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Lettera alla Raggi. Di un credente non praticante

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Cara Virginia,

ti chiamo così perché Sindaca mi sembra decisamente inopportuno.
Sono un iscritto certificato, uno di quei 1764 votanti che durante le comunarie, senza leggere nemmeno il curriculum , ti ha votato ad occhi chiusi. Perché? Perché tra te e Marcello De Vito, che nemmeno ha brillato per entusiasmo e politica durante il suo breve mandato, pur senza nessuna indicazione e in estrema libertà di voto, mi sei parsa tu la persona giusta per farci vincere. Diciamo che ho puntato sull’immagine più che sul contenuto ed esperienza.

Anche se in campagna elettorale ti ho incontrato un paio di volte, di certo non ricorderai di me con le migliaia di persone che hai visto, ti ho consegnato documenti utili che ti chiedevo di non dimenticare di leggere.

Mi chiamo Luigi, ho 38 anni, sono sposato e ho una figlia di 3 anni. Vivo a Roma da quando, nel 2000, mi sono iscritto alla Sapienza, per poi laurearmi nel 2004 in Scienze Politiche. Mi sono trasferito, quindi,   stabilmente in questa città, nel 2012, quando mi sono sposato.
Conosco Roma più di coloro che qui sono nati. Ogni quartiere, ogni angolo e ogni strada. Non ho mai avuto bisogno del “tuttocittà”.

Mi pongo nei confronti del Movimento con l’atteggiamento del classico credente non praticante. Pur essendomi iscritto soltanto da qualche anno, ho creduto nelle sue potenzialità già dal primo V Day di Roma del 2007, di cui ancora conservo la foto con Lillo (il comico ospite sul palco a San Paolo Fuori le Mura).
Anche se la mia iscrizione al sito risale al 2013, risulto certificato (per problemi di acquisizione del documento) soltanto nel 2016.

Queste che sembrano questioni di lana caprina, sono, in realtà, molto importanti. Sono state proprio queste questioni, a primo avviso insignificanti, ad impedirmi di partecipare alle comunarie come candidato, secondo quanto stabilito dalle regole.

Questo perché non sono praticante ma sono credente?
Perché, se la pratica consiste nel fare banchetti e incontri bisettimanali dove si parla da giacobini e da provetti attivisti, ritengo che il mio tempo sia più utile se impiegato in casa, in famiglia, a lavoro o in qualsiasi altra attività della vita quotidiana.

Ma questo non toglie che, nel momento in cui il movimento è entrato nelle istituzioni, io abbia avuto la mia parte attiva, ogni giorno.
Mi occupo di relazioni istituzionali e affari regolatori per un’associazione consumatori nazionale; di conseguenza, ho preferito darvi una mano dall’interno del sistema. In che modo? Con memorie, pareri, audizioni, proposte e attività di lobby pro consumatori su testi e provvedimenti o su questioni politiche che esulano di gran lunga le attività compiute nei banchetti e negli info point.
Fino ad ora ho avuto la sensazione che i candidati eletti siano presi da una strana sindrome che li porta a voler mettere, a tutti i costi, in mostra quello che stanno facendo. E se la cosa che si sta facendo è sbagliata non conta, purché si faccia! Pena il giudizio degli attivisti.
Quello che vedo sono eletti che operano, per la maggior parte, come schegge impazzite, dimenticando che dovrebbero svolgere un lavoro di squadra. Ma non possiamo aspettarci qualcosa di diverso quando a mancare è proprio un’organizzazione e una visione politica d’insieme.

Mi si dica, infatti, una sola norma e legge targata M5s che ha compiuto l’iter legislativo e la scusa che va per la maggiore è che , in quanto opposizione, si riscontra resistenza. Non ricordo nemmeno una battaglia politica, a parte quelle che riguardano i temi fondanti del movimento, redatta, condivisa e fatta approvare con tutte le forze politiche.

Rabbrividisco quando sento dire che noi non negoziamo perché gli altri sono tutti corrotti.
Io, che sono un negoziatore di professione, non solo mi risento, ma mi rendo conto che, se a gestire la crisi della baia dei porci a Cuba negli anni 60, ci fosse stata questa mentalità, oggi saremmo stati tutti fritti dalle bombe nucleari.

Tornando a Roma Capitale: ti ho votato e fatto votare anche da chi era fortemente incredulo sulle reali possibilità che il M5s avesse di cambiare Roma.
Questo non perché noi siamo onesti e tutti gli altri disonesti, ma perché si sentiva una più forte necessità di cambiare aria. Proprio perché conosciamo il marcio e le dinamiche romane (che vanno avanti da 2764 anni),   non mi aspettavo un’amministrazione che tutti i giorni giocasse in difesa a ricordarcelo, un’amministrazione così mediocre che, proprio per questo, subisce, com’è ovvio e prevedibile, gli attacchi mediatici di chi ha anche solo un minimo interesse a farli.
Quello che immaginavo era un’amministrazione che pensasse a come rendere Roma più smart.

Invece vado a dovermi ricredere! Penso ad esempio alla rosa degli assessori.
Da quando in qua si pesca fuori dal partito? Come è possibile non rendersi conto che se vi erano dei tecnici con le mani di fata, gli altri non li avrebbero mai chiamati?
Perché non si è provveduto a pescare gli assessori dal consiglio di maggioranza? Dal momento del loro insediamento si ritrovano, infatti, a non aver approvato nemmeno un atto o discusso un tema.

Io direi che questo è troppo e legittima i detrattori a fare quello che gli riesce meglio. Del resto la benzina sul fuoco la state mettendo voi con il vostro in-attivismo.

Cosa pensavate che Cerroni e Caltagirone o chiunque abbia un minimo interesse su Roma, sarebbe rimasto fermo a guardare?
Inutile , poi, in caso di critiche, incolpare sempre i media di regime. E’ ovvio che i giornali, da 70 anni in mano allo stesso potere, si scaglino contro chi si autoproclama il nuovo e il salvatore della patria. Non aspettano altro.
Pensi davvero che sia possibile contrastarli con i post su facebook?
Ancora ci ostiniamo a dire che tutti i giornalisti sono prezzolati. Quello che bisogna capire è che ciò che realmente serve è comunicare, parlare e negoziare con tutti, perché oggi state amministrando ROMA.

E’ assolutamente ridicolo pensare che ACEA (in mano ai più scaltri servitori di partito) possa essere contrastata con la consulenza di una deputata eletta in Parlamento con quasi trecento voti, ma che non ha la minima idea di come funzioni la regolazione sul servizio idrico.
O che ci sia bisogno del solito tecnico ( e parlo della Muraro) che, dopo anni al servizio di quelle stesse aziende, è prevedibile abbia qualche scheletro nell’armadio. O, ancora, che bisognasse chiamare un funzionario Consob che mettesse mano al bilancio. Tutto questo mi fa indignare!
Noi abbiamo, sì, votato te e i consiglieri , ma non ti abbiamo concesso carta bianca, non il diritto di fare quello che più vi aggrada, come concordare le nomine con il direttorio (o mini) che sia.

Ora, solo rendendosi conto che la nettezza urbana può essere controllata con sensori posizionati direttamente nei cassonetti con sensori del modico costo di 5€ , che basterebbe che i vigili urbani multassero tutti i zozzoni sorpresi a gettare rifiuti ingombranti a tutte le ore, o che le aziende che renderebbero Roma più smart sono già esistenti e sono quelle che detengono le reti idriche ed elettriche, mi chiedo: cosa state aspettando?

Quello di cui noi cittadini abbiamo bisogno sono: asili, servizi di mobilità, strade asfaltate; abbiamo bisogno che ci assicuriate che il nuovo stadio non diventi una speculazione edilizia a carico dei cittadini, che Acea invii bollette corrette e gestisca l’acqua in maniera adeguata, che il decoro urbano non venga fatto dagli attivisti per dimostrare che la domenica è giorno di attivismo, ma da AMA, azienda pagata per questo in tariffa dai consumatori. Abbiamo bisogno che invece di mandare i consiglieri in campidoglio in autobus, regoliate il servizio NCC(con 12.000 abusivi che vengono fuori comune) e i TAXI rendano un servizio pubblico e innovativo, in grado di contrastare Uber. E, ancora, che gli autobus siano alimentati a metano e arrivino in orario, che ci sia più spazio per la mobilità verde e che, soprattutto, Roma diventi una città internazionale.
Io ancora credo allo strumento che Casaleggio e Grillo hanno regalato a questo Paese. Per favore non fatemi pentire. Anche perché vi riterremmo più responsabili di quelli che rubano.
Non è proclamandosi onesti e trasparenti che si amministra Roma e, poi, il Paese, ma facendo politica. Pare che questo ancora non sia chiaro.
Abbiamo cercato in tutti i modi di metterci in contatto con voi, scrivendo e mandando lettere persino a mezzo stampa. Sembra vi piaccia affrontare i detrattori più che ascoltare e collaborare con cittadini, istituzioni e organizzazioni.

Se vi serve una mano siamo disposti a darvela anche gratis e non a super compensi da migliaia di euro. Purché si faccia qualcosa.

Questa è l’ultima corsa, e sicuro il vostro ultimo giro. Non sprecatelo.

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Interrogazione sull’avanzamento di carriera di 18 posizioni. L’autosuper promozione del presidente ARERA Bortoni?

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Interrogazione parlamentare On.le VALLASCAS. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

il giornale «Il fatto quotidiano», con alcuni articoli pubblicati il 4 luglio e il 1° agosto 2018, ha dato la notizia secondo la quale l’attuale presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) Guido Bortoni, avrebbe beneficiato di un avanzamento di carriera che risulterebbe anomalo sia per il ruolo ricoperto da Bortoni all’interno dell’Authority sia per le modalità in cui si è esplicato, modalità che, secondo quanto riferito dai sindacati, risulterebbero illegittime;

nel dettaglio, secondo il giornale, l’11 aprile 2018, operando in regime di prorogatio, essendo scaduto nel mese di febbraio, il collegio dei commissari di Arera avrebbe dato «indirizzo» al direttore per gli affari regionali e risorse (Dagr), Giovanni Colombo, di attribuire a Guido Bortoni «una valorizzazione dell’anzianità maturata, anche alla luce della disciplina vigente in Antitrust, con l’attribuzione di due livelli per ogni anno fuori ruolo»;

Bortoni, dirigente dell’Autorità, avrebbe trascorso gli ultimi nove anni «fuori ruolo», due al Ministero dello sviluppo economico, come capo del dipartimento dell’energia, sette ad Arera, come presidente: ne conseguirebbe che, secondo quanto riportato dal giornale, gli verrebbero «attribuiti in un colpo 18 livelli di avanzamento di carriera»;

è il caso di osservare che, sempre secondo quanto riferito da «Il fatto quotidiano» nell’edizione dell’1 agosto 2018 si tratterebbe «di uno scatto di carriera di 18 livelli che lo porterebbe, una volta tornato dirigente a fine mandato, ad avere più o meno lo stesso stipendio che aveva da presidente, circa 240 mila euro l’anno, il tetto massimo fissato per legge»;

il giornale riferisce che «Secondo i sindacati l’indirizzo è illegittimo, perché non si tratta di un atto amministrativo (e per questo non è stato reso pubblico) e viola il protocollo d’intesa che regola gli avanzamenti di carriera all’Autorità, che non prevede promozioni per i fuori ruolo (se non dopo una trattativa sindacale)»;

i sindacati, che nel frattempo si sono rivolti all’Anac, avrebbero segnalato un secondo caso di avanzamento di carriera anomalo: «il 5 aprile, il collegio ha disposto – questa volta con delibera – la promozione di quattro dirigenti, da direttori aggiunti a direttori […] Tra questi c’è anche Colombo, che peraltro firma la relazione fornita al collegio che fornisce le motivazioni per la promozione»;

se quanto riportato in premessa risultasse vero, ci si troverebbe di fronte a una situazione gravissima, nella quale verrebbero sovvertite le più elementari regole sulla progressione delle carriere nel pubblico impiego, sulla trasparenza delle procedure, sul conflitto d’interessi, nonché sulla terzietà degli organismi preposti a selezionare il personale;

è il caso di osservare che i fatti riferiti acquisterebbero, nella loro gravità, un’importanza straordinaria, anche perché interessano l’Arera, un organismo indipendente chiamato a ricoprire un ruolo strategico nella regolamentazione del sistema energetico italiano;

questa circostanza, se accertata, rischierebbe concretamente di influire negativamente anche sull’autorevolezza che deve sempre accompagnare l’operato di un’autorità indipendente, attività che dovrebbe essere improntata alla massima trasparenza e correttezza delle procedure e delle decisioni adottate –:

se il Governo non ritenga di adottare iniziative normative volte a rendere oggettivi e verificabili i criteri per gli avanzamenti di carriera, soprattutto per le posizioni apicali, anche per casi quali quello segnalato in premessa.
(5-00344)

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Antitrust | INFLUENCER’: PUBBLICITA’ OCCULTA VIETATA SEMPRE, ANCHE SUI SOCIAL NETWORK

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A distanza di un anno dalla prima azione, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta nuovamente sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media.

Tale fenomeno è, infatti, sempre più diffuso e rappresenta una modalità consolidata di comunicazione, consistente nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di blogger e influencer che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario. Tale forma di comunicazione, inizialmente utilizzata da personaggi di una certa notorietà, si sta diffondendo presso un numero considerevole di utenti dei social network anche con un numero di follower non particolarmente elevato.

Poiché l’influencer marketing può dar luogo a forme di pubblicità occulta, nel proprio intervento del 2017, l’Autorità aveva sollecitato tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel fenomeno a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo, fornendo adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti.
La risposta al primo intervento dell’Autorità del 2017 è stata positiva. Gli influencer e le imprese coinvolte hanno modificato le proprie condotte in senso più trasparente per i consumatori: si è osservato un maggior utilizzo di hashtag e riferimenti idonei a rivelare la natura pubblicitaria delle comunicazioni. Inoltre, l’Autorità ha rilevato un’evoluzione degli strumenti disponibili sui social network e delle modalità con le quali imprese e influencer possono raggiungere i consumatori. In particolare, le piattaforme di social network mettono a disposizione degli influencer specifici strumenti per rendere manifesto agli utenti il rapporto di sponsorizzazione. I titolari dei brand, a loro volta, possono utilizzare strumenti di notifica e controllo dei richiami ai propri marchi.

In questo secondo intervento, rivolto principalmente a influencer con un numero di follower non elevatissimo, ma pur sempre di rilievo, l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale, affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand.
Sotto tale profilo, se da un lato la visualizzazione di prodotti unitamente al posizionamento sull’immagine di un tag o un’etichetta che rinviano al profilo Instagram o al sito del brand sono idonei ad esprimere un effetto pubblicitario; dall’altro, la mancanza di ulteriori elementi può non rendere evidente per tutti i consumatori l’eventuale natura promozionale delle comunicazioni.
L’Autorità ha pertanto ricordato i criteri generali di comportamento e ha chiesto che sia sempre chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

In ragione dell’ampiezza e del proliferare dei contenuti sui social network, l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo.

Roma, 6 agosto 2018

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Sorgenia ottiene la massima valutazione del Energy Rating ideato da Luigi Gabriele

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Codici attribuisce a Sorgenia la massima valutazione del Codici Energy Rating

Simone Lo Nostro, Direttore Mercato e ICT di Sorgenia, riceve il Codici Energy Rating da Carla Pillitu, responsabile relazioni esterne dell’associazione CODICI.

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. L’audit svolto in Sorgenia

Sorgenia ha aperto le porte della propria sede all’associazione dei consumatori Codici per consentirle di analizzare e valutare le attività messe in campo nei confronti di clienti e prospect. La digital energy company si è aggiudicata il massimo della valutazione attribuibile secondo il Codici Energy Rating, ovvero quella di “operatore molto affidabile” rispetto al diritto dei consumatori.

Nella sede di Sorgenia si è parlato oggi del cambiamento in atto nel mercato elettrico italiano, cui è strettamente collegato un mutato atteggiamento dei consumatori, più consapevoli ed esigenti. L’occasione è stata la conclusione del progetto di valutazione cui Sorgenia ha deciso di aderire per analizzare le aree che hanno maggiore rilevanza nella gestione della relazione con i consumatori. Quattro gli audit eseguiti da Codici, l’associazione indipendente esperta nelle politiche consumer-friendly che ha messo a punto l’indice che valuta, su una scala da 1 a 4, la correttezza e trasparenza delle azioni intraprese dalle aziende del mercato libero dell’energia nei confronti dei consumatori, i punti di forza e le eventuali aree di miglioramento. Cinque le aree esaminate: i processi di vendita, la customer care, la gestione del credito, la conciliazione e la contrattualistica. Il risultato dell’audit è stato molto positivo: Sorgenia si è aggiudicata 4 raggi, il massimo della valutazione attribuibile dal Codici Energy Rating.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Le parole di Simone Lo Nostro, Direttore Mercato e ICT di Sorgenia

“L’eccellenza dell’esperienza che vivono i nostri clienti è al centro delle nostre strategie e dei nostri progetti. È importante, quindi, che non si smetta mai di verificare cosa si può correggere o migliorare nei nostri processi e nel nostro approccio a chi ci ha preferiti – ha commentato Simone Lo Nostro, Direttore Mercato e ICT di Sorgenia. La scelta di un partner come Codici è stata quindi naturale, sia perché si tratta di una associazione che ha un grande feeling con i consumatori e ne conosce le esigenze, sia perché si è dotata di uno strumento che si adatta perfettamente a svolgere un’analisi analitica e precisa di tutti i nostri punti di contatto con i clienti. Cercavamo la conferma che trasparenza, semplicità e chiarezza fossero effettivamente le parole chiave che non solo ci guidano, ma anche vengono identificate dai consumatori nel momento in cui diventano clienti Sorgenia, e perché no anche prima. Il rating estremamente positivo che abbiamo ricevuto da Codici ci conferma di aver intrapreso la strada corretta”.

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Le parole di Ivano Giacomeli, Segretario Nazionale di Codici

“Abbiamo intrapreso questo percorso a salvaguardia dei consumatori e delle aziende che operano in tutta trasparenza per guadagnarsi una fetta di mercato, rendendolo realmente concorrenziale – afferma Ivano Giacomeli, Segretario Nazionale di Codici. La nostra azione è atta ad orientare e supportare il consumatore durante la transizione verso il mercato libero, che lo vedrà protagonista da qui ad un anno, nonché a creare un paradigma di riferimento per tutti gli operatori che vorranno competere senza essere scorretti. Ovviamente apprezziamo il fatto che le aziende si aprano al Codici Energy Rating mettendosi in discussione, non è affatto scontato che un’azienda ti permetta di valutare i propri processi aziendali. Ma tengo a precisare che il nostro intento non è quello di ergerci a giudici saccenti, tutt’altro! Codici in questo contesto suggerisce in punta di piedi delle aree di miglioramento affinché azienda e consumatore non abbiano, o riducano al minimo, problematiche sgradevoli di qualsivoglia natura”.

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Il mercato. La frammentazione del mercato

L’incontro è stato anche l’occasione di fare una disamina più ampia del mercato elettrico italiano: nel 2017, secondo quanto emerge dalla relazione ARERA, 3 operatori detengono il 45% del mercato, mentre il restante 75% è suddiviso tra 16 player. E ancora: nel libero mercato, i primi 20 concorrenti hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 ne hanno solo il 22%. A questo si aggiunge che 3,8 milioni di consumatori (il 10% del totale) hanno cambiato fornitore almeno 1 volta e il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. In un panorama così complesso, cresce l’importanza delle associazioni cui i consumatori si rivolgono sempre più spesso per fugare tutti i loro dubbi. Bisogna altresì tener presente che ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) che il 1° luglio 2019 dovranno necessariamente scegliere.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Le preferenze dei consumatori

Proposta monoraria, nonostante l’abitudine consolidata alle fasce, prezzo fisso e due fornitori differenti per luce e gas: queste sono, a oggi, le preferenze degli italiani. Ma nel futuro, cosa conterà davvero per i consumatori? Da una ricerca Codici emerge che il prezzo non rappresenterà più il primo elemento a guidare la scelta del fornitore; saranno di gran lunga più importanti chiarezza delle informazioni, trasparenza e capacità di rispondere rapidamente alle richieste. E, per chiudere: i clienti sono sempre più interessati ai fornitori che offrono opzioni di energia 100% rinnovabile e sistemi di raccolta punti. Ovvero, l’energia deve essere sostenibile e concorrere all’economia di casa.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. Sorgenia

Sorgenia nasce nel 1999 con l’avvento del mercato libero dell’energia ed è oggi uno dei maggiori operatori italiani per la produzione e la vendita di elettricità e per l’approvvigionamento e la vendita di gas naturale. L’offerta commerciale si sviluppa online e fa leva sulla scelta consapevole da parte dei clienti e su innovativi servizi digitali che rendono più semplice il rapporto con l’energia.

 

Codici attribuisce a Sorgenia il massimo della valutazione del Codici Energy Rating. CODICI

CODICI – Centro per i Diritti del Cittadino, è un’Associazione di cittadini impegnata ad affermare, promuovere e tutelare i diritti dei cittadini con particolare riferimento alle persone più indifese ed emarginate. Nasce nel 1987 come CO.DI.CI. e si afferma nel 1993 come coordinamento di associazioni per la tutela dei diritti del cittadino, nel 1998 scioglie la sua struttura confederativa e si trasforma nell’ Associazione CODICI centro per i diritti del cittadino, quale associazione impegnata ad affermare i diritti dei cittadini consumatori, senza distinzione di classe, sesso, credenza religiosa e appartenenza politica. Un’attività presente in modo capillare sull’intero territorio nazionale. L’Associazione, infatti, con le sue sedi regionali e provinciali, si caratterizza per il contatto diretto che cerca di creare con i cittadini, al fine di cogliere le reali necessità ed offrire soluzioni concrete.

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