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Morosità in bolletta? Tutta colpa dei piccoli operatori che non vogliono assumersi il rischio d’impresa

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A pagare sono già i consumatori dal 1999

Comunicato stampa Codici

Si rende necessario fare chiarezza sulla questione morosità che impera sulla stampa in questi giorni, partendo dalla delibera dell’Autorità per l’energia del 1° febbraio 2018: la 50/2018/R/eel che stabilisce le “disposizioni relative al riconoscimento degli oneri altrimenti non recuperabili per il mancato incasso degli oneri generali di sistema”, in parole povere si riferisce a tutto il clamore suscitato dalla socializzazione integrale della morosità.

E’ bene sapere, ad onor del vero, che questi oneri sono già a carico dell’utente finale dal 1999, quando è entrato in vigore il decreto legislativo del 16 marzo dello stesso anno.

Fino ad oggi, i venditori che volevano entrare nel mercato e vendere energia e gas, dovevano prestare delle garanzie per dimostrare di essere onesti e solventi, riuscendo a far fronte alle fideiussioni richieste dai distributori di energia che gli permettono di passare sulla rete elettrica. I venditori, per stare sul mercato, dovevano garantire con delle loro fideiussioni, poi comunque avrebbero potuto richiedere i soldi dei morosi sempre sulle bollette, sul fondo di compensazione. Quindi in sintesi, prima anticipavano e poi riprendevano.

Alcuni operatori si sono lamentati della onerosità di queste fideiussioni, che erano a discrezione del distributore, pertanto se quest’ultimo decideva di far saltare il venditore (utente della rete) chiedendogli di saldare la morosità, il venditore “saltava”. Si sono perciò appellati al Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato con la sentenza 2182 del 2016 accoglie la richiesta degli operatori, affermando che: “non è il venditore a dover fornire le garanzie al distributore, perché le leggi che hanno costituito gli oneri generali di sistema dicono che sono in capo all’utente e continua affermando che, l’Autorità per l’energia non ha il potere di imporre ai venditori di pagare le garanzie ai distributori”, quindi i venditori hanno fatto ricorso al TAR contro la delibera dell’Autorità.

Molti operatori cominciano quindi a ricorrere al TAR della Lombardia (competente perché sede territoriale dove opera l’Autorità per l’energia), il quale sposa l’orientamento del Consiglio di Stato, secondo cui gli oneri generali di sistema non devono ricadere sui venditori ma solo ed esclusivamente sugli utenti finali.

Quindi ecco che l’Autorità per adeguarsi a questo orientamento emette la delibera 50/2018/R/eel e ri-stabilisce il meccanismo della spalmatura di queste morosità, ma il fatto che dovessero essere socializzate era già pacifico secondo le norme vigenti. Se prima i venditori (utenti della rete) dovevano prestare delle garanzie ai distributori proporzionalmente al monte di utenti serviti, a prescindere dal fatto che il venditore riuscisse a riscuotere o meno le morosità, in quanto interfaccia diretta del consumatore, ora con la nuova disciplina invece, le garanzie dei venditori non devono più essere in proporzione agli utenti serviti e quindi alla quota di mercato che ricoprono, ma in proporzione a tutta la morosità  (unpaid ratio del libero mercato) con riferimento alle regioni del centro sud, dove quest’ultima è palesemente più elevata, venendo ricompresa nella sua totalità, ovvero in mezzo ci sono anche gli utenti che non pagano perché in attesa di verifica della bolletta o comunque i morosi non volontariamente tali.

Morosità quindi ricaricate per tutti negli nei servizi di trasporto, con una quota calcolata facendo riferimento a morosità generate nel 2015/2016 nel libero mercato e nel centro-sud, meccanismo peraltro già adottato nel servizio idrico.

Dopo questo excursus, la notizia quindi quale è?

Che gli operatori di mercato non avranno più da assumersi alcun rischio di impresa e con l’avvento del mercato libero avranno solo benefici da questo sistema. Ma soprattutto che nonostante questo sistema, al GSE, alla SOGIN, alle Ferrovie dello Stato, agli energivori, continueranno ad essere garantiti sempre i fondi derivanti dagli oneri di sistema , senza se e senza ma.

Gli oneri di sistema non pagati li ritroveremo in bolletta in una voce inserita nella componente servizi di trasporto ad oggi, e non sarà identificata con un voce a sè tale da vedere l’importo ad utenza.

I distributori per parte loro, come specificato nella delibera, ammettono che seppur gravoso il compito di tentata riscossione delle morosità, non deve essere dimostrato dai venditori. Pertanto l’attività di riscossione, rimane in capo al venditore ma non devono dimostrare neppure di aver tentato di raccogliere le morosità, perché saranno remunerati a prescindere dal fondo di compensazione alimentato dal corrispettivo specifico da applicare ai clienti finali.

Gli oneri di sistema sono addebitati al cliente finale dai venditori di energia, che li versa al distributore, che li gira alla Cassa Conguagli che a sua volta li gira al GSE.

Altro aspetto fondamentale: la morosità, a prescindere dalla qualità dei dati di misura messa a disposizione dal venditore, verrà comunque riscossa dal meccanismo di compensazione.

Perché se questo meccanismo di spalmatura delle morosità a carico degli utenti esiste già dal 1999, ce ne siamo accorti solo ora? Come suddetto, mentre prima i venditori di energia dovevano fornire delle garanzie per poter entrare a far parte del mercato e assumersi il rischio di mancato pagamento che comunque gli veniva riconosciuto, oggi possono far parte del mercato senza assumersi alcun rischio perché il mancato “incasso” gli viene riconosciuto dal fondo di compensazione, rimpinguato dall’utente finale attraverso una voce in bolletta che sta nei servizi di trasporto.

La morosità è sempre stata spalmata in bolletta, da sempre il consumatore paga, ma l’Autorità ha cambiato il meccanismo, quindi l’operatore non è più incentivato a fare una bolletta corretta e puntuale come col meccanismo precedente perché ne rispondeva in prima persona con le proprie garanzie, ora l’obbligo di garanzia è stato spostato completamente in capo ai consumatori che attraverso la socializzazione della morosità riempiranno le casse del fondo di compensazione.

Inoltre da sapere che, la delibera 50/2018 si attua già a partire da gennaio 2016, perché retroattiva.

Dopo questa bella pseudo-novità che per il consumatore è assodata dichiara Luigi Gabriele Affari istituzionali Codici, ne sta arrivando un’altra, sulla base della consultazione 52/2018/R/eel sul “meccanismo di riconoscimento degli oneri di sistema non riscossi e altrimenti non recuperabili, applicabile agli utenti del servizio di trasporto di energia elettrica”, ancora in consultazione fino al 26 febbraio. Se passerà quest’altra delibera ciò che verrà socializzato sui consumatori con lo stesso principio, sarà anche la morosità lasciata dalle aziende elettriche fallite.

Caso eclatante quello dell’azienda Gala, fallita per diversi motivi, per la quale i suoi debiti rientrerebbero invece nel meccanismo stabilito dall’Autorità di cui sopra e quindi sugli utenti finali. Il principio è che attraverso la socializzazione integrale si andrebbe a colmare un buco di 200 milioni di euro (prima tranche) che altrimenti rimarrebbe scoperto, quindi se sulla base della legislazione succitata è sancito che sia il consumatore a pagare, perché non metterci dentro anche i debiti di un operatore per così dire leggero.

 

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15 marzo, giornata del consumatore Adiconsum presenta un “Manuale infografico del Consumatore”

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 Oggi si celebrano 33 anni di Giornata mondiale del Consumatore
e 20 anni di Giornata europea del Consumatore

Le vittorie conseguite e le sfide ancora aperte

Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale:

Siamo a fianco dei consumatori.
Proseguiamo il nostro impegno nell’informare i consumatori  sui loro diritti, nel tutelarli e soprattutto nell’impedire e nel  prevenire comportamenti a loro danno.

Tra i temi che ci stanno più a cuore 

vi è la tutela dei dati dei consumatori, così fortemente a rischio,
e la sostenibilità economica, sociale ed ambientale

Adiconsum presenta un breve “Manuale infografico del Consumatore”

15 marzo 2019 – A 33 anni dall’istituzione della Giornata mondiale del Consumatore (1986) e a 20 anni dalla Giornata europea del Consumatore, il tema dei diritti dei cittadini-consumatori è più attuale che mai – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – In questa giornata, vogliamo ricordare alcune vittorie a favore dei consumatori come la garanzia legale di conformità di 24 mesi per l’acquisto di beni di consumo, l’obbligo di inserire nei contratti il diritto di recesso e le informazioni riguardanti il produttore e il divieto di applicare clausole vessatorie, l’interdizione di far pagare commissioni in caso di pagamento con mezzi  elettronici e così via, ma anche rimarcare il fatto che nonostante il riconoscimento di questi diritti, sono ancora molte, troppe, le pratiche commerciali scorrette, sempre più sofisticate, a danno dei consumatori. Vogliamo ricordare, infine, ma non ultime, la validità e l’efficacia delle procedure stragiudiziali per la risoluzione, in tempi rapidi e costi minimi, dei contenziosi tra consumatore e impresa quali la conciliazione paritetica e l’ADR (Alternative Dispute Resolution) con i suoi organismi ADR e ODR.

Tra le sfide più urgenti, di cui come Adiconsum ci stiamo occupando – prosegue De Masi – ci sono la tutela dei dati dei consumatori, oggigiorno così a rischio, e lo sviluppo di un consumerismo sempre più consapevole e sostenibile.

Scarica il”Manuale infografico del Consumatore” di Adiconsum per ricordare i diritti più importanti conseguiti in questi anni grazie ad Adiconsum e alle altre Associazioni Consumatori a questo link:

#FacciamoCrescereTutele

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ENI punta tutto sull’Economia Circolare

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Eni e Cassa depositi e prestiti firmano accordo di collaborazione per iniziative congiunte nell’ambito dell’economia circolare, della decarbonizzazione e delle energie rinnovabili

Roma, 12 marzo 2019 – L’Amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, e l’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato un accordo di collaborazione per l’identificazione e promozione congiunta tra Eni e CDP di iniziative in Italia nell’ambito di economia circolare, decarbonizzazione e sostenibilità, da intraprendere anche tramite il rilancio di siti industriali. Le parti, inoltre, valuteranno congiuntamente iniziative a elevato impatto socio-economico e ambientale in Paesi in via di sviluppo, nell’ambito del settore energetico e del contrasto al cambiamento climatico.

In particolare, Eni e CDP valuteranno la realizzazione di impianti per la produzione di combustibili (come bio-olio e bio-metano) a partire dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, al fine di chiudere il ciclo dei rifiuti nei territori di riferimento e di una migliore valorizzazione della risorsa in un’ottica di economia circolare. Le parti studieranno altresì la realizzazione di impianti di produzione di energia rinnovabile in Italia, in particolare sfruttando aree industriali dismesse da riconvertire, minimizzando il consumo di suolo destinabile ad altri usi.

Eni e CDP, infine, valuteranno anche la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ed altri investimenti nel settore energia finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, dove implementeranno anche programmi di promozione dello sviluppo economico e sociale.

In base all’accordo, Eni apporterà le proprie competenze industriali, tecniche e commerciali, anche tramite le proprie società controllate, in particolare Syndial (società ambientale) ed Eni New Energy (dedicata a fonti rinnovabili, progetti di accesso all’energia e abbattimento emissioni), e farà leva sui propri asset. CDP contribuirà a favorire e a curare, in coordinamento con Eni, i rapporti con le pubbliche amministrazioni e le istituzioni coinvolte, e contribuirà ad ampliare il perimetro delle iniziative congiunte facendo leva sui propri asset. CDP apporterà inoltre le proprie competenze economico-finanziarie e potrà valutare forme di supporto finanziario alle specifiche iniziative; la società contribuirà infine a promuovere, con il supporto di Eni, iniziative nei Paesi in via di sviluppo anche in blending con risorse di istituzioni nazionali, europee e internazionali, e contribuirà nell’individuazione degli adeguati strumenti e modalità di supporto finanziario alle specifiche iniziative.

L’Amministratore delegato di CDP, Fabrizio Palermo, ha commentato: “L’accordo di oggi rappresenta un importante passo in avanti nel percorso annunciato con il nuovo Piano Industriale di CDP a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questa collaborazione è per noi motivo di grande soddisfazione, poiché ci consente di lavorare da subito insieme ad Eni all’identificazione e alla promozione di iniziative volte a sostenere l’economia circolare, la decarbonizzazione e la sostenibilità.  Riteniamo che questo impegno congiunto sia di fondamentale importanza per avviare progetti ad alto valore aggiunto nell’ambito del settore energetico e del contrasto al cambiamento climatico, in grado di generare un impatto positivo sia a livello socio-economico che ambientale, in Italia e nei Paesi in via di sviluppo”.

L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Abbiamo firmato un accordo di importanza strategica. La partnership con Cassa depositi e prestiti ci dà grande forza per proseguire nel percorso verso un futuro di energia sempre più sostenibile e inserita in un contesto di economia circolare. Il nostro è un percorso ambizioso e concreto, per il quale abbiamo già compiuto passi davvero importanti, ma non possiamo portarlo a termine solo con il nostro impegno: occorre fare sistema a livello Paese, promuovere la cultura della sostenibilità e della circolarità a tutti i livelli istituzionali e del tessuto economico, e mettere a fattore comune possibilità di investimento e know how. L’intesa di oggi pone le basi perché questo possa accadere”.

L’impegno di CDP a sostegno della transizione energetica, dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile è uno dei pilastri del nuovo piano industriale e risponde a una delle sfide più importanti che deve affrontare il paese. Questo accordo si aggiunge e potenzia diverse iniziative già avviate o messe in cantiere da CDP. Nelle infrastrutture, il piano di CDP individua nell’energia e nella gestione sostenibile dei rifiuti due aree cruciali in cui ampliare l’impegno, tradizionalmente focalizzato soprattutto sulle infrastrutture dei trasporti. Questo accordo va ad aggiungersi a quelli recentemente firmati con Snam per la promozione di risparmio energetico nella pubblica amministrazione, e con Fincantieri e la stessa Snam per la promozione di infrastrutture di stoccaggio e distribuzione del gas nei porti. Nei prodotti finanziari a sostegno della Pubblica amministrazione CDP sta sviluppando un nuovo prodotto per l’anticipazione dei contributi del GSE e ampliando l’operatività dei Fondi per la progettazione alle attività di diagnosi energetica. Nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo, CDP guarda con particolare attenzione alla promozione delle energie rinnovabili e agli interventi di contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo, in coerenza con il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’accesso all’energia elettrica e la salvaguardia dei territori, infatti, rappresentano due pilastri fondamentali per promuovere processi di crescita sostenibili, duraturi e inclusivi.

L’impegno nell’economia circolare rappresenta per Eni una leva strategica nella transizione verso un’energia decarbonizzata e sempre più sostenibile. Un percorso che ha visto la compagnia realizzare progetti importanti. Per fare alcuni esempi, nel campo della raffinazione, oltre a essere la prima compagnia al mondo ad avere convertito una raffineria tradizionale in bioraffineria (Venezia e presto anche a Gela), Eni è impegnata nel recupero degli oli vegetali usati e di frittura per produrre green diesel a supporto della mobilità sostenibile e sta sviluppando soluzioni tecnologiche che consentono di generare olio microbico da rifiuti di biomassa lignocellulosica (per esempio la paglia di grano o quella del mais). Sempre nell’ottica di spingere la filiera dell’economia circolare, Eni ha poi sviluppato e brevettato la tecnologia waste to fuel, che consente di utilizzare la frazione organica dei rifiuti urbani per produrre energia, trasformandoli tramite un processo di liquefazione in un olio da utilizzare per produrre biocarburante avanzato da impiegare per il trasporto marittimo. Un circolo virtuoso che è stato avviato con un impianto pilota a Gela finalizzato alla realizzazione di un impianto su scala semi industriale a Ravenna e di impianti industriali presso altri siti italiani di Eni, tra i quali Porto Marghera. Per quanto riguarda l’impegno nelle energie rinnovabili, Eni ha avviato in Italia un progetto che prevede il riutilizzo di suolo industriale presso i propri siti con l’obiettivo di realizzare impianti di generazione da fonte rinnovabile massimizzando l’auto consumo dell’energia elettrica prodotta. Tale iniziativa, denominata Progetto Italia, consiste nella costruzione di oltre 20 nuovi impianti per una capacità di circa 220 MW al 2021, con una produzione complessiva di energia elettrica di circa 0,4 TWh/anno, consentendo una riduzione delle emissioni di CO2eq di circa 150.000 ton/anno.

In relazione alle singole opportunità che dovessero formare oggetto di valutazione, verranno messe a disposizione le informazioni inerenti alle operazioni con parti correlate, ove ne ricorressero i presupposti.

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Digitale: autenticarsi con la voce per contrastare le frodi informatiche

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L’autenticazione vocale assume un ruolo di game changer ma alla digitalizzazione delle aziende deve corrispondere un adeguato investimento in sicurezza informatica per abbattere il rischio di frodi e scongiurare accessi non autorizzati a dati sensibili e asset aziendali

Milano, 13 marzo 2019 – In un mondo in cui qualsiasi business sarà imprescindibile dal web, il confine tra dispositivi personali e professionali sempre più labile – sia in ambito aziendale sia domestico – la cybersecurity rappresenta una prerogativa qualificante di svolta verso la trasformazione digitale delle imprese di qualsiasi dimensione e un aspetto critico per garantire la continuità dell’attività e la protezione di informazioni, dati e asset sensibili: tanto più se si considera che l’86% delle aziende di tutto il mondo ha segnalato un attacco informatico negli ultimi 12 mesi.

Nuance Communications – pioniera e leader nelle innovazioni di intelligenza artificiale conversazionale – ha intrapreso la sfida di supportare le imprese nell’integrazione di una strategia di cybersecurity attraverso tecnologie basate su biometria – e nello specifico su autenticazione vocale –nei dispositivi personali e aziendali per prevenire e contrastare le frodi, oltre a garantire un’autenticazione in tutta sicurezza.

La biometria vocale è la più sicura nel prevenire le frodi: Nuance riconosce il parlato dal vivo dalle registrazioni fraudolente, vanificando gli sforzi del furto di impronte vocali.

Ad oggi la biometria rappresenta l’evoluzione più prossima all’autenticazione digitale. Anche se si tende a considerarla nel suo insieme senza differenziazioni in termini di tecnologia utilizzata, l’autenticazione vocale è quella più sicura rispetto alla scansione di volto, impronta digitale e iride: Infiniti Research stima, infatti, che la biometria vocale possa prevenire il 90% delle frodi in un canale in voce e oltre l’80% delle frodi in un canale mobile.

In particolare, l’autenticazione biometrica vocale di Nuance sfrutta più di 100 caratteristiche del parlato proprie di ciascun individuo: sia gli attributi puramente fisici sia quelli comportamentali che includono accento, pronuncia o anche la velocità della conversazione. Se un cybercriminale dovesse quindi violare un database di impronte vocali dei clienti, i dati non possono essere convertiti in voci utilizzabili per “hackerare” account e, anche nel malaugurato caso in cui venisse rubata una registrazione della voce, la tecnologia di rilevamento del playback di Nuance è in grado di validare l’audio in entrata e verificare se si tratta di un parlato dal vivo o una registrazione fraudolenta. Eventuali impronte vocali o registrazioni sono quindi inutili per gli hacker, anche qualora il database dell’azienda venisse violato.

Sebbene stiano comparendo nuovi metodi che sfruttano tecnologie di sintesi vocale in grado di creare rapidamente una voce artificiale, lo fanno senza tener conto della qualità: queste voci artificiali hanno comunque le tonalità caratteristiche delle voci robotiche che possono essere identificate dai sistemi di Nuance, anche quando non percepibili dall’orecchio umano. I dati biometrici non possono dunque essere contraffatti né duplicati e, se integrati con i dati comportamentali, aggiungono ulteriori livelli di sicurezza. In questo scenario, per supportare le aziende nell’autenticazione dei propri utenti e nella prevenzione delle frodi, Nuance ha recentemente lanciato la sua Security Suite che – tramite tecnologia biometrica, identificazione dei dispositivi e geolocalizzazione – rileva la differenza tra un utente reale e un impostore, in canali vocali e digitali, con un livello di precisione senza precedenti.

L’Europa impegnata in prima linea nella lotta agli hacker

Anche le società che emettono carte di credito, le banche e i venditori on-line stanno cambiando il modo in cui verificare l’identità dei consumatori: password e PIN verranno presto abbandonati a favore dell’autenticazione biometrica che potrebbe quindi diventare la norma. Il terreno di prova per le ultime tecnologie di pagamento è l’Europa, dove una nuova legge potrebbe incoraggiare un’ulteriore implementazione di questa tecnologia per ridurre drasticamente i tentativi di frode nei pagamenti. Infatti, a partire da settembre 2019 nell’Unione Europea una grande percentuale di pagamenti online superiori a 30 € richiederà un’autenticazione multifattoriale, con il risultato che il riconoscimento vocale, la scansione del volto o dell’impronta digitale diventeranno sempre più comuni.

“Nel gennaio 2018 Nuance ha annunciato di aver registrato oltre 300 milioni di consumatori che hanno realizzato cinque miliardi di autenticazioni vocali con successo utilizzando la propria tecnologia biometrica” ha dichiarato Brett Beranek, Vice-President & General Manager, Security & Biometrics Line of Business di Nuance Communications. “Questo «boom biometrico» è stato ulteriormente confermato dalla società di ricerca Forrester Research, i cui analisti evidenziano come le soluzioni biometriche hanno suscitato notevole attenzione da parte di aziende e consumatori – sia per l’autenticazione che per la prevenzione delle frodi – e che il crescendo della loro adozione accelererà la scomparsa delle password, meno sicure e meno user-friendly”.

Oltre a garantire la sicurezza e l’efficacia nella prevenzione delle frodi, la biometria sta contestualmente migliorando il livello di soddisfazione dei clienti. Abilitando l’autenticazione vocale, facciale, comportamentale e delle impronte digitali, la tecnologia offre ai clienti – sempre più alla ricerca di una maggiore praticità e di scelta nei modi in cui comunicano con un’azienda – metodi più rapidi e sicuri per autenticare la propria identità. Le aziende devono quindi comprendere le nuove abitudini dei clienti digitali e investire in tecnologie di autenticazione biometrica che garantiscano quella sicurezza e velocità che i clienti si aspettano, migliorando così l’esperienza complessiva e mantenendo contestualmente il proprio vantaggio competitivo.

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