Manager italiani tra i più corrotti d’Europa. Lo dice una ricerca svolta da Ernst&Young a cui hanno aderito oltre 3’000 tra membri di Cda, collegi dei sindaci e Ceo da 36 Stati Da una ricerca svolta dal network professionale di revisione Ernst&Young, l’Italia risulta tra i Paesi più corrotti con un indice di corruttibilità pari al 60 per cento, oltre la media mondiale che è del 57 per cento. Addirittura più corrotti di quelli polacchi o turchi.

Partendo dalle Nazioni più virtuose la Svizzera risulta tra i Paesi meno corrotti, detenendo addirittura il primato europeo. Seguono i Paesi scandinavi, con al secondo posto appaiate la Finlandia e la Svezia (il 12% degli interpellati ha dichiarato l’esistenza della corruzione) e poi la Norvegia (17%). L’Italia si posiziona al quindiciesimo posto nella classifica. La Slovenia figura invece tra i paesi più corrotti, detenendo il triste primato europeo. Il 96% dei manager interpellati da Ernst&Young ha infatti risposto che la corruzione è per la Slovenia una prassi abituale. Seguono la Croazia (90%) e l’Ucraina (85%). Alla ricerca hanno aderito oltre 3’000 tra membri di Cda, collegi dei sindaci e Ceo da 36 Stati.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la recente ricerca di Ernst & Young, una fra le più importanti società di consulenza al mondo, sottolinea che oltre a inquinare la vita politica e sociale, penalizzando i meriti e i talenti, la corruzione aumenta la sfiducia degli investitori stranieri nel nostro sistema-Paese e diminuisce, di conseguenza, l’afflusso di capitali dall’estero.

Facendoci perdere importanti opportunità di sviluppo e lavoro, specialmente per i giovani che per primi potrebbero trovare impiego nei nuovi business, la corruzione è da considerarsi una delle cause principali della disoccupazione giovanile.