Seguici su

Consumatori

Liti temerarie nel contenzioso bancario, troppi professionisti in giro

Pubblicato

il

Firenze, 20 maggio 2015. Da qualche anno, ormai, si è sviluppato in Italia un vero e proprio “business del contenzioso bancario”. Una serie di personaggi spesso non particolarmente professionali vanno in giro per aziende proponendo di fare causa alle banche per la restituzione di competenze bancarie che loro asseriscono essere illegittime. Il primo business consiste nel vendere la perizia tecnica di parte che dovrebbe quantificare questi importi. Il secondo business consiste poi nell’effettuare la vera e propria azione legale e quindi tutte le parcelle professionali connesse (puntando in particolare sulle transazioni).  
Il tema delle competenze bancarie illegittime è un tema molto complesso che vede un groviglio giurisprudenziale nel quale non è facile districarsi, ma certe tesi sono così palesemente infondate o così malamente porte avanti che non sono più così i solati i casi nei quali i giudici condanno il cliente che ha fatto causa alla banca non solo al pagamento di tutte le spese processuali (cioè quelle proprie, ma anche quelle delle banca) ma anche ad un importo aggiuntivo dovuto alla “lite temeraria” ex art. 96 del codice di procedura civile. 
Due tesi che sono state da diversi tribunali dichiarate palesemente infondate e che hanno portato all’applicazione delle sanzioni per lite temeraria riguardano i contratti di mutuo. La prima tesi vorrebbe sostenere che l’applicazione dell’ammortamento alla francese implicherebbe per sua natura  il pagamento di interessi anatocistici. Questa tesi fantasiosa ebbe una fase di “clamore” in particolare a causa di una sentenza del Tribunale di Bari (n.113/2008) che sembrava approvarla. 
Nella realtà l’ammortamento alla francese non implica il pagamento di nessun interesse sugli interessi. Gli interessi sono sempre calcolati sul debito residuo. 
Ciò nonostante, ci sono ancora in giro persone (e, purtroppo, anche avvocati che fanno le cause) che propongono questa ridicola tesi. 
La seconda tesi riguarda la questione degli interessi di mora nei contratti bancari in relazione alla famosa sentenza della Corte di Cassazione, la 305 del 2013 che fu sbandierata anche in televisione e per la quale, a suo tempo, Aduc mise in guarda i suoi lettori da interpretazione eccessivamente favorevoli. 
Secondo alcune interpretazioni della sentenza,  per il calcolo dell’eventuale soglia di usura del mutuo, si dovrebbero sommare ai costi effettivamente pagati dal sottoscrittore del mutuo anche gli interessi di mora pattuiti, ma non pagati. La sentenza della cassazione, in realtà, dice che di questi interessi è necessario tenerne di conto. Ovvero che sia necessario verificare se siano entro i limiti di usura sia gli interessi convenzionali che quelli di mora. Non che che i due tipi d’interesse siano sommabili. 
 
Questi sono due esempi sui quali, recentemente, alcuni tribunali di prime cure si sono espressi condannando l’attore non solo al pagamento di tutte le spese legali, ma anche al pagamento di una sanzione ex. art. 96 del codice di procedura civile per lite temeraria. 
Il tribunale di Padova, nelle sentenza n. 739 del 10-03-2015 scrive parole pesanti: “Tale condotta processuale merita di essere opportunamente sanzionata ex art. 96 c.p.c. anche in considerazione del fatto che, tale modo di affrontare la materia bancaria, denota la volontà di creare un contenzioso seriale in questa materia che è invece estremamente tecnica e complessa e che, colpa anche la gravissima congiuntura economica che ha colpito le famiglie e le imprese, meriterebbe di essere trattata con un diverso approccio.”
 
Da queste parole, e dal resto della sentenza, appare chiaro che il bersaglio del Giudice non è stato tanto e solo la singola causa, quando il questo “business del contenzioso bancario” di cui ho detto in apertura. 
Sia chiaro, molto spesso le banche hanno applicato comportamenti più che censurabili nei rapporti con i propri clienti. Ma il comportamento di certe aziende che stanno chiaramente speculando su questa materia è almeno parimenti censurabile.
Il caldo consiglio che rivolgiamo ai nostri lettori è quello di stare particolarmente attenti a dare mandato per azioni legali perché le eventuali spese legali, ed anche le eventuali sanzioni per lite temeraria sono in prima istanza a carico dei clienti… 

Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

Pubblicato

il

Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

Continua a leggere

Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

Pubblicato

il

La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

Continua a leggere

Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

Pubblicato

il

Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

Continua a leggere