da staffettaonline.com

Il mercato al dettaglio dell’energia è ancora in gran parte immaturo, concentrato, con poche opportunità di risparmio e poco compreso da un’ampia quota di clienti finali. Questa la radiografia dell’Autorità nel primo monitoraggio sistematico del retail (v. Staffetta 12/02). La conclusione del regolatore è che quindi le tutele di prezzo, giudicate comunque strumenti di mercato, vanno mantenute. Ancora alcuni anni per le famiglie, ha precisato alla Staffetta il presidente Bortoni (v. Staffetta 12/1), solo mesi invece per i non domestici (nell’elettrico, perché nel gas la tutela non l’hanno già più dal 2013).

Il tema è (ri)entrato nel dibattito per l’apparente intenzione del governo, stando alle bozze degli ultimi mesi del Ddl concorrenza, di rimuovere le ultime forme di tutela in tempi molto brevi, entro un di un anno e mezzo. Cancellando una rete di protezione dei clienti finali che secondo molti – lo si è argomentato anche su queste pagine (v. Staffetta 30/01) – è anche uno degli ultimi limiti a una piena liberalizzazione del settore.

Un’analisi non condivisa dal presidente dell’Aeegsi, che in un convegno di Aiget e I-Com dell’11 febbraio ha rimarcato che una piena apertura c’è già stata il 1° luglio 2007 e le tutele, che pure si può discutere se allentare o meno, non sono in contrasto col mercato (almeno non in misura decisiva, v. sempre l’intervista). L’argomento è stato discusso durante il convegno LearTalk del giorno successivo, in cui il docente di diritto amministrativo dell’Università del Piemonte Orientale Eugenio Bruti Liberati ha definito “forzata” la tesi che le tutele siano strumenti davvero di mercato (sul punto di veda anche la lettera di Acquirente Unico sulla v. Staffetta 02/02).

Poiché il prezzo di tutela, ha argomentato Bruti, influenza in modo determinante le scelte commerciali degli operatori liberi e, nel caso dell’elettrico, dipende dall’azione di Acquirente Unico, soggetto regolato e privo di rischio imprenditoriale, esso non si sottrae ai caveat della Corte Ue, che nel 2010 ha ammesso i prezzi regolati solo a termine e se davvero necessari, né dell’Acer, che li giudica ostacolo alla concorrenza. Meglio sarebbe, ha concluso, passare a strumenti più leggeri. Per la direttrice Energia dell’Antitrust, Valeria Amendola, la tutela fissa un benchmark troppo basso, limitando la concorrenza.

L’a.d. di AU Vigevano per parte sua ha ribattuto che il sistema italiano ha avuto l’ok della Commissione Ue nel 2012 e che in questi anni il “segnale” da esso offerto ha protetto i clienti dalle disfunzionalità del mercato libero e dal potere degli incumbent, che rischia ora di perdere un argine importante. E che il mercato libero retail finora non si sia dimostrato una realtà esaltante non si può negare. Dal monitoraggio dell’Autorità emergono un’alta concentrazione (l’80% delle famiglie sul libero elettricità è servita da Enel, Eni o Edison) e soprattutto una scarsa consapevolezza dei clienti, che a dispetto di un’apparente sensibilità al prezzo di fatto sono andati a pagare di più*. Quanto di più? Secondo l’Autorità il 15-20%, non sul totale bensì sulla quota approvvigionamento, ossia il 7,5-10% netto (sul gas famiglia tipo +8,5%).

Tutti argomenti in grado di alimentare il dibattito sull’abolizione della tutela. Nessuno però, ci pare, sufficiente a chiuderlo, come si è fatto in questi anni, con un rinvio sine die.

I problemi di comprensione e leggibilità del mercato da parte del cliente medio con ogni evidenza ci sono. Tuttavia il mercato come lo disegnano non i manuali di economia, che come ogni cosa sono fallibili – e in questo caso specifico più che mai da mettere alla prova – ma le norme nazionali e Ue, va in quella direzione. Che prima o poi deve essere raggiunta, mettendo tra le priorità la soluzione di problemi che altrimenti rischiano di diventare alibi. Oppure apertamente messa in questione, in Italia e a Bruxelles.

A proposito di problemi, peraltro, l’uscita dai sistemi di tutela ne pone una quantità anche di altro ordine, ad esempio gestionale. Nodi in questi giorni rimasti sullo sfondo ma che sembrano preoccupare più di tutto gli operatori, anche i più accesi detrattori delle tutele di prezzo. Nell’intervista alla Staffetta, Bortoni getta un sasso nello stagno: ipotizzando di mettere un termine alla maggior tutela anche solo per i circa 3 milioni di clienti non domestici ancora tutelati, come avverrà il passaggio?

Si profila un’alternativa tra due soluzioni comunque imperfette: da un lato quella preferita dal presidente Aeegsi, una gara per pacchetti di clienti, in cui di fatto i consumatori continuano a non scegliere in prima persona il loro fornitore ma in cui in compenso è garantita una maggiore parità di opportunità tra fornitori storici e newcomers. Dall’altro affidarsi semplicemente alla libertà di scelta del consumatore singolo, lasciando campo libero ai vantaggi competitivi degli incumbent, che almeno nella prima fase finirebbero verosimilmente per intercettare gran parte dei clienti in uscita.

In entrambi i casi si pongono poi problemi legati alla gestione dello switch, con il SII ancora in fase di avvio, alla necessità di ottenere in un breve arco di tempo un numero imponente di dati di misura, alla presenza di possibili, rilevanti “code” di morosità; e in caso di gara, agli stessi criteri da applicare al disegno dei lotti, al destino delle strutture di vendita ad essi associate, ai requisiti di partecipazione etc.

Sicuramente il governo dovrà tenere conto anche di questi temi e dell’impatto che possono avere sui tempi di operazioni del genere, se davvero vuole andare avanti su questa strada (l’esperienza insegna che la quantità di indiscrezioni che esce su un tema è spesso direttamente proporzionale all’indecisione del decisore. Il tutto anche trascurando che si parla non di un decreto ma di un Ddl, il cui iter parlamentare si annuncia lungo e pieno di incertezze). Purché sia chiaro che i problemi ormai vanno affrontati, non presi a pretesto per rispedire la questione oltre la linea dell’orizzonte.

* Nota: una maggiore onerosità spesso dovuta a servizi aggiuntivi, non ultimo la garanzia del prezzo fisso. Una soluzione molto gettonata negli ultimi anni a dispetto dell’andamento calante dei prezzi all’ingrosso. Il risultato è stato che negli ultimi 2 anni molti venditori hanno attutito il colpo del crollo dei prezzi wholesale, a volte perfino aumentando i margini. Circostanza sfortunata per i consumatori, ma anche incoraggiata dal marketing delle imprese (e talvolta forse anche dalla (dis?)informazione di molti quotidiani). Ora però i prezzi all’ingrosso viaggiano sui minimi storici e il prezzo fisso potrebbe anche non essere una cattiva idea. Chi lo dirà ai consumatori?

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