Siamo di fronte all’ennesima vittima di un sistema sanitario inadeguato? Questo è ancora da accertare, perché le indagini sono in corso, ma la gravità di quanto accaduto è di proporzioni smisurate.

Il dramma succede a Palermo, dove una ragazza lamenta un forte mal di denti. In seguito, quel dolore si trasforma in un ascesso, che degenera poi in un’infezione. La patologia, non curata adeguatamente, porta alla morte della ragazza di soli 18 anni per uno shock settico polmonare.
Il primo sintomo importante si era manifestato lo scorso 19 gennaio, quando la ragazza aveva addirittura perso i sensi per il dolore. Trasportata al Buccheri La Ferla, veniva visitata al pronto soccorso per sospetto ascesso dentario. Dopo circa due ore, in seguito alla terapia, la diciottenne veniva però dimessa per essere inviata ad un’altra struttura, dove la ragazza non si recherà. Solo il 30 gennaio si era fatta ricoverare, ma le sue condizioni erano troppo gravi: in seconda rianimazione le viene diagnosticata una fascite, cioè un’infezione che dalla bocca si era diffusa ai polmoni. La fine della storia, purtroppo, oggi è tristemente nota.
“Questa tragica morte poteva essere evitata in qualche modo? Alla domanda non possiamo ancora rispondere, visto che le responsabilità di quanto accaduto sono ancora da accertare – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – Nel frattempo Codici annuncia la costituzione di parte civile nel processo e rilancia la campagna Indignamoci: ci scippano la salute e la dignità”.
La campagna si incentra sulle inefficienze e gli errori medici, che vano dallo scambio dei farmaci agli errori negli interventi chirurgici: Codici continua costantemente, in tutto il territorio italiano, a puntare il dito contro i numerosi casi di malasanità, incuria e negligenza medica. Lo scopo della campagna è quello di aiutare i pazienti e i parenti a denunciare medici, infermieri e strutture sanitarie ree di non aver messo in atto ogni comportamento in grado di salvaguardare la salute e, in molti casi, la vita dei malati e di aver trascurato l’applicazione dei protocolli assistenziali.
11 febbraio 2014