta più di chiederci “se” la tecnologia trasformerà la società, ma piuttosto “come” possiamo cogliere questa opportunità per progredire tutti insieme. Da questa consapevolezza nasce Legal4Business, un ciclo di incontri dedicato alla business community per approfondire le tematiche legali a maggior impatto, a cui siamo lieti di invitarti.

Il primo incontro si terrà il prossimo 23 novembre per confrontarci sul tema dei dati personali nella digital economy, condividendo le esperienze delle aziende, dei clienti e del Garante per la protezione dei dati personali.

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ACQUA il super report di ISTAT. 428 litri per abitante al giorno

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LE STATISTICHE DELL’ISTAT SULL’ACQUA  |  ANNI 2015-2018

Italia al primo posto nell’Ue per i prelievi di acqua a uso potabile: 428 litri per abitante al giorno

Poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione.

11 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana interessati nel 2017 da misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua per uso civile, quasi tutti ubicati nell’area del Mezzogiorno.

Le acque di balneazione con qualità scarsa sono appena lo 0,8% della costa italiana monitorata. Gli scarichi delle acque reflue urbane sono la causa principale dei divieti di balneazione.

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L’acqua e l’insieme dei servizi ad essa correlati sono elementi fondamentali per la crescita economica, il benessere dei cittadini e la sostenibilità ambientale. Monitoraggi costanti e interventi puntuali sono essenziali per sviluppare strategie di gestione della risorsa adeguate, come promosso nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU (Sustainable Development Goals – SDGs), in particolare nei Goals 6 (“Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie”) e 14 (“Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”).

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’ONU e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat fornisce un focus annuale e tematico che, attraverso un approccio multi-fonte, presenta i risultati provenienti da diverse indagini ed elaborazioni, offrendo una lettura integrata del fenomeno con riferimento agli aspetti legati sia al territorio sia alla popolazione.

Italia prima nell’Ue per prelievo di acqua per uso potabile

Il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile dalle fonti di approvvigionamento presenti in Italia è di 9,49 miliardi di metri cubi nel 2015, pari a un volume giornaliero pro capite di 428 litri, il più alto nell’Unione europea. Tuttavia, poco meno della metà di tale volume (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni di rete.

L’erogazione giornaliera per uso potabile è quantificabile in 220 litri per abitante, 21 litri in meno rispetto al 2012.

Molto o abbastanza soddisfatte del servizio idrico più di 8 famiglie su dieci

Nel 2018 sono circa 24 milioni 800 mila (95,8% del totale) le famiglie che dichiarano di essere allacciate alla rete idrica comunale. A livello territoriale la quota più alta, 98,5%, è nel Nord-ovest mentre la più bassa si registra nelle Isole (93,1%). Il 4,2% delle famiglie dichiara invece una fonte di approvvigionamento diversa dalla rete comunale attraverso pozzi, sorgenti o altre fonti private.

Le famiglie allacciate alla rete idrica comunale che si ritengono molto soddisfatte del servizio offerto sono il 21,3%, quelle abbastanza soddisfatte il 63,3%. Il livello di soddisfazione complessivo varia sensibilmente sul territorio (Figura 1). Le famiglie molto o abbastanza soddisfatte sono nove su dieci al Nord, otto nel Centro e nel Sud e scendono a sette nelle Isole. Tuttavia vi sono aree geografiche del Paese in cui la quota di famiglie poco soddisfatte supera di gran lunga la percentuale di quelle molto soddisfatte. Gli scostamenti maggiori si registrano in Calabria (26,6% poco soddisfatte contro 9,6% molto soddisfatte), Sardegna (24,3% contro 8,8%) e Sicilia (22,7% contro 11,1%).

ACQUA: I NUMERI CHIAVE

Anni 2016-2018

 ANNIFamiglie che lamentano irregolarità nel servizio idricoSpesa media mensile per la fornitura di acquaSpesa media mensile per acqua mineraleFamiglie che non si fidano a bere acqua del rubinettoSuperficie irrigata su superficie agricola utilizzata (Sau) Estrazione di acque minerali Coste marine con qualità eccellente
 20169,4%13,59 euro10,75 euro29,9%20,3%16,2 mln m394,4%
 201710,1%14,69 euro11,94 euro29,1%93,1%
 201810,4%29,0%

Al Nord la soddisfazione più elevata per la fornitura di acqua nelle abitazioni

La fornitura di acqua potabile è valutata dalle famiglie sotto vari aspetti: interruzioni del servizio, livello di pressione dell’acqua, odore, sapore e limpidezza dell’acqua, frequenza di lettura dei contatori e della fatturazione, comprensibilità delle bollette. Il giudizio di moderata soddisfazione su tali aspetti del servizio prevale nettamente sulla piena soddisfazione.

Il Nord mostra sempre le quote più elevate di famiglie molto o abbastanza soddisfatte; i valori declinano nelle altre ripartizioni geografiche raggiungendo il minimo nelle Isole.

Rispetto all’assenza di interruzioni della fornitura, l’87,4% delle famiglie dichiara di essere molto o abbastanza soddisfatto. Tuttavia, in Calabria e Sicilia quelle poco o per niente soddisfatte raggiungono il 40,2% e il 31,9%.

Sul giudizio nei confronti del livello di pressione dell’acqua le famiglie molto o abbastanza soddisfatte sono l’83,1%. Ancora una volta, le quote più alte di famiglie poco o per niente soddisfatte si registrano in Calabria (33,7%) e Sicilia (29,6%).

Riguardo all’odore, al sapore e alla limpidezza dell’acqua, le famiglie che si ritengono molto o abbastanza soddisfatte sono il 72,3%, poco più di un quarto (26,8%) quelle poco o per niente soddisfatte. La quota di famiglie insoddisfatte è molto più alta in Sicilia (49,7%), Sardegna (42,7%) e Calabria (41,5%).

Sulla frequenza di lettura dei contatori, sette famiglie su dieci dichiarano di essere molto o abbastanza soddisfatte. Anche in questo caso è ragguardevole la quota di famiglie poco o per niente soddisfatte (26,4%). Percentuali molto superiori al valore medio si registrano in Sicilia (48,0%), Calabria (42,1%) e Campania (41,9%).

Quanto al giudizio sulla frequenza della fatturazione, le famiglie molto o abbastanza soddisfatte sono il 78,2%. In Sicilia la percentuale di famiglie poco o per niente soddisfatte raggiunge il 42,1%. Meno alte, ma pur sempre considerevoli, le percentuali in Calabria (39,3%) e Sardegna (37,8%).

Il livello di soddisfazione delle famiglie è più basso riguardo alla comprensibilità delle bollette: solo sei su dieci dichiarano di essere molto o abbastanza soddisfatte. Le famiglie poco o per niente soddisfatte sono il 37,3%, ma la quota aumenta sensibilmente in tre regioni del Mezzogiorno, al punto da interessare circa la metà delle famiglie: Campania (51,5%), Sicilia (50,6%) e Sardegna (49,4%).

FIGURA 1. FAMIGLIE ALLACCIATE ALLA RETE IDRICA COMUNALE PER GRADO DI SODDISFAZIONE DEL SERVIZIO E REGIONE. Anno 2018, composizione percentuale

Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana

Permangono disservizi nell’erogazione dell’acqua nelle abitazioni

Nel 2018 si attesta al 10,4% la quota di famiglie italiane che lamentano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni. Tale valore, stabile rispetto al 2017, è ancora distante dai picchi rilevati a partire dal 2002, soprattutto da quello del 2003 (17,0%). Il disservizio investe in misura diversa tutte le regioni e interessa quasi 2 milioni 700 mila famiglie. Di queste, poco meno di 1 milione 800 mila, pari al 65,4%, vive nelle regioni del Mezzogiorno (Figura 2).

La regione più disagiata è la Calabria, dove il 39,6% delle famiglie lamenta questa inefficienza. Grave anche la situazione in Sicilia (29,3%), ma in sensibile miglioramento rispetto all’anno precedente. Viceversa, quote esigue si registrano al Nord-ovest e Nord-est (3,3% e 2,5%) mentre al Centro soltanto una famiglia su dieci dichiara che il servizio di erogazione è irregolare.

Il 39,2% delle famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua dichiara che il problema si presenta durante tutto l’anno. Per il 33,8% si verifica solo nel periodo estivo mentre per il 22,0% l’irregolarità è un problema sporadico.

Rispetto alla spesa sostenuta per l’erogazione dell’acqua, il 49,0% delle famiglie ritiene che il costo del servizio sia adeguato, il 43,1% lo giudica elevato. In quest’ultimo caso la percentuale raggiunge il 61,2% nelle Isole, è intorno al 50% al Centro e al Sud e si attesta su livelli molto più bassi nel Nord-ovest e nel Nord-est (33,4% e 34,6%, rispettivamente).

Ancora poca la fiducia nel bere acqua di rubinetto

Le famiglie che non si fidano a bere l’acqua di rubinetto rappresentano ancora una quota considerevole, nonostante il grado di fiducia mostri un miglioramento progressivo ma altalenante. La percentuale passa dal 40,1% del 2002 al 29,0% del 2018, per un numero complessivo di famiglie pari a 7 milioni 500 mila. Notevoli le differenze territoriali: si passa dal 17,8% del Nord-est al 52,0% delle Isole, con la percentuale più elevata in Sicilia (53,3%), seguita da Sardegna (48,5%) e Calabria (45,2%).

Umbria in testa per il consumo di acqua minerale

Sono il 63% le famiglie in cui almeno un componente beve quotidianamente oltre un litro di acqua minerale. Il consumo più elevato si registra nelle Isole (69,0%), quello più basso al Sud (55,8%). Tra le regioni è l’Umbria a guidare la graduatoria (71,0%), per il Trentino-Alto Adige si registra il valore più basso (43,7%).

Nel 2017, considerando tutte le famiglie italiane, la spesa media mensile calcolata per il consumo di acqua minerale è pari a 11,94 euro, in aumento dell’11,1% rispetto al 2016.

FIGURA 2. FAMIGLIE CHE LAMENTANO IRREGOLARITÀ NELL’EROGAZIONE DI ACQUA E CHE NON SI FIDANO A BERE L’ACQUA DEL RUBINETTO, PER REGIONE. Anno 2018, valori per 100 famiglie

Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana

Le famiglie che nel 2017 hanno dichiarato di acquistare acqua minerale nei 14 giorni di compilazione del Diario spese sono il 69,8% del complesso delle famiglie italiane, con una spesa pari a 7,88 euro. Frequenze di acquisto superiori alla media si riscontrano in alcune regioni del Mezzogiorno. La quota di famiglie che effettuano la spesa supera il 75% nelle regioni: Sicilia (78,8%), Campania (78,0%), Abruzzo (76,9%) e Sardegna (76,3%). I valori più bassi si riscontrano in Trentino-Alto Adige (35,5%) e in Valle d’Aosta (50,2%).

In aumento la spesa familiare per l’acqua nelle abitazioni

Nel 2017, in Italia la spesa media mensile familiare per consumi di beni e servizi (spesa totale per beni e servizi in rapporto al numero di famiglie residenti) si è attestata su 2.564 euro. Di tale ammontare, 2.107 euro (82,2% del totale) sono stati destinati alla spesa di “Beni e servizi non alimentari”, che comprendono anche quelli relativi alla voce “Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili” (35% della spesa complessiva delle famiglie).

Per la fornitura di acqua nell’abitazione ogni famiglia ha speso in media 14,69 euro, a fronte dei 13,59 euro dell’anno precedente (Figura 3).

Le famiglie che hanno dichiarato di effettuare questa spesa rappresentano il 78,3% del totale. In particolare, tali valori sono superiori al 90% in cinque regioni, localizzate nel Sud e nel Centro: Abruzzo (94,8%), Basilicata (94,1%), Puglia (91,3%), Molise (90,6%) e Umbria (90,1%). Le percentuali più basse si registrano nel Lazio (60,1%) e in Lombardia (62,0%).

Rispetto al 2014, si osserva nel complesso una crescita delle spese familiari per acqua minerale (+20,6%) maggiore rispetto a quelle per la fornitura di acqua alle abitazioni (+11,8%).

In leggero miglioramento il razionamento nei capoluoghi del Mezzogiorno

Sono 11 i comuni capoluogo di provincia/città metropolitana interessati nel 2017 da misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua per uso civile, tutti ubicati nell’area del Mezzogiorno a eccezione di Latina.

Cosenza e Trapani sono le città che hanno subito maggiori disagi per la riduzione o sospensione del servizio su tutto il territorio comunale. I giorni di razionamento sono così distribuiti: Cosenza (245 giorni), Trapani (180 giorni), Enna (8). La situazione è in generale in lieve miglioramento rispetto al 2016.

Molto più diffusa l’adozione di misure di razionamento attivate solo su parte del territorio comunale. Al fine di accumulare acqua nei serbatoi e fare fronte alla richiesta nelle ore di maggiore consumo, nel corso del 2017 si è reso necessario sospendere la fornitura di acqua principalmente nelle ore notturne.

FIGURA 3. SPESA MEDIA MENSILE FAMILIARE PER ACQUA MINERALE E FORNITURA DI ACQUA PER L’ABITAZIONE. Anni 2014-2017, valori in euro

Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie

Le situazioni di maggiore difficoltà si sono verificate in alcune zone delle città di Catanzaro, Palermo e Sassari, dove la distribuzione dell’acqua potabile è stata ridotta per alcune ore della giornata in tutti i giorni dell’anno. Anche in alcune aree della città di Caltanissetta si sono verificate molte giornate di riduzione o sospensione del servizio (347). Critica anche la situazione di Agrigento (288), Reggio di Calabria (107), Avellino (31) e Latina (24).

Irrigato un quinto della superficie utilizzata dalle aziende agricole

Il settore agricolo si contraddistingue per essere il maggiore utilizzatore di acqua. Più del 50% del volume complessivamente utilizzato in Italia è destinato all’irrigazione.

Nell’annata agraria 2015-2016 la superficie irrigabile (superficie attrezzata per l’irrigazione), distribuita su circa 572 mila aziende agricole italiane, è stata pari a 4.123 migliaia di ettari. Rispetto al 1982 l’area irrigabile è cresciuta di circa il 4,2% (nel 2016 il dato include anche l’irrigazione di soccorso, precedentemente escluso).

La superficie irrigata misura la quantità effettiva di terreni irrigati e può variare notevolmente, di anno in anno e sul territorio, a seconda delle condizioni meteoclimatiche e delle colture praticate. Nell’annata agraria considerata, l’irrigazione è stata effettuata dal 42,9% delle aziende agricole; sono quasi 491 mila le aziende che irrigano una superficie di 2.553 migliaia di ettari.

Rispetto al 1982, se da un lato la superficie irrigata fa registrare un seppur lieve aumento (1,7%), dall’altro il numero di aziende che hanno praticato irrigazione si riduce del 20,9%. Probabilmente la causa è da attribuire all’aumento della dimensione media aziendale.

Nel complesso la tendenza all’utilizzo delle potenzialità irrigue, misurata, invece, dal rapporto percentuale tra la superficie irrigata e la superficie irrigabile, è pari al 61,9%. La propensione all’irrigazione, valutata rapportando la superficie irrigata al totale della superficie agricola utilizzata (Sau), è pari al 20,3% nel 2016.

Propensione all’irrigazione più alta fra i paesi mediterranei dell’Ue

A livello europeo, la diffusione e l’importanza delle pratiche irrigue sono significativamente maggiori negli Stati membri meridionali, in particolare dell’area mediterranea.

La propensione all’irrigazione degli Stati dell’Unione europea varia nel 2016 da valori prossimi allo zero in alcuni paesi a oltre il 30% in altri. Malta (31,4%), Grecia (23,6%), Cipro (21,0%) e Italia (20,3%) sono i Paesi che presentano i valori più alti; qui, infatti, più del 20% della superficie agricola utilizzata viene sottoposta a irrigazione. L’irrigazione si presenta del tutto marginale, con percentuali uguali o inferiori allo 0,7%, negli altri paesi Ue (Figura 4). Sul territorio nazionale, la maggiore superficie irrigata è in Lombardia (20,0%), seguita da Piemonte (14,0%) e Veneto (12,9%).

FIGURA 4. SUPERFICIE IRRIGATA NEI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA A 28

Anno 2016 o ultimo dato disponibile, valori percentuali sul totale della superficie agricola utilizzata

Fonte: Elaborazione Istat su dati Eurostat.

* Il dato del Lussemburgo è riferito al 2007 e il fenomeno non esiste. Il dato della Bulgaria non è disponibile.

Quanto alla propensione regionale all’irrigazione, ancora una volta è la Lombardia in testa alla graduatoria, dove il 53,3% della Sau è irrigato; seguono Veneto (42,2%) e Piemonte (37,2%). Nelle Marche, di contro, si registra il valore più basso (3,4%).

Nel 2016 il 18,6% della superficie irrigata è coltivata a mais da granella; seguono erbai e altre foraggere avvicendate (17,3%), l’insieme di fruttiferi e agrumi (12,0%) e le colture ortive a piena aria (9,6%) (Figura 5).

Non tutte le colture richiedono un’irrigazione completa. La quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione dipende da diversi fattori, quali il clima, le condizioni meteorologiche, il tipo di coltura, le caratteristiche del suolo, la qualità dell’acqua, le pratiche di coltivazione e le tecniche di irrigazione scelte.

Il riso è l’unico tipo di coltivazione con la superficie totalmente irrigata; un consistente apporto idrico è necessario anche per le colture ortive in piena aria e per il mais da granella (oltre il 70% della superficie coltivata) e per fruttiferi e agrumi (60%). Di contro, prati permanenti e pascoli, cereali per la produzione di granella (a esclusione di riso e mais) e colture industriali sono meno idroesigenti.

Monitorati oltre due terzi della costa italiana per verifica balneabilità

Nel 2017 le coste monitorate ai fini della qualità delle acque di balneazione sono oltre due terzi (67,8%) della linea litoranea italiana (superiore a 9.000 km). Il restante 32,2% è soggetto a divieto permanente perché interessa zone destinate a specifiche attività che ne escludono la balneabilità oppure presenta rischi di sicurezza per motivi igienico-sanitari (Figura 6).

In tutte le regioni, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia in cui le aree di balneazione marino-costiere interessano il 42,2% della costa totale regionale, più della metà della linea litoranea è monitorata. L’incidenza è massima in Basilicata (90,8%) e minima in Sicilia (57,8%). Rispetto all’anno precedente le variazioni maggiori si registrano in Sicilia, dove si rileva una diminuzione pari a 0,6 punti percentuali di costa soggetta alla Direttiva “Balneazione”. Questo decremento è dovuto principalmente alla chiusura di tratti di costa con presenza di foci o prossimi a torrenti, in ottemperanza alle normative vigenti. In Molise, invece, la riperimetrazione delle acque di balneazione per la stagione balneare 2015 ha prodotto una forte differenza del valore degli ultimi anni rispetto ai precedenti.

In Abruzzo e Basilicata il maggiore incremento di coste marine eccellenti

Nel 2017, le acque di balneazione con qualità eccellente interessano il 93,1% della costa italiana monitorata, una percentuale che, nonostante il costante aumento degli ultimi anni, ha registrato un leggero calo rispetto all’anno precedente. La Puglia e il Friuli-Venezia Giulia sono le regioni con la quota più alta di costa eccellente monitorata (99,8% e 99,3%).

FIGURA 5. SUPERFICIE IRRIGATA PER TIPOLOGIA DI COLTIVAZIONE

Annata agraria 2015-2016, composizione percentuale

Fonte: Istat, Censimento dell’agricoltura e Indagine sulla struttura e produzioni delle aziende agricole

Rispetto al 2016, Abruzzo e Basilicata presentano il maggior incremento della quota di costa contraddistinta da acque di balneazione eccellenti (Abruzzo dal 76,3% al 79,1% e Basilicata dal 95,6% al 98,0%). In entrambi i casi la crescita è dovuta al miglioramento della qualità delle acque monitorate. All’opposto, Sardegna e Molise mostrano il decremento maggiore, oltre due punti percentuali. Tali riduzioni corrispondono in Sardegna a un aumento delle acque di balneazione insufficientemente campionate (3,1%), in Molise a un numero maggiore di acque con classe sufficiente, a sfavore non solo delle acque eccellenti, ma anche di quelle buone.

Il Lazio presenta ancora l’incremento complessivo maggiore (dal 55,3% del 2013 al 92,6% nel 2017), anche se in lieve flessione rispetto al 2015 (93,2%). Tale miglioramento corrisponde all’aumento dei tratti di costa con qualità buona a scapito delle acque scarse e sufficienti.

Le regioni Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata possiedono esclusivamente coste eccellenti e buone mentre la Sicilia ha il 5,2% di acque insufficientemente campionate.

Scarichi delle acque reflue urbane causa principale dei divieti di balneazione

Le acque di balneazione con qualità scarsa sono appena lo 0,8% della costa italiana monitorata, quota in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Tale valore dimostra che l’Italia sta perseguendo l’obiettivo prefissato dalla normativa, considerato l’elevato numero di acque di balneazione, circa un quarto del totale europeo, e nonostante la forte antropizzazione delle coste, più facilmente soggette a fenomeni di inquinamento.

Tenendo conto anche delle acque interdette alla balneazione (divieti temporanei) per l’intera stagione balneare a causa dei livelli di contaminanti oltre le soglie di rischio per la salute, è stato calcolato l’indicatore relativo ai tratti di costa balneabili, dato dalla percentuale della lunghezza della costa balneabile rispetto alla lunghezza complessiva della linea litoranea. In base a tale indicatore, risulta balneabile il 66,9% delle coste marine italiane, considerato che lo 0,9% di costa monitorata non è stata mai aperta durante tutta la stagione balneare 2017. In Sicilia, Campania e Calabria, più del 2% di costa monitorata è stata interdetta ai bagnanti, soprattutto per la presenza di scarichi delle acque reflue urbane che possono dare origine a fenomeni di inquinamento.

FIGURA 6. LUNGHEZZA DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE TOTALI E CON QUALITÀ ECCELLENTE PER REGIONE LITORANEA.  Anno 2017, valori percentuali sulla lunghezza totale della linea litoranea

Fonte: Elaborazioni Istat su dati Ministero della salute e dell’Agenzia europea dell’ambiente

Estrazioni di acque minerali naturali concentrate al Nord

Attraverso la rilevazione “Pressione antropica e rischi naturali. Le attività estrattive da cave e miniere” l’Istat produce per la prima volta nel 2019 statistiche a livello regionale sulle estrazioni di acque minerali naturali.

Nel 2016 le estrazioni di acque minerali utilizzate a fini di produzione ammontano complessivamente a circa 16,2 milioni di metri cubi, in lieve aumento (+1,2%) rispetto al 2015. Nel 2016, il 57% del totale nazionale dei prelievi si concentra al Nord, con 9,2 milioni di metri cubi (dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente).

I prelievi aumentano nell’area Nord-ovest (+3,9%). Crescono le estrazioni anche al Centro (+4,2%) e al Sud (+2,7%), rispettivamente con circa 3,0 e 3,3 milioni di metri cubi (Figura 7). In controtendenza sono il Nord-est (-6,2%) e le Isole (-4,6%). Fra le regioni, è in testa la Lombardia con poco meno di 3,3 milioni di metri cubi (+1,5% sul 2015), la quale, insieme a Piemonte e Veneto, conta il 50,7% dei prelievi di acque minerali italiane. Rappresentative anche la Campania con 1,4 milioni di metri cubi e l’Umbria con 1,1 milioni di metri cubi.

Nei siti estrattivi autorizzati operano 124 imprese, di cui il 42,7% si trova al Nord e il 30,6% al Centro.

Rispetto al 2015, nell’ultimo anno osservato le regioni mostrano andamenti differenziati nei prelievi. I maggiori aumenti si registrano in Calabria e nelle Marche (+8,7%), seguite dal Piemonte (+7,6%). Nel Lazio la significativa variazione dei volumi estratti è da ascriversi a imprese che, secondo quanto comunicato dalla Regione, non risultavano in produzione nel 2015. Sono, invece, in calo i prelievi in Liguria e Veneto rispettivamente del 9,5% e del 9,0%.

L’indicatore Intensità di estrazione (IE) delle acque minerali (rapporto fra le quantità estratte e la relativa superficie territoriale), calcolato a livello nazionale nel 2016, risulta pari a 54 metri cubi per chilometro quadrato. Un valore molto superiore alla media nazionale si registra nell’area Nord-ovest del Paese (106 metri cubi per chilometro quadrato), a causa soprattutto dell’alta intensità di estrazione che si registra in Lombardia (138) e Piemonte (101). Valori rilevanti si apprezzano anche in Umbria (134), Veneto (128) e Campania (103).

FIGURA 7. ESTRAZIONI DI ACQUE MINERALI NATURALI UTILIZZATE A FINI DI PRODUZIONE PER REGIONE

Anni 2015 e 2016, valori assoluti in milioni di metri cubi

Fonte: Istat, Pressione antropica e rischi naturali. Le attività estrattive da cave e miniere

a) Elaborazioni Istat su dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro Rilevazione “Concessioni – Patrimonio della PA” anni 2015 e 2016. Per Toscana dati anni 2015-2016, per Marche e Abruzzo dati anno 2015.

b) dati non disponibili

Glossario

Acque di balneazione: aree che, ai sensi della “Direttiva Balneazione” (Direttiva 2006/7/CE), sono definite come “qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l’autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione, né emesso un avviso che sconsiglia permanentemente la balneazione”. La Direttiva 2006/7/CE è stata recepita in Italia con il D. Lgs 116/2008, seguito a sua volta dal Decreto attuativo del 30 marzo 2010, modificato recentemente con D. M. del 19 aprile 2018.

Acqua erogata per usi autorizzati: quantità di acqua ad uso potabile effettivamente consumata per usi autorizzati, ottenuta dalla somma dei volumi d’acqua, sia fatturati che non, misurati ai contatori dei diversi utenti più la stima dei volumi non misurati ma consumati per i diversi usi destinati agli utenti finali.

Acque minerali naturali: secondo il D.Lgs. nº176 dell’8 ottobre 2011 (in attuazione della Direttiva 2009/54/CE) sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute.

Acqua prelevata per uso potabile: quantità di acqua captata o derivata ad uso potabile da corpi idrici (acque sotterranee, corsi d’acqua superficiali, laghi, bacini artificiali, acque marine o salmastre) attraverso specifiche opere di presa.

Arboricoltura da legno: superfici occupate temporaneamente da impianti di specie arboree destinate alla produzione di masse legnose a prevalente impiego industriale o da lavoro. Il ciclo produttivo, la cui lunghezza è dettata dalle esigenze aziendali e di mercato, si chiude a maturità commerciale col taglio di sgombero e la riconsegna del suolo in condizioni idonee a nuove colture.

Cereali per la produzione di granella: frumento tenero e spelta, frumento duro, segale, orzo, avena, mais, riso, sorgo e altri cereali (farro, grano saraceno, miglio, panico, scagliola, triticale, ecc.) coltivati per la produzione di granella.

Colture industriali: tabacco, luppolo, piante tessili (cotone, lino, canapa, ibisco, ginestra, iuta, raimè), piante da semi oleosi, comprese le superfici per la produzione di sementi, (colza e ravizzone, girasole, soia, semi di lino senape, papavero da olio, sesamo, arachidi, ecc.), piante aromatiche, medicinali, spezie e da condimento (altea, aneto, angelica, anice, arnica, assenzio, bardana, belladonna, calendula, camomilla, cappero, cardo, cerfoglio, colchico, crescione, cumino, digitale, dragoncello, edera, gelsomino, genziana, hamamelis, iperico, iris, issopo, lavanda, liquirizia, maggiorana, malva, melissa o cedronella, menta, millefoglie, mughetto, origano, passiflora, piretro, rafano, rosmarino, ruchetta o rucola, salvia, sclarea, segale cornuta, valeriana, zafferano, ecc.), altre piante industriali non menzionate altrove (canapa da fibra, canna da zucchero, cicoria da caffè, giaggiolo (ireos), saggina da scopa, scopiglio, sorgo zuccherino).

Concessione mineraria: provvedimento normativo finalizzato alla coltivazione di un sito estrattivo da miniera, che ne individua l’area, ne approva il disciplinare sull’esercizio dell’attività estrattiva e sui prelievi autorizzati e ne fissa la durata. Nelle Regioni a statuto ordinario le concessioni di coltivazione sono richieste e approvate dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), mentre nelle Regioni a statuto speciale sono demandate a competenti uffici regionali.

Coste marine balneabili: percentuale di coste balneabili autorizzate sul totale della linea litoranea ai sensi delle norme vigenti. L’indicatore è calcolato sottraendo alle acque di balneazione i tratti di costa interdetti alla balneazione per l’intera stagione balneare per livelli di contaminanti oltre le soglie di rischio per la salute.

Irrigazione: tecnica finalizzata a soddisfare il fabbisogno idrico delle colture. Nel calcolo degli indicatori è esclusa l’irrigazione di soccorso, ossia l’approvvigionamento d’acqua con volumi ridotti effettuato in periodi ben definiti e finalizzato a eliminare gli stress idrici che influenzano negativamente la resa della coltura.

Ortive: le colture ortive sono distinte in piena aria e protette; le prime sono coltivazioni di legumi freschi e ortaggi praticate all’aperto sia in pieno campo che in orti stabili o industriali. Le seconde sono quelle praticate al coperto (in serra, tunnel o campane) per tutto o per la maggior parte del ciclo vegetativo. Tra le coltivazioni ortive sono compresi i seguenti ortaggi o legumi freschi: acetosella, aglio, asparago, barbabietola da orto, basilico, bietola, broccoletto di rapa, carciofo, cardo, carota, cavolfiore, cavolo a penna, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cavolo di Bruxelles, cavolo rapa, cavolo rosso, cavolo verza, cetriolo da mensa, cetriolini, cipolla, cocomero o anguria, crescione, fagiuolo da sgusciare e fagiolini o fagiuoli mangiatutto, finocchio, fragola, insalata (indivia, lattuga, radicchio e cicoria), mais dolce, melanzana, melone o popone o cantalupo, pastinaca, peperone, pisello, piselli mangiatutto o taccole, pomodoro da industria, pomodoro da mensa, porro, prezzemolo, rabarbaro, rapa, ravanello, scalogno, scorzonera, scorzonera bianca, sedano (da coste e da foglie), sedano rapa (da radice), spinacio, timo, zucca, zucchine.

Popolazione residente: laddove non diversamente specificato, è la popolazione media dell’anno di riferimento, ottenuta come semisomma tra il numero di residenti registrati al 1 gennaio e al 31 dicembre.

Prati permanenti e pascoli: coltivazioni foraggere erbacee fuori avvicenda-mento che occupano il terreno per un periodo superiore a cinque anni. Comprendono prati permanenti (quando il foraggio viene, di norma, raccolto mediante falciatura) e pascoli (quando il foraggio viene utilizzato, di regola, soltanto dal bestiame pascolante).

Razionamento nell’erogazione dell’acqua: periodi di riduzione o sospensione del servizio di fornitura dell’acqua potabile per uso domestico.

Rete di distribuzione: complesso di tubazioni, relativo all’intero territorio comunale che, partendo dalle vasche di alimentazione (serbatoi, vasche, impianti di pompaggio), distribuisce l’acqua ad uso potabile ai singoli punti di utilizzazione (abitazioni, stabilimenti, negozi, uffici).

Sito estrattivo: area in cui avviene un’attività estrattiva di minerali di cava o miniera.

Spesa media delle famiglie: rapporto tra la spesa totale e il numero di famiglie residenti in Italia.

Superficie agricola utilizzata (Sau): insieme dei terreni investiti a seminativi, coltivazioni legnose agrarie, orti familiari, prati permanenti e pascoli e castagneti da frutto. Essa costituisce la superficie investita ed effettivamente utilizzata in coltivazioni propriamente agricole. È esclusa la superficie investita a funghi in grotte, sotterranei e appositi edifici.

Nota metodologica

I prelievi e il consumo delle acque per uso civile

L’analisi della diffusione della misurazione delle variabili quantitative nella fase di prelievo e distribuzione dell’acqua per uso potabile è effettuata sui dati del Censimento delle acque per uso civile, rilevazione condotta dall’Istat e inserita nel Programma statistico nazionale (IST-02192).

Nel focus si analizzano, in particolare, i dati provenienti dalla rilevazione svolta nel 2016, che ha come anno di riferimento il 2015.

Il Censimento fornisce informazioni su tutta la filiera di uso pubblico delle risorse idriche, dal prelievo di acqua per uso potabile alla depurazione delle acque reflue urbane e sulle principali caratteristiche dei servizi idrici presenti in Italia.

L’unità di rilevazione è costituita dagli enti gestori dei servizi idrici per uso civile. Le unità di analisi sono gli enti gestori e gli impianti gestiti da ciascun ente per lo svolgimento dei seguenti servizi: approvvigionamento e trasporto di acqua potabile, distribuzione dell’acqua potabile, reti fognarie e depurazione delle acque reflue urbane. I dati pervenuti sono sottoposti a procedure di controllo, correzione e validazione al fine di individuare mancate risposte parziali, valori anomali e incongruenze.

L’indicatore sulle perdite idriche dalle reti di adduzione e distribuzione è stato calcolato come differenza percentuale tra la somma dei volumi di acqua potabile erogati agli utenti per usi autorizzati (sia fatturati che non fatturati) e dei volumi addotti all’ingrosso per usi non civili e i volumi di acqua prelevata per uso potabile.

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.istat.it/it/archivio/207497

Le valutazioni e le opinioni dei cittadini nei confronti dei servizi idrici

I dati presentati sulle valutazioni e le opinioni dei cittadini nei confronti dei servizi idrici provengono dall’indagine campionaria “Aspetti della vita quotidiana”. L’indagine è presente sul Programma Statistico Nazionale (IST-00204) e consente di conoscere le abitudini dei cittadini, i problemi che essi affrontano ogni giorno e il livello di soddisfazione nei confronti dei principali servizi di pubblica utilità. Scuola, lavoro, vita familiare e di relazione, abitazione e zona in cui si vive, tempo libero, partecipazione politica e sociale, salute, stili di vita sono i temi indagati.

Dal 1993 al 2003 l’indagine è stata condotta con cadenza annuale, nel mese di novembre. Il valore per il 2004 non è presente poiché l’indagine ha subito un cambiamento del periodo di rilevazione da novembre 2004 a febbraio 2005. Per il 2018 i dati presentati si riferiscono a interviste effettuate a marzo.

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.istat.it/it/archivio/91926
http://www.istat.it/it/archivio/4630

Il consumo di acqua minerale e di acqua potabile per l’abitazione principale

L’indagine dell’Istat sulle spese delle famiglie, presente sul Programma Statistico Nazionale (IST-02396), ha lo scopo di rilevare la struttura e il livello della spesa per consumi secondo le principali caratteristiche sociali, economiche e territoriali delle famiglie residenti. La rilevazione, condotta in modo continuo con tecnica CAPI (Computer Assisted Personal Interview) su un campione nazionale teorico annuo di circa 28.000 famiglie, si basa su una classificazione delle voci di spesa armonizzata a livello internazionale (Classification of Individual Consumption by Purpose – Coicop). L’Indagine sulle spese sostituisce dal 2014 la precedente Indagine sui consumi (condotta dal 1997 al 2013). L’attuale disegno di indagine differisce profondamente dal precedente: in particolare, sono stati ampliati i periodi di riferimento delle spese ed è stata adottata la più recente ECoicop. Pertanto si è reso necessario ricostruire le serie storiche dei principali aggregati di spesa, a partire dal 1997. I confronti temporali tra le stime del 2014 e quelle degli anni precedenti possono dunque essere effettuati esclusivamente con i dati ricostruiti in serie storica.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.istat.it/it/archivio/71980

Il razionamento dell’acqua nei comuni capoluogo di provincia/città metropolitana

La “Rilevazione Dati ambientali nelle città” è effettuata annualmente dall’Istat al fine di raccogliere informazioni ambientali relative ai comuni capoluogo provincia/città metropolitana. Presente nel Programma statistico nazionale (IST-00907), ha l’obiettivo di fornire indicatori utili per comporre un quadro informativo a supporto del monitoraggio dello stato dell’ambiente urbano e delle attività poste in essere dalle amministrazioni per assicurare la buona qualità dell’ambiente nelle città.

La rilevazione si articola in sette questionari d’indagine: Aria, Eco management (che include il Razionamento dell’acqua per uso civile, precedentemente rilevato nel modulo Acqua), Energia, Mobilità, Rifiuti, Rumore e Verde urbano.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.istat.it/it/archivio/225505

L’irrigazione

L’Indagine sulla struttura e produzioni delle aziende agricole è un’indagine campionaria rivolta ad un campione di 34.485 unità agricole e zootecniche incluse nel registro delle aziende agricole. L’indagine, svolta in ottemperanza al Reg. (CE) N. 1166/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio, rientra nel Programma Statistico nazionale con codice IST-02346.

La rilevazione ha l’obiettivo di fornire elementi utili a monitorare l’evoluzione della struttura delle unità agricole tra i Censimenti decennali. Non meno importanti, tuttavia, sono altri aspetti indagati, legati ai fenomeni dello sviluppo rurale, dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, utili a orientare e valutare le politiche agricole europee, nazionali e locali. I risultati dell’indagine, inoltre, saranno utilizzati ai fini dell’aggiornamento delle informazioni contenute nell’archivio delle aziende agricole.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.istat.it/it/archivio/8366

Le acque di balneazione marino-costiere

Gli indicatori sulle acque di balneazione presentati nel focus sono il frutto della collaborazione dell’Istat con il Ministero della Salute e misurano la qualità e la lunghezza della aree del nostro Paese adibite alla balneazione. L’Istat, grazie al contributo di Regioni, Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e Aziende sanitarie locali, ha definito una linea litoranea omogenea sulla quale sono state riportate le aree di balneazione, i punti di prelievo e di monitoraggio. Tale linea indica uno sviluppo costiero della penisola Italiana superiore ai 9.000 chilometri, includendo anche le infrastrutture antropiche quali quelle portuali, le barriere anti-erosione, le darsene, la configurazione dei porti anche naturali, ecc., ed è una linea di costa utilizzata a soli fini statistici.

Le acque di balneazione sono aree definite, ai sensi della “Direttiva Balneazione” (Direttiva 2006/7/CE), come “qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l’autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione, né emesso un avviso che sconsiglia permanentemente la balneazione”.

Sono aree soggette a monitoraggi volti alla valutazione della “presenza di contaminazione microbiologica o di altri organismi o di rifiuti che influiscono sulla qualità delle acque di balneazione e comportano un rischio per la salute dei bagnanti”. Prima dell’inizio di ogni stagione balneare viene redatto un programma di monitoraggio per ciascuna acqua di balneazione, a seguito dell’elaborazione dei dati viene poi attribuita una categoria di qualità delle acque da cui si evince il livello di inquinamento. I parametri microbiologici ricercati sono, secondo la normativa vigente, Enterococchi Intestinali ed Escherichia Coli. È prevista anche l’osservazione costante di altri fattori di interesse sanitario che, seppur non esaminati ai fini della classificazione, nel caso in cui presentino dei valori considerati a rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l´esposizione, inclusa un’adeguata informazione ai cittadini. Rientrano nelle acque di balneazione tutte le acque superficiali dove è praticata la balneazione: le acque marino-costiere, di transizione e interne superficiali. In questo lavoro sono state prese in considerazione solo le acque marino-costiere.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.eea.europa.eu/publications/european-bathing-water-quality-in-2017
http://www.portaleacque.salute.gov.it/PortaleAcquePubblico/

L’estrazione di acque minerali naturali

In presenza di un’offerta disomogenea e frammentata delle statistiche sul settore estrattivo e di un crescente fabbisogno informativo proveniente dal contesto istituzionale nazionale e internazionale è stata avviata per la prima volta nel 2015 e condotta nuovamente nel 2017-2018 la rilevazione “Pressione antropica e rischi naturali” inserita nel Programma Statistico Nazionale (IST-02559) e avente per oggetto le attività estrattive di risorse minerali da cave e miniere a livello regionale, con la finalità di evidenziare anche aspetti legati alle pressioni esercitate sull’ambiente naturale e nel territorio.

Con la seconda edizione della rilevazione sono state raccolti per gli anni 2015 e 2016 dati e informazioni sulle estrazioni di minerali di prima (miniere) e seconda categoria (cave), sulla base della classificazione delle sostanze minerali del Regio Decreto 1443/1927, punto di riferimento della legislazione nazionale in materia estrattiva. Estendendo il campo di osservazione, sono stati raccolti per la prima volta anche dati sui prelievi di acque minerali e termali per Regione. Non sono oggetto della rilevazione le estrazioni di minerali che producono energia.

I microdati sono acquisiti dagli archivi amministrativi delle Istituzioni pubbliche locali responsabili in materia estrattiva di minerali che non producono energia (coinvolgendo anche gli Uffici di Statistica delle Regioni) attraverso gli Uffici Tecnici di settore collocati presso Regioni, Province, Province Autonome di Trento e Bolzano, Distretti Minerari della Sicilia.

Secondo quanto disposto dal Regio Decreto del 1927 (normativa ancora vigente in materia estrattiva nazionale), le acque minerali fanno parte delle sostanze minerali di prima categoria e sono comprese nelle attività delle miniere. Quindi i prelievi sono sottoposti ad un regime amministrativo di concessioni rilasciate dalle Istituzioni pubbliche locali competenti, ai fini dello sfruttamento e della valorizzazione economica di tali risorse.

In ambito comunitario, la Direttiva 2009/54/CE del Parlamento Europeo disciplina utilizzazione e commercializzazione delle acque minerali naturali. Il Decreto Legislativo n. 176/2011 che la recepisce ha portato alcune novità in materia. Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o derivanti da perforazioni e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli per la salute.

Per ulteriori approfondimenti:

https://www.istat.it/it/files/2019/01/Report_Attivit%C3%A0_estrattive_2015-2016.pdf
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News

Ecco il senso civico degli italiani! Indagine ISTAT

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L’indagine “Aspetti della vita quotidiana” rileva periodicamente alcuni comportamenti strettamente connessi al senso civico della popolazione, quali gettare cartacce in strada, parcheggiare in doppia fila e adottare comportamenti rumorosi alla guida. Nel 2016, inoltre, l’indagine ha previsto un approfondimento specifico che ha permesso di rilevare un ampio set di
informazioni volte a misurare il rapporto dei cittadini con il sistema delle norme .

Per senso civico dei cittadini ci si riferisce a quell’insieme di comportamenti e atteggiamenti che attengono al rispetto degli altri e delle regole di vita in una comunità.

Per quanto riguarda i comportamenti negli spazi pubblici, l’84% delle persone di 18 anni e più nel 2018 riporta di non gettare carte per strada (in aumento rispetto al 2014), il 74,4% degli automobilisti di non parcheggiare in doppia fila e poco più della metà di questi dichiara di prestare abitualmente attenzione a non adottare comportamenti rumorosi alla guida.

Dal lato dei giudizi di ammissibilità dei comportamenti, rilevati nel 2016, il 23,4% degli intervistati ritiene, in determinate condizioni, accettabile parcheggiare in sosta vietata, il 18,5% concede deroghe all’uso del cellulare alla guida, il 28,3% ritiene tollerabile farsi raccomandare per avere un lavoro e il 29,3% non pagare le tasse.

Guidare dopo aver bevuto, passare con il rosso, non indossare il casco sono giudicati gravi rispettivamente dall’87,2%, dal 79,0% e dal 78,2% dei rispondenti. Una quota decisamente più bassa (52,6%) giudica grave usare il cellulare alla guida.

Il 76,1% e il 72,5% dei cittadini assegnano un giudizio di gravità massimo al voto di scambio e alla corruzione mentre solo il 53,5% valuta allo stesso modo l’infedeltà fiscale che, in ordine di gravità, precede solo l’affissione selvaggia di manifesti, avvisi e pubblicità su pali, cassonetti o muri (41,4%).

Un quarto delle persone di 14 anni e più giudica la corruzione un fatto naturale e inevitabile, sei persone su dieci considerano pericoloso denunciare fatti di corruzione mentre oltre un terzo (36,1%) lo ritiene inutile.

Quasi la metà dei cittadini asseconderebbe la eventuale richiesta di una prestazione professionale in nero o la mancata emissione dello scontrino non chiedendo la ricevuta.

Un terzo dei cittadini ritiene che il copiare a scuola non è un comportamento grave ma un danno per chi copia; solo il 29% lo valuta come un comportamento che danneggia tutti.

Donne e anziani più rispettosi del decoro degli spazi pubblici
Nel 2018, l’84% delle persone di 18 anni e più dichiara di non gettare in alcun caso carte per strada. Si tratta di un comportamento rispetto al quale c’è maggiore attenzione che in passato: nel 2014 tale quota ammontava all’80,5% .
Le donne si mostrano più attente alle regole di comportamento: non getta carte in terra l’87,3% delle intervistate rispetto all’80,4% degli uomini mentre i giovani sono meno rispettosi degli anziani: il 72,5% dei 18-24enni a fronte del 90% delle persone di 75 anni e più.
Anche a livello territoriale le differenze sono significative. I cittadini del Nord sono meno propensi di quelli del Centro e del Sud a questo tipo di comportamento.

Minor senso civico quando si è alla guida
Tre quarti degli automobilisti riportano di non parcheggiare in doppia fila mentre poco più della metà (54,8%) fa abitualmente attenzione a non adottare comportamenti fastidiosi come suonare inutilmente il clacson. Anche in questo caso le donne sono più attente degli uomini
(rispettivamente 77,9% contro 71,8% e 57,8% contro 52,4%).
Analoghe differenze si riscontrano a livello territoriale: i cittadini del Nord-est sembrano rispettare maggiormente alcune regole del codice stradale rispetto ai connazionali che abitano nelle Isole. Nei grandi centri urbani l’abitudine a parcheggiare in doppia fila sembra molto consolidata: scende al 58% la quota degli automobilisti che dichiara di non farlo.
I giovani sono più inclini degli anziani alla sosta in doppia fila mentre i comportamenti rumorosi alla guida interessano più gli adulti nelle età centrali rispetto a giovani e anziani.

Intransigenti nel gettare carta in terra, meno su fedeltà fiscale e raccomandazione
I giudizi sui comportamenti attinenti alla sfera civica mostrano un quadro di generale adesione, almeno formale, alla norma sociale e giuridica condivisa: nella grande maggioranza dei casi sono infatti improntati all’intransigenza. In tal senso, più che il quadro del civismo, i dati
sembrano offrire una rappresentazione del grado di diffusione della desiderabilità sociale dei vari comportamenti.
Il decoro urbano, ad esempio, è uno degli aspetti sui quali i cittadini si mostrano più intransigenti. La quasi totalità non giustifica il gettare rifiuti in terra (88,7%). Anche laddove sono ammesse eccezioni, si tende a giustificarle con il cattivo funzionamento del servizio di nettezza urbana (mancano i cestini o sono pieni: 6,4%) oppure si minimizza la portata del comportamento (per piccole cose o se già sporco: 3,2%). Come osservato in precedenza, la sensibilità verso il decoro trova conferma anche sul fronte dei comportamenti.

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Acqua: Italia sempre più a rischio idrogeologico.

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COMUNICATO STAMPA FEDERCONSUMATORI:

Sono stati resi noti ieri i dati dell’ISPRA che rivelano come un decimo della popolazione della nostra penisola vive in un territorio a rischio idrogeologico.

Dall’Annuario ambientale del 2018 emerge come la caratteristica più rilevante del clima in Italia sia la siccità, con precipitazioni che sono state al di sotto della norma del 22% circa: il 2017 ha conquistato il secondo posto, dopo il 2001, nella classifica degli anni più “secchi” nella serie dal 1961.

Un allarme evidente, che si aggiunge ai numerosi segnali giunti da diversi fronti, a partire dalle denunce degli agricoltori sui danni che tale siccità, soprattutto al Nord, sta causando su diverse produzioni: dall’ortofrutta al riso.

Sicuramente siamo preoccupati per il possibile aumento di prezzo di tali prodotti, ma quello che ci allarma maggiormente è il problema di salute che deriva da tale situazione. Salute delle falde acquifere e, quindi, salute pubblica.

Il 15 marzo siamo scesi in piazza per rivendicare un futuro per il nostro Paese. Oggi, di fronte a questa notizia non possiamo rimanere in silenzio.

Si tratta, infatti, di un problema enorme soprattutto dal punto di vista ambientale: in questo modo i fattori inquinanti si concentrano in misura maggiore in bacini d’acqua sempre più scarsi.

Non a caso le grandi aziende stanno investendo su un nuovo business: acquistano pozzi. Si preparano ad un futuro in cui la risorsa idrica scarseggerà sempre più.

Per arginare la siccità e rispondere in maniera pronta a questa emergenza, oltre a rispettare gli impegni per la riduzione delle emissioni di CO2, è importante sbloccare al più presto le opere incompiute nel settore idrico. Esiste un interessante rapporto dell’ANBI in tal senso, presentato recentemente in Parlamento, in cui sono presentate le opere incompiute dei consorzi di bonifica, nonché dighe, edificabili immediatamente. Nella giornata dedicata al cosiddetto Decreto sblocca cantieri riteniamo che sia un preciso obbligo del Parlamento prevedere una “corsia veloce” per avviare immediatamente le opere necessarie nel settore idrico.

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