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MPS chiede 30 milioni di danni al Codacons

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Anche il Codacons – azionista Mps – ha preso parte oggi all’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena. L’avv. Bruno Barbieri, in rappresentanza del presidente dell’associazione Carlo Rienzi, si è però presentato in un modo assai singolare: con la bocca tappata da una benda. Ciò, come forma di protesta contro la decisione della banca di citare in giudizio il Codacons per 30 milioni di euro, in relazione all’attività svolta dall’associazione a tutela degli azionisti Mps e dell’istituto stesso.
Nel corso dell’assemblea, i rappresentanti Codacons – che presentandosi bendati hanno denunciato il tentativo non riuscito di Profumo & C di tappare la bocca all’associazione – hanno presentato una serie di domande scritte. In sintesi si desidera sapere:

  • se il CdA di MPS ha proposto di incrementare l’aumento di capitale da tre a cinque miliardi perché la Banca d’Italia ha fatto sapere che altrimenti non avrebbe dato l’autorizzazione al rimborso dei Monti Bond;
  • se le operazioni di MPS con Deutsche Bank e Nomura, tutt’oggi riportate in bilancio come Titoli di Stato, soddisfano o meno i cinque indicatori (contestualità, affinità, finalità, collegamento, stessa controparte) richiamati dalla Banca d’Italia e della Consob e di recente anche dall’organismo internazionale IFRS onde stabilire se le operazioni devono essere o meno contabilizzate come derivati;
  • per quale motivo nel Progetto di Bilancio 2013 è scritto a pag 584 “in assenza di default della Repubblica Italiana la transazione verrebbe regolata come un normale pronto contro termine, quindi, con la consegna dei titoli….”, quando invece è precisato espressamente nei contratti con Deutsche Bank che la banca tedesca deve ripagare a scadenza una somma in denaro (‘an amount in EUR’);
  • se le suddette posizioni, ove risultassero effettivamente operazioni in derivati, risulterebbero conformi ai limiti di rischio approvati dal CdA per l’attivita’ di negoziazione ed ai limiti di rischio previsti dagli accordi con la Commissione Europea sugli aiuti di Stato;
  • se MPS può confermare in relazione all’operazione con Nomura, di aver effettivamente acquistato i tre miliardi di titoli di Stato tutt’oggi riportati in bilancio, posto che Nomura ha negato in una memoria agli atti del procedimento in corso a Firenze che tali titoli siano mai stati venduti o acquistati per suo tramite;
  • se e’ davvero corretto affermare che l’Amministratore Delegato Fabrizio Viola ha accettato una riduzione del compenso da 1,4 milioni a 500,000 per ottemperare agli accordi con la Commissione Europea sugli Aiuti di Stato, posto che a fronte di suddetta “rinuncia” ha pattuito un importo transattivo di 1,2 milioni che porta dunque a 1,7 milioni le somme effettivamente percepite, ovvero un importo addirittura superiore a quanto altrimenti dovuto;
  • se la clausola sulla tempistica del pagamento dell’importo transattivo di 1,2 milioni ha influito sulla decisone dell’Amministratore Delegato di proporre di eseguire l’aumento di capitale il più presto possibile (gennaio 2014) – nonostante indicazione contraria del socio di maggioranza relativa – posto che il pagamento dell’importo transattivo di 1,2 milioni diventava esigibile al dott. Viola “al primo fra i due seguenti eventi: (1) sottoscrizione di impegni vincolanti relativamente alla sottoscrizione dell’aumento di capitale o (2) esercizio da parte della Banca del diritto di convertire i Nuovi Strumenti Finanziari in azioni;
  • se i compensi attribuiti all’Amministratore Delegato Fabrizio Viola di 1,7 milioni sono stati concordati con il Governo, posto che MPS nel 2013 ha ricevuto quattro miliardi di aiuti di Stato nella forma di c.d Monti Bond, ha utilizzato 13 miliardi di garanzie dello Stato sul debito ed ha chiuso l’anno con una perdita di 1,4 miliardi in aggiunta alla perdita di 3,2 miliardi nel 2012;
  • se si ritiene che i compensi complessivi attribuiti al dott. Viola nel 2013 (1,7 milioni incluso l’importo transattivo di 1,2 milioni) siano compatibili con lo spirito e la lettera delle indicazioni fornite dalla Commissione Europea ed accettate dal Governo italiano come parte della procedura degli Aiuti di Stato, posto che la Commissione ha definito “inappropriato” un livello retributivo superiore a 500,000 euro fin tanto che gli aiuti non sono restituiti o convertiti in azioni;
  • se il Presidente Profumo se la sentirebbe di confermare oggi quanto ha scritto al Codacons in una sua lettera del 29 marzo 2013 allorche’ – riferendosi ai rilievi posti dal Codacons sulla contabilizzazione delle operazioni di MPS con Deutsche Bank e Nomura – li defini’ “completamente privi di ogni fondamento” posto che da allora tutte le evidenze documentali fornite da Deutsche Bank, da Nomura, dalla Bafin, dall’IFRS, dalla Commissione Europea e dalla la visura stessa dei contratti nei quali le parole Credit Default Swap, CDS o Credit Event compaiono ben 447 volte, hanno dato ragione all’associazione?
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Conti correnti bancari, anche nel 2018 si prevede un aumento.

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I costi dei conti correnti continueranno ad aumentare anche nel 2018.

In Italia la stragrande maggioranza dei risparmiatori continua ad ignorare un’offerta di servizi di home banking che è tra le migliori in Europa. A tal proposito, i dati riportati da una recente inchiesta de Il Corriere della Sera sono semplicemente incontrovertibili: soltanto 31 italiani su 100 ricorrono a banche online. Una percentuale che ci getta in coda alle classifiche UE. Un dato paradossale, soprattutto se consideriamo che siamo un paese che offre tantissimi conti online a zero spese (spesso con carta di debito/credito inclusa) e, soprattutto, se consideriamo che i costi dei conti correnti continuano a crescere a dismisura.

A tal proposito sono particolarmente interessanti altri dati raccolti da La Stampa, secondo cui i costi dei servizi bancari sono cresciuti in media del 20% nell’ultimo anno (con picchi preoccupanti di oltre il 40%). Una tendenza legata all’incapacità delle banche di continuare a sfruttare il divario tra tassi di interesse attivo e passivo, soprattutto a causa dei bassi tassi di mercato. Un trend che sembra destinato a proseguire anche nel corso del 2018: da questo punto di vista le famiglie che restano ancorate ai conti tradizionali potrebbero pagare quasi 175 euro in più ogni anno. Aumenti che andranno a discapito di migliaia di risparmiatori la cui unica colpa è quella di non conoscere al meglio le numerose alternative che hanno a disposizione.

Noi di CODICI, nel portare avanti i nostri numerosi impegni a tutela del consumatore, non possiamo fare altro che invitare tutti coloro che sono obiettivamente in grado di farlo di informarsi al meglio sulle tante possibilità offerte dai cosiddetti servizi di home banking.

Oggi aprire un conto corrente online è davvero semplicissimo, ha costi infinitamente più bassi (lo ripetiamo: esistono tantissime opzioni a costo zero) e a volte permette addirittura di guadagnare qualcosa: sono infatti tantissime le realtà che “premiano” il consumatore che apre un nuovo conto con un buono regalo o con bonus vari. Senza dimenticare che aprire un “conto online” non significa necessariamente abolire in toto le operazioni in filiale. Sono infatti tantissimi gli operatori che mettono a disposizione dei propri clienti diversi sportelli fisici, a cui rivolgersi in caso di situazioni più difficili da gestire. Ancora una volta, la cosa più importante è mantenersi informati. Perché un consumatore consapevole dei propri diritti è un consumatore più forte e più sicuro.

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Assegni familiari. Novità e requisiti della circolare Inps 2018

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La nuova circolare include tabelle aggiornate legate alle quote di maggiorazione di pensione. La circolare Inps 2018 presenta anche disposizioni che trovano applicazione nei confronti dei soggetti esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare. Soggetti quali coltivatori diretti, mezzadri, coloni, pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Novità importanti riguardano gli importi delle prestazioni per i pensionati, che seguono l’applicazione della “Normativa delle quote di maggiorazione di pensione”:

–          Coltivatori diretti, mezzadri, coloni: 8,18 euro/mese per figli ed equiparati;

–          Pensionati delle gestioni speciali per lavoratori autonomi e piccoli coltivatori diretti: 10,21 euro/mese per coniuge, figli ed equiparati;

–          Piccoli coltivatori diretti: 1,21 euro/mese per genitori ed equiparati.

Il limite di reddito familiare relativo ad erogazione o cessazione dell’assegno familiare e delle quote di maggiorazione delle pensioni continua a venire rivalutato anno dopo anno, in base al tasso di inflazione. A tal proposito Inps informa che “la misura del tasso di inflazione programmato per il 2017 è stata pari allo 0,9%”.

Per osservare la tabella aggiornata Inps, applicata a partire dal 1° gennaio 2018, si possono consultare i 4 allegati diffusi nella nota Inps CLICCANDO QUI. Gli allegati riguardano anche nuclei familiari nei quali siano comprese persone dichiarate totalmente inabili ed i soggetti che vergono in particolari condizioni (divorziati, vedovi, abbandonati, celibi, nubili ecc).

Un ultimo dato della nuova circolare Inps riguarda i limiti di reddito mensile da considerare per il riconoscimento del diritto agli assegni familiari 2018. A tal proposito il minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti equivale a 549,71 euro/mese a partire dal 1° gennaio 2018. Di seguito altri limiti di reddito da considerare ai fini dell’accertamento del carico e quindi del riconoscimento del diritto agli assegni familiari fissati per tutto l’anno 2018:

–          714,62 euro/mese per un genitore per il coniuge, per ciascun figlio o equiparato;

–          1250,58 euro/mese per due genitori ed equiparati.

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Mutui: tutto quello che c’è da sapere

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Sono sempre di più i consumatori che ricorrono ad un mutuo e purtroppo non tutti sanno perfettamente ciò a cui vanno incontro nel dettaglio. Iniziamo col dire che un mutuo è un contratto che porta una banca a consegnare una determinata quantità di denaro al mutuatario che si impegna a restituire la somma più gli interessi pattuiti entro un determinato periodo di tempo.

Insomma, un mutuo è un finanziamento o prestito a medio-lungo termine, in genere che va dai 5 ai 30 anni, rimborsato secondo un piano di ammortamento che viene stabilito contrattualmente.

Ovviamente l’aspetto fondamentale è: cosa valuta una banca per concedere il mutuo?

Valuta sia le capacità economiche, finanziarie e patrimoniali del cliente ed in particolare il rapporto tra reddito e rata affinché la rata del mutuo sia sostenibile nel tempo, che il valore dell’immobile oggetto della richiesta del mutuo.

Tutti i mutui si distinguono innanzitutto tra prestiti a tasso fisso ed a tasso variabile: nel primo caso il cliente corrisponde sempre lo stesso interesse alla banca, nel secondo il tasso cambia in base all’andamento mensile dei tassi di interesse. C’è anche il tasso misto:
il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze e/o a condizioni stabilite nel contratto. Il contratto indica se questo passaggio dipende o meno dalla scelta del consumatore e secondo quali modalità la scelta può essere effettuata.

Il tasso applicato al mutuo è composto dal parametro di riferimento e dallo spread. Il parametro di riferimento è un tasso interbancario utilizzato nei Paesi della UE ed esprime il costo del capitale finanziario all’ingrosso. Per i tassi variabili può essere l’Euribor o il BCE, mentre per i mutui a tasso fisso è l’IRS.
Lo spread è la maggiorazione percentuale che si aggiunge al parametro di riferimento di un mutuo, varia da una banca all’altra ed esprime il margine applicato dalla banca rispetto al costo all’ingrosso.

 

Detto ciò esistono diverse tipologie di mutuo: ad esempio il mutuo ipotecario prevede garanzia sotto forma di ipoteca ed al suo interno rientrano anche i cosiddetti mutui di liquidità, i mutui di consolidamento, quello fondiario, di costruzione o di ristrutturazione.

Nello specifico il mutuo fondiario presenta alcune limitazioni rispetto agli altri mutui ipotecari: la garanzia deve essere obbligatoriamente di primo grado e la percentuale massima finanziabile non può andare oltre l’80% del minore tra valore e prezzo di compravendita dell’immobile oggetto di richiesta di finanziamento. Allo stesso tempo il mutuo fondiario porta diverse agevolazioni tra cui: tempi maggiori prima che la banca inizi l’escussione, possibile dimezzamento dell’onorario notarile, possibile riduzione del valore iscritto dell’ipoteca al ridursi del capitale finanziato, possibilità di ottenere un frazionamento sia del mutuo che dell’ipoteca.

Se si opta per il mutuo edilizio, l’ipoteca in questo caso viene iscritta sul terreno edificabile e riguarderà l’intero immobile una volta realizzato, vengono erogati in tranche e non in una sola soluzione e questo ovviamente determina maggiori costi di istruttoria e perizia.

Il mutuo chirografario è un finanziamento, non assistito da ipoteca, che prevede rate di pagamento posticipate.

 

Per quanto riguarda gli interessi invece, la suddivisione è tra interessi compensativi o corrispettivi e moratori. I primi sono dovuti nel caso in cui non sia stato fissato un termine per la restituzione. Se invece viene fatto scadere il termine per il pagamento, il creditore dalla scadenza del termine per l’adempimento ha diritto agli interessi compensativi, ma nel caso in cui il creditore abbia provveduto alla costituzione in mora, gli interessi saranno dovuti per il ritardo e quindi si tratterà di interessi moratori.

Un fenomeno odioso è quello dell’anatocismo, ovvero degli interessi sugli interessi.

Da Aprile 2016, l’Articolo 120, comma 2 del TUB (Testo Unico Bancario) definisce un ritorno all’anatocismo con una capitalizzazione annuale e non più trimestrale. L’anatocismo è vietato sugli interessi corrispettivi, è stato invece reintrodotto per gli interessi di mora che possono essere capitalizzati.

Le spese relative al mutuo si suddividono in: una tantum, corrisposte una sola volta, e costi di mutuo ricorrenti.

Le spese di mutuo una tantum sono ad esempio le spese di istruttoria, ovvero per stabilire se concedere o meno il finanziamento in base alla capacità del cliente, possono variare ed essere fisse o variabili.

Vi sono poi le spese come quelle di perizia, l’imposta sostitutiva dell’imposta di registro, le spese notarili che variano in funzione dell’atto e di chi eroga il mutuo.

Importante: l’art.7 della legge 40/2007 (Legge Bersani) stabilisce che nessuna penale è dovuta per l’estinzione anticipata o parziale di mutui stipulati dal 2 Febbraio 2007 in poi.

I costi di mutuo ricorrenti invece, sono le spese di gestione ordinaria per il rilascio della certificazione e le spese per l’assicurazione sul mutuo come quella incendio, obbligatoria che dipende dal costo dell’immobile e dalla durata del mutuo.

Per informazioni rivolgetevi a Codici Via G.Belluzzo 1, 00149 a Roma dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 oppure inviateci una e-mail a http://codici.org/servizi-bancari.html oppure a segreteria.sportello@codici.org o chiamare allo 06.5571996

 

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