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Malasanità, basta subire! Una e.mail per segnalare il tuo caso nomalasanita@codici.org

Partono i punti d’ascolto CODICI in 100 città d’Italia, contro lo sfacelo del servizio sanitario pubblico e gli affari d’oro di chi ha le mani in pasta

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La conferenza stampa si inquadra nell’ambito del progetto Check up Diritti ed è organizzata con il contributo del Ministero dello Sviluppo Economico e la collaborazione di Altroconsumo, Codici, ACU, Casa del Consumatore, Lega Consumatori

– Contro la malasanità, 100 punti d’ascolto Codici

Da Nord a Sud, 100 città dicono “no” alle morti per malasanità, alla malpractice in campo medico sanitario, ad un sistema sempre più politicizzato, che ha perso di vista la centralità del paziente.

Codici indice così la Giornata nazionale contro la malasanità, dal Piemonte alla Sicilia, 100 delegazioni dell’Associazione, collocate in altrettante città, scendono in campo per chi volesse denunciare o segnalare casi di malpractice sanitaria. A disposizione del cittadino “Punti d’ascolto” in tutta Italia: strutture del Codici che riceveranno le segnalazioni dei cittadini indignati ed interverranno con azioni nei confronti di politici, personale medico-sanitario e strutture ospedaliere che hanno causato danni, leso la dignità del paziente se non, addirittura, causato decessi.

– Decessi e denunce, 300 milioni i costi per la sanità pubblica

L’Osservatorio malasanità del Codici ha analizzato ed incrociato numerosi dati resi noti da fonti ufficiali ed istituzionali. Il quadro delineato è impietoso.

Decessi e denunce per malasanità, una classifica drammatica che vede la Sicilia al primo posto con il 20% di denunce. Dall’ultima relazione della Commissione parlamentare sugli errori in ambito sanitario si può evincere quanto segue:

Sicilia: 20% di denunce; Calabria: 19%; Lazio:11%; Campania: 6,5%; Emilia Romagna e Puglia: 6,3%; Toscana e Lombardia: 6%; Veneto: 5%; Piemonte: 4%; Toscana: 3,8%.

Drammatici anche i dati relativi alle denunce per eventi con decesso. Facendo le dovute proporzioni denunce/decesso, il quadro che ne esce fuori è il seguente: 81% in Calabria, e Campania, 77% in Emilia Romagna, Sicilia con il 72%, 69% in Puglia, il Lazio con il 66%.

In Italia, quindi, le cifre degli errori commessi dai medici sono da bollettino di guerra, perché ai decessi avvenuti in corsia per errori sanitari, sono da aggiungere anche i casi in cui viene seriamente pregiudicata la salute del paziente.

Una realtà sempre più presente che, spesso, si traduce nel disagio e danno del malato in primis e nei costi economici e sociali elevati, poi. Diverse fonti dichiarano che il costo annuo dei risarcimenti liquidati per malasanità oscilla da 850 milioni a 1,4 miliardi.

Secondo l’Ocse, il costo medio degli errori nella sanità pubblica è quasi raddoppiato passando dai 66mila euro del 2011 ai 116mila euro del 2012. In nove anni, errori e incidenti sono costati alla sanità pubblica quasi 1,5 miliardi di euro, 300 milioni solo nel 2012.

Costi questi che vengono pagati di tasca propria dai contribuenti italiani.

– 12milioni di cittadini in fuga verso la sanità privata

La sfiducia dei cittadini nei confronti del servizio pubblico genera una vera e propria fuga verso le cure private: “se paghi vieni trattato meglio” è il pensiero del 18% degli intervistati dall’Ocse. Ed è così che più di 12milioni di cittadini si rivolgono al privato.

Il dubbio più che lecito è che la disorganizzazione imperante sia una strategia messa in atto proprio per facilitare da parte il ricorso a cure private.

Il dilagante fenomeno dell’intramoenia rientra certamente nella “cura privata” seppur il medico si appoggi alla struttura pubblica, ambulatoriale e diagnostica dell’ospedale, a fronte di un pagamento non certo irrisorio da parte del paziente. Secondo una delle ultime rilevazioni NSIS, gli italiani spendono in media, 21 euro pro capite per l’intramoenia, mentre i ricavi per prestazioni sanitarie erogate in regime intramoenia sono state 1.228.390 euro.

Il giro di affari è enorme, dunque, e gli interessi che ruotano intorno al sistema non sono da sottovalutare. E’ di questi giorni la notizia dell’ispezione condotta in 18 regioni e 65 province e che ha permesso di segnalare alla Corte dei Conti i dirigenti medici che hanno truffato le Asl non dichiarando le attività svolte nelle strutture pubbliche, trattenendo le quote dei compensi spettanti al servizio sanitario nazionale.

– Medicina difensiva, uno spreco da 10 miliardi di euro

Quando si parla di malasanità si parla anche di sprechi riferiti alla medicina difensiva che, oltre ad allungare i tempi della diagnosi, a volte con drammatiche conseguenze, produce costi non indifferenti allo Stato. L’incidenza dei costi della medicina difensiva sulla spesa sanitaria nazionale è stata del 10,5%: un costo per lo Stato, e quindi per i contribuenti, di 10 miliardi di Euro.

E’ come se ogni cittadino italiano pagasse 160 euro annui per esami non necessari.

– Il costo dei farmaci in Italia è elevato. Via libera alla contraffazione

Farmaci dai costi proibitivi. Secondo AssoGenerici nel 2013 gli italiani hanno speso oltre 850 milioni di euro, cifra elevata soprattutto perché si tende a privilegiare l’acquisto di farmaci di marca a scapito dei generici. La conseguenza è il via libera alla contraffazione e all’utilizzo di prodotti che arrivano in Italia attraverso canali non certamente legali. Spesso è internet a fornire soluzioni alternative, decisamente pericolose per chi le utilizza.

Frequentemente sono gli anziani a ricorrere al mercato “nero” del farmaco, la crisi induce, infatti sempre più cittadini ad acquistare medicinali, a volte salvavita, contraffatti a scapito della stessa salute. E così, a fianco di chi decide di curarsi all’estero – perché più economico – troviamo chi decide di rischiare la vita assumendo farmaci certamente più economici ma fortemente pericoli oltre che illegali.

I costi proibitivi di alcuni farmaci consentono

Un’indagine a campione svolta poco tempo fa in Italia in collaborazione tra OMS, Aifa, Istituto Superiore di Sanità e Comando generale dei carabinieri del Nas, ha evidenziato che il 50% dei farmaci venduti via internet sono riconducibili ad una truffa. Il 5% dei farmaci giunti al destinatario dell’ordine è autentico, il 20% è contraffatto e il restante è illegale, cioè composto da copie non autorizzate.

Farmaci salati, dunque e contraffazione alle stelle. Un circolo vizioso difficilmente da sradicare.

– Il sistema sanitario è un caos creato ad arte per permettere speculazioni

Il sistema sanitario è volutamente disorganizzato un caos creato ad arte per permettere speculazioni e sprechi, in cui la politica fa i suoi affari e si attiva con il clientelismo, gestendo i posti di comando. In questa disorganizzazione voluta, si tenta di nascondere gli errori – orrori medici.

Una presa di posizione forte, quella del Codici, che non lascia adito a dubbi. Non solo, in questo contesto, i medici tentano di mettere una pezza al lassismo, con leggi che escludono qualunque tipo di responsabilità.

-Perché i Punti di ascolto Codici

L’Associazione vuole ribellarsi allo statu quo, a questa situazione di immobilismo, ai compromessi tra classe politica e lobbies. In molte regioni d’Italia, soprattutto nel Meridione, il diritto alla salute è diventato quasi un optional. La salute e la dignità del paziente non sono l’interesse primario, altri affari muovono il sistema, spesso di natura economica e politica.

Codici ha per questo deciso di promuovere oggi i 100 “Punti di ascolto” attivi, in altrettante città d’Italia, presso gli sportelli Codici o le sedi delle delegazioni.

I cittadini che volessero denunciare o segnalare situazioni anomale possono inviare una e-mail a nomalasanita@codici.org oppure telefonare allo 065571996.

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MUTUI PRIMA CASA- Appello ADICONSUM al Governo: rifinanziare presto

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Appello di Adiconsum al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria:
rifinanziare al più presto il Fondo Consap per l’acquisto della prima casa.
Nessun onere a carico dello Stato per il rifinanziamento

15 gennaio 2019 – Sulla nostra pagina facebook continuano ad arrivare numerose richieste di consumatori in merito al rifinanziamento del Fondo Consap per l’acquisto della prima casa, lamentando anche il fatto che, a dispetto delle esigue risorse rimaste ma comunque ancora presenti, alcuni istituti di credito stanno declinando le domande di accensione dei mutui con questa modalità già da alcuni mesi – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale.

Lo scorso novembre – prosegue Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum –  ci eravamo attivati lanciando l’allarme sull’imminente esaurimento delle risorse del Fondo Consap, inviando una lettera al Ministro, Giovanni Tria, chiedendo, oltre  ad un intervento urgente di rifinanziamento, anche l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni Consumatori, per omogeneizzare le regole e aumentare le opportunità. Questa lettera, purtroppo, al momento è ancora disattesa.

Il Fondo di garanzia Consap – continua Galvagni – ha svolto in questi anni un duplice ruolo: di tutela sociale, da un lato, permettendo l’accesso al credito anche a quelle persone prive di determinati requisiti (si pensi in primis al lavoratore con contratto di lavoro atipico) e di volano nel settore dell’edilizia, dall’altro.

Rivolgiamo, quindi, un appello al Ministro dell’Economia Tria – conclude De Masi – affinché intervenga al più presto per rifinanziare il Fondo, considerato che tale operazione non richiede alcun onere a carico dello Stato.

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Guerra TAXI vs NNC, secondo l’antitrust va liberalizzato il settore

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata sentita in audizione informale dinnanzi alla IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2018, n. 143 “Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea”. 
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come nel settore della mobilità non di linea si sia sviluppata nei tempi più recenti una domanda molto estesa e diversificata di servizi che tende a non distinguere più tra attività soggette a obblighi di servizio pubblico (taxi) e attività di mercato (NCC) e che, legata ad un concetto di mobilità urbana di tipo intermodale di servizi, fa ampio ricorso ai nuovi strumenti resi possibili dall’innovazione tecnologica.

In questo quadro, qualunque riforma organica della disciplina di settore dovrebbe avere quale obiettivo ultimo il pieno soddisfacimento delle nuove esigenze dei consumatori, affinché gli stessi possano trarre pieno beneficio dalle innovazioni tecnologiche e dai mutamenti intervenuti nelle modalità di offerta dei servizi.

A tale riguardo, l’Autorità ha posto in luce come le modifiche introdotte dal Decreto in via di conversione non appaiano andare nella direzione auspicata. Il mantenimento infatti di vincoli nelle modalità di prenotazione dei servizi e delle restrizioni territoriali all’offerta di servizi NCC, unitamente all’inutilizzabilità delle piattaforme tecnologiche e alla moratoria nel rilascio di nuove autorizzazioni, tenderà a rendere sempre più difficile l’incontro della domanda e dell’offerta, con l’effetto di deprimere il benessere dei consumatori finali in termini di minore ampiezza e qualità dei servizi offerti e di prezzi più elevati.

        Sulla base di tali considerazioni, l’Autorità ha ribadito il proprio favore a un disegno di riforma complessiva della normativa del settore della mobilità non di linea secondo le linee avanzate nelle sue numerose segnalazioni in senso pro-concorrenziale e nel rispetto rigoroso del principio di proporzionalità.

Nelle more di tale processo di riforma, l’Autorità ha sottolineato la necessità di procedere, in sede di conversione, a modificare quelle parti del Decreto idonee a mantenere o addirittura a rafforzare ingiustificate restrizioni concorrenziali nel settore della mobilità non di linea.

In particolare, l’Autorità ha suggerito di: i) eliminare ogni limitazione alle modalità di prenotazione del servizio di NCC; ii) abrogare le norme della legge n. 21/92 che di fatto determinano restrizioni territoriali all’operatività delle imprese NCC; iii) abrogare la norma che introduce una moratoria al rilascio di nuove autorizzazione NCC sino alla realizzazione del registro nazionale.

Roma, 16 gennaio 2019

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CONSOB: verso la nomina di Marcello Minenna. OK dei consumatori

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16 gennaio 2019 – Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni dei leaders di maggioranza di voler procedere alla copertura della presidenza della Consob, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, indicando nella persona di Marcello Minenna, il candidato da nominare.

Consideriamo il prof. Minenna, la sua storia personale e la sua indipendenza dalla politica e dai poteri finanziari, una figura di garanzia per i risparmiatori e per i cittadini tutti, al fine di contrastare le distorsioni e le problematiche che si sono determinate, spesso causate dal potere delle elite finanziarie. 

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