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MiFID: nuove tutele per il risparmiatore in crisi (di Francesco Luongo)

L’attuazione della MiFID, Markets in Financial Instruments Directive (2004/39/CE) fu considerata la salvezza dei piccoli risparmiatori europei dopo i grandi scandali finanziari come Parmalat, il ben più drammatico fallimento della Lheman Brothers e, da ultimo, le manipolazioni del Libor.

Ma a neppure dieci anni dal recepimento in Italia delle nuove regole, con il D.lgs 164/2007 , ecco arrivare la MiFID II, frutto di un processo di revisione avviato nel 2010, accelerato dalla crisi finanziaria del 2008 e dalla necessità di una regolazione maggiormente uniforme a livello comunitario.

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La proposta della Commissione UE avanzata nel 2011 si articola in un Regolamento (n. 600/2014) ed una Direttiva (2014/65/UE) approvati dal Parlamento Europeo il 15 Aprile 2014 e pubblicati in via definitiva sula Gazzetta Ufficiale Europea del 12 Giugno scorso.

Gli Stati membri dovranno adottare entro il 3 luglio 2016 tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla Direttiva da applicare a decorrere dal 3 gennaio 2017, data di entrata in vigore anche mentre il Regolamento MiFIR.

E proprio il cosiddetto MiFIR rappresenta uno dei pilastri del nuovo impianto contenendo i principali provvedimenti a garanzia degli investitori.

Sono state introdotte norme in materia di trading ad alta frequenza, il potenziamento della trasparenza e il controllo dei mercati finanziari, compresi i mercati dei derivati ​,​ affrontando la questione della eccessiva volatilità dei prezzi nei mercati dei derivati ​​su merci.

Basandosi sulle norme già in vigore, la MiFID II rafforza anche la tutela degli investitori, introducendo “robusti” requisiti organizzativi e di comportamento responsabilizzando maggiormente gli organi di gestione.

Il nuovo quadro aumenta anche il ruolo e i poteri di vigilanza delle autorità nazionali di regolamentazione e stabilisce poteri per vietare o limitare la commercializzazione e la distribuzione di alcuni prodotti in circostanze ben definite (product intervention).

Viene finalmente affrontata la questione della “product governance” in termini più incisivi con l’introduzione di precisi doveri in capo agli emittenti nella fase della strutturazione del prodotto finanziario.

Nonostante la MiFID I, evidenti criticità continuano a persistere sopratutto nel mercato retail dove i piccoli risparmiatori pagano ancora un enorme gap in termini di educazione finanziaria ed asimmetria informativa in relazione a strumenti d’investimento sempre più complessi.

Dopo anni di sottovalutazione la Consob, d’intesa con le principali associazioni dei consumatori, tra cui il Movimento Difesa del Cittadino, ha avviato da pochi mesi un importante progetto di educazione finanziaria dal titolo Carta degli investitori.

Il problema della vendita dei prodotti complessi ai risparmiatori resta centrale in un contesto quale quello italiano.

Alcuni paesi hanno attivato meccanismi di “value chain” regulation, altri si affidano alla semplice moral suasion nei confronti degli operatori.

In Italia la Consob ha deciso di giocare d’anticipo lanciando una specifica consultazione aperta al pubblico su nuovi obblighi per gli intermediari ovvero:

a) che si adeguino alle indicazioni dell’Esma fornite in due distinte prese di posizione (l’Opinion denominata “Mifid practices for firms selling complex products” del 7 febbraio 2014 e l’Opinion in materia di “Good practices for product governance arrangements” del 27 marzo 2014) riguardo alle condotte da tenere in fase di progettazione e di commercializzazione di prodotti strutturati e/o complessi, assumendo come criterio prioritario di riferimento la considerazione dei bisogni e delle
caratteristiche dei propri clienti;
b) che si astengano dal commercializzare presso la clientela retail alcune tipologie di prodotti connotati dalla più alta complessità e che si impegnino a distribuire i prodotti a complessità comunque elevata solo nell’ambito di servizi di “consulenza evoluta”.
Verrebbero fissati finalmente limiti precisi alla distribuzione delle seguenti tipologia di prodotto molto complessi ai clienti retail con un dovere di astensione dall’offerta:

prodotti finanziari derivanti da operazioni di cartolarizzazione di crediti o di altre attività (ad esempio Asset Backed Securities)
prodotti finanziari per i quali, al verificarsi di determinate condizioni o su iniziativa dell’emittente, sia prevista la conversione in azioni o la decurtazione del valore nominale (ad es. contingent convertible notes, prodotti finanziari qualificabili come additional tier 1 ai sensi dell’art 52 della CRR)
prodotti finanziari credit linked (esposti ad un rischio di credito di soggetti terzi)
prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, con leva maggiore di 2 10
prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, incorporanti quattro o più componenti derivative strumenti finanziari derivati di cui all’art. 1, comma 2, lettere da d) a j) del TUF, non negoziati in trading venues, con finalità diverse da quella di copertura.
Si intende, inoltre, raccomandare agli intermediari di distribuire a clientela al dettaglio un’altra serie di prodotti solo all’esito di una attività di “consulenza evoluta”:

prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, incorporanti tre componenti derivative
prodotti finanziari con pay-off legati ad indici che non rispettano gli Orientamenti ESMA del 18 dicembre 2012 relativi agli ETF
strumenti finanziari derivati di cui all’art. 1, comma 2, lettere da d) a j) del TUF (diversi da quelli non negoziati in trading venues con finalità diverse da quelle di copertura, di cui all’elenco precedente)
UCITS “strutturati” come definiti dall’art. 36 del Regolamento UE n. 583/2010 14
obbligazioni perpetue
prodotti finanziari, ad esclusione degli UCITS, con leva maggiore di 1 15
fondi comuni d’investimento c.d. alternative (non UCITS) che investono in crediti e/o in operazioni di cartolarizzazione, o in titoli di società in crisi
Nello specifico per tutti questi strumenti finanziari la vendita dovrebbe essere preceduta dai seguenti passaggi che l’intermediario sarà tenuto a documentare:

valutazione di adeguatezza di portafoglio, con controllo della concentrazione e con considerazione separata delle diverse caratteristiche dei prodotti e dei connessi rischi e delle diverse caratteristiche dei clienti (c.d. valutazione multivariata);
adeguatezza “bloccante”;
monitoraggio periodico dell’adeguatezza del portafoglio con conseguente informativa/interazione con il cliente;
ampia gamma di prodotti, anche di terzi, oggetto di consulenza;
rilascio di informativa scritta sulle motivazioni di ogni raccomandazione di investimento fornita al cliente.
In un contesto dove ancora l’89,8% dei risparmiatori predilige la propria banca per l’acquisto di prodotti finanziari garantire una consulenza trasparente ed indipendente che faccia davvero l’interesse del cliente resta difficile.

A deprimere ulteriormente il mercato retail la vera e propria patrimoniale sui risparmi (anche delle famiglie) decisa dal Governo ed in vigore dal 1° luglio con l’aumento dell’aliquota sui proventi dei fondi pensione dall’11% all’11,5% e la stangata dal 20% al 26% sugli interessi conti correnti, certificati di deposito, conti di deposito sia liberi che vincolati, interessi su obbligazioni bancarie e societarie emesse da società italiane ed estere, dividendi, azioni gratuite, proventi dei fondi comuni e comparti di Sicav estere.

Esclusi dall’aumento i titoli di Stato italiani (Bot, Ctz, Btp, Cct) ed equiparati (come i titoli della Bei, della Birs, della Banca Mondiale e i Buoni fruttiferi delle Poste), e quelli degli altri Stati internazionali della cosiddetta white list che conservano l’aliquota 12,5% sulle rendite di capitale, sulle cedole e sugli interessi.

Un regalo solo apparente per i risparmiatori visto che come confermato da Banca d’Italia il controvalore del portafoglio di titoli di Stato nazionali detenuto dalle banche operanti in Italia è salito questanno a 395,621 miliardi di euro dai 392,354 miliardi di febbraio.

La speranza è che l’Italia recepisca quanto prima le nuove disposizioni e sul punto l’iniziativa della Consob è sicuramente positiva.

La domanda è se l’attuazione della nuova MiFID II sia in grado di rendere più incisive a vantaggio del risparmiatore l’intero sistema di garanzie previsto dalla MiFID I rimasto spesso solo tra le righe della corposa modulistica delle banche.

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Educazione finanziaria, emergenza nazionale. Di Francesco Luongo

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Tutela del risparmio ed educazione finanziaria “virtuale” dei consumatori. L’irresistibile inconsapevolezza della rabbia dei cittadini

 

In Italia oltre 500mila famiglie sono state colpite dai crack seguiti alla malagestio conclamata di un management bancario disinvolto ed in alcuni casi dai comprovati rapporti amicali con le Autorità di vigilanza.

A fronte di soli 67 milioni di euro di sanzioni irrogate da BankItalia e Consob, chissà se e quando riscossi, ai bancarottieri sono stati riconosciuti 113 milioni di euro di bonus.

Dopo la strage di azionisti e bondholders di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non dimentichiamo che il Ministero dell’Economia (quindi noi contribuenti) ha investito in Monte dei Paschi di Siena circa 5,4 miliardi di euro: 3,85 miliardi per l’aumento di capitale e 1,53 miliardi nell’offerta ai risparmiatori ex titolari di bond subordinati, divenuti soci della banca per permettere allo Stato di salvare l’istituto.

Ecco pertanto il porsi ancora una volta  al centro dell’attenzione istituzionale il vecchio problema dell’ alfabetizzazione economica degli italiani, con l’istituzione da parte del MEF del Comitato Edufin e l’approfondimento svolto nell’ambito della XVII sessione programmatica CNCU – Regioni, svoltasi a Macerata. “Educazione e trasparenza finanziaria: un investimento per i cittadini/utenti” il titolo della due giorni di confronto e discussione tra Associazioni dei consumatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni e quelle Autorità che, come la Banca d’Italia e Consob, svolgono una attività di “stabilità dei mercati bancari e finanziari” ben diversa dalla “tutela dei risparmiatori”.

Non è un caso, del resto, che la stessa Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura nella relazione finale abbia chiarito che «le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

E’ ormai palpabile la sfiducia dei risparmiatori verso ogni forma di investimento, dimostrata dai 1.329 miliardi di euro gelosamente custoditi sui conti correnti a tassi irrisori, se non negativi, a causa del “bollo” introdotto dal Governo Monti nel 2012.

Solo un’ adeguata e capillare campagna di educazione finanziaria che parta dalle scuole diffondendosi nei territori attraverso incontri diretti con i risparmiatori, anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, unita a una nuova vera autorità di tutela del risparmio che potrebbe essere la stessa Antitrust e norme penali più severe che prevedano il carcere per i bancarottieri, potranno invertire questo trend della paura che sta bloccando il Paese.

Non sembra al momento che gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal MEF e dal Comitato Edufin, condividano questa impostazione visto che hanno deciso di investire  nel 2017 circa 750mila euro per la creazione dell’ennesimo portale “Quello che Conta” che aggiunge a quelli di ConsobBankItalia, ed altri 300mila in studi e consulenze.

Vedremo se nei prossimi mesi  si ragionerà in termini più concreti e meno “virtuali” rispetto ai bisogni di cultura finanziaria dei cittadini e che il nuovo Governo sia più sensibile verso questi temi comprendendo la rabbia dei tanti  che hanno perso i propri risparmi.

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Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana

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Vacanze in arrivo, truffe in agguato… Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana. Il Movimento Difesa del Cittadino rinnova le sue battaglie di sensibilizzazione, invitando i consumatori alla massima attenzione, seguendo anche i consigli dei Carabinieri

 

Un enorme giro d’affari, un indotto impressionante. Le indagini parlano chiaro. Attraverso la frode dei codici bancari, e la successiva clonazione delle carte di credito, il business che si può raggiungere tocca 150.000 euro a settimana, circa 10 milioni l’anno.

I prelevamenti vengono effettuati perlopiù nei Paesi esteri, con maggiore concentrazione in Jamaica, Indonesia e Belize.

Gli sportelli ATM sono abilmente manipolati, attraverso l’inserimento di un file “spia”, perfettamente mimetizzato, che riesce a carpire tutti i dati delle carte di credito inserite. Ecco così che codici e bande magnetiche vengono cifrati ed inviati direttamente all’estero, dove avviene la clonazione.

 

Il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso le campagne SOS POS e Pago Sicuro, ha da tempo avviato un percorso finalizzato all’educazione finanziaria dei cittadini, proponendosi di incentivare l’utilizzo delle carte di debito e di credito con la corretta informazione,  stimolando le Istituzioni e l’opinione pubblica ad una riflessione su queste tematiche, raccogliendo denunce e reclami dei cittadini, al fine di poter affrontare qualsiasi acquisto serenamente e in totale sicurezza. Conoscere diritti e doveri è la base per gli acquisti sicuri!

 

<<La maggiore diffusione dei pos nei piccoli esercizi commerciali – spiega Francesco Luongo, Presidente Nazionale di MDCpermetterebbe ai consumatori di non essere costretti a continui prelievi bancomat esponendosi al rischio di hacking della propria carta di debito. Ci auguriamo che il nuovo Governo prenda subito a cuore il tema della sicurezza e della diffusione dei pagamenti elettronici essenziali alla crescita del paese>>.

 

Attraverso i link: www.difesadelcittadino.it/sos-pos/ e www.difesadelcittadino.it/pago-sicuro/ I cittadini possono contattare l’Associazione per ricevere consigli e assistenza sui pagamenti elettronici, per denunce e reclami per disservizi o per vere e proprie violazioni della legge.

 

L’Associazione, inoltre, ricorda gli accorgimenti che l’Arma dei Carabinieri ha diffuso nei mesi scorsi, al fine di evitare la sottrazione dei dati sensibili e le truffe sempre in agguato:

 

1) Verificare sempre che nelle immediate vicinanze non vi siano persone ferme in atteggiamento sospetto. 2) Accertarsi che sullo sportello non siano state applicate apparecchiature posticce, controllando, ad esempio, la fessura ove viene inserita la carta (per l’eventuale presenza di skimmer, fili o nastro adesivo sospetto) oppure l’aderenza della tastiera al corpo dello sportello (verificando che non vi siano due tastiere sovrapposte). Queste applicazioni infatti non inficiano l’operazione da svolgere, per cui al termine della stessa l’ignara vittima potrebbe non accorgersi della duplicazione del codice. 3)Controllare che non vi siano fori anomali all’interno dello sportello (specialmente sul lato superiore), ove potrebbero trovare eventuale alloggiamento microtelecamere (queste non superano il mezzo centimetro di diametro). 4) Qualora ci sia il sospetto che lo sportello sia stato manomesso bisogna chiamare il “112”. 5) Durante l’operazione di digitazione del codice, utilizzare una protezione “visiva” (anche l’altra mano, ben collocata, o il portafogli stesso possono essere sufficienti) che renda effettivamente difficoltoso, per potenziali “spioni”, prendere conoscenza del codice attraverso microtelecamere in precedenza installate. 6)Qualora al termine dell’operazione non venga restituita la carta, è buona norma chiamare subito il numero verde per bloccarla.

 

 

 

 

 

 

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Assegni non trasferibili| Cambio di rotta del Governo su sconti e sanzioni

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CODICI: E’ urgente modificare la norma

Nella vicenda che vede protagonisti i risparmiatori italiani, che si sono visti recapitare maxi multe in seguito all’attuazione della normativa antiriciclaggio sugli assegni privi della dicitura “non trasferibili”, non è stata accolta la richiesta di sconti sulle sanzioni.

Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato, in via definitiva, il decreto legislativo in materia di antiriciclaggio, in attuazione della direttiva Ue 2016/2258, modificativa della direttiva 2011/16/UE.

Il provvedimento stabilisce le disposizioni che disciplinano l’accesso, da parte delle autorità fiscali, alle informazioni in materia di antiriciclaggio, ma non stabilisce le norme, richieste dal Parlamento a fine della precedente legislatura, che avrebbero ridotto le penalità per chi emette e chi porta in banca gli assegni a partire da mille euro sprovvisti della clausola di non trasferibilità.

La precedente decisione del Mef Palazzo Chigi, in risposta anche alle numerose segnalazioni di cittadini raggiunti dalle sanzioni per non aver apposto la clausola sugli assegni, prevedeva un ritorno ad una sanzione proporzionale del 10% per le somme fino a 30mila euro.

Se questo meccanismo, secondo il programma ideato, fosse stato applicato anche alle violazioni dal 4 luglio 2017, si sarebbe dato il via ad una serie di rimborsi per tutti i risparmiatori che avessero già pagato l’oblazione, scegliendo di chiudere il proprio conto corrente.

Ricordiamo che, dall’entrata in vigore sulla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007), che sanziona l’uso di assegni privi della clausola di non trasferibilità da un minimo di 1.000 ad un massimo di 250.000 euro, negli ultimi dieci anni le sanzioni sono cambiate.

Ad oggi, grazie al successivo D.Lgs. n. 90/2017, le sanzioni vanno da 3.000 a 50.000 euro e grazie alla cosiddetta oblazione i “colpevoli” possono riconoscere l’errore, concludere anticipatamente il procedimento e arrivare a pagare un importo ridotto, che va da un terzo della sanzione massima (16.600 euro) al doppio della sanzione minima (6.000 euro).

Secondo quanto riportato dal MEF in 10 anni gli assegni contestati sono stati 1.692, con nessuna sanzione comminata e 107 oblazioni. Lo stesso Ministero ha però verificato che, in alcuni casi, sanzioni anche elevate possono colpire “cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità”.

Ricordiamo che dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni privi della dicitura “non trasferibile” e che, anche in caso di utilizzo di vecchi libretti, il cittadino può comunque scrivere la dicitura “non trasferibile” di suo pugno. Il problema è che ad oggi le stesse banche non sono tenute a rifiutare eventuali assegni irregolari ed anzi li possono versare senza problemi, segnalando poi il fatto al MEF ed attivando l’alert che farà scattare la sanzione sia verso chi ha emesso l’assegno, sia verso chi lo ha incassato.

Si comprende come il problema possa essere causato dal fatto che i consumatori abbiano messo in circolazione assegni staccati da libretti consegnati dalle banche fino a 10 anni fa. Ciò nonostante i consumatori potrebbero rivalersi sulle banche se potessero provare che il libretto privo di clausola “non trasferibile” sia stato consegnato dopo l’entrata in vigore della normativa, o anche per il caso in cui l’assegno sia stato incassato sulla stessa banca di cui l’emittente è cliente: in quest’ultimo caso, la banca avrebbe potuto avvisare l’utente della violazione di un divieto normativo, così dando la possibilità di correggere l’assegno anche inserendo a penna la clausola.

L’Associazione CODICI, come ha sottolineato il Responsabile Affari Istituzionali Luigi Gabriele, ritiene che sia “urgente modificare la norma, deve essere il primo atto del governo anche per dimostrare che si é realmente dalla parte del risparmiatore, a fatti non a parole. Se si vuole combattere il riciclaggio – ha proseguito Luigi Gabriele – bisogna aumentare enormemente le pene sulla responsabilità, sui controllori e mi riferisco alle Autorità di Vigilanza e alla Banche”.

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