La proposta della Commissione UE avanzata nel 2011 si articola in un Regolamento (n. 600/2014) ed una Direttiva (2014/65/UE) approvati dal Parlamento Europeo il 15 Aprile 2014 e pubblicati in via definitiva sula Gazzetta Ufficiale Europea del 12 Giugno scorso.

Gli Stati membri dovranno adottare entro il 3 luglio 2016 tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla Direttiva da applicare a decorrere dal 3 gennaio 2017, data di entrata in vigore anche mentre il Regolamento MiFIR.

E proprio il cosiddetto MiFIR rappresenta uno dei pilastri del nuovo impianto contenendo i principali provvedimenti a garanzia degli investitori.

Sono state introdotte norme in materia di trading ad alta frequenza, il potenziamento della trasparenza e il controllo dei mercati finanziari, compresi i mercati dei derivati ​,​ affrontando la questione della eccessiva volatilità dei prezzi nei mercati dei derivati ​​su merci.

Basandosi sulle norme già in vigore, la MiFID II rafforza anche la tutela degli investitori, introducendo “robusti” requisiti organizzativi e di comportamento responsabilizzando maggiormente gli organi di gestione.

Il nuovo quadro aumenta anche il ruolo e i poteri di vigilanza delle autorità nazionali di regolamentazione e stabilisce poteri per vietare o limitare la commercializzazione e la distribuzione di alcuni prodotti in circostanze ben definite (product intervention).

Viene finalmente affrontata la questione della “product governance” in termini più incisivi con l’introduzione di precisi doveri in capo agli emittenti nella fase della strutturazione del prodotto finanziario.

Nonostante la MiFID I, evidenti criticità continuano a persistere sopratutto nel mercato retail dove i piccoli risparmiatori pagano ancora un enorme gap in termini di educazione finanziaria ed asimmetria informativa in relazione a strumenti d’investimento sempre più complessi.

Dopo anni di sottovalutazione la Consob, d’intesa con le principali associazioni dei consumatori, tra cui il Movimento Difesa del Cittadino, ha avviato da pochi mesi un importante progetto di educazione finanziaria dal titolo Carta degli investitori.

Il problema della vendita dei prodotti complessi ai risparmiatori resta centrale in un contesto quale quello italiano.

Alcuni paesi hanno attivato meccanismi di “value chain” regulation, altri si affidano alla semplice moral suasion nei confronti degli operatori.

In Italia la Consob ha deciso di giocare d’anticipo lanciando una specifica consultazione aperta al pubblico su nuovi obblighi per gli intermediari ovvero:

a) che si adeguino alle indicazioni dell’Esma fornite in due distinte prese di posizione (l’Opinion denominata “Mifid practices for firms selling complex products” del 7 febbraio 2014 e l’Opinion in materia di “Good practices for product governance arrangements” del 27 marzo 2014) riguardo alle condotte da tenere in fase di progettazione e di commercializzazione di prodotti strutturati e/o complessi, assumendo come criterio prioritario di riferimento la considerazione dei bisogni e delle
caratteristiche dei propri clienti;
b) che si astengano dal commercializzare presso la clientela retail alcune tipologie di prodotti connotati dalla più alta complessità e che si impegnino a distribuire i prodotti a complessità comunque elevata solo nell’ambito di servizi di “consulenza evoluta”.
Verrebbero fissati finalmente limiti precisi alla distribuzione delle seguenti tipologia di prodotto molto complessi ai clienti retail con un dovere di astensione dall’offerta:

prodotti finanziari derivanti da operazioni di cartolarizzazione di crediti o di altre attività (ad esempio Asset Backed Securities)
prodotti finanziari per i quali, al verificarsi di determinate condizioni o su iniziativa dell’emittente, sia prevista la conversione in azioni o la decurtazione del valore nominale (ad es. contingent convertible notes, prodotti finanziari qualificabili come additional tier 1 ai sensi dell’art 52 della CRR)
prodotti finanziari credit linked (esposti ad un rischio di credito di soggetti terzi)
prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, con leva maggiore di 2 10
prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, incorporanti quattro o più componenti derivative strumenti finanziari derivati di cui all’art. 1, comma 2, lettere da d) a j) del TUF, non negoziati in trading venues, con finalità diverse da quella di copertura.
Si intende, inoltre, raccomandare agli intermediari di distribuire a clientela al dettaglio un’altra serie di prodotti solo all’esito di una attività di “consulenza evoluta”:

prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, incorporanti tre componenti derivative
prodotti finanziari con pay-off legati ad indici che non rispettano gli Orientamenti ESMA del 18 dicembre 2012 relativi agli ETF
strumenti finanziari derivati di cui all’art. 1, comma 2, lettere da d) a j) del TUF (diversi da quelli non negoziati in trading venues con finalità diverse da quelle di copertura, di cui all’elenco precedente)
UCITS “strutturati” come definiti dall’art. 36 del Regolamento UE n. 583/2010 14
obbligazioni perpetue
prodotti finanziari, ad esclusione degli UCITS, con leva maggiore di 1 15
fondi comuni d’investimento c.d. alternative (non UCITS) che investono in crediti e/o in operazioni di cartolarizzazione, o in titoli di società in crisi
Nello specifico per tutti questi strumenti finanziari la vendita dovrebbe essere preceduta dai seguenti passaggi che l’intermediario sarà tenuto a documentare:

valutazione di adeguatezza di portafoglio, con controllo della concentrazione e con considerazione separata delle diverse caratteristiche dei prodotti e dei connessi rischi e delle diverse caratteristiche dei clienti (c.d. valutazione multivariata);
adeguatezza “bloccante”;
monitoraggio periodico dell’adeguatezza del portafoglio con conseguente informativa/interazione con il cliente;
ampia gamma di prodotti, anche di terzi, oggetto di consulenza;
rilascio di informativa scritta sulle motivazioni di ogni raccomandazione di investimento fornita al cliente.
In un contesto dove ancora l’89,8% dei risparmiatori predilige la propria banca per l’acquisto di prodotti finanziari garantire una consulenza trasparente ed indipendente che faccia davvero l’interesse del cliente resta difficile.

A deprimere ulteriormente il mercato retail la vera e propria patrimoniale sui risparmi (anche delle famiglie) decisa dal Governo ed in vigore dal 1° luglio con l’aumento dell’aliquota sui proventi dei fondi pensione dall’11% all’11,5% e la stangata dal 20% al 26% sugli interessi conti correnti, certificati di deposito, conti di deposito sia liberi che vincolati, interessi su obbligazioni bancarie e societarie emesse da società italiane ed estere, dividendi, azioni gratuite, proventi dei fondi comuni e comparti di Sicav estere.

Esclusi dall’aumento i titoli di Stato italiani (Bot, Ctz, Btp, Cct) ed equiparati (come i titoli della Bei, della Birs, della Banca Mondiale e i Buoni fruttiferi delle Poste), e quelli degli altri Stati internazionali della cosiddetta white list che conservano l’aliquota 12,5% sulle rendite di capitale, sulle cedole e sugli interessi.

Un regalo solo apparente per i risparmiatori visto che come confermato da Banca d’Italia il controvalore del portafoglio di titoli di Stato nazionali detenuto dalle banche operanti in Italia è salito questanno a 395,621 miliardi di euro dai 392,354 miliardi di febbraio.

La speranza è che l’Italia recepisca quanto prima le nuove disposizioni e sul punto l’iniziativa della Consob è sicuramente positiva.

La domanda è se l’attuazione della nuova MiFID II sia in grado di rendere più incisive a vantaggio del risparmiatore l’intero sistema di garanzie previsto dalla MiFID I rimasto spesso solo tra le righe della corposa modulistica delle banche.