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Mercato Elettrico, adesso il rating lo danno i consumatori. Arriva il CodiciEnergyRating, un’idea di Luigi Gabriele

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Mercato elettrico e liberalizzazione

Per verificare la correttezza degli operatori Codici li sottoporrà al “Codici Energy Rating”

Ispezioni severe e requisiti sostanziali a protezione dei consumatori che lo richiedano o meno

 

In un contesto di cambiamenti imminenti nel mercato dell’energia e del gas, tutti gli attori coinvolti devono fare la loro parte.

Dal canto suo, l’Autorità per l’energia ha proposto requisiti e modalità per l’ammissione dei soggetti esercenti l’attività di vendita dell’energia elettrica nell’Elenco previsto dalla legge sulla concorrenza, del tutto insufficienti e carenti. Saranno quattro le “classi di affidabilità” che vanno dalla “corretta e piena attività” a quella di “inaffidabilità” che prevede l’esclusione dell’impresa dall’elenco.

L’Autorità quindi si occuperà dell’affidabilità delle aziende sulla base di criteri oggettivi affinché gli operatori possano far parte del mercato, ma non di ulteriori elementi a tutela del consumatore.

A questo proposito, vi sono ulteriori elementi che vanno tenuti in considerazione per poter definire un’azienda affidabile, di cui si occuperà Codici attraverso il “Codici Energy Rating”, ovvero un marchio rilasciato ai soli operatori del mercato libero dell’energia, dopo che si sono sottoposti ad un’attenta  valutazione del livello di tutela del consumatore nei processi aziendali.

Ovviamente per ottenere questa certificazione si deve superare un rigido monitoraggio qualitativo integrato. Il livello di tutela del consumatore da parte dell’azienda potrà andare da insufficiente a massimo (molto affidabile).

Questa “certificazione” è stata concepita in modo tale che, quando entrerà in vigore il mercato libero dell’energia, a partire dal 1° luglio 2019, i consumatori possano scegliere tra le offerte commerciali di aziende che operano in tutta trasparenza ed affidabilità.

Questo al fine di mettere in atto una vera e propria concorrenza nel mercato elettrico e del gas tra differenti operatori, evitando che il consumatore per paura di essere truffato, rimanga immobile e non cambi operatore, seppur incuriosito da altre offerte.

Questo nuovo modello di collaborazione tra Codici e le aziende ha lo scopo di costituire un nuovo paradigma di riferimento nel mercato dell’energia e del gas.

“Abbiamo intrapreso questo percorso a salvaguardia dei consumatori visto che ci sono 500 operatori, dobbiamo garantire che quelli presenti sul mercato abbiano le caratteristiche adatte per non creare problemi agli utenti in vista della liberalizzazione del mercato”– afferma Luigi Gabriele Responsabile Affari Istituzionali Codici. “Il rating verrà dato o su richiesta del singolo operatore oppure su iniziativa volontaria dell’associazione. A breve inizieremo altre valutazioni, qualsiasi operatore sul mercato potrà trovarsi un nostro rating senza che ci abbia necessariamente commissionato la valutazione: avremo un occhio di riguardo per quegli operatori di cui abbiamo notizie circa comportamenti scorretti”, continua Luigi Gabriele.

La valutazione si focalizzerà su particolari aree tematiche che impattano sul consumatore in modo preponderante, quali: processo di vendita e customer care, gestione del credito, conciliazione, contrattualistica e mistery call.

Saranno quattro mesi di intenso lavoro da ambo le parti dove avranno luogo interviste su modalità e metodologia dell’azienda nelle diverse aree, supportate successivamente da tutto il materiale necessario. All’interno di ogni area tematica verranno rilevate aree di forza ed eventuali margini di miglioramento sempre nell’ottica di tutelare a pieno il consumatore. La valutazione finale è il risultato della somma delle singole valutazioni nelle diverse aree.

Pertanto, a supporto della nostra valutazione che verrà fatta a prescindere, ma che sarebbe parziale senza la attiva collaborazione delle aziende, perché fatta su dati fruibili liberamente, queste ultime sono invitate a richiedere il Codici Energy Rating, dimostrando così di voler essere trasparenti ed affidabili nei confronti dei consumatori.

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Quasi il 50% dei papà che vanno a fare la spesa legge l’etichetta

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Risultati del Sondaggio Adiconsum per la Festa del Papà

Quasi il 50% dei papà che vanno a fare la spesa legge l’etichetta
e l’8% sceglie prodotti ecosostenibili
20 marzo 2019 – È stato un successo il sondaggio lanciato da Adiconsum per la festa del papà sulla propria pagina facebook.

In risposta alla sfida lanciata da Adiconsum “Oltre ad essere un super papà  sei anche un super consumatore?”, le risposte dei papà non si sono fatte attendere, disegnando uno spaccato inatteso.

Intanto, il primo grande risultato generale, ad avviso di Adiconsum, è la maggiore sensibilità dimostrata dai papà sul tema della spesa, segno del nuovo corso delle famiglie italiane.

Tanti sono i risultati da evidenziare come il 57,3% di papà che controlla cosa manca in casa, redige una lista e va a fare la spesa e sceglie i prodotti leggendo le etichette. Da evidenziare anche il fatto che l’8% dei papà sceglie i prodotti con un occhio alla loro sostenibilità, prendendo, ad esempio, in considerazione il packaging riciclabile, ecc..

Il sondaggio prevedeva 5 domande a risposta singola.

Domanda n. 1: Quanti anni hai

·      un 57,3% ha un’età compresa tra i 55 e i 65 anni

·      un 25,3% tra i 45 e i 54

·      un 14,7% tra i 35 e 44

·      un 2,7% tra i 25 e i 34

Domanda n. 2: Quando vai a fare la spesa…

·      Il 57,3% controlla cosa manca in casa, fa la lista e va a fare la spesa

·      Il 20% segue le indicazioni della moglie/compagna

·      Il 14,7% effettua gli acquisti basandosi sulle offerte disponibili

·      L’8% va a braccio e compra quello che trova

Domanda n. 3: preferisci fare la spesa…

·      Il 54,7% in compagnia della moglie/compagna

·      Il 38,7% da solo

·      Il 6,7% in compagnia

Domanda n. 4: Quale fattore conta quando devi scegliere un prodotto

·      Il 42,7% legge l’etichetta

·      Il 33,3% il costo

·      Il 16% la marca

·      L’8% la sua sostenibilità

Domanda n. 5:  Dove preferisci fare la spesa

·      Il 77,3% al supermercato

·      Il 12% va al mercato

·      Il 10,7% al minimarket


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Quota 100: sanità pubblica veterinaria sempre più vicina al collasso

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L’allarme lo avevamo lanciato un anno fa , quando la possibilità di andare in pensione con quota 100 era ancora di là da venire, ma leggendo le previsioni contenute nell’indagine elaborata da Quotidiano Sanità , non possiamo che confermare: la sanità pubblica veterinaria italiana, in assenza
di interventi urgenti, rischia il collasso per mancanza di personale veterinario nei Dipartimenti di prevenzione delle ASL e negli IZS.
Secondo l’indagine, a fine 2018 hanno raggiunto “quota 100” 1.224 medici veterinari, su 5.312 in organico nel SSN (dato 2016, in calo costante considerato il blocco del turn over in atto da 10 anni).
Ipotizzando che di questi il 25% aderisca all’opzione, ci troveremmo davanti alla perdita di un 5,76% di medici veterinari che uscirà dal sistema nel breve termine.
A questo dobbiamo aggiungere, come rilevato dall’indagine SIVeMP e confermato dal Conto annuale, che il personale veterinario con più di 60 anni supera il 40% degli organici in servizio e andrà quindi in pensione con la legge “Fornero”, che, vale la pena ricordare, non è stata cancellata
dal “Governo del cambiamento”.
In sostanza: entro 4 anni quasi il 50% delle risorse dei servizi veterinari sono destinate alla pensione e  le funzioni della sanità pubblica veterinaria ancorché svolte con professionalità e efficienza dal personale veterinario rimasto in servizio saranno quantitativamente insufficienti ad
assicurare gli standard di prevenzione e garanzia sanitaria attuali.
Per invertire questa tendenza va posto rimedio al ritardo accumulato negli ultimi 10 anni nella programmazione del ricambio generazionale dei professionisti che si stanno avviando alla pensione in modo massiccio mettendo in atto un immediato e adeguato piano di assunzioni di
veterinari dirigenti per il reintegro degli organici dei servizi veterinari pubblici.
L’agroalimentare italiano è il solo comparto in crescita del paese. Vale 140 miliardi di fatturato, occupa 400.000 addetti, 7000 aziende, genera un saldo positivo della bilancia commerciale di oltre 10 miliardi l’anno. Con i Servizi veterinari del SSN dimezzati, chi assicurerà la salute e il benessere
degli animali (allevati per la produzione alimentare, da compagnia e selvatici)? Chi assicurerà il monitoraggio sanitario delle filiere dal campo alla tavola per garantire la sicurezza alimentare ai consumatori? Chi certificherà i prodotti della eccellente filiera agro – zootecnico- alimentare italiana destinati alle esportazioni?
E’ una responsabilità che può essere imputata solamente ai decisori delle politiche sanitarie, a cominciare dal Ministro della salute sino agli Assessori alla sanità di Regioni e Province Autonome.

Come è loro responsabilità dare con urgenza una prospettiva al CCNL dirigenza medica, veterinaria e sanitaria scaduto da 10 anni, il cui ritardo incentiva la fuga da un ambiente di lavoro ormai palesemente frustrante.
19 marzo 2019

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Nascono “L’Alleanza per i consumatori” e “Il Manifesto della Spesa Nutriente”.

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Nascono “L’Alleanza per i consumatori”  e  “Il Manifesto della Spesa
Nutrirsi e fare spesa nell’era della tecnologia esponenziale e dei social network

Troppi consumatori non sanno cosa mangiano


19 marzo 2019 – Si è appena conclusa la Settimana mondiale per la Riduzione del Consumo di Sale,  promossa per l’undicesimo anno dal WASH (World Action on Salt & Health) e anche quest’anno si è ribadito il concetto che mangiare salato provoca danni irreparabili. 

ADICONSUM ha voluto celebrare questo evento, realizzando una Tavola rotonda a porte chiuse, riunendo a Roma, presso il locale dell’Ambasciatrice del Gusto, Cristina Bowerman (che ha presenziato all’evento), le più innovative aziende del food italiano tra cui: Luigi Galimberti – CEO di Sfera,  Michele Conte – CEO di Aquasalis, Bonifacio Sulprizio – Direttore Qualità De Cecco, Laura Di Renzo – Prof.ssa Uniroma Tor Vergata, Andrea Di Palma – Segretario Nazionale Adiconsum, Fabrizio Nardin – LEO Nardin, Marco Vitale – CEO di Foodchain, Giovanni Ferri – CEO di BeecoFarm.

Il tema dell’evento è stato “Da Ipersodico a Iposodico: nutrirsi e fare spesa nell’era della tecnologia esponenziale e dei social network”. Nel corso della tavola rotonda si è dibattuto di molti argomenti tra cui:

·       Qualità e sostenibilità, nella tradizione della produzione

·       Social, communication e trasparenza 

·       Cambiamento del consumatore  

·       Cambiamento della produzione agricola 

·     Nutrimento iposodico e benefici, anche sociali, della riduzione dell’uso di sale nella preparazione e consumo dei cibi mediterranei.

Dai partecipanti è emerso che nonostante la gran parte dei consumatori sappia che il “sale è dannoso per la salute”, ben pochi sanno che solo il 35% del sale che mangiamo è deciso da noi e che il restante 65% è contenuto nei cibi da scaffale che compriamo nei supermercati oppure nel cibo che assumiamo nei pasti fuori casa.

Negli ultimi due decenni il rapporto con il cibo è completamente cambiato, sia rispetto ai temi legati alla sostenibilità ambientale e alla modalità di produzione del cibo sia rispetto al coinvolgimento della tecnologia blockchain nella definizione del prezzo, ma l’informazione al consumatore risulta ancora carente (etichetta). Quanti ad esempio sanno la differenza tra pasta essiccata a bassa e ad alta temperatura? 

Tale differenza è sostanziale: la pasta essiccata ad alta temperatura produce, infatti, sostanze ritenute potenzialmente coinvolte nell’insorgenza di patologie quali diabete, malattie dell’apparato cardiovascolare e morbo di Alzheimer. Eppure sulle nostre paste non troviamo queste informazioni dove è presente paradossalmente una sola denominazione: pasta di “semola di grano duro”.

Oggi il consumatore determina i consumi, ma è inconsapevole della sua forza.

Per questo motivo, ADICONSUM promuove la creazione di un’Alleanza per i consumatori e la stesura di un Manifesto per la piena informazione dei cittadini rispetto al cibo e alla qualità effettiva. 

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