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Mercato Energia: siamo sicuri che è libero?

di Pier Lorenzo Dell’Orco
E’ difficile sostenere che siamo in presenza di un mercato libero quando oltre il 60% dell’importo della bolletta di un’impresa media italiana va a ripagare soggetti diversi dalle società di vendita di energia.

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Recentemente ad un convegno organizzato a Milano da Standard & Poor’s a tema “Utilities italiane alla sfida del mercato” a proposito dello stato di crisi del settore energetico italiano il CEO di Sorgenia Andrea Mangoni ha dichiarato provocatoriamente che il cosiddetto mercato dell’energia italiano in realtà “mercato” non è (inteso come luogo ove la domanda incontra l’offerta sotto la spinta della libera concorrenza), quanto piuttosto il coacervo di una serie di “rendite di posizione” che trovano terreno fertile in una legislazione primaria frammentaria accompagnata da una normativa di settore sovente incomprensibile.

Qualcuno com’era lecito attendersi ha storto il naso e non poco. In effetti si è trattato di pura provocazione o di affermazioni – per quanto forti – sensate e fondate? Per darci una risposta (e ancora una volta ognuno sia libero di trovare la sua), suggerisco di rispolverare la composizione di una bolletta media e, numeri e calcolatrice alla mano, verificare quanta parte sia il prodotto del “libero mercato” e quanta parte vada ad impinguare quelle presunte “rendite di posizione”.

Per questo esercizio delicato mi affido a rilevazioni di terze parti. Un interessante articolo de Il Sole 24 Ore del 17 novembre scorso dal titolo eloquente “Gli oneri appesantiscono la bolletta” illustrava i risultati dell’indagine internazionale condotta dall’istituto Nus Consulting sui prezzi dell’elettricità e del gas pagati dalle imprese italiane, sottolineando che oggi “(…) per la prima volta le altre componenti costano più della generazione”. Il trend di mercato rilevato sul quinquennio 2010-14, infatti, mostra che l’incidenza percentuale dei costi di generazione sul prezzo totale fatturato dalle utilities alle imprese italiane è drasticamente (io direi “drammaticamente”) sceso da oltre il 60% a poco meno del 37%, mentre sono letteralmente esplose le incidenze dei costi del dispacciamento (dal 5% al 10%) e dei famigerati oneri di sistema (dal 16% al 37%).

Se la spiegazione offerta per l’incremento del dispacciamento appare debole (gli autori dello studio affermano sinteticamente che sia riconducibile alla “difficoltà di gestire la generazione e il bilanciamento in rete degli impianti rinnovabili”), le dinamiche degli oneri di sistema sono fin troppo chiare agli addetti ai lavori e trovano un’illustrazione che parla da sola ad opera della stessa AEEGSI (http://www.autorita.energia.it/it/elettricita/onerigenerali.htm).

Parliamo di oneri fra i più disparati fra i quali la parte del leone, come noto, la fanno le coperture degli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (12 miliardi e mezzo nel solo 2013 !!). Ma non solo: in ordine sparso si va dai sussidi di Stato alla Rete Ferroviaria Italiana (460 milioni, recentemente ridotti dal Governo con tanto di accese proteste da parte dei ferrovieri) ai fondi per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali (270 milioni), dai costi per lo smantellamento delle centrali nucleari (195 milioni di euro all’anno) alle compensazioni territoriali agli enti locali che ospitano impianti nucleari (dismessi da 30 anni, ricordo, e infatti ci paghiamo lo smantellamento), dalla copertura delle agevolazioni alle industrie manifatturiere “energivore” alle compensazioni per le imprese elettriche minori (70 milioni ad appannaggio delle aziende elettriche di isole come Capri, Giglio, Favignana, Pantelleria ed altre amene località), dal sostegno alla ricerca di sistema (40 milioni) alla copertura degli oneri per il bonus elettrico (20 milioni).

Il tutto per un gettito totale che nel 2013 ha sfiorato i 14 miliardi di euro e che nel 2014 li supererà certamente a causa del continuo incremento della quota di copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili. Una lunga serie alla quale solo per un pelo abbiamo scampato l’aggiunta dell’ultimo arrivato, il canone RAI (di cui ho già parlato nel mio post https://www.linkedin.com/pulse/20141120100336-16181738-canone-tv-in-bolletta-il-solito-pasticcio-all-italiana?trk=mp-reader-card).

E così accade l’assurdo: mentre in 5 anni il prezzo della componente energia per le imprese italiane diminuisce del 27% (dai 78 €/MWh del 2010 ai 57 €/MWh del 2014), a riprova che laddove c’è vera concorrenza i benefici per il consumatore si vedono eccome, il costo finale in bolletta aumenta del 23% (da 125 €/MWh a 154 €/MWh).

Ora, provocazione o meno, come si faccia a dire che siamo in presenza di un libero mercato quando il 63% del costo dell’energia sostenuto dalle imprese italiane va a ripagare soggetti che nulla a che vedere hanno con le società di vendita di energia al punto tale che un potenziale risparmio si tramuta in un aggravio di costi? Che ognuno si faccia la propria (libera) idea.

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Consumatori

Bollette polemica “Dalla Chiesa vs ENEL”| ADICONSUM: è il momento di cambiare

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta costi extra sulla bolletta della luce.
Il PNIEC parta dalla riduzione del costo dell’energia,
a cominciare dalla revisione degli oneri generali di sistema
22 marzo 2019 – I costi extra della bolletta, i c.d. oneri generali di sistema, sono tornati alla ribalta grazie alla denuncia della nota conduttrice Rita Dalla Chiesa.

Da tempo – dichiara Carlo De MasiPresidente di Adiconsum nazionale – denunciamo questa pratica. Più volte e in varie occasioni, abbiamo sottolineato l’esigenza di una revisione della struttura tariffaria, a partire dagli oneri generali di sistema, adeguandola alle scelte energetiche che il Governo si darà.

La nostra proposta – prosegue De Masi – è di contenere e ridurre i costi, trasferendo una quota degli oneri generali di sistema sulla fiscalità generale, come già avviene in altri Paesi. Ciò anche per combattere la povertà energetica e permettere a tutti di accedere all’energia. Anche a tal proposito, abbiamo presentato, in più occasioni, le nostre proposte.

Auspichiamo – conclude De Masi – che il Piano nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, presentato dai tre Ministeri (Sviluppo Economico, Ambiente e Trasporti, diventi l’occasione, finora mancata, di una reale svolta del nostro Paese nella politica energetica per gestire in modo adeguato la transizione energetica in atto e il cambio di paradigma.

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Consumatori

Internet e luce insieme? Linkem e IREN si alleano

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Firmato l’accordo fra Iren e Linkem: nasce “Iren Casa Online”
L’accordo tra la multiutility italiana e il provider internet a banda ultra-larga permetterà alle famiglie di avere a disposizione in una sola offerta
il servizio di energia elettrica e quello di accesso a internet veloce

Torino, 21 marzo 2019 – Iren Mercato, società del Gruppo Iren, e Linkem hanno siglato un accordo grazie al quale la multiutility italiana offrirà direttamente alle famiglie un servizio di connettività internet a banda ultralarga.
Dal 1° aprile Iren fornirà un servizio per la casa di accesso a internet senza limitazioni di tempo e di traffico e con una velocità di connessione che raggiunge i 30 Mbps. Lo farà grazie a una partnership con Linkem, uno dei principali operatori del mercato italiano.
Iren è una delle più importanti e dinamiche multiutility, che opera nei settori dell’energia elettrica, del gas, dell’energia termica per teleriscaldamento, della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali e tecnologici. Iren Mercato è la business unit commerciale del Gruppo e vanta ad oggi 1.800.000 clienti.
Linkem – operatore leader del segmento Fixed Wireless Access che copre oltre il 65% della popolazione – metterà a disposizione di Iren oltre alla propria infrastruttura di rete, la propria rete di installatori capillare sul territorio nazionale e un servizio di assistenza tecnica dedicata.
“Siamo orgogliosi di aver firmato con un partner importante come Iren un accordo che rimane nel segno della tradizione di Linkem di rispondere alle esigenze di connettività delle famiglie in modo efficace e trasparente. L’azienda si conferma un importante player di riferimento per la sua presenza capillare sul territorio nazionale e la sua capacità di fornire servizi in grado di abilitare anche l’utilizzo di soluzioni smart per la casa”, ha sottolineato Davide Rota, Amministratore Delegato di Linkem. Gianluca Bufo, Amministratore Delegato di Iren Mercato, dichiara: “La partnership con Linkem costituisce la naturale evoluzione della nostra gamma di prodotti e servizi new downstream, dispositivi evoluti di domotica che, grazie alla connettività wireless, rendono le nostre case più smart e la nostra vita di ogni giorno più semplice. Linkem, in quanto provider internet proprietario della rete, ci dà garanzia di un servizio affidabile e sicuro. Questo è un importante passo in avanti nell’ampliamento della gamma multiservizi, che fa di noi un player nel mercato italiano delle telecomunicazioni con un modello di business di successo.”

Iren Casa Online potrà essere attivato a partire da aprile in Piemonte, e nei mesi immediatamente successivi anche in Liguria ed Emilia-Romagna. Sarà disponibile per coloro che sono già clienti Iren o che desiderano diventarlo, con un’offerta commerciale di sicuro appeal che prevede un canone mensile pari a 17.90€ al mese per i primi 48 mesi. Ai clienti che aderiranno all’offerta di energia elettrica abbinata al servizio di connettività internet verranno scontati i 5€ al mese, altrimenti previsti come costo di attivazione.
I servizi saranno venduti, attraverso gli spazi Iren, call center, sito web e agenzie autorizzate.

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Condomini, obbligo di telelettura entro il 2020

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il 40% dell’energia consumata in Europa è legata al riscaldamento degli edifici. Da anni ormai l’Unione Europea si esprime per cercare di far decrescere questi numeri allarmanti. Ci ha provato prima stabilendo i
dettami per una corretta ed equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale in edifici di tipo condominiale e dopo con l’obbligo di installazione dei dispositivi di contabilizzazione di calore negli edifici
serviti da impianto termico centralizzato. Gli obiettivi però sono stati raggiunti solo in parte, dato che non sono mai effettivamente partite le tanto vaticinate sanzioni tra i 500 e i 2.500 euro per chi non si fosse
adeguato a norma.
Ora l’Unione Europea alza l’asticella per raggiungere un obiettivo al quale miriamo tutti: consumi più trasparenti per i riscaldamenti centralizzati nei condomini. Per raggiungere questo traguardo ci saranno delle tappe che ci auspichiamo vengano rispettate da tutti:
 la prima – entro il 25 ottobre 2020 – prevede che tutti i nuovi contabilizzatori installati dovranno consentire la lettura a distanza.
 La seconda – entro l’1 gennaio 2027 – prevede la definitiva sostituzione degli odierni modelli che non consentono il controllo da remoto. Ciò significa che quelli già installati ma sprovvisti di tale capacità dovranno essere sostituiti.
 La terza, un vero e proprio obiettivo finale: aumentare l’efficienza energetica del 32,5% entro il 2030.
Chissà che questi nuovi obiettivi non siano uno stimolo per far ritrovare al mercato un’accelerazione che non si vede dal 2016. Si tratta di scelte che mirano ad un futuro migliore e rappresentano un passo avanti
importante nei confronti di quella Digital Transformation che sta rivoluzionando tutti i settori, l’obbligo alla telelettura non fa eccezione. L’Automatic Meter Reading, di cui Qundis fa uso da anni, infatti, rappresenta la più innovativa tecnologia nell’ambito della lettura automatica dei contatori: Attraverso dei semplici nodi di rete i dettagli sui consumi energetici del riscaldamento, dell’acqua, della corrente e del gas vengono raccolti e trasferiti direttamente all’ amministratore di condominio o alle società di SSP. Con estrema semplicità, quindi, i dati di consumo vengono trasmessi da un modulo radio a una centrale operativa di
raccolta e scaricati su un determinato dispositivo, il tutto all’insegna dello smart metering.
L’obbligatorietà alla telelettura implica anche maggiore sicurezza: tutti i dati che vengono trasmessi tra la rete AMR e il server, infatti, sono crittografati e durante il trasferimento dei dati non vi è alcun collegamento tra unità abitativa e il singolo dispositivo.

L’obietto dell’Unione Europea è quello di arrivare entro il 2050 a edifici ad impatto tendente allo zero e non si tratta di un obiettivo impossibile. Il solo monitoraggio di tutti i propri consumi insieme alla tempestiva
informazione del consumatore può far risparmiare fino al 30%; allo stesso modo l’installazione di contabilizzatori di calore nei condomini può ridurre i costi fino al 20%. Grazie alla telelettura obbligatoria arriveranno ulteriori vantaggi: si abbasseranno i valori di consumo e si potrà godere di una maggiore e tempestiva ricezione di tali dati, in modo che anche l’utente finale possa modificare il proprio comportamento nell’utilizzo dei vari strumenti messi a disposizione e contribuire attivamente al risparmio.
Sicuramente ogni cambiamento porta con sé delle criticità ma, soprattutto, delle concrete opportunità di miglioramento: nel caso degli operatori del settore, si tratta di ampliare la loro professionalità, avere accesso a nuove competenze, allargare il proprio giro d’affari e anche formarsi nel miglior modo possibile, nel rispetto della normativa. Ma al di là dell’obbligo di legge, è un’opportunità di cambiamento a livello globale che deve essere colta ora, proprio con la sensibilizzazione e l’azione dei singoli. La gestione delle risorse energetiche è un tema che non può più essere messo da parte e deve interessare tutti perché si connette direttamente alla qualità dell’ambiente e del mondo in cui viviamo.

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