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Morosità in bolletta. AUMENTI DI 2€ l’anno ad utenza. Ecco perchè

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Attenzione leggere attentamente.

Nota ARERA in merito a deliberazione 50/2018/R/eel e al documento per la consultazione 52/2018/R/eel – Tema riscossione e versamento oneri generali di sistema

 

Gli oneri generali di sistema sono previsti dal legislatore al fine di finanziare specifici obiettivi di interesse generale a vario titolo afferenti al sistema elettrico, quali ad esempio il sostegno allo sviluppo delle fonti di rinnovabili, bonus sociale, ecc. ; essi hanno natura di imposte indirette, che
la legge (d.lgs. 79/99, decreto Bersani) ha costruito come “maggiorazioni” dei corrispettivi del servizio di trasporto di energia elettrica. Pertanto, la materiale riscossione degli oneri avviene secondo la filiera che si è creata a fronte della liberalizzazione del mercato.
Questo significa che i venditori fatturano e riscuotono dai propri clienti gli oneri generali, con le altre voci che compongono la bolletta1. I venditori, a loro volta, pagano gli oneri generali ai distributori nelle fatture del servizio di trasporto. I distributori, quindi, versano gli oneri in appositi
conti presso la Cassa per i servizi energetico ambientali, la quale li destina ai diversi usi definiti dalla legge. Per quanto riguarda gli oneri relativi alle fonti rinnovabili, molte imprese distributrici versano gli oneri direttamente al Gestore dei Servizi Energetici per il pagamento degli incentivi a quei produttori che ne hanno diritto.

Rispetto a questo quadro sinteticamente riportato, l’Autorità ha da sempre definito, con lo scopo di assicurare ai destinatari finali degli incentivi il gettito complessivamente dovuto, una regolazione in cui tutti i soggetti della filiera fossero obbligati ai versamenti degli oneri generali,
indipendentemente dall’effettivo incasso dei medesimi, al fine di mantenere in capo a ciascun soggetto coinvolto (venditori e distributori) l’eventuale rischio legato alla morosità della propria controparte.
Coerentemente a tale impostazione, l’Autorità, per definire i rapporti tra i diversi soggetti della filiera, ha adottato la disciplina del Codice di Rete, introducendo specifiche disposizioni per gli aspetti relativi alle garanzie contrattuali e alla fatturazione del servizio di trasporto (che include
anche gli oneri), regolando, quindi, aspetti relativi al rapporto tra i distributori e i venditori. Tale disciplina, in considerazione dell’esistenza di una pluralità di distributori, aveva come principale finalità l’omogeneizzazione del sistema delle garanzie richieste ai venditori e delle tempistiche di fatturazione, evitando discriminazioni fra i diversi soggetti e rendendo le regole per la loro gestione più pro-concorrenziali.

Tale uniformato sistema di garanzie, che è risultato operativo e incontestato per diversi anni2, è stato di recente messo in discussione da alcuni venditori (Gala S.p.A., Green Network S.p.A.,Esperia S.p.A.) e da una loro associazione (AIGET), i quali si sono rivolti al giudice amministrativo per la sua demolizione con specifico riferimento alla parte relativa alla riscossione degli oneri generali. Nonostante un primo orientamento della giurisprudenza di conferma del sistema sopra delineato (Tar Lombardia, Sez. II, sent.854/2015), le successive sentenze, da un lato, hanno individuato nel cliente finale l’unico soggetto tenuto a pagare i suddetti oneri e, dall’altro, hanno scardinato il sistema di garanzie, stabilendo che l’Autorità non ha titolo per imporlo (cfr. Consiglio di Stato, Sez VI, sent. 2182/2016; Tar Lombardia, Sez. II, sent.237/2017, 238/2017, 243/2017, 244/2017; Consiglio di Stato, Sez. VI, sent.5619/2017 e 5620/2017). E’ da osservare, in primo luogo, come il fatto che nelle sentenze sia stato individuato nel cliente finale l’unico soggetto tenuto a pagare gli oneri di sistema ribalta il principio generale del metodo di riscossione precedentemente impostato, che – come sopra ricordato – poneva in capo ai venditori e ai distributori l’eventuale rischio legato alla morosità della propria controparte (per i venditori dei clienti finali e per i distributori dei venditori).
Pertanto, il fatto che il cliente finale sia l’unico soggetto tenuto a pagare gli oneri di sistema non permette più di assicurare il completo versamento ai distributori degli oneri generali da parte dei venditori; questi ultimi – secondo le sentenze sopra richiamate – sono tenuti a versare ai distributori solo quanto effettivamente incassato.

Quanto affermato nelle sentenze, in tema di carenza di poteri da parte dell’Autorità nel definire uno specifico sistema di garanzia sugli oneri generali di sistema, porta ad un potenziale incremento delle situazioni di mancato versamento degli oneri generali, aumentando potenziali
comportamenti opportunistici da parte dei venditori che potrebbero versare ai distributori somme ben inferiori a quelle effettivamente incassate a titolo di oneri di sistema.
In seguito alle pronunce giurisprudenziali citate avverso l’ultima delle quali (CdS, sez. VI, n.5619/2017) l’Autorità pure si è costituita in giudizio dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, contestando, sulla base dell’impianto normativo vigente, l’addebito degli oneri ai clienti finali e il venir meno delle misure dalla stessa Autorità poste in essere a tutela degli interessi pubblici generali che tali oneri finanziano – senza un intervento esplicito da parte dell’Autorità, si sarebbe verificato un aumento complessivo e incontrollato degli oneri generali a carico della totalità dei clienti finali. Infatti, riducendosi i versamenti dei distributori verso la Cassa – come conseguenza della riduzione delle somme riscosse dai venditori – sarebbe stato necessario incrementare il valore degli stessi oneri, con l’effetto di aumentare la voce “spesa per oneri di sistema” delle bollette.

Ciò in ragione della necessità di dover garantire il necessario gettito dell’imposta per l’erogazione degli incentivi ai relativi legittimi destinatari e per le altre finalità di interesse generale previste dalla legge.

L’Autorità è, pertanto, intervenuta proprio al fine di limitare un tale effetto, prefigurando un sistema in base al quale sia i venditori che i distributori continuano a essere obbligati, in prima battuta, a versare interamente gli oneri generali fatturati, indipendentemente dall’effettivo incasso dei medesimi. Si è inoltre previsto che tali operatori possano ottenere la restituzione di una quota degli oneri non incassati solo in un secondo momento e sulla base di specifiche.
verifiche, fondate su un meccanismo che assicura l’efficienza dei venditori e dei distributori nel ridurre e contenere i casi di morosità.

Nel dettaglio, l’Autorità ha:

– disciplinato (deliberazione 50/2018/R/eel) un meccanismo di riconoscimento degli oneri di sistema non riscossi dai venditori a favore dei distributori che abbiano risolto per inadempimento il contratto di trasporto stipulato con i venditori;
– definito i propri orientamenti (documento per la consultazione 52/2018/R/eel) in merito ad un meccanismo di riconoscimento degli oneri di sistema non riscossi dai clienti finali a favore dei venditori che abbiano risolto gli specifici contratti di fornitura con i clienti
morosi.
Come detto, il sistema prefigurato dall’Autorità ha la finalità di massimizzare l’efficienza nell’esazione degli oneri generali dei distributori e venditori 3 e di realizzare un efficace controllo sui comportamenti tenuti dai venditori, anche al fine di contrastare possibili condotte
opportunistiche. In tal modo, quindi, questo sistema dovrebbe ridurre e contenere l’aumento complessivo e incontrollato degli oneri generali a carico della totalità dei clienti finali derivante dall’impatto delle sentenze. Si precisa, inoltre, che il meccanismo prospettato si applicherebbe
unicamente al mancato incasso degli oneri generali, lasciando al rischio di impresa la gestione del mancato incasso, ossia della morosità, relativo alle tariffe di rete o di altra voce della fornitura.
Al fine dell’attuazione del meccanismo disegnato, per coprire la quota non incassata, si è previsto che tutti i clienti finali, a prescindere dal livello di tensione che caratterizzano i loro contratti (bassa tensione, media tensione, alta e altissima tensione), debbano contribuire. Le prime valutazioni indicano, con specifico riferimento al meccanismo di cui alla deliberazione 50/2018/R/eel, un potenziale impatto sul cliente domestico tipo di circa 2 € all’anno.
L’empasse generato dalle pronunce del giudice amministrativo, come da tempo l’Autorità haevidenziato in segnalazioni al Governo e Parlamento, nonché in pubblici documenti di consultazione (cfr. documento per la consultazione 597/2017/R/eel ), potrebbe trovare opportuna e conclusiva risoluzione solo con uno specifico intervento legislativo, rispetto al quale pure l’Autorità ha concretamente fornito proposte e supporto ai soggetti competenti. Dette proposte legislative, basate sull’assimilazione degli oneri generali di sistema a quanto previsto per la riscossione del cosiddetto canone Rai attraverso la bolletta elettrica, metterebbero in sicurezza il sistema di esazione e corresponsione degli oneri generali di sistema, ripristinando coerenza tra la natura di imposta degli oneri e la relativa modalità di riscossione, superando la necessità di un sistema di garanzie e di un meccanismo di reintegro per il mancato versamento degli oneri.

1 Nella Bolletta 2.0 questi importi sono tendenzialmente indicati come spesa per la materia energia, spesa per trasporto e la gestione del contatore e oneri di sistema;
2 Il sistema di garanzie del Codice di rete ha infatti consolidato, uniformandole, prassi contrattuali dei distributori le quali, appunto, prevedevano garanzie a copertura anche degli oneri generali;

3 Ciò vale in particolare in quanto la quota degli oneri è riconosciuta a fronte di un comportamento efficiente nella gestione del credito e solo relativamente a quanto risulta non recuperabile, ovvero solo a fronte della risoluzione del contratto per inadempimento da parte del venditore o per morosità da parte del cliente finale.

 

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15 marzo, giornata del consumatore Adiconsum presenta un “Manuale infografico del Consumatore”

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 Oggi si celebrano 33 anni di Giornata mondiale del Consumatore
e 20 anni di Giornata europea del Consumatore

Le vittorie conseguite e le sfide ancora aperte

Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale:

Siamo a fianco dei consumatori.
Proseguiamo il nostro impegno nell’informare i consumatori  sui loro diritti, nel tutelarli e soprattutto nell’impedire e nel  prevenire comportamenti a loro danno.

Tra i temi che ci stanno più a cuore 

vi è la tutela dei dati dei consumatori, così fortemente a rischio,
e la sostenibilità economica, sociale ed ambientale

Adiconsum presenta un breve “Manuale infografico del Consumatore”

15 marzo 2019 – A 33 anni dall’istituzione della Giornata mondiale del Consumatore (1986) e a 20 anni dalla Giornata europea del Consumatore, il tema dei diritti dei cittadini-consumatori è più attuale che mai – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – In questa giornata, vogliamo ricordare alcune vittorie a favore dei consumatori come la garanzia legale di conformità di 24 mesi per l’acquisto di beni di consumo, l’obbligo di inserire nei contratti il diritto di recesso e le informazioni riguardanti il produttore e il divieto di applicare clausole vessatorie, l’interdizione di far pagare commissioni in caso di pagamento con mezzi  elettronici e così via, ma anche rimarcare il fatto che nonostante il riconoscimento di questi diritti, sono ancora molte, troppe, le pratiche commerciali scorrette, sempre più sofisticate, a danno dei consumatori. Vogliamo ricordare, infine, ma non ultime, la validità e l’efficacia delle procedure stragiudiziali per la risoluzione, in tempi rapidi e costi minimi, dei contenziosi tra consumatore e impresa quali la conciliazione paritetica e l’ADR (Alternative Dispute Resolution) con i suoi organismi ADR e ODR.

Tra le sfide più urgenti, di cui come Adiconsum ci stiamo occupando – prosegue De Masi – ci sono la tutela dei dati dei consumatori, oggigiorno così a rischio, e lo sviluppo di un consumerismo sempre più consapevole e sostenibile.

Scarica il”Manuale infografico del Consumatore” di Adiconsum per ricordare i diritti più importanti conseguiti in questi anni grazie ad Adiconsum e alle altre Associazioni Consumatori a questo link:

#FacciamoCrescereTutele

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ENI punta tutto sull’Economia Circolare

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Eni e Cassa depositi e prestiti firmano accordo di collaborazione per iniziative congiunte nell’ambito dell’economia circolare, della decarbonizzazione e delle energie rinnovabili

Roma, 12 marzo 2019 – L’Amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, e l’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato un accordo di collaborazione per l’identificazione e promozione congiunta tra Eni e CDP di iniziative in Italia nell’ambito di economia circolare, decarbonizzazione e sostenibilità, da intraprendere anche tramite il rilancio di siti industriali. Le parti, inoltre, valuteranno congiuntamente iniziative a elevato impatto socio-economico e ambientale in Paesi in via di sviluppo, nell’ambito del settore energetico e del contrasto al cambiamento climatico.

In particolare, Eni e CDP valuteranno la realizzazione di impianti per la produzione di combustibili (come bio-olio e bio-metano) a partire dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, al fine di chiudere il ciclo dei rifiuti nei territori di riferimento e di una migliore valorizzazione della risorsa in un’ottica di economia circolare. Le parti studieranno altresì la realizzazione di impianti di produzione di energia rinnovabile in Italia, in particolare sfruttando aree industriali dismesse da riconvertire, minimizzando il consumo di suolo destinabile ad altri usi.

Eni e CDP, infine, valuteranno anche la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ed altri investimenti nel settore energia finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, dove implementeranno anche programmi di promozione dello sviluppo economico e sociale.

In base all’accordo, Eni apporterà le proprie competenze industriali, tecniche e commerciali, anche tramite le proprie società controllate, in particolare Syndial (società ambientale) ed Eni New Energy (dedicata a fonti rinnovabili, progetti di accesso all’energia e abbattimento emissioni), e farà leva sui propri asset. CDP contribuirà a favorire e a curare, in coordinamento con Eni, i rapporti con le pubbliche amministrazioni e le istituzioni coinvolte, e contribuirà ad ampliare il perimetro delle iniziative congiunte facendo leva sui propri asset. CDP apporterà inoltre le proprie competenze economico-finanziarie e potrà valutare forme di supporto finanziario alle specifiche iniziative; la società contribuirà infine a promuovere, con il supporto di Eni, iniziative nei Paesi in via di sviluppo anche in blending con risorse di istituzioni nazionali, europee e internazionali, e contribuirà nell’individuazione degli adeguati strumenti e modalità di supporto finanziario alle specifiche iniziative.

L’Amministratore delegato di CDP, Fabrizio Palermo, ha commentato: “L’accordo di oggi rappresenta un importante passo in avanti nel percorso annunciato con il nuovo Piano Industriale di CDP a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questa collaborazione è per noi motivo di grande soddisfazione, poiché ci consente di lavorare da subito insieme ad Eni all’identificazione e alla promozione di iniziative volte a sostenere l’economia circolare, la decarbonizzazione e la sostenibilità.  Riteniamo che questo impegno congiunto sia di fondamentale importanza per avviare progetti ad alto valore aggiunto nell’ambito del settore energetico e del contrasto al cambiamento climatico, in grado di generare un impatto positivo sia a livello socio-economico che ambientale, in Italia e nei Paesi in via di sviluppo”.

L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Abbiamo firmato un accordo di importanza strategica. La partnership con Cassa depositi e prestiti ci dà grande forza per proseguire nel percorso verso un futuro di energia sempre più sostenibile e inserita in un contesto di economia circolare. Il nostro è un percorso ambizioso e concreto, per il quale abbiamo già compiuto passi davvero importanti, ma non possiamo portarlo a termine solo con il nostro impegno: occorre fare sistema a livello Paese, promuovere la cultura della sostenibilità e della circolarità a tutti i livelli istituzionali e del tessuto economico, e mettere a fattore comune possibilità di investimento e know how. L’intesa di oggi pone le basi perché questo possa accadere”.

L’impegno di CDP a sostegno della transizione energetica, dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile è uno dei pilastri del nuovo piano industriale e risponde a una delle sfide più importanti che deve affrontare il paese. Questo accordo si aggiunge e potenzia diverse iniziative già avviate o messe in cantiere da CDP. Nelle infrastrutture, il piano di CDP individua nell’energia e nella gestione sostenibile dei rifiuti due aree cruciali in cui ampliare l’impegno, tradizionalmente focalizzato soprattutto sulle infrastrutture dei trasporti. Questo accordo va ad aggiungersi a quelli recentemente firmati con Snam per la promozione di risparmio energetico nella pubblica amministrazione, e con Fincantieri e la stessa Snam per la promozione di infrastrutture di stoccaggio e distribuzione del gas nei porti. Nei prodotti finanziari a sostegno della Pubblica amministrazione CDP sta sviluppando un nuovo prodotto per l’anticipazione dei contributi del GSE e ampliando l’operatività dei Fondi per la progettazione alle attività di diagnosi energetica. Nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo, CDP guarda con particolare attenzione alla promozione delle energie rinnovabili e agli interventi di contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo, in coerenza con il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’accesso all’energia elettrica e la salvaguardia dei territori, infatti, rappresentano due pilastri fondamentali per promuovere processi di crescita sostenibili, duraturi e inclusivi.

L’impegno nell’economia circolare rappresenta per Eni una leva strategica nella transizione verso un’energia decarbonizzata e sempre più sostenibile. Un percorso che ha visto la compagnia realizzare progetti importanti. Per fare alcuni esempi, nel campo della raffinazione, oltre a essere la prima compagnia al mondo ad avere convertito una raffineria tradizionale in bioraffineria (Venezia e presto anche a Gela), Eni è impegnata nel recupero degli oli vegetali usati e di frittura per produrre green diesel a supporto della mobilità sostenibile e sta sviluppando soluzioni tecnologiche che consentono di generare olio microbico da rifiuti di biomassa lignocellulosica (per esempio la paglia di grano o quella del mais). Sempre nell’ottica di spingere la filiera dell’economia circolare, Eni ha poi sviluppato e brevettato la tecnologia waste to fuel, che consente di utilizzare la frazione organica dei rifiuti urbani per produrre energia, trasformandoli tramite un processo di liquefazione in un olio da utilizzare per produrre biocarburante avanzato da impiegare per il trasporto marittimo. Un circolo virtuoso che è stato avviato con un impianto pilota a Gela finalizzato alla realizzazione di un impianto su scala semi industriale a Ravenna e di impianti industriali presso altri siti italiani di Eni, tra i quali Porto Marghera. Per quanto riguarda l’impegno nelle energie rinnovabili, Eni ha avviato in Italia un progetto che prevede il riutilizzo di suolo industriale presso i propri siti con l’obiettivo di realizzare impianti di generazione da fonte rinnovabile massimizzando l’auto consumo dell’energia elettrica prodotta. Tale iniziativa, denominata Progetto Italia, consiste nella costruzione di oltre 20 nuovi impianti per una capacità di circa 220 MW al 2021, con una produzione complessiva di energia elettrica di circa 0,4 TWh/anno, consentendo una riduzione delle emissioni di CO2eq di circa 150.000 ton/anno.

In relazione alle singole opportunità che dovessero formare oggetto di valutazione, verranno messe a disposizione le informazioni inerenti alle operazioni con parti correlate, ove ne ricorressero i presupposti.

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Digitale: autenticarsi con la voce per contrastare le frodi informatiche

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L’autenticazione vocale assume un ruolo di game changer ma alla digitalizzazione delle aziende deve corrispondere un adeguato investimento in sicurezza informatica per abbattere il rischio di frodi e scongiurare accessi non autorizzati a dati sensibili e asset aziendali

Milano, 13 marzo 2019 – In un mondo in cui qualsiasi business sarà imprescindibile dal web, il confine tra dispositivi personali e professionali sempre più labile – sia in ambito aziendale sia domestico – la cybersecurity rappresenta una prerogativa qualificante di svolta verso la trasformazione digitale delle imprese di qualsiasi dimensione e un aspetto critico per garantire la continuità dell’attività e la protezione di informazioni, dati e asset sensibili: tanto più se si considera che l’86% delle aziende di tutto il mondo ha segnalato un attacco informatico negli ultimi 12 mesi.

Nuance Communications – pioniera e leader nelle innovazioni di intelligenza artificiale conversazionale – ha intrapreso la sfida di supportare le imprese nell’integrazione di una strategia di cybersecurity attraverso tecnologie basate su biometria – e nello specifico su autenticazione vocale –nei dispositivi personali e aziendali per prevenire e contrastare le frodi, oltre a garantire un’autenticazione in tutta sicurezza.

La biometria vocale è la più sicura nel prevenire le frodi: Nuance riconosce il parlato dal vivo dalle registrazioni fraudolente, vanificando gli sforzi del furto di impronte vocali.

Ad oggi la biometria rappresenta l’evoluzione più prossima all’autenticazione digitale. Anche se si tende a considerarla nel suo insieme senza differenziazioni in termini di tecnologia utilizzata, l’autenticazione vocale è quella più sicura rispetto alla scansione di volto, impronta digitale e iride: Infiniti Research stima, infatti, che la biometria vocale possa prevenire il 90% delle frodi in un canale in voce e oltre l’80% delle frodi in un canale mobile.

In particolare, l’autenticazione biometrica vocale di Nuance sfrutta più di 100 caratteristiche del parlato proprie di ciascun individuo: sia gli attributi puramente fisici sia quelli comportamentali che includono accento, pronuncia o anche la velocità della conversazione. Se un cybercriminale dovesse quindi violare un database di impronte vocali dei clienti, i dati non possono essere convertiti in voci utilizzabili per “hackerare” account e, anche nel malaugurato caso in cui venisse rubata una registrazione della voce, la tecnologia di rilevamento del playback di Nuance è in grado di validare l’audio in entrata e verificare se si tratta di un parlato dal vivo o una registrazione fraudolenta. Eventuali impronte vocali o registrazioni sono quindi inutili per gli hacker, anche qualora il database dell’azienda venisse violato.

Sebbene stiano comparendo nuovi metodi che sfruttano tecnologie di sintesi vocale in grado di creare rapidamente una voce artificiale, lo fanno senza tener conto della qualità: queste voci artificiali hanno comunque le tonalità caratteristiche delle voci robotiche che possono essere identificate dai sistemi di Nuance, anche quando non percepibili dall’orecchio umano. I dati biometrici non possono dunque essere contraffatti né duplicati e, se integrati con i dati comportamentali, aggiungono ulteriori livelli di sicurezza. In questo scenario, per supportare le aziende nell’autenticazione dei propri utenti e nella prevenzione delle frodi, Nuance ha recentemente lanciato la sua Security Suite che – tramite tecnologia biometrica, identificazione dei dispositivi e geolocalizzazione – rileva la differenza tra un utente reale e un impostore, in canali vocali e digitali, con un livello di precisione senza precedenti.

L’Europa impegnata in prima linea nella lotta agli hacker

Anche le società che emettono carte di credito, le banche e i venditori on-line stanno cambiando il modo in cui verificare l’identità dei consumatori: password e PIN verranno presto abbandonati a favore dell’autenticazione biometrica che potrebbe quindi diventare la norma. Il terreno di prova per le ultime tecnologie di pagamento è l’Europa, dove una nuova legge potrebbe incoraggiare un’ulteriore implementazione di questa tecnologia per ridurre drasticamente i tentativi di frode nei pagamenti. Infatti, a partire da settembre 2019 nell’Unione Europea una grande percentuale di pagamenti online superiori a 30 € richiederà un’autenticazione multifattoriale, con il risultato che il riconoscimento vocale, la scansione del volto o dell’impronta digitale diventeranno sempre più comuni.

“Nel gennaio 2018 Nuance ha annunciato di aver registrato oltre 300 milioni di consumatori che hanno realizzato cinque miliardi di autenticazioni vocali con successo utilizzando la propria tecnologia biometrica” ha dichiarato Brett Beranek, Vice-President & General Manager, Security & Biometrics Line of Business di Nuance Communications. “Questo «boom biometrico» è stato ulteriormente confermato dalla società di ricerca Forrester Research, i cui analisti evidenziano come le soluzioni biometriche hanno suscitato notevole attenzione da parte di aziende e consumatori – sia per l’autenticazione che per la prevenzione delle frodi – e che il crescendo della loro adozione accelererà la scomparsa delle password, meno sicure e meno user-friendly”.

Oltre a garantire la sicurezza e l’efficacia nella prevenzione delle frodi, la biometria sta contestualmente migliorando il livello di soddisfazione dei clienti. Abilitando l’autenticazione vocale, facciale, comportamentale e delle impronte digitali, la tecnologia offre ai clienti – sempre più alla ricerca di una maggiore praticità e di scelta nei modi in cui comunicano con un’azienda – metodi più rapidi e sicuri per autenticare la propria identità. Le aziende devono quindi comprendere le nuove abitudini dei clienti digitali e investire in tecnologie di autenticazione biometrica che garantiscano quella sicurezza e velocità che i clienti si aspettano, migliorando così l’esperienza complessiva e mantenendo contestualmente il proprio vantaggio competitivo.

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