Seguici su

Consumatori

Mercato videoludico e rivoluzione mobile: garanzie e rischi per i consumatori (di Francesco Luongo)

Pubblicato

il

L’universo videoludico è una realtà in espansione fatta di intrattenimento, narrazione, didattica, innovazioni tecnologiche e socializzazione senza confini.

La possibilità di interagire on line in tempo reale con compagni di squadra o avversari dall’altra parte del globo è un dato di fatto per gran parte dei videogamers.

L’entusiasmo dei nostri figli all’uscita dell’ultima produzione di una software house assomiglia molto a quello dei nonni alle proiezioni dei grandi colossal cinematografici.

 

Per avere un’idea di questa evoluzione basta pensare che la Rockstar Games ha speso per l’ultimo episodio di una sua fortunata serie 265 milioni di euro mentre il film più costoso mai realizzato Avatar è costato “solo” 235 milioni.

I numeri di un mercato globale del gioco che non teme la crisi sono impressionanti con 1,21 miliardi di giocatori che diventeranno 1,55 miliardi entro l’anno.

 

Secondo una ricerca della Newzoo i ricavi complessivi ammontano a circa 81,5 miliardi di dollari, nel 2014 e si prevede una crescita ulteriore fino a 86,1 miliardi di dollari entro il 2016.

L’Italia è il quarto paese europeo in termini di vendite per oltre un miliardo e mezzo di euro dopo Germania, Inghilterra e Francia e vede la presenza di sviluppatori indipendenti che secondo l’ AESVI ha fatturato nel 2013 circa 20 milioni di euro .

Giocatori sempre più esigenti ed informati grazie alla rete dove giocano scambiandosi consigli e, sopratutto, opinioni sui prodotti e sul merchandising collegato ai titoli più in voga.

Una storia che parte da lontano, il primo gioco “Tennis for two” fu creato dal ricercatore americano William Higinbotham nel 1958 unendo un computer analogico ad un oscilloscopio. La seconda pietra miliare fu “Spacewar!” creato al MIT tra il 1961 ed il 1962 creato da Steve Russel ed altri programmatori per il DEC PDP-1 computer.

Da allora siamo passati attraverso otto generazioni di consolle e Pc da 8 a 64 bit.

Sono pochissimi i genitori di oggi a non aver trascorso del tempo libero in una sala giochi degli anni 70/80 o senza aver mai giocato con un home computer o con una delle prime consolle Atari, Sega, Nintendo o Playstation.

Internet ha in seguito rivoluzionato profondamente lo scenario videoludico negli anni 2000 lanciando le comunità virtuali evolutesi nei numerosi MMORPG Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game che contano milioni di giocatori.

Ma non basta visto che, per raggiunti limiti di crescita , in questi ultimi mesi si profila un rilancio in grande stile della realtà virtuale, con sistemi come Oculus rift o Samsung Gear prodotti dalla californiana Oculus VR acquistata da Facebook proprio a marzo di quest’anno.

Terreno fertile per gli smartphone che hanno ormai superato i telefonini tradizionali divenendo anche consolle per il mobile gaming.

Un nuovo mercato destinato a crescere a un tasso medio annuo del 19% per gli smartphone e del 48% per i tablet, incassando, rispettivamente, 13,9 miliardi di dollari e 10,0 miliardi nel 2016.

Si gioca ormai dappertutto dalla fermata dell’autobus o durante le file negli uffici.

La diffusione delle reti mobili, ma anche le minori disponibilità di budget da destinare ai giochi stanno contribuendo molto al successo del cosiddetto “free to play” con titoli come Candy Crush Saga, EVE Online, QuizUp o World of Tanks, scaricati da milioni di giocatori che spesso ne condividono le esperienze sui propri social network come Facebook.

Migliaia di giochi gratis o a pochi euro scaricabili su cellulari o PC connessi a piattaforme gaming come Steam che, tuttavia, stanno saturando la domanda minando la sostenibilità del modello.

E’ sopratutto il mercato UE dei giochi e delle app online e mobili ad essere in piena espansione.

Secondo uno studio della Commissione nel 2011, i consumatori di Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio avrebbero speso 16,5 miliardi dieuro per giochi online.

Ma quali sono le tutele per i consumatori?

La risposta non è semplice visto che ci troviamo di fronte ad un mercato fortemente globalizzato.

In Europa il Regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori ((CE) n. 2006/2004) ha istituito l’ European Enforcement Network grazie alla quale un’autorità nazionale di un paese membro può chiedere alla propria omologa di un altro paese UE di intervenire in caso di violazione transfrontaliera di una norma di tutela dei consumatori.

Le Autorità di tutela del mercato europee hanno definito una prima posizione comune per garantire una tutela uniforme ai videogamers sopratutto per gli acquisti in-app.

Oltre il 50% del mercato UE dei giochi online è costituito oggi da software pubblicizzati come “gratuiti” benché essi comportino spesso acquisti in-app, anche costosi.

IMG_1162
A Tg2 Insieme parlando di videogames con Carlo Alberto Morosetti, Carlo Ivo Alimo Bianchi, Direttore di “Storm in a teacup” e Thalita Malagò, Segretario Generale AESVI

Spesso i consumatori non sanno nemmeno di aver speso del danaro perché le loro carte di credito vengono addebitate in modo predefinito.

Sopratutto i bambini sono molto vulnerabili di fronte alla vendita di un gioco che si “scarica gratis” ma con cui non si “gioca gratis”.

Le questioni su cui si sta articolando il dibattito tra Commissione, associazioni dei consumatori ed industria sono essenzialmente quattro:
• i consumatori vanno adeguatamente informati sulle modalità di pagamento; gli acquisti non vanno addebitati con impostazioni predefinite senza un consenso esplicito;
• gli operatori devono indicare un indirizzo email che permetta ai consumatori di contattarli in caso di problemi o reclami;
• i giochi pubblicizzati come “gratuiti” non devono ingannare i consumatori sui costi reali in essi celati;
• i giochi non devono rivolgere ai bambini esortazioni dirette tese a far loro acquistare elementi aggiuntivi di un gioco, né persuadere un adulto ad acquistarli .

L’approvazione di linee guida specifiche e di una precisa autoregolamentazione da parte dei produttori di software è esenziale e rafforzerebbe le nuove garanzie in materia di contratti a distanza stabilite dalla Direttiva 2011/83/UE.

La norma recepita in Italia con il D.lgs 21/14 ha profondamente innovato il Codice del Consumo stabilendo precisi obblighi informativi di carattere precontrattuale circa le caratteristiche ed i costi del prodotto e requisiti formali più stringenti per la validità della transazione.

In particolare secondo il nuovo Art. 51 del Codice il professionista garantisce che, al momento di inoltrare l’ordine, il consumatore riconosca espressamente che l’ordine implica l’obbligo di pagare.

Se l’inoltro implica di azionare un pulsante o una funzione analoga, dovrà comunque riportare in modo facilmente leggibile le parole “ordine con obbligo di pagare” o una formulazione corrispondente.

Ai sensi della Direttiva 2000/31/CE in materia di e-commerce recepita con il D.lgs 70/03 viene inoltre ritenuto un dovere del venditore anche l’inserimento di una e-mail di contatto con il consumatore .

Qualora il professionista non osservi queste regole il consumatore non è vincolato dal contratto o dall’ordine.

Ma è sopratutto la scelta del videogame il momento fondamentale per chi compra, sopratutto se l’acquisto è rivolto a minori.

Dal 2003 ben 30 paesi hanno adottato un sistema di classificazione unico PEGI (Pan-European Game Information – Informazioni paneuropee sui giochi) che aiuta i genitori europei e non solo a prendere decisioni informate.

Per i giochi on line è stato lanciato il sistema PEGI Online composto da un Codice per la sicurezza Online (PEGI Online Safety Code) e il Framework Contract (Accordo Quadro) siglato da ttuti i partecipanti con un logo apposito ed una procedura indipendente di amministrazione, consulenza, risoluzione delle controversie e reclami.

Spesso si discute della violenza indotta da alcuni videogiochi ma, pur nella sua serietà, si tratta comunque di un problema relativoper gli utenti vistoche nel 2013 su 1542 giochi classificasti dal PEGI solo 149 (il 9,7%) sono stati ritenuti inadatti a minori di 18 anni.

E’ vero tuttavia che solo in Finlandia, Olanda, Norvegia e Regno Unito l’uso del PEGI è imposto per legge, mentre in altri paesi sono previsti sistemi di classificazione diversi come l’ESRB (Entertainment Software Rating Board) negli USA, o il CERO in Giappone.

Anche la sicurezza della privacy rappresenta un problema da non sottolvalutare per i consumatori.

Nel 2011 si è registrato il più grave attacco informatico della storia ad una piattaforma di gioco on line con la violazione del Play Station Network e dei dati personali (nomi, indirizzi, data di nascita e a quanto risulta perfino lo storico dei pagamenti effettuati sul network) di oltre 77 milioni di utenti.

Tra le associazioni dei consumatori italiane il Movimento Difesa del Cittadino fu tra le poche a denunciare la gravità dell’accaduto.

E’ evidente che la convergenza tra web e videogiochi, con annessi forum e chat, porta con se anche pericoli che si credevano lontani come il phishing, il bullismo, l’hacking o infezioni da virus e malware.

Discorso analogo per gli smartphone molto più delicati dei vecchi telefoni GSM.

Nel febbraio di quest’anno una indagine dell’AV-Test Institute ha permesso di individuare 2.200 app infette per Android.

Il rischio in questi casi non sono solo dati personali, video, foto, recapiti telefonici ed indirizzi, ma anche addebiti su carta di credito o prepagata per servizi in abbonamento mai richiesti.

L’installazione di antivirus e antimalware come Avast, Norton, Lookout, Kaspersky, Sophos tra una partita e l’altra è ormai doverosa anche sui nostri cellulari e tablet, senza dimenticare che anche nel mercato dei videogiochi la sicurezza è data sempre dalla consapevolezza dell’acquisto.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Condomini, obbligo di telelettura entro il 2020

Pubblicato

il

il 40% dell’energia consumata in Europa è legata al riscaldamento degli edifici. Da anni ormai l’Unione Europea si esprime per cercare di far decrescere questi numeri allarmanti. Ci ha provato prima stabilendo i
dettami per una corretta ed equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale in edifici di tipo condominiale e dopo con l’obbligo di installazione dei dispositivi di contabilizzazione di calore negli edifici
serviti da impianto termico centralizzato. Gli obiettivi però sono stati raggiunti solo in parte, dato che non sono mai effettivamente partite le tanto vaticinate sanzioni tra i 500 e i 2.500 euro per chi non si fosse
adeguato a norma.
Ora l’Unione Europea alza l’asticella per raggiungere un obiettivo al quale miriamo tutti: consumi più trasparenti per i riscaldamenti centralizzati nei condomini. Per raggiungere questo traguardo ci saranno delle tappe che ci auspichiamo vengano rispettate da tutti:
 la prima – entro il 25 ottobre 2020 – prevede che tutti i nuovi contabilizzatori installati dovranno consentire la lettura a distanza.
 La seconda – entro l’1 gennaio 2027 – prevede la definitiva sostituzione degli odierni modelli che non consentono il controllo da remoto. Ciò significa che quelli già installati ma sprovvisti di tale capacità dovranno essere sostituiti.
 La terza, un vero e proprio obiettivo finale: aumentare l’efficienza energetica del 32,5% entro il 2030.
Chissà che questi nuovi obiettivi non siano uno stimolo per far ritrovare al mercato un’accelerazione che non si vede dal 2016. Si tratta di scelte che mirano ad un futuro migliore e rappresentano un passo avanti
importante nei confronti di quella Digital Transformation che sta rivoluzionando tutti i settori, l’obbligo alla telelettura non fa eccezione. L’Automatic Meter Reading, di cui Qundis fa uso da anni, infatti, rappresenta la più innovativa tecnologia nell’ambito della lettura automatica dei contatori: Attraverso dei semplici nodi di rete i dettagli sui consumi energetici del riscaldamento, dell’acqua, della corrente e del gas vengono raccolti e trasferiti direttamente all’ amministratore di condominio o alle società di SSP. Con estrema semplicità, quindi, i dati di consumo vengono trasmessi da un modulo radio a una centrale operativa di
raccolta e scaricati su un determinato dispositivo, il tutto all’insegna dello smart metering.
L’obbligatorietà alla telelettura implica anche maggiore sicurezza: tutti i dati che vengono trasmessi tra la rete AMR e il server, infatti, sono crittografati e durante il trasferimento dei dati non vi è alcun collegamento tra unità abitativa e il singolo dispositivo.

L’obietto dell’Unione Europea è quello di arrivare entro il 2050 a edifici ad impatto tendente allo zero e non si tratta di un obiettivo impossibile. Il solo monitoraggio di tutti i propri consumi insieme alla tempestiva
informazione del consumatore può far risparmiare fino al 30%; allo stesso modo l’installazione di contabilizzatori di calore nei condomini può ridurre i costi fino al 20%. Grazie alla telelettura obbligatoria arriveranno ulteriori vantaggi: si abbasseranno i valori di consumo e si potrà godere di una maggiore e tempestiva ricezione di tali dati, in modo che anche l’utente finale possa modificare il proprio comportamento nell’utilizzo dei vari strumenti messi a disposizione e contribuire attivamente al risparmio.
Sicuramente ogni cambiamento porta con sé delle criticità ma, soprattutto, delle concrete opportunità di miglioramento: nel caso degli operatori del settore, si tratta di ampliare la loro professionalità, avere accesso a nuove competenze, allargare il proprio giro d’affari e anche formarsi nel miglior modo possibile, nel rispetto della normativa. Ma al di là dell’obbligo di legge, è un’opportunità di cambiamento a livello globale che deve essere colta ora, proprio con la sensibilizzazione e l’azione dei singoli. La gestione delle risorse energetiche è un tema che non può più essere messo da parte e deve interessare tutti perché si connette direttamente alla qualità dell’ambiente e del mondo in cui viviamo.

Continua a leggere

Consumatori

Eni gas e luce incontra le Associazioni dei Consumatori

Pubblicato

il

Roma, 19 marzo 2019 – Alberto Chiarini, Amministratore Delegato di Eni gas e luce, ha incontrato oggi a Roma i Presidenti, i Segretari e i Responsabili Energia Nazionali delle Associazioni dei Consumatori del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU).

Nel corso dell’incontro, l’AD di Eni gas e luce ha presentato i risultati del 2018 e ha illustrato i principali obiettivi e le linee strategiche che definiranno le scelte della Società nei prossimi anni.

Eni gas e luce vuole essere un punto di riferimento affidabile per il cliente-consumatore e un partner in grado di soddisfare in modo semplice ed efficace le sue necessità, grazie anche all’utilizzo delle innovazioni tecnologiche. Coerentemente con questo approccio, la Società ha recentemente rilanciato SceltaSicura, l’offerta luce che prevede uno sconto del 20% sul prezzo dell’energia elettrica fissato dall’Autorità competente.

Inoltre, Eni gas e luce sta sviluppando, in partnership con riconosciuti leader di mercato, un’offerta integrata e tecnologicamente innovativa di servizi che includono soluzioni per la smart home, polizze assicurative e strumenti per migliorare l’efficienza dei consumi energetici. In particolare, CappottoMio è l’innovativa proposta dell’Azienda per la riqualificazione energetica degli edifici condominiali che consente di beneficiare dell’ecobonus e di cedere il credito fiscale, sostenendo solo il 30% circa del costo di investimento iniziale.

L’incontro di oggi conferma la volontà di Eni gas e luce di mantenere con le Associazioni dei Consumatori un dialogo aperto e costruttivo, elemento chiave per concretizzare la propria visione di centralità del cliente. Per questa ragione, nel corso del 2019 la Società continuerà a offrire alle Associazioni servizi dedicati quali il canale telefonico Filo Giallo, il canale online per i Reclami, l’Osservatorio congiunto sulle attivazioni non richieste e la Conciliazione Paritetica, importante strumento per risolvere le controversie in modo semplice, gratuito e veloce, senza ricorrere alle vie giudiziali.

Continua a leggere

Consumatori

15 marzo, giornata mondiale dei consumatori. Il decalogo per non farsi fregare on line

Pubblicato

il

Marzo 2019. In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti del Consumatore, che ricorre il 15 marzo, Tiendeo.it, ha preparato un pratico decalogo di consigli su come fare shopping online in modo sicuro e salvaguardando la propria privacy.
Malgrado gli acquisti online rappresentino ancora un volume basso (solo l’1,2% delle vendite di prodotti di largo consumo in Italia avvengono online, secondo il rapporto “Opportunità nell’e-commerce” di Nielsen) è anche certo che sempre più consumatori si stiano lanciando nell’utilizzo di questo canale d’acquisto. Per questo è importante acquisire e fare proprie determinate abitudini che garantiscano pagamenti sicuri e protezione dei propri dati personali.
Marc Oliveras, CTO di Tiendeo, ha elaborato una lista delle 10 pratiche più responsabili sia per quanto riguarda l’acquisto su e-commerce che la protezione dei dati quando si naviga su un sito internet o si fa uso di determinate app.

  1. Bollini di sicurezza d’acquisto online, queste grandi spie
    La prima cosa che dovremmo fare prima di realizzare qualsiasi acquisto online è verificare se il sito internet in cui stiamo per effettuare la transazione possiede bollini di sicurezza di acquisto
    online, come ad esempio “Trusted Shops” o “Symantec” (l’antica “Verysign Secure”). Così, con un semplice sguardo, potremo valutare l’affidabilità di questa pagina. Inoltre, il colore del lucchetto che appare nella parte esterna della URL ci indicherà il livello di sicurezza del sito in cui stiamo navigando: se ci troviamo davanti a un lucchetto rosso, prima di tutto si raccomanda di adottare precauzione.
  2. Evita gli acquisti online in reti Wifi pubbliche e utilizza la modalità privata
    I nostri dati personali sono molto ambiti e per questo dobbiamo proteggerli al massimo. Le reti wifi pubbliche facilitano l’accesso a tale informazione e quando si tratta di pagamenti online devono essere evitate. Navigare in modalità privata (in incognito) è un altro modo per rendere più difficile il tracciamento delle nostre orme digitali.
  3. Negli acquisti da privato a privato realizza le transazioni nelle piattaforme opportune
    Esistono siti e app d’acquisto e vendita di seconda mano che svolgono molto bene la loro funzione: offrire un canale in cui realizzare queste transazioni con una certa garanzia di sicurezza. Quindi, usiamoli!
  4. Preferenza per le carte di credito o Paypal
    Paypal ci facilita la realizzazione di pagamenti su e-commerce in modalità molto semplice e
    sicura, poiché l’informazione che dobbiamo fornire è minima e si tratta di una piattaforma di
    pagamento molto sicura e di fiducia. Inoltre, si consiglia di effettuare pagamenti con carta di
    credito piuttosto che con carta di debito, poiché in caso di sospetto di possibile frode, sarà molto
    più facile gestire le procedure per annullare il pagamento.

  1. Proteggi i tuoi pagamenti NFC
    I pagamenti con smartphone (NFC) sono sempre più popolari e si apprestano a dominare il futuro dei pagamenti nel retail, senza ombra di dubbio. Si tratta di un metodo totalmente sicuro,
    però la cautela non è mai troppa, ed è bene proteggere lo smartphone con un codice pin numerico o stabilendo una somma limite nei pagamenti.
  2. Più informazione, maggiore fiducia
    Un altro indicatore che ci segnalerà se il sito è sicuro è la quantità di informazione corporativa offerta dalla pagina, così come la pubblicazione di termini legali sulla protezione dei dati ecc…
    Possiamo anche cercare online opinioni di altri consumatori sulla qualità del servizio di post vendita per avere maggiori informazioni.
  3. Prima di fare click, leggi attentamente. È in gioco la tua privacy:
    È molto frequente che i siti internet o app richiedano il consenso da parte dell’utente per poter conoscere il suo comportamento, attraverso i famosi cookies, oppure online, attraverso dispositivi di geolocalizzazione. Non ci sono problemi nel acconsentire al trattamento dei dati, però è necessario leggere bene i messaggi che vengono mostrati per accettare (o no) in modo proattivo e con consapevolezza.
  4. Esercita i tuoi diritti di protezione dei dati ogniqualvolta lo ritieni opportuno
    La regolamentazione sta diventando sempre più rigida da questo punto di vista, preoccupandosi per la sicurezza personale degli utenti online (la famosa GDPR). È importante conoscere i propri diritti ed esercitarli ogniqualvolta sia necessario.
  5. Stabilisci una password online sicura
    La modalità principale per evitare possibilità di attacchi hacker è stabilire una password sicura per tutti i luoghi online in cui disponiamo di un account. Si raccomanda che sia composta di
    maiuscole, minuscole, numeri e lettere.
  6. Antivirus, il nostro grande alleato per navigare in sicurezza
    Una gesto così semplice come installare l’antivirus nel proprio computer si rivela essere di vitale importanza nell’evitare che terzi possano inserirsi nel nostro sistema e ottenere i nostri dati.
Continua a leggere