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Moneta complementare, prudenza e informazioni. UNC Vs Crevit Italia

Informazioni ancora poco esaustive alimentano i dubbi della gente sul caso pubblicitario del momento.La Presidente del Comitato Regionale del Piemonte
dell’Unione Nazionale Consumatori interviene sulla questione che ha fatto il giro d’Italia

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“In un momento storico in cui la liquidità latita, fioriscono ovunque in tutta Italia alternative al problema. Nuovi sistemi di credito per privati e aziende sui quali occorre soffermarsi a riflettere e prestare la dovuta attenzione. Con riferimento all’enorme mole di pubblicità apparsa in tutta Italia in quest’ultimo periodo, dalle affissioni stradali e in metropolitana – come nel caso, ad esempio di Milano – sino alle pagine e gli spazi sui più importanti e letti quotidiani e siti web nazionali appartenenti ai più svariati gruppi editoriali e anche sui social network come Facebook e Twitter, ai nostri sportelli sono giunte copiose richieste di chiarimento da parte di moltissime persone sui servizi offerti dalla Società Crevit Italia Srl. Su alcuni interrogativi posti in questi giorni a livello mediatico, tramite una serie di specifici comunicati diffusi sul web, Quest’ultima ha comunque fornito delle risposte, che riteniamo però ancora in parte non del tutto esaustive”. Esordisce così l’Avvocato Patrizia Polliotto, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.
Il noto avvocato nonché esperto economista, interviene sulla questione e aggiunge: “Primo dato di fatto. La moneta complementare nel nostro Paese esiste già da almeno cinque anni, a opera di società conosciute e riconosciute che hanno sede in Italia, in quanto la moneta complementare è territoriale e si basa su innegabili presupposti di fiducia fra chi ne fa uso è bene che nascano più attraverso il passaparola diretto fra le persone, che non da grandi battage pubblicitari i quali, il più delle volte, più che dar beneficio a chi li attua, alimentano invece dubbi e perplessità nell’utenza”, commenta l’Avvocato Polliotto.
“Crevit Italia Srl risulta invece essere un’emanazione di un gruppo societario estero e risulta difficilissimo reperire informazioni che ne rendano più chiara e trasparente l’attività, lo storico, la provenienza e chi ne fa parte. Siamo ancora in attesa di ricevere precisi chiarimenti a riguardo, promessi dalla stessa Crevit Italia Srl in forma di documento ad hoc in una loro recente replica mediatica a un nostro comunicato stampa” rileva l’Avvocato Patrizia Polliotto.
“Diamo atto invece a Suddetta Azienda di aver ricevuto da parte di Essa dettagliati ragguagli richiesti nei giorni scorsi sul modus operandi di Crevit Italia Srl sotto il profilo del regime fiscale in merito all’applicazione e interpretazione giuridica, da parte Loro, del DPR 633/72, che richiamano nei loro testi promozionali” , rileva l’Avvocato Polliotto. Per poi proseguire: “La Sottoscritta in una nota diffusa ai media il 12 Settembre u.s. – rileva subito un dato significativo sin dall’incipit dell’ultima risposta mediatica ricevuta da Crevit Italia Srl, che riporto testualmente: ‘le Sue interrogazioni sono di conseguenza molto gradite, e La ringraziamo, in quanto consentono a Crevit di illustrare approfonditamente il progetto nell’interesse dei consumatori’. Per dirla con il padre per antonomasia del consumerismo italiano, il valente Antonio Lubrano, la domanda sorge spontanea: mi domando se, per un’azienda emergente come Crevit Italia Srl, sia un fatto positivo destare involontariamente attenzione e perplessità in numerosi consumatori per poi avere, paradossalmente, la possibilità di potersi presentare – a sua detta – al meglio sul mercato proprio a coloro nei quali ha destato dubbi e preoccupazione. Est modus in rebus, vi sono metodi decisamente più efficaci per guadagnarsi la fiducia dell’utenza, specie in tempi di crisi ove massima, storicamente e per definizione, è la diffidenza verso qualsivoglia novità, senza entrare nel merito della bontà di essa in questa sede.
Tutto quanto è stato sinora oggetto di scambio a mezzo stampa Tra Unione Nazionale Consumatori e Crevit Italia Srl, non avrebbe potuto invece essere più costruttivamente, mi permetto con rispetto scrivendo di suggerire, oggetto di una comunicazione mediatica più chiara, articolata e dettagliata, da parte di Quest’ultima? Più completa, semplicemente?”, dice il noto legale.
Aggiunge ancora l’Avvocato Patrizia Polliotto: “Ma c’è di più. Nell’ultima nota in ordine di tempo apparsa recentissimamente su più media telematici e facilmente rintracciabile sul web a firma del CEO di Crevit, si legge testualmente che “Crevit Italia non genera moneta complementare”. E allora – mi chiedo – perché reclamizzarsi, così come appare sulla home page del sito, con il claime “SCOPRI LA MONETA COMPLEMENTARE PIU’ PUBBLICIZZATA D’ITALIA”, scritto a chiare lettere su tanto di fondale con i loghi dei principali quotidiani e web sites italiani? O come facilmente si evince dai numerosi cartelloni stradali – che campeggiano in alcune città, Milano, ad esempio, anche sui tetti delle case – con la réclame “CREVIT.IT LA MONETA COMPLEMENTARE”?
Piuttosto, mi domando se vi siano all’interno della Vs. Struttura Organi Interni deputati alla salvaguardia del rispetto delle procedure di garanzia per l’utenza – se esistenti – del Vostro Circuito, cui vanno comunque i Ns. migliori Auguri come Unione Nazionale Consumatori del Piemonte per l’avvio della Vs. attività. Questo è per i consumatori un aspetto fondamentale, rilevante.
Lieta dell’attenzione ricevuta da parte dei Vertici e dell’Ufficio Stampa di Crevit Italia Srl, nel pieno rispetto del confronto e delle posizioni reciproche fra le Parti – conclude l’Avvocato Patrizia Polliotto – invito comunque i consumatori italiani ad agire con prudenza ogniqualvolta, per ottenere risposte più o meno chiare o esaustive secondo il grado di soddisfazione di ciascun utente, si trovino a interagire con qualsivoglia novità che il mercato offre, specie in materia di denaro e strumenti a esso alternativi. Sempre disponibile a un confronto rispettoso e costruttivo da ambo Le Parti, come nel caso di specie.

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CASO DIAMANTI ecco i numeri e le banche coinvolte

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Complessivamente coinvolti 100.000 investitori c.a.

ADICONSUM sta tutelando circa 2500 investitori in tutta Italiaper un controvalore di 60 milioni di euro
21 febbraio 2019
BANCHE COINVOLTE:

UNICREDIT, INTESASANPAOLO, BANCA MPS, BANCOBPM, (queste sono anche tutte state sanzionate dall’Antitrust).

Poi a macchia di leopardo coinvolte anche qualche BCC, UBI e qualche altro istituto di cui però non abbiamo segnalazioni  particolari (non sono state sanzionate ne menzionate).

Unicredit, Intesa-Sanpaolo e Banca MPS di fatto dopo il reclamo hanno rimborsato e rimborsano attraverso un iter interno della durata da 1 a 3 mesi (siamo nell’ordine di poche migliaia di pratiche complessivamente)

Con il BancoBPM abbiamo un protocollo di conciliazione con tavoli in diverse provinc (ipotizziamo da 60/80.000 pratiche c.a.).

I territori maggiormente coinvolti sono soprattutto il Nord Est, l’Emilia, la Lombardia e la Liguria; poi abbiamo casi sporadici in Piemonte, Toscana e nel Lazio.

Nel Nord Est si caratterizzano per importi mediamente importanti che vanno dai 30/40 mila euro, ma anche con investimenti da 100/150 mila euro e punte da 200/300 mila euro.

In Lombardia la media degli importi è più bassa, siamo in media 20/25 mila euro, ma anche con punte di 150 mila e casi da 350 mila.

La Liguria ha medie anche più elevate del Nord Est.
Piemonte, Emilia e Toscana medie simili alla Lombardia.

La casistica va da: VIP(che non sono tutelati dalla nostra associazione), pensionati (con investimenti molto variegati), lavoratori autonomi (parrucchiere, idraulici ecc), lavoratori dipendenti.

Si segnalano casi di investitori che nemmeno avevano il deposito titoli, ma solo il conto corrente a cui è chiesto di investire in diamanti magari la propria liquidazione in quanto la fabbrica aveva chiuso i battenti.
 Per ogni riferimento, assistenza e supporto è disponibile il Coordinatore del Credito e Finanza Nazionale di ADICONSUM Carlo Piarulli e.mail: carlo.piarulli@adiconsum.it – telefono: 329 5922457- www.adiconsum.it

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Truffa Diamanti, ecco come far valere i propri diritti entro l’8 marzo

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Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui

Comunicato stampa 
TRUFFA SU DIAMANTI Adiconsum:
Stiamo proseguendo gli incontri con le banche per i rimborsi ai risparmiatori
Sedi territoriali Adiconsum a disposizione per presentare la domanda
al Curatore fallimentare della società di investimento IDB
entro l’8 marzo p.v.
  20 febbraio 2019 – In merito alle ultime notizie di stampa sulla vicenda degli investimenti in diamanti, Adiconsum sottolinea come stiano proseguendo i risarcimenti al 100% ai consumatori da parte di Unicredit, Monte dei Paschi di Siena ed Intesa Sanpaolo.

Relativamente all’inchiesta in corso, per quanto riguarda il tavolo di conciliazione sottoscritto con il Banco Popolare lo scorso luglio, Adiconsum dichiara di aver avuto conferma, da parte dell’istituto, del prosieguo degli incontri già calendarizzati.

Inoltre, a seguito del fallimento di una delle società di investimento, la IDB di Milano, Adiconsum sta invitando i consumatori a contattare le proprie sedi territoriali per richiedere assistenza nella compilazione ed invio della domanda al Curatore fallimentare, da presentare entro l’8 marzo.

Ci auguriamo che quanto accaduto a danno dei risparmiatori non si ripeta. È nostra intenzione interagire con gli organismi competenti per vigilare e, soprattutto, prevenire situazioni del genere.
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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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