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Mozzarella di bufala campana, sana o pericolosa?

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Codici, Operazione Trasparenza: in attesa dei risultati delle analisi

Le rivelazioni del camorrista pentito Carmine Schiavone hanno scatenato un allarme che ha colpito l’intera Penisola, ma in particolar modo, ovviamente, la Campania. La mozzarella di bufala è una delle vittime della vicenda, si parla infatti di un mercato che ha perso ben 30 milioni in due mesi, tra ottobre e novembre, che vuol dire un crollo del fatturato di oltre il 30%.
Da eccellenza del made in Italiy, le mozzarelle campane sono improvvisamente diventate un pericolo che molti consumatori temono, perché se i territori tra Napoli e Caserta, come da opinione diffusa, sono stati contaminati da rifiuti pericolosi, il latte delle bufale conterrebbe veleni molto dannosi per l’uomo.

Ma le cose stanno veramente così?
Sembrerebbe di no, almeno a sentir parlare Antonio Lucisano, Direttore Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, secondo il quale “a fronte di 20.000 controlli all’anno sul nostro prodotto, negli ultimi tre anni non c’è stato un solo caso preoccupante che riguardi la salubrità del nostro prodotto. Se una mozzarella ha il marchio Dop subisce una quantità molto elevata di controlli. Mediamente un nostro caseificio subisce 200 controlli all’anno”.
E se la matematica non è un’opinione, ciò vuol dire che i caseifici vengono sottoposti a quasi un controllo al giorno.

Chi si occupa di queste verifiche?
“L’Ispettorato centrale per la qualità e la repressione frodi, che sarebbe il braccio armato del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Carabinieri del Nucleo Politiche Agricole, Ambiente e Sanità, tutte le Asl sul territorio nazionale, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, il Corpo Forestale dello Stato, le Capitanerie di Porto, il Consorzio, l’Organismo di certificazione nominato dal Ministero su proposta del Consorzio e forse altri”, continua Antonio Lucisano.

Ma la sicurezza delle mozzarelle Dop non deriva solo dai controlli, tutti i produttori, infatti, devono attenersi ad un rigido codice disciplinare. Trattandosi di mozzarella di bufala campana non stupisce trovare come territorio di provenienza anche alcuni di quelli compresi nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Ma quello che non tutti dicono è che il rischio di contaminazione delle bufale, anche in queste zone, è praticamente nullo. Gli animali, infatti, vengono tenuti all’interno di speciali recinti e alimentato a mais proveniente da altri territori.

Per fugare ogni dubbio il Consorzio ha inoltre chiesto alla Regione Campania la mappatura e la perimetrazione dei terreni più a rischio. Così da poter escludere, eventualmente, le zone che non garantiscono la tutela della salute.

Codici, infine, ricorda che l’Operazione Trasparenza sta andando avanti. L’iniziativa, alla quale hanno aderito le maggiori Associazioni Consumatori, è avviata dal consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop per garantire ai cittadini un’informazione adeguata e rispondere finalmente alla domanda che sta assillando gran parte degli italiani: gli alimenti campani sono nocivi o non c’è alcun pericolo per la salute?
“Attualmente – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – stiamo aspettando i risultati delle analisi delle mozzarelle inviate al laboratorio tedesco. Non appena saremo in possesso di tali informazioni divulgheremo tempestivamente i risultati ai cittadini italiani”.

Per vedere il servizio completo “Mozzarella di bufala campana, su quella D.O.P. quasi un controllo al giorno” è possibile cliccare qui oppure collegarsi al sito www.spazioconsumatori.tv.

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Consumatori

Addio alle maxi-bollette: prescrizione in 2 anni

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Codici: Abbiamo messo argine ad un’ingiustizia

Buone notizie per i consumatori: la Manovra di Bilancio 2018 segna l’addio per legge (speriamo definitivo) alle fastidiose maxi-bollette che troppi di noi conoscono bene e contro cui Codici combatte da ormai diversi anni. Infatti, secondo il provvedimento, nei contratti di forniture di acqua, gas e di energia elettrica il diritto al corrispettivo si prescriverà in due anni. Ovvero, non sarà più possibile richiedere al consumatore somme che vadano al di là dei due anni precedenti l’emissione della bolletta. Una bella novità, di cui beneficeranno sia gli utenti domestici che le microimprese.

Un altro diritto garantito all’utente dalla Manovra consiste nella possibilità di sospendere i pagamenti in attesa di una verifica della legittimità di condotta dell’operatore in questione, ad esempio nel caso in cui:

1)      Siano state emesse fatture a debito per conguagli relativi a periodi maggiori di due anni

2)      L’utente abbia presentato reclami riguardanti i conguagli nelle forme previste dall’Autorità

3)      L’Autorità garante abbia aperto un procedimento per l’accertamento di eventuali violazioni del codice del consumo: relative alle modalità di rivelazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli o di fatturazione utilizzata dall’operatore interessato

Detto ciò, il diritto che, con ogni probabilità, interessa di più il consumatore consiste nell’obbligatorietà di ricevere il rimborso dei pagamenti effettuati entro tre mesi (a titolo di indebito conguaglio), in caso di esito della verifica sulla legittimità della condotta dell’operatore. Eccezion fatta per casi in cui la mancata o l’erronea rilevazione dei dati di consumo sia da legarsi ad una responsabilità acclarata dell’utente. Dunque operatori che saranno finalmente “costretti” ad occuparsi in tempi meno biblici del conteggio dati, sempre che non vogliano perdere dei soldi.

Sono anni che Codici lavora a diversi tavoli di discussione per tutelare i cittadini dalle maxi-bollette. La nostra soddisfazione è tutta nelle parole di Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali e Regolatori: La Legge maxi-conguagli è il risultato di due anni di lavoro compiuti da Codici con il legislatore. Due anni fa il legislatore approvò una mozione che impegnava il governo a risolvere il tema dei maxi-conguagli su energia elettrica e gas: percorso infruttuoso, che non portò ad alcuna soluzione. Noi partecipammo a diversi tavoli di lavoro tecnici, che però apparivano più una perdita di tempo che altro. In Italia, da sempre sia il regolatore che il Ministero hanno una specie di soccombenza verso le organizzazioni distributrici, sia di energia elettrica che di gas: hanno sempre dileguato gli impegni da prendere senza intervenire fattivamente”. Ci sono voluti mesi e mesi di lavoro, ma l’associazione Codici, capofila per conto delle associazioni co

nsumatori, è riuscita a fare riprendere il tema: prima mettendo a punto il testo di legge e poi inserendolo all’interno della legge di bilancio.

Prosegue Gabriele: Abbiamo messo argine ad un fenomeno che l’Autorità per l’Energia ha sempre sottostimato, mentre i distributori di elettrico e gas percepivano fondi incredibilmente cospicui, che fanno buona parte dei loro bilanci, per svolgere un’attività che in effetti non svolgevano. Per fortuna oggi sono obbligati a farlo, pena la perdita del denaro”.

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Telefonia fissa e rete internet, stop fatturazione a 28 gg, aderisci alla campagna per ottenere i rimborsi

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Per clienti di H3G-WIND, Vodafone, Fastweb e Tim

Scopri come aderire

 

A fronte dei comportamenti scorretti adottati dalle compagnie telefoniche, attraverso la decisione unilaterale di ridurre da 30 a 28 giorni il periodo di fatturazione, incassando in questo modo indebitamente la tredicesima mensilità, Codici inviò a tempo debito una lettera aperta alle aziende chiedendo di fare autonomamente un passo indietro.

Non ebbe luogo l’immediato ripristino del periodo di fatturazione ordinario e delle condizioni contrattuali previgenti. Decisero di ignorare la Delibera dell’Agcom che lo prevedeva e siamo andati avanti, procedendo per via legislativa, ottenendo il ripristino della fatturazione su base mensile per la telefonia mobile, per la quale a partire dal 5 dicembre 2017 è stato stabilito che le compagnie telefoniche hanno 120 giorni per allinearsi. Quindi entro Aprile 2018.

Nel frattempo però, per quanto riguarda la telefonia fissa, ed oramai la maggior parte degli abbonamenti internet, le Telco hanno continuato a stipulare contratti a 28 giorni.

Pertanto l’AGCOM, con la delibera N. 499/17/CONS del 19 dicembre 2017, ha sanzionatoFastweb, Tim H3G-WIND e Vodafone che hanno continuato a perpetrare questo comportamento scorretto e non si sono uniformate alla precedente Delibera N. 121/17/CONS che già lo imponeva.

Le sanzioni amministrative pecuniarie inflitte dal’’AGCOM sono significative: parliamo di più di 1 milione di euro ad azienda.

Codici quindi, attraverso la “Campagna contro i 28 giorni”, aiuterà tutti i consumatori che abbiano stipulato dei contratti per rete fissa e internet, a partire dal 23 giugno 2017, ad ottenere il rimborso.

Contattateci quindi all’indirizzo e-mail segreteria.sportello@codici.org oppure al numero 06.5571996 al quale vi verranno fornite tutte le indicazioni del caso su modulistica e documentazione da fornire.

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Consumatori

Vodafone risarcisce cinquemila euro a un utente per servizi mai resi

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L’iniziativa risarcitoria, proposta tramite l’associazione Codici Lecce, muoveva dalla mancata esecuzione di un contratto “super adsl” da parte della Vodafone Italia, chiesto nel marzo 2015 da un utente salentino e avente ad oggetto una linea telefonica fissa, adsl e la spedizione della “Vodafone Station” presso la Sua dimora in Lecce.

Dopo aver atteso invano per alcuni mesi, l’utente inoltrava numerosi solleciti nei confronti al gestore, tramite il rivenditore autorizzato e il servizio clienti, senza ottenere mai alcun riscontro e, così, senza poter utilizzare il servizio telefonico e la linea adsl.

Come se non bastasse, alcuni mesi dopo la sottoscrizione del contratto, il cliente riceveva alcune fatture di pagamento per servizi mai attivati e, dopo aver ottenuto il relativo storno, veniva contattato da un’agenzia di recupero crediti che gli intimava, con ripetute telefonate dai toni bruschi e minacciosi e, successivamente, anche con missive, il pagamento immediato dell’importo di Euro 446,45 per fantomatiche morosità legate al contratto.

Esasperato dalla paradossale e stressante situazione e non riuscendo a ottenere chiarimenti neanche dal servizio clienti del gestore, l’interessato si rivolgeva a Codici Lecce che, in persona del segretario, avv. Stefano Gallotta, e dell’avv. Giovanni De Donno, dapprima costituiva in mora e, conseguentemente, citava in giudizio la società di telefonia presso il Giudice di Pace di Lecce, chiedendo lo storno di ogni addebito e il risarcimento di Euro 5.000,00 a titolo di indennizzo contrattuale.

Con sentenza n. 104/2018, pubblicata il 12.01.2018 e non passata in giudicato, il Giudice di Pace, dott.ssa Angela De Simone, ha accolto integralmente le richieste avanzate dai legali dell’attore e, dichiarato l’inadempimento contrattuale del gestore, lo ha condannato al pagamento di Euro 5.000,00 oltre interessi e spese legali.

Evidenzia l’Avv. Stefano Gallotta che spesso i gestori di telefonia pongono in essere comportamenti che, oltre ad essere contrari alla normativa nazionale ed europea, violano quegli stessi principi di qualità e trasparenza, stabiliti dalle Direttive dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ai quali gli stessi dichiarano espressamente di ispirarsi. A fronte dell’inerzia delle compagnie telefoniche nei termini convenuti (in questo caso, a far data dal 21° giorno dopo la stipula del contratto), sono previsti indennizzi applicabili a ogni utenza, privata e aziendale, oltre al risarcimento per i disagi patiti dal cliente”.

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