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Morosità nel servizio idrico, la nuova tariffa fa pagare i debiti dei comuni ai consumatori

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Con il DOCUMENTO: DELIBERA AEEG 643/2013/R/idr –l’Aeeg ha provveduto all’approvazione del metodo tariffario idrico e delle disposizioni di completamento tra cui disciplina della “Morosità nel Servizio Idrico Integrato”.

Analizzando bene il testo, abbiamo notato che il tema della morosità nel servizio idrico integrato, che pesa per molti milioni di euro nell’economia del sistema, è stato affrontato con una formula discutibile e approssimativa che riteniamo non opportuna dal punto di vista generale e scientificamente non corretta.

Non opportuna in quanto tale tema altamente sensibile, in un momento critico e cruciale per la percezione del Servizio Idrico Integrato per la cittadinanza e l’utenza, è stato approssimativamente “liquidato” con mere ed asettiche percentuali geografiche nord-centro-sud che rischiano come redatte di premiare i Gestori inefficienti e penalizzare quelli efficienti come sarà meglio accennato in seguito.

Non scientificamente corretta in quanto non sono stati interfacciati in apposito “ipercubo” multidimensionale di analisi i motivi di tale fenomeno di mancato pagamento delle fatture del Servizio Idrico Integrato; cosa che invece doverosamente andava fatta per non liquidare il sensibile tema in una mera presa d’atto di una diversa velocità geografica longitudinale del nostro Paese.

Dal punto di vista squisitamente metodologico, preme innanzitutto evidenziare una forte discrepanza tra gli obiettivi della Delibera e il MIT(metodo idrico tariffario)come articolato, il documento appare molto vicino nei contenuti e nei visto che al Dossier sulla morosità, preparato in fretta e in furia e senza alcun metodo scientifico, dai gestori del servizio idrico ed in particolar modo da FEDERUTILITY, come si evince dal testo Dossier morosità alla cui presentazione vi fu presente anche la stessa autorità annunciando pubblico impegno nel garantire i gestori.

A confermare queste ipotesi e a saper leggere i documenti delle autorità, basta guardare i “considerato che”, pag.11 del documento in questione che al seguente passaggio cita: “in risposta al documento di consultazione 550/2013/R/IDR sono pervenuti 34 contributi, da parte di utenti, anche in forma associata (2), Enti d’Ambito e altri soggetti competenti alla predisposizione tariffaria (8), associazioni (Federutility ed ANEA), gestori (16), soggetti istituzionali (Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara e Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico). enti finanziatori (Cassa Depositi e Prestiti) e consulenti (2);” le risposte ricevute hanno evidenziato un generale apprezzamento rispetto alle novità introdotte ed alla completezza degli argomenti, pur proponendo spunti di approfondimento e potenziali criticità;

Troviamo inoltre tra i “ritenuto che” nel provvedimento:
• “nell’ambito delle misure necessarie a portare a compimento il quadro regolatorio in via di definizione sia necessario altresì disciplinare:
– la regolazione della morosità degli utenti finali, prevedendo:
i. un meccanismo di riconoscimento dei relativi costi che incentivi la riduzione del tasso medio nazionale – attualmente molto elevato se confrontato con quello degli altri settori regolati – incentivando al contempo la riduzione dei divari territoriali e prevedendo che l’Ente d’ambito validi il costo di morosità effettivo di ciascun gestore contestualmente alla validazione della proposta tariffaria;
ii. il riconoscimento di un tasso di morosità relativo alle tre macro aree geografiche, inferiore al tasso medio riportato nel documento per la consultazione 550/2013/R/IDR, unitamente alla previsione di un deposito cauzionale differenziato per utente di cui al successivo alinea, quale strumento di riduzione del rischio di credito;”

Si vuole, cioè, correttamente enunciare nella Delibera un percorso (virtuoso) di riduzione delle distanze tra il tasso medio nazionale degli insoluti nel SII rispetto ad altri servizi a rete come il gas e l’energia elettrica.
Tanto è corretta l’enunciazione tanto è diametralmente opposta la conclusione nel MIT allegato ove all’articolo 30 è previsto:

“Articolo 30″ Trattamento dei costi di morosità

30.1 Il costo di morosità ( CO a), intesa come Unpaid Ratio (UR) a 24 mesi, in ciascun anno a = {2014; 2015} è riconosciuto in misura parametrica, al fine di incentivare l’efficienza dell’attività di recupero credito, e in misura differenziata nell’ambito delle diverse macro-aree geografiche, in funzione della diversa incidenza media sul fatturato rilevata

30.2 Fermo restando quanto previsto al comma 9.3, il costo massimo riconosciuto è pari a quello derivante dall’applicazione delle seguenti percentuali al fatturato annuo dell’anno (a-2):
• 1,6% per i gestori siti nelle regioni del Nord;
• 3% per i gestori siti nelle regioni del Centro;
• 6,5% per i gestori siti nelle regioni del Sud.

30.3 Laddove l’entità del costo effettivo di morosità, superiore a quello riconosciuto, rischi di compromettere l’equilibrio economico-finanziario della gestione, verrà valutata, previa presentazione di apposita istanza, la possibilità di riconoscere costi aggiuntivi in sede di conguaglio. La suddetta istanza dovrà essere corredata da un piano di azioni per il ripianamento dei costi di morosità, da valutare congiuntamente alle misure per garantire la sostenibilità della tariffa per le utenze finali.”

E’ stato, cioè, palesemente inserito un meccanismo che inevitabilmente genererà dei casi applicativi che possono essere enormemente differenti tra di loro ed ingigantire il divario tra Gestori INEFFICIENTI (premiandoli) ed EFFICIENTI (punendoli).
Il tutto slegato se non molto indirettamente da parametri qualitativi di incremento del livello della qualità del servizio erogato.

L’approssimazione metodologica è accompagnata da quella scientifica tanto da far venire il dubbio se sia stata la prima ad essere condizionata dalla seconda o viceversa.
E su questo torna di nuovo preponderante la ricerca Federutility, che come sappiamo è stata fatta dai gestori per esaltare fenomeno della morosità senza citare i motivi legati del fenomeno,come nel caso di numerosissimi casi dove spesso la morosità in particolare quella degli utenti è dovuta principalmente ai disservizi e disagi causati dai gestori.
Si pensi a tutti quei casi di fatture in acconto stimato fino a 120 gg(Ato2 e 4 del Lazio),oppure ai distacchi prolungati di quasi tutto il meridione, oppure degli immensi disservizi legati alla fatturazione o alla qualità del servizio, riconosciuti dalla stessa autorità che si è spinta a riconoscere come per essa stessa è impossibile ottenere dati certi e veritieri da parte dei gestori,circa servizio e gestione.

E’ sufficiente, difatti, mettere in semplice correlazione i dati della morosità geografica con quella della tipologia d’utenza e del mancato incasso definitivo a 24 mesi per accorgersi di un dato elementare: coloro che non pagano sono gli stessi soggetti che concedono (e spesso gestiscono direttamente con Società interamente pubbliche) il Servizio Idrico Integrato.
Ma l’elemento che più appare evidente, anche dal paradossale “documento” di Federutility presentato in occasione della conferenza nazionale sui servizi idrici a Milano del 13 dicembre, è che i gestori oltre a dire che i morosi sono sopratutto i comuni ovvero coloro che dovrebbero controllare i gestori, e in tal senso pur di scaricare ogni responsabilità sulla gestione, cercano di dettare integralmente la linea da prendere all’autorità, senza alcun rispetto al ruolo di garanzia della stessa e cestinando completamente ogni criterio di efficenza, per non parlare dell’etica con la quale svolgono un servizio essenziale per la vita umana, forse ancora più importante di quello della tutela salute pubblica affidata alle aziende sanitarie.

Il dato sulla morosità:

• al 31 dicembre 2012 la morosità nel SII (crediti scaduti) è stata stimata in 3,8 miliardi di euro di cui il 2,7 miliardi entro 24 mesi di ritardo e 1,1 miliardi con oltre 24 mesi di ritardo.
• Il credito scaduto è addebitabile per il 45% alle utenze domestiche e per il 55% alle utenze non domestiche di cui 18% alla P.A. ed il 37% ad operatori privati;

Il dato sul tasso di mancato incasso definitivo:

• Utenti domestici: 3,2%
• Amministrazioni pubbliche locali: 8,0%
• Amministrazioni pubbliche centrali: 6,5%
• Altri utenti non domestici: 5,6%
• Utenti di servizio all’ingrosso: 23,6%

E’ pur vero che le utenze domestiche, nonostante il tasso sia sotto la media, considerando il numero delle utenze di tale tipologia sul totale generale medio di tutte le tipologie rappresentano oltre il 50% in termini monetari dei mancati incassi.

Ma è altrettanto vero come sia palesemente viziato da una mancanza di indagine scientifica metodologica il fatto di non aver previsto, ad esempio, come condizione qualificante per il Gestore per ottenere il riconoscimento del tasso di morosità quello di recuperare in tempi celeri gli incassi da Pubbliche Amministrazioni e Clienti per acqua all’ingrosso che rappresentano, in termini numerici, il 18% del mancato incasso del Sistema.
Queste ed altre risultanze che possano spingere veramente il Sistema verso l’efficienza e l’efficacia sono state omesse per mancanza di analisi scientifica: non possiamo affermare con esattezza matematica quanti e quali indici di analisi potrebbero essere applicabili, ma possiamo affermare con forza scientifica che il solo parametro territoriale nord-centro-sud sia assolutamente insufficiente se non quasi irriguardoso verso gli Utenti del Servizio.

Non sono stati presi in considerazione anche processi e metodologie per il recepimento dell’Art.2, comma 461 della legge 244/2007(Finanziaria 2008), relativa al monitoraggio e controllo qualità dei processi aziendali per i gestori dei servizi pubblici locali in partenariato con le associazioni consumatori del CNCU e riconosciute a livello regionale.
Il recepimento della norma porterebbe una notevole riduzione delle conflittualità a livello territoriale tra gestori e utenti oltre che a strutturare dei meccanismi di risoluzione delle controversie alternative a quelli tradizionali e in linea con le direttive europee, così come recepito dall’accordo di programma del CNCU con la conferenza Stato Regioni del 20 e 21 novembre durante la sessione programmatica di Napoli con successiva pubblicazione in gazzetta ufficiale.

Ci chiediamo se non sia ora di rivedere posizioni e Governance del servizi idrico dell’AEEG.

Centro Studi AquaEqua

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Consumatori

GAS: LE VERITA’ NON DETTE SUL PIANO DI SOSTITUZIONE DEI CONTATORI

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fonte: orizzontenergia.it

Il piano di sostituzione dei contatori del gas è in corso già da diversi mesi; sono numerosi i consumatori che hanno ricevuto la notifica di sostituzione del contatore dal proprio operatore. L’Associazione Codici precisa che la sostituzione non è obbligatoria per ogni consumatore: se infatti il nostro contatore non ha più di 15 anni di attività non è necessaria la sostituzione. Nel corso dell’articolo vengono forniti maggiori dettagli in merito.Migliaia di consumatori stanno ricevendo le lettere dal proprio distributore locale per la sostituzione del contatore del vecchio contatore meccanico del gas con il nuovo apparecchio elettronico che consente la tele-lettura dei consumi a distanza.

Questa sostituzione, in capo al distributore locale, è dettata da una delibera dell’Aeegsi n. 631/2013/R/gas del 27 Dicembre 2013, la quale prevede l’installazione dei contatori tele-letti. Questi dovrebbero facilitare la lettura attraverso display e la trasmissione del dato di lettura.

Ricordiamo al consumatore che non è obbligato a sostituire il contatore del gas come invece scritto nella lettera che viene recapitata a casa, infatti, come ci spiega Luigi Gabriele (Responsabile Affari Istituzionali e regolatori di CODICI): “In capo all’utente non c’è alcun obbligo di sostituzione del contatore”. “È il distributore ad essere obbligato a garantire che i contatori funzionino e ogni 15 anni “dovrebbe” fare un controllo metrico su ogni apparecchio per verificare che risponda alle condizioni metrico legali”.

Ma questi controlli hanno un costo elevato per i distributori che quindi preferiscono sostituire direttamente i contatori, ricevendo poi una cospicua remunerazione, prevista dalla stessa delibera dell’Autorità. Solo Italgas incasserà 3 miliardi e mezzo di euro da questa operazione.

L’unico obbligo che ha il consumatore è quello di accertarsi che il proprio contatore funzioni correttamente dopo 15 anni di vita. Ne deriva che, se il nostro apparecchio ha più di 15 anni, non siamo nelle condizioni di rifiutare l’operazione di sostituzione, mentre se abbiamo un contatore più moderno possiamo evitarla.

Il piano di installazione ha diverse scadenze a seconda del contatore e della dimensione del distributore.
Ad esempio al 30 Giugno 2017, secondo lo stato di avanzamento del piano di sostituzione dei contatori domestici pubblicato sul sito di Italgas Reti, risultano installati il 27% contatori, pari a 1.680.000 unità. L’obiettivo al 31 Dicembre 2018 è del 52% a fronte di un obiettivo minimo del 50% fissato dall’Autorità.

gas meter

L’operazione di sostituzione dei contatori del gas è sostanzialmente analoga a quella dei contatori dell’energia elettrica, ma ha fatto meno rumore perché c’è una differenza sostanziale – spiega Luigi Gabriele – Nel settore del gas, a differenza di quello dell’energia elettrica, la distribuzione è parcellizzata in un numero molto consistente di distributori, soprattutto a livello locale con decine di municipalizzate”.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Aeegsi, in Italia il 50% delle fatture è ancora basato su consumi stimati e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che milioni di contatori non vengono letti almeno una volta all’anno, come previsto dalle delibere dell’Autorità. Ed è anche per questo che i distributori si stanno affrettando a sostituire i contatori per cercare di riallinearsi con le letture.

CodiciCodici non ha aderito al Protocollo di intesa con Italgas; nonostante questa operazione massiva, non crediamo che magicamente avverrà la fine delle letture stimate e dei maxiconguagli, perché il distributore pur essendo remunerato in bolletta attraverso gli oneri di sistema non adempie ai propri obblighi.  Inoltre l’operatore, nella lettera recapitata a casa dei consumatori, continua ad affermare che il cliente non può rifiutare la sostituzione del contatore; noi ribadiamo che l’obbligo è in capo al distributore non al consumatore e quest’ultimo può liberamente scegliere di sostituirlo in base al fatto che il contatore abbia o meno 15 anni.

Il problema di detenere in modo esclusivo il dato di misura  conferisce al distributore un potere immenso e da questo deriva la madre di tutti i problemi, ovvero i maxiconguagli e le stime.

E’ stato sempre iniquo retribuire automaticamente in bolletta un’operazione che non veniva svolta e che nemmeno in futuro lo sarà, dato che anche il nuovo smart meter sarà tele-letto.

 

Articolo redatto da Codici in collaborazione con Orizzontenergia

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Consumatori

Consumatrice assicurata rinuncia a viaggio per il decesso del padre, la compagnia non vuole rimborsare

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Stefano Gallotta, Codici Lecce: “Fuori luogo chiedere cartelle cliniche, assurdo parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento”

Prosegue la proficua collaborazione tra Codici e Radio Cusano Campus. Nell’appuntamento di martedì 16 gennaio si è parlato di un caso particolarmente delicato: quello di una consumatrice di nome Maria, che aveva acquistato due biglietti per il Canadastipulando una polizza extra per il rimborso e che purtroppo ha perso il padre a poche ore dalla partenza, trovandosi ovviamente costretta a rinunciare al viaggio. Maria ha ovviamente inviato il certificato di decesso alla compagnia aerea, che però chiede una documentazione extra (nello specifico la cartella clinica del padre) non prevista dal contratto di assicurazione stipulato.

Del caso si sta occupando Codici Lecce, nella persona dell’avvocato Stefano Gallotta, che innanzitutto ha spiegato come, secondo il codice civile, il consumatore debba essere tutelato anche in caso di clausole dubbie: “La signora Maria ha stipulato una polizza facoltativa che generalmente viene considerata in caso di viaggi particolarmente onerosi. Iniziamo col dire che esistono tantissime clausole contrattuali ed ipotesi di esclusione di operatività della polizza, ma che, in caso di clausola troppo generica, l’interpretazione dovrebbe essere sempre a favore del consumatore. Questo almeno ci dice il codice civile”.

Nel caso specifico di Maria la compagnia aerea si appella alla possibilità di esclusione indennizzo qualora l’evento provocante l’annullamento del viaggio fosse ragionevolmente prevedibile“Un concetto molto generico – prosegue Gallotta – che però ha dei paletti. Il padre della signora Maria purtroppo era malato di cancro, ma lo era da tanto tempo, non era ricoverato e non era ad uno stadio terminale: in questo caso mi pare chiaro come non si possa parlare di ragionevole prevedibilità dell’evento. In questo caso è bene ricordare che spesso i giudici ritengono particolarmente inefficaci clausole generiche come quella di cui stiamo parlando”. Anche per questo la richiesta di una cartella clinica non prevista da contratto è inaccettabile per l’avvocato di Codici, che non a caso ha parlato di atteggiamento inopportuno e fuori luogo da parte della compagnia aerea: “La richiesta dove va a parare? Va ad indagare sullo stato di salute del padre, che ripeto era malato ma non ad uno stadio terminale. Ribadisco che parliamo di un uomo purtroppo malato di cancro, ma che avrebbe potuto continuare a convivere con la malattia per anni, come succede a tanti altri. In questo caso siamo davvero fuori dal concetto di ragionevole prevedibilità.

Purtroppo tantissimi professionisti tendono ad approfittare di queste situazioni di incertezza a scapito dei consumatori e proprio per questo l’invito, sia di Stefano Gallotta che dell’associazione Codici nella sua interezza, è quello di affidarsi sempre e comunque a professionisti del settore per fare valere i propri diritti: Il fai da te purtroppo può fare il gioco del professionista. Il mio consiglio è sempre lo stesso: rivolgersi ad associazioni di tutela dei cittadini, che possano inviare una lettera di costituzione in mora, per cercare una ragionevole definizione di un indennizzo. Ogni volta che noi interveniamo per difendere i nostri diritti stiamo difendendo quelli di tutti i consumatori: capisco possa sembrare faticoso, ma rinunciare alla tutela dei propri diritti è sempre una sconfitta, perché sono diritti conquistati con decenni di battaglie. Il codice del consumo, quello del turismo e tanti altri sono il frutto di una conquista del cittadino e del consumatore, rinunciarvi è sempre qualcosa di disdicevole. Si tratta di un atto civico dovuto, di una questione di principio.

 

Codici lavora da anni a tutela del consumatore. Se ritenete di avere subìto un trattamento scorretto non esitate a contattarci: telefonando allo sportello legale al numero 065571996, oppure inviando una mail all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.

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Consumatori

Addio alle maxi-bollette: prescrizione in 2 anni

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Codici: Abbiamo messo argine ad un’ingiustizia

Buone notizie per i consumatori: la Manovra di Bilancio 2018 segna l’addio per legge (speriamo definitivo) alle fastidiose maxi-bollette che troppi di noi conoscono bene e contro cui Codici combatte da ormai diversi anni. Infatti, secondo il provvedimento, nei contratti di forniture di acqua, gas e di energia elettrica il diritto al corrispettivo si prescriverà in due anni. Ovvero, non sarà più possibile richiedere al consumatore somme che vadano al di là dei due anni precedenti l’emissione della bolletta. Una bella novità, di cui beneficeranno sia gli utenti domestici che le microimprese.

Un altro diritto garantito all’utente dalla Manovra consiste nella possibilità di sospendere i pagamenti in attesa di una verifica della legittimità di condotta dell’operatore in questione, ad esempio nel caso in cui:

1)      Siano state emesse fatture a debito per conguagli relativi a periodi maggiori di due anni

2)      L’utente abbia presentato reclami riguardanti i conguagli nelle forme previste dall’Autorità

3)      L’Autorità garante abbia aperto un procedimento per l’accertamento di eventuali violazioni del codice del consumo: relative alle modalità di rivelazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli o di fatturazione utilizzata dall’operatore interessato

Detto ciò, il diritto che, con ogni probabilità, interessa di più il consumatore consiste nell’obbligatorietà di ricevere il rimborso dei pagamenti effettuati entro tre mesi (a titolo di indebito conguaglio), in caso di esito della verifica sulla legittimità della condotta dell’operatore. Eccezion fatta per casi in cui la mancata o l’erronea rilevazione dei dati di consumo sia da legarsi ad una responsabilità acclarata dell’utente. Dunque operatori che saranno finalmente “costretti” ad occuparsi in tempi meno biblici del conteggio dati, sempre che non vogliano perdere dei soldi.

Sono anni che Codici lavora a diversi tavoli di discussione per tutelare i cittadini dalle maxi-bollette. La nostra soddisfazione è tutta nelle parole di Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali e Regolatori: La Legge maxi-conguagli è il risultato di due anni di lavoro compiuti da Codici con il legislatore. Due anni fa il legislatore approvò una mozione che impegnava il governo a risolvere il tema dei maxi-conguagli su energia elettrica e gas: percorso infruttuoso, che non portò ad alcuna soluzione. Noi partecipammo a diversi tavoli di lavoro tecnici, che però apparivano più una perdita di tempo che altro. In Italia, da sempre sia il regolatore che il Ministero hanno una specie di soccombenza verso le organizzazioni distributrici, sia di energia elettrica che di gas: hanno sempre dileguato gli impegni da prendere senza intervenire fattivamente”. Ci sono voluti mesi e mesi di lavoro, ma l’associazione Codici, capofila per conto delle associazioni co

nsumatori, è riuscita a fare riprendere il tema: prima mettendo a punto il testo di legge e poi inserendolo all’interno della legge di bilancio.

Prosegue Gabriele: Abbiamo messo argine ad un fenomeno che l’Autorità per l’Energia ha sempre sottostimato, mentre i distributori di elettrico e gas percepivano fondi incredibilmente cospicui, che fanno buona parte dei loro bilanci, per svolgere un’attività che in effetti non svolgevano. Per fortuna oggi sono obbligati a farlo, pena la perdita del denaro”.

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