L’informazione affinché sia utile deve essere chiara corretta e veritiera. Questo dettame diventa ancora più importante quando suddette informazioni riguardano un settore particolare quale quello dell’alimentazione.

Se è vero che un consumatore informato è un cittadino consapevole, dall’altro un’ informazione distorta che enfatizza notizie non del tutto veritiera, può generare scelte irrazionali e una manifesta sfiducia nei confronti delle istituzioni, delle imprese ripercuotendosi su produttori e commercianti.

I dati evidenziano infatti una contrazione degli acquisti nei settori in cui è stata ipotizzato un illecito. A seguito di alcuni casi tra cui i prosciutti prodotti con animali allevati con scarti contaminati, la mozzarella al calcestruzzo o la carne di cavallo nei semi preparati si sono evidenziati riduzione nelle vendite pari anche del 60 % degli acquisti.

Come c’era d’aspettarsi i consumatori perdono fiducia. In base ad una indagine condotta da frodialimentari.it si evidenza come il 75% dei consumatori dopo notizie su sequestri e scandali fa acquisti con meno fiducia di prima, il 18% non si pone il problema e solo il 7% ha realmente paura.

Il rapporto con il cibo cambia, il 50% teme cosa mangia, il 20% non ci pensa, mente il 30% non ha questo timore.

È così forte quindi il ruolo dell’informazione? Si infatti per il 56% del campione l’informazione è molto è fondamentale e per gli acquisti il consumatore si fa influenzare, solo per il 13% invece non ha nessuna influenza.

Quindi è fondamentale che le informazioni che vengono fornite nei casi di emergenze alimentari non siano distorte e faziose. Poiché le campagne informative possono influenzare, i comportamenti di acquisto del consumatore. Ad ogni evento perturbativo può essere associato un forte calo nei consumi alimentari molto spesso dettato da un comportamento istintivo e non razionale del consumatore. Troppo spesso né il consumatore né il mercato è in grado di rispondere tempestivamente a tali problematiche, promuovendo campagne informative e divulgative mirate ed accurate, lasciando spazio ad una informazione spot. Ai mass-media viene assegnato un ruolo di agente primario della comunicazione per conoscere il problema legato all’evento perturbativo e per la definizione delle strategie necessarie per intervenire, evitando un sensazionalismo dell’informazione, purtroppo non sempre riescono ad assolvere in modo efficace a tale compito.

Troppo spesso questo provoca un circolo vizioso indirizzando i consumatori verso mercati meno sicuri. Caso che è capitato dopo lo scandalo terra dei fuochi.

La paura, giustificata o meno, ha indirizzato il consumatori all’acquisto di frutta e verdura prodotta in Tunisia, Turchia e similari.

Anna Zollo